Quando lo sguardo
colmo di meraviglia del piccolo Lucio stava oramai diventando, anche
per una persona, ehm..goblin, vanitoso come il nostro Sgruntutur,
abbastanza imbarazzante, non fosse altro che il bambino si limitava a
fissarlo a bocca spalancata senza dire mezza parola, solo allora il
goblin si decise a parlare e a dire, peraltro, qualcosa di
intelligente e sensato in quel frangente come: " hey,
ragazzo..ma che ci fai in giro di notte così, tutto da solo? Lo
sanno i tuoi genitori che sei fuori? Mi auguro di sì, ragazzo..eh?"
Non servirono molte
parole da parte del piccolo Lucio perchè Sgruntutur avesse una
risposta alle sue responsabili domande, ma gli bastò solo vedere il
repentino mutamento nell' espressione del bambino che da una sognante
si era immediatamente trasformata in una spaventata e sul punto di
scoppiare in lacrime. Il piccolo mento di Lucio anzi aveva già
iniziato a tremolare un poco e la sua bocca si era subito affrettata
a inarcarsi verso il basso: chiaro segnale di piagnisteo imminente.
Il goblin Sgruntutur, che per quanto buono e paziente, non aveva mai
avuto figli per scelta e per la precisione perchè non sopportava gli
strilli e gli strepiti e gli occhi gonfi di lacrime ( si aggiunga poi
che i piccoli goblin quando piangono di solito lo fanno con una
intensità minima che può variare dai 90 ai 110 decibel) tipici dei
poppanti, sperava davvero con tutto il cuore, almeno quanto sperava
che nessuna amica della moglie lo avesse sorpreso a fumare poco
prima, che il piccolo Lucio trattenesse la tristezza dentro di sè, almeno per quella volta, e
non scoppiasse a frignare. Così provò anche a convincerlo: "
ti prego, piccolo, non frignare di nuovo adesso. Ho un pò di mal di
testa, sai..?". Colpa della nicotina, pensò. O delle lamentele
di Katia ( che era la consorte), pensò più plausibilmente.
" Vedrai che
se torni immediatamente a casa, nessuno si accorgerà di niente e
questa tua bravata scorrerà via liscia come se niente fosse. Ok,
piccino?" E un' altra volta si sforzò di assumere un sorriso
rassicurante e benigno. Ma di certo anche il vizio del fumo non lo
aiutava in ciò. Comunque il piccolo Lucio sembrò calmarsi un attimo
e, dopo che ebbe tirato su un paio di volte col naso, annunciò:"
ma io non posso tornare a casa".
" Come come?":
sobbalzò il goblin, che quando sobbalzava di solito aveva il vizio
di ripetere le parole due volte. Cosa che lui stesso non riusciva a
fare a meno di trovare ridicola e che si sforzava sempre di
controllare.
" Ma che dici
mai, mai?" ( Ecco).
Il piccolo Lucio
adesso fissava in terra con gli occhi bassi come se si vergognasse e
come se avesse un pò di timore a confessare quelle che erano le sue
intenzioni.
"Allora, si
può sapere perchè non puoi tornare a casa? I tuoi genitori saranno
in pensiero piccolino. Perchè vuoi farli stare così in ansia? Non
pensi a loro?": disse Sgruntutur cercando lo sguardo del suo
giovanissimo interlocutore che invece continuava a fissare l' erba e
la terra umida di rugiada.
A quelle parole,
però il piccolo Lucio tornò a preoccuparsi non poco per quello che
aveva fatto e per quelle che sarebbero state le conseguenze, di cui
prima non gli importava ma di cui ora sentiva il peso e di cui aveva
adesso una paura boia. Così decise di mettersi a piangere come un
ossesso. O come un bambino. Del resto lui era un bambino, pensò.
