domenica 16 febbraio 2014

il bosco incantato (XIII)

Quando lo sguardo colmo di meraviglia del piccolo Lucio stava oramai diventando, anche per una persona, ehm..goblin, vanitoso come il nostro Sgruntutur, abbastanza imbarazzante, non fosse altro che il bambino si limitava a fissarlo a bocca spalancata senza dire mezza parola, solo allora il goblin si decise a parlare e a dire, peraltro, qualcosa di intelligente e sensato in quel frangente come: " hey, ragazzo..ma che ci fai in giro di notte così, tutto da solo? Lo sanno i tuoi genitori che sei fuori? Mi auguro di sì, ragazzo..eh?"
Non servirono molte parole da parte del piccolo Lucio perchè Sgruntutur avesse una risposta alle sue responsabili domande, ma gli bastò solo vedere il repentino mutamento nell' espressione del bambino che da una sognante si era immediatamente trasformata in una spaventata e sul punto di scoppiare in lacrime. Il piccolo mento di Lucio anzi aveva già iniziato a tremolare un poco e la sua bocca si era subito affrettata a inarcarsi verso il basso: chiaro segnale di piagnisteo imminente. Il goblin Sgruntutur, che per quanto buono e paziente, non aveva mai avuto figli per scelta e per la precisione perchè non sopportava gli strilli e gli strepiti e gli occhi gonfi di lacrime ( si aggiunga poi che i piccoli goblin quando piangono di solito lo fanno con una intensità minima che può variare dai 90 ai 110 decibel) tipici dei poppanti, sperava davvero con tutto il cuore, almeno quanto sperava che nessuna amica della moglie lo avesse sorpreso a fumare poco prima, che il piccolo Lucio trattenesse la tristezza dentro di sè, almeno per quella volta, e non scoppiasse a frignare. Così provò anche a convincerlo: " ti prego, piccolo, non frignare di nuovo adesso. Ho un pò di mal di testa, sai..?". Colpa della nicotina, pensò. O delle lamentele di Katia ( che era la consorte), pensò più plausibilmente.
" Vedrai che se torni immediatamente a casa, nessuno si accorgerà di niente e questa tua bravata scorrerà via liscia come se niente fosse. Ok, piccino?" E un' altra volta si sforzò di assumere un sorriso rassicurante e benigno. Ma di certo anche il vizio del fumo non lo aiutava in ciò. Comunque il piccolo Lucio sembrò calmarsi un attimo e, dopo che ebbe tirato su un paio di volte col naso, annunciò:" ma io non posso tornare a casa".
" Come come?": sobbalzò il goblin, che quando sobbalzava di solito aveva il vizio di ripetere le parole due volte. Cosa che lui stesso non riusciva a fare a meno di trovare ridicola e che si sforzava sempre di controllare.
" Ma che dici mai, mai?" ( Ecco).
Il piccolo Lucio adesso fissava in terra con gli occhi bassi come se si vergognasse e come se avesse un pò di timore a confessare quelle che erano le sue intenzioni.
"Allora, si può sapere perchè non puoi tornare a casa? I tuoi genitori saranno in pensiero piccolino. Perchè vuoi farli stare così in ansia? Non pensi a loro?": disse Sgruntutur cercando lo sguardo del suo giovanissimo interlocutore che invece continuava a fissare l' erba e la terra umida di rugiada.
A quelle parole, però il piccolo Lucio tornò a preoccuparsi non poco per quello che aveva fatto e per quelle che sarebbero state le conseguenze, di cui prima non gli importava ma di cui ora sentiva il peso e di cui aveva adesso una paura boia. Così decise di mettersi a piangere come un ossesso. O come un bambino. Del resto lui era un bambino, pensò. Stessa cosa pensò il goblin Sgruntutur, che immediatamente si accorse di ciò che stava succedendo. E cioè: che il piccolo Lucio aveva rialzato il viso, che lo stava guardando negli occhi, che il piccolo mento aveva iniziato a vibrare e che occhi e angoli della bocca avevano iniziato a inarcarsi verso il basso. Scorse anche una prima lacrimuccia coraggiosa scendere e percorrere silenziosa e lesta una guanciotta. Oh no, pensò Sgruntutur.
"Ti prego no!": disse autoritario il goblin. E funzionò: il piccolo Lucio non esplose in lacrime. Fiiuu, pensò la creatura magica. Ci siamo andati vicini stavolta. E mentre per rilassarsi cercava nel taschino le sue sigarette   ( diamine, solo due..doveva andare a ricomprarle), chiese al bambino:"allora piccolo, che hai combinato questa volta? Non è la prima volta che ci incontriamo".
Il piccolo Lucio di fronte a quel goblin, che pensava ancora essere uno gnomo ( ma ci saremmo arrivati, pensò Sgruntutur), così buffo, cicciotto e vestito in modo tanto strano ( tanto strano? Cosa? Chi? Io? Io?..Di nuovo, no!), ritrovò improvvisamente il buon umore e con il sorriso fiero di chi si sentiva adulto e incaricato di una missione di enorme e cruciale importanza, assunse una espressione navigata da uomo di mondo e disse:"non posso tornare a casa perchè devo difendere il bosco e impedire che venga distrutto. Per questo dovrò vivere con voi.."
A queste parole il goblin Sgruntutur non riuscì a tenere in bocca ciò che stava bevendo e finì per sputare tutto fuori con il classico modo plateale di chi per lo stupore finisce per sputare fuori tutto ciò ( spesso liquidi,ma talvolta anche solidi) che ha in bocca. Per fortuna però lui non aveva nulla in quel momento in bocca. E quindi non sputò nulla. Per fortuna. Anche se, qualora avesse avuto qualcosa in bocca, senza ombra di dubbio, si sarebbe ritrovato, per l' immenso stupore provocato dalle parole che aveva appena sentito, a sputare fuori tutto. Invece accadde solo che un pò di fumo gli andò di traverso nella gola. Ma per fortuna nessuna vivanda fu sprecata. Che era la cosa più importante dal suo punto di vista.
Quando poi Sgruntutur si fu ripreso da quella rivelazione cercò di convincere il ragazzino con le migliori parole che gli venivano in mente ( non molte in realtà e non di eccelsa qualità a onor del vero) a desistere dal suo assurdo e infantile, sì disse proprio infantile, piano.
"Desisti dal tuo piano infantile": fu tutto ciò che nella pratica disse. Non gli venne altro in mente. Forse perchè non era un grande lettore. Nonostante dicesse al dottore, mentendo, che non aveva tempo di praticare attività fisica perchè era sempre occupato a leggere. Ma lui che ne sapeva in fin dei conti? Solo una volta disse:" strano, non l' ho mai vista in biblioteca". Ma tutti i sospetti erano morti lì, che lui sapesse. Quindi fortuna che in quel momento il dottore non era lì a sentire, pensò.
" Che cosa pensi di fare esattamente, poi?": chiese il goblin più che altro per riempire l' imbarazzante silenzio seguito alla sua scarna orazione di poco prima.
E in effetti aveva ragione adesso che il piccolo Lucio ci pensava. Che poteva fare lui? Lui che era solo un bambino, che nessuno ascoltava, che gli adulti non ascoltavano. Che nemmeno i suoi genitori ascoltavano e pensavano si inventasse le cose come fanno spesso i bambini, e come fanno anche più spesso gli adulti per giustificare se stessi con gli altri, ma soprattutto per giustificarsi con loro stessi. Si sentì triste a quel pensiero. E solo. Stava per rimettersi a piangere, sentì le lacrime gonfiarsi e dirigersi verso i suoi occhi desiderose di esondare sul suo volto liscio. Il goblin se ne accorse immediatamente e si rese conto di dovere evitare una simile evenienza. Ad ogni costo. Ad ogni costo. Ogni..costo. Così a malincuore ravanò di nuovo nel taschino, tirò fuori dal pacchetto l' ultima sigaretta che gli restava e di cui sentiva ora un gran bisogno e la offrì al piccolo Lucio:" tieni, è l' ultima. Ma tienila tu, fumala pure. Basta che non strilli e frigni, ok? Ho molto mal di testa, te l' ho detto".
" Mi spiace signor gnomo, sono ancora un bambino e non fumo..": rispose il piccolo Lucio.
Gnomo..aveva detto gnomo. Sgruntutur aveva sentito chiaramente. Pazienza, faremo chiarezza prima o poi: pensò il goblin ( goblin) che adesso stava iniziando a legarsi la questione al dito.
" Io fumo, amico mio vedi? Gli gnomi non fumano.Ergo non sono uno gnomo." E questo è quanto, pensò.
"Comunque sarà meglio che torni a casa, piccolino. Vedrai che se parti subito la farai franca e i tuoi genitori non si accorgeranno di nulla. Così eviterai una bella punizione. Magari riuscissi io a evitare le punizioni di mia moglie": disse Sgruntutur e stavolta lui si sentì triste e a lui venne voglia di piangere. Il piccolo Lucio quindi gli allungò la sigaretta che aveva in mano e che il goblin gli aveva regalato solo poco fa con un modo di fare niente affatto educativo peraltro.
" Grazie ragazzo": disse il goblin accendendosi la sigaretta col dito magico ( il medio per chi volesse saperlo. Anche per chi non volesse a questo punto).
" Adesso và, torna a casa. Io tornerò alla mia dopo essermi rotolato in mezzo a quei cespugli odorosi di menta cosicchè mia moglie non senta l' odore di sigaretta.(O almeno così mi auguro).": annunciò infine il goblin con un sorriso buono.
Anche il piccolo Lucio gli sorrise e gli confessò che con lui si sentiva tranquillo e al sicuro. E lo abbracciò. A quelle parole e a quel gesto, il cuore del nostro goblin iniziò a sciogliersi pian piano e a diventare caldo e dolce come una fonduta al cioccolato e d' improvviso pensò che forse essere il papà di un bimbo tanto tenero non sarebbe stato così male. E quasi gli venne nuovamente da commuoversi. Così fece una lunga boccata dalla sua sigaretta e subito si sentì di nuovo meglio.
" Bene, piccolo. Ora va a casa. Ti prometto che ci rivedremo. E che non ci faremo cacciare così facilmente..": promise Sgruntutur strizzandogli l' occhio.
" Ok": disse il piccolo Lucio sforzandosi di apparire sereno ma mostrando comunque un pò di preoccupazione. Anche Sgruntutur lo era, eccome se lo era. Ma non lo avrebbe dato a vedere per non turbare il bambino a cui sentiva già di volere bene. Gli ricordava decisamente qualcuno che aveva conosciuto tanti tanti anni prima. Un altro bambino bello e speciale come lui. Chissà dove era finito adesso, pensò per un istante tra sè.
"Allora ciao, piccolo. Adesso và, non perdere altro tempo. Inizia a fare freschino."
" Ok vado..ciao..": disse il piccolo Lucio e fece per voltarsi per andarsene.
"Con chi stai parlando tu?!!?": urlò improvvisamente una voce irata alle spalle del piccolo Lucio. Una voce e un tono che gli gelarono il sangue.
Il bambino non ebbe difficoltà a riconoscere la voce: era suo padre, il signor Giuliano. E cavoli, se era arrabbiato.
Ora sì che sono guai, pensò il piccolo Lucio.
Ora sì che sono guai, pensò il goblin Sgruntutur.



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