giovedì 13 febbraio 2014

smart phones war (parte XII)

In sostanza ciò che la lettera rivelava era l' esistenza di un progetto da parte della Pear per lanciare un nuovo modello di smart phone ancora più smart dei precedenti ( anche se molto meno phone, cosa che tuttavia a quei tempi non interessava più nessuno), e che avrebbe sicuramente surclassato la concorrenza. Punti di forza del nuovo congegno tecnologico, che era stato sviluppato, diceva sempre la missiva anonima, in diversi anni di sforzi congiunti da parte di tutti i tecnici migliori della Pear, tra la sala mensa e le latrine del piano seminterratoo, le quali, non si sa per quale strano motivo, erano state fonte di ispirazione già in più riprese, erano principalmente i seguenti: punto primo, questo nuovo telefono intelligente faceva di tutto e di più eccetto chiamare. Il che, per ogni vero appassionato di smart phone, era il non plus ultra. Secondo grandissimo punto di forza: lo schermo enorme, quasi sproporzionato, in un HD così full da strabordare in alcuni punti, tutto da riempire di segni di dita sudate e di pelucchi ( wow, pensavano già i polpastrelli dei futuri utenti). Terzo, e ultimo, ma non per importanza ( come si dice sempre in questi frangenti), questi congegni, si leggeva nella lettera atomica ( da maneggiare ovviamente con cura), erano dotati di vera e propria personalità, perciò, oltre ad essere utili strumenti necessari in ogni occasione quando capita che non ci si ricordi un particolare insignificante di un argomento inutile ma che per forza si deve richiamare alla mente ( che così non farà altro che pensare: " beh, dacchè non servo più, perchè non andare in pensionamento anticipato?"), erano anche dei veri e propri amici capaci di provare sentimenti, emozioni e quant' altro possa distinguere, talvolta e non sempre con benefici effetti, una macchina da un essere umano. Non serve che si dica che la Sammy, in quanto unica e principale concorrente della Pear, aveva tutto l' interesse a che questo prodigio della tecnica, c' era da ammetterlo, non uscisse sul mercato; poichè altrimenti avrebbe probabilmente portato la casa sammina alla rovina in poche settimane. Non serve quindi che si dica neppure che si prospettava come necessaria un' azione forte da parte della Sammy, per esempio una classica operazione di sabotaggio, così comune del resto nell' industria globale. Ovviamente non serve che si dica tutto ciò. Ma noi lo abbiamo detto lo stesso: chi se ne frega.
Un atto di sabotaggio, forse con l' ausilio di esplosivi o forse no ( la decisione sarebbe spettata al cestino dei rifiuti, che però non si trovava perciò bisognava trovare un sostituto ugualmente degno e nella situazione attuale non era affatto facile), ma comunque uno risolutivo e finale che avrebbe spazzato via questa nuova invenzione e si spera anche la Pear nel suo complesso. E quale sponda migliore per organizzare tutto questo di una lettera anonima giunta chissà come al quartier generale sammino, all' improvviso,in un pomeriggio di settembre? Nessuna, ovviamente, aveva pensato il direttore generale coadiuvato dal suo assistente. L' unica pecca da parte sammina era che, dal canto loro, che il direttore sapesse ( e se non lo sapeva lui, chi poteva saperlo? Semplice: chiunque), non c' era alcun progetto di sviluppo di un simile marchingegno. Cazzo, pensò il direttore generale; come diavolo abbiamo potuto restare così indietro? Forse non era più il direttore generale di un tempo? Si domandò? "Non lo dica neppure per sogno": intervenne l' assistente.
Come ha fatto a sentirmi, se sto parlando nella mia mente? Si chiese il direttore, poi.
"In realtà non ne ho la minima idea, signore": rispose di nuovo l' assistente.
Ma la smette di leggermi nel pensiero? Mi sto decisamente irritando adesso, pensò infine il direttore generale.
"Mi perdoni, signore": disse prontamente l' assistente.
"Come scusi?": provò a bleffare il direttore.
"Dice a me signore?": chiese l' assistente.
Finalmente ci siamo, pensò il direttore.
"Eh già..": ammise l' assistente.
Il direttore fece uno sguardo torvo all' assistente: ecco che ora non ci eravamo già più.
Dunque, data la fortuna di avere ricevuto in maniera misteriosa quella comunicazione riservata, non bisognava perdere tempo e organizzare l' azione di sabotaggio. E per quella avevano pensato proprio a Michele, il bello e buon Michele. Un pò nervosetto talvolta, pensarono insieme direttore generale e assistente del suddetto, ma tuttavia buono e inoffensivo (speravano quei due). Ovviamente sarebbe stato troppo pericoloso mandare Michele a fare tutto da solo: avrebbe dovuto anzi scegliere altri due compagni che lo aiutassero nella missione. Forse era meglio tre: due avrebbero fatto da palo ( non necessariamente i più alti, pensò scaltramente l' assistente del direttore generale), mentre un altro avrebbe fatto irruzione con lui all' interno del luogo indicato dalla missiva nucleare come deposito del nuovo prodotto: ovvero il Pear Store del centro città. Il piano era di distruggere tale dispositivo, ok? Ok. No, meglio ancora: manometterlo. Ok? Ok. No, meglio ancora: nasconderlo dove nessuno lo avrebbe trovato, ok? Mmmm...ok..No, rubarlo..facciamo rubarlo. E portarlo al quartier generale sammino, dove gli esