venerdì 6 febbraio 2015

La pressa del lavoro

E' ovvio che troppo lavoro stressi. Ma devo per forza finire entro quest'oggi.
Sono le ventidue e trenta quasi. E pare proprio che io dovrò passare la notte al lavoro, qui, su questa cazzo di scrivania, dove anche i tarli stanno dormendo, dopo essersi divorati una buona parte di gamba.
Io non ho ancora mangiato invece e ho sonno. Le lancette vanno avanti lente..lente..lente. Talvolta si fermano, tornano indietro e poi ripartono lente...lente...lente. Quella delle ore si sta staccando. Vuole scappare, almeno lei che può.
E' ovvio che troppo lavoro stressi. Ma devo finire per forza entro quest'oggi. Entro questa sera, questa notte, o quel bastardo del capo mi licenzierà.
Però una pausa mi ci vuole proprio, perchè non riesco più a tenere gli occhi aperti. E' l'una di notte in punto, quando la lancetta delle ore si stacca definitivamente. Ho assolutamente bisogno di una piccola pausa, ora.
Mi alzo e vado a prendere un caffè. Lo bevo in un sorso, ed è amaro come la morte. No, come la vita. Ma un caffè non basta. Ne prendo un altro, ancora più amaro.
Mi ci vuole una pausa vera, un pò di aria aperta, un pò di attività per risvegliarmi. 
Un pò di caccia è l'ideale. Dell'esercizio fisico. Mi piace la caccia, è una delle mie passioni più durature.
Io caccio esseri umani, quando sono molto stanco e mi serve concentrazione. Bevo l'ultimo caffè e vado. Amarissimo.
Il parco è pieno di coppiette in amore. 
Iniziamo, suvvia. Non ho molto tempo per svagarmi, presto dovrò tornare in ufficio, alla mia scrivania, al lavoro. 
Il primo colpo è sempre in aria, a vuoto. Loro lo sentono e iniziano a correre, terrorizzati. Se scappano è anche più bello.
Io mi nascondo in mezzo agli alberi con il mio "cecchino" e aspetto solo che mi capitino a segno. Corrono come gazzelle inseguite da un leone. 
Ma non si può pensare di fuggire da un leone di piombo, veloce come il vento e letale come la morte.
Giù uno. 
Giù due.
Giù tre.
Oh no!!! Sono già le tre!! Quando mi diverto non considero il tempo che passa. Devo ritornare in ufficio, ma prima...
Giù quattro.
Merda... sono quasi le quattro. Devo correre io adesso, devo tornare al lavoro, alla mia scrivania.
Rientro in ufficio visibilmente più rilassato. Forse troppo, e mi addormento.
Mi sveglio che il sole mi schiaffeggia la faccia. Tra un pò arriverà il capo e verrà subito da me e io non ho ancora finito il mio lavoro. Si arrabbierà, urlerà e mi licenzierà.
Meglio non pensarci. Meglio un pò di svago. Aspetto che arrivi.
Arriva ed entra, spalancando la porta, e urla il mio nome, seguito da un paio di imprecazioni, insulti e minacce. Le solite, oramai ci sono abituato. 
Esco fuori dall'angolino.
Giù cinque.
Torno alla scrivania, mi siedo. Adesso è davvero meglio che mi rimetta a finire il mio lavoro.

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