Stessa cosa pensò il goblin Sgruntutur, che immediatamente si
accorse di ciò che stava succedendo. E cioè: che il piccolo Lucio aveva
rialzato il viso, che lo stava guardando negli occhi, che il piccolo
mento aveva iniziato a vibrare e che occhi e angoli della bocca
avevano iniziato a inarcarsi verso il basso. Scorse anche una prima
lacrimuccia coraggiosa scendere e percorrere silenziosa e lesta una
guanciotta. Oh no, pensò Sgruntutur.
"Ti prego
no!": disse autoritario il goblin. E funzionò: il piccolo Lucio
non esplose in lacrime. Fiiuu, pensò la creatura magica. Ci siamo
andati vicini stavolta. E mentre per rilassarsi cercava nel taschino
le sue sigarette ( diamine, solo due..doveva andare a ricomprarle),
chiese al bambino:"allora piccolo, che hai combinato questa
volta? Non è la prima volta che ci incontriamo".
Il piccolo Lucio di
fronte a quel goblin, che pensava ancora essere uno gnomo ( ma ci
saremmo arrivati, pensò Sgruntutur), così buffo, cicciotto e
vestito in modo tanto strano ( tanto strano? Cosa? Chi? Io? Io?..Di
nuovo, no!), ritrovò improvvisamente il buon umore e con il sorriso
fiero di chi si sentiva adulto e incaricato di una missione di enorme
e cruciale importanza, assunse una espressione navigata da uomo
di mondo e disse:"non posso tornare a casa perchè devo
difendere il bosco e impedire che venga distrutto. Per questo dovrò
vivere con voi.."
A queste parole il
goblin Sgruntutur non riuscì a tenere in bocca ciò che stava
bevendo e finì per sputare tutto fuori con il classico modo plateale di chi per lo stupore finisce per sputare fuori tutto ciò (
spesso liquidi,ma talvolta anche solidi) che ha in bocca. Per fortuna
però lui non aveva nulla in quel momento in bocca. E quindi non
sputò nulla. Per fortuna. Anche se, qualora avesse avuto qualcosa in
bocca, senza ombra di dubbio, si sarebbe ritrovato, per l' immenso
stupore provocato dalle parole che aveva appena sentito, a sputare fuori
tutto. Invece accadde solo che un pò di fumo gli andò di traverso
nella gola. Ma per fortuna nessuna vivanda fu sprecata. Che era la
cosa più importante dal suo punto di vista.
Quando poi
Sgruntutur si fu ripreso da quella rivelazione cercò di convincere
il ragazzino con le migliori parole che gli venivano in mente ( non
molte in realtà e non di eccelsa qualità a onor del vero) a
desistere dal suo assurdo e infantile, sì disse proprio infantile,
piano.
"Desisti dal
tuo piano infantile": fu tutto ciò che nella pratica disse. Non
gli venne altro in mente. Forse perchè non era un grande lettore.
Nonostante dicesse al dottore, mentendo, che non aveva tempo di
praticare attività fisica perchè era sempre occupato a leggere. Ma
lui che ne sapeva in fin dei conti? Solo una volta disse:"
strano, non l' ho mai vista in biblioteca". Ma tutti i sospetti
erano morti lì, che lui sapesse. Quindi fortuna che in quel momento
il dottore non era lì a sentire, pensò.
" Che cosa
pensi di fare esattamente, poi?": chiese il goblin più che
altro per riempire l' imbarazzante silenzio seguito alla sua scarna
orazione di poco prima.
E in effetti aveva
ragione adesso che il piccolo Lucio ci pensava. Che poteva fare lui?
Lui che era solo un bambino, che nessuno ascoltava, che gli adulti
non ascoltavano. Che nemmeno i suoi genitori ascoltavano e pensavano si
inventasse le cose come fanno spesso i bambini, e come fanno anche
più spesso gli adulti per giustificare se stessi con gli altri, ma
soprattutto per giustificarsi con loro stessi. Si sentì triste a
quel pensiero. E solo. Stava per rimettersi a piangere, sentì le
lacrime gonfiarsi e dirigersi verso i suoi occhi desiderose di
esondare sul suo volto liscio. Il goblin se ne accorse immediatamente
e si rese conto di dovere evitare una simile evenienza. Ad ogni
costo. Ad ogni costo. Ogni..costo. Così a malincuore ravanò di
nuovo nel taschino, tirò fuori dal pacchetto l' ultima sigaretta che
gli restava e di cui sentiva ora un gran bisogno e la offrì al
piccolo Lucio:" tieni, è l' ultima. Ma tienila tu, fumala pure.
Basta che non strilli e frigni, ok? Ho molto mal di testa, te l'
ho detto".
" Mi spiace
signor gnomo, sono ancora un bambino e non fumo..": rispose il
piccolo Lucio.
Gnomo..aveva detto
gnomo. Sgruntutur aveva sentito chiaramente. Pazienza, faremo
chiarezza prima o poi: pensò il goblin ( goblin) che adesso stava
iniziando a legarsi la questione al dito.
" Io fumo,
amico mio vedi? Gli gnomi non fumano.Ergo non sono uno gnomo." E
questo è quanto, pensò.
"Comunque sarà
meglio che torni a casa, piccolino. Vedrai che se parti subito la
farai franca e i tuoi genitori non si accorgeranno di nulla. Così
eviterai una bella punizione. Magari riuscissi io a evitare le
punizioni di mia moglie": disse Sgruntutur e stavolta lui si
sentì triste e a lui venne voglia di piangere. Il piccolo Lucio
quindi gli allungò la sigaretta che aveva in mano e che il goblin
gli aveva regalato solo poco fa con un modo di fare niente affatto educativo
peraltro.
" Grazie
ragazzo": disse il goblin accendendosi la sigaretta col dito
magico ( il medio per chi volesse saperlo. Anche per chi non volesse
a questo punto).
" Adesso và,
torna a casa. Io tornerò alla mia dopo essermi rotolato in mezzo a
quei cespugli odorosi di menta cosicchè mia moglie non senta l'
odore di sigaretta.(O almeno così mi auguro).": annunciò infine il goblin con un sorriso
buono.
Anche il piccolo
Lucio gli sorrise e gli confessò che con lui si sentiva tranquillo e
al sicuro. E lo abbracciò. A quelle parole e a quel gesto, il cuore
del nostro goblin iniziò a sciogliersi pian piano e a diventare
caldo e dolce come una fonduta al cioccolato e d' improvviso pensò
che forse essere il papà di un bimbo tanto tenero non sarebbe stato
così male. E quasi gli venne nuovamente da commuoversi. Così fece
una lunga boccata dalla sua sigaretta e subito si sentì di nuovo
meglio.
" Bene,
piccolo. Ora va a casa. Ti prometto che ci rivedremo. E che non ci
faremo cacciare così facilmente..": promise Sgruntutur
strizzandogli l' occhio.
" Ok":
disse il piccolo Lucio sforzandosi di apparire sereno ma mostrando
comunque un pò di preoccupazione. Anche Sgruntutur lo era, eccome se lo era. Ma non lo
avrebbe dato a vedere per non turbare il bambino a cui sentiva già
di volere bene. Gli ricordava decisamente qualcuno che aveva
conosciuto tanti tanti anni prima. Un altro bambino bello e speciale come
lui. Chissà dove era finito adesso, pensò per un istante tra sè.
"Allora ciao,
piccolo. Adesso và, non perdere altro tempo. Inizia a fare
freschino."
" Ok
vado..ciao..": disse il piccolo Lucio e fece per voltarsi per andarsene.
"Con chi stai
parlando tu?!!?": urlò improvvisamente una voce irata alle spalle del
piccolo Lucio. Una voce e un tono che gli gelarono il sangue.
Il bambino non ebbe
difficoltà a riconoscere la voce: era suo padre, il signor Giuliano. E cavoli, se era arrabbiato.
Ora sì che sono
guai, pensò il piccolo Lucio.
Ora sì che sono
guai, pensò il goblin Sgruntutur.