sabato 1 febbraio 2014

dentro l' armadio ( under construction II)

Un giorno la poveretta decise che ne aveva abbastanza di tutto ciò: ne aveva a sufficienza degli obblighi sociali, delle pressioni che riceveva sempre, degli sguardi della gente e delle falsità che raccontavano continuamente.
Così, una volta rientrata a casa, pensò che sarebbe stato bello se fosse sparita per sempre da quel luogo, dall' ignoranza senza fine del suo villaggio, di quella gente e della sua epoca.
"Potrei, trasferirmi a New York", pensò:" lì sì che le persone sono emancipate, e lì sì che potrei condurre la mia vita di donna indipendente".
Ma la grande mela era troppo lontana e a parte questo il viaggio sarebbe costato una fortuna. Una fortuna che purtroppo lei per adesso non possedeva. Così non le rimase che fantasticare sopra questo fatto di partire e abbandonare il suo ignorante e medievale villaggio.
" Ma dove potrei andare?": pensava mentre gironzolava inquieta per casa.
" Se almeno fossi realmente una strega come dicono, potrei inforcare la mia vecchia scopa e volare via, verso il cielo": pensava la poverina.
In quel momento sentì dal piano di sotto un rumore di vetri infranti e di porte rotte. Ebbe molta paura, perchè era da sola in casa. E ne ebbe ancora di più quando realizzò cosa stava accadendo.
Lo capì principalmente dalle torce che gli uomini tenevano in mano, dalle urla maldicenti delle donne e dalla mortifera presenza di un pretaccio con la faccia demoniaca e crudele e gli occhi iniettati di malvagità.             " Signore Onnipotente, siamo qui per restituirti l' anima di questa sventurata dopo che l' avremo purificata col fuoco..": urlò l' uomo di chiesa. La massa fu estremamente eccitata da tale rivelazione e da essa si sollevarono grida infernali circondate da parole di odio e di condanna morale. I genitori e alcuni familiari della giovane ragazza rientrarono in casa proprio in quei momenti e assistendo a quella scena ne furono alquanto terrorizzati. La madre della poveretta svenne, mentre il padre e i fratelli venivano bloccati e sopraffatti da quella folla folle e disumana. "Scappa, figlia mia adorata": fu l' unica cosa che il padre riuscì a gridarle.
E la giovane non se lo fece ripetere più di una volta: rientrò nella sua camera e la chiuse a chiave dietro di sè, sentendo i passi di quella moltitudine piena d' odio salire su per le scale, e le loro grida mostruose che si avvicinavano sempre di più. Erano ora arrivati dietro la porta chiusa a chiave, ma che non avrebbe mai resistito più di qualche minuto: sarebbero entrati senza problemi, l' avrebbero catturata, condannata e bruciata come una strega malefica. Cosa che lei, chiaramente, non era e non era mai stata. Anche se adesso, chiusa nella sua stanza, separata da una folla inferocita e ignorante, desiderosa di violenza e vendetta, solo da una leggera porta di legno oramai anche un pò consumato per l' età e reso fragile dalla troppa umidità, avrebbe davvero voluto esserlo. Avrebbe sognato, più di ogni altra cosa, di potere prendere la sua fedele scopa, dopo essersi infilata il suo consunto vestito nero e il suo cappello, uscire dalla finestra e spiccare il volo verso il cielo, la luna e le stelle e su una di quelle sparire per sempre lasciando tutta la cattiveria e           l' ignoranza che la circondava, lì giù, in quel posto reso così misero e infelice dalle creature umane che vi abitavano. Lei adesso avrebbe voluto raggiungere il cielo, invece, e lì svolazzare per tutta la notte lasciando a terra tutte le preoccupazioni. Ma quelle erano solo inutili fantasie irrealizzabili; la dura realtà era che in quel momento i primi pugni e calci iniziavano a percuotere la porta, facendola tremare visibilmente e cominciando a scardinarla inesorabilmente. BUM..BUM..BUM..Presto avrebbe ceduto. "Scappa, figlia mia adorata": ripensò alle parole del povero padre. Sì,ok. Ma dove scappare, dove fuggire? Lei non lo sapeva, e del resto non esisteva alcuna via di fuga. Perlomeno non nella realtà. L'unica cosa che poteva fare era nascondersi da qualche parte. Ma dove? Magari in quel vecchio e enorme armadio che aveva in camera, forse. Un armadio davvero grandissimo, come non ne aveva mai visti altri in vita sua. Si ritrovò senza ragione apparente a domandarsi da dove veniva quel vecchio mobile. Ma in quel momento non aveva importanza alcuna ( e comunque per quel che ne ricordava lo aveva sempre visto lì in casa sua): doveva provare a salvarsi, a nascondersi lì dentro e a sperare che quella marmaglia non l' avrebbe trovata e se ne sarebbe alla fine andata così come era venuta dal più profondo degli abissi. Così corse verso le ante del grosso armadio, le aprì, vi entrò,e vi si rannicchiò dentro in uno dei suoi spaziosi angoli e pregò a occhi chiusi.
La porta della stanza cedette e venne sfondata qualche secondo dopo e la folla urlante si fece spazio nella camera della poveretta. Non riuscirono a trovarla subito, ma era chiaro che doveva essersi nascosta da qualche parte. Dapprima guardarono sotto il letto, come suggerito dal prete. Ma nulla, non c' era nessuno lì sotto. Così non rimaneva che il grande armadio. Uno dei più esaltati e pazzi tra quella gente malvagia vi si avvicinò, aprì un' anta e con la torcia fece luce al suo interno. " Nemmeno qui c'è nessuno": disse infine dopo avere controllato ogni angolo. "Chissà dove può essersi cacciata?": si domandò il diabolico pastore.


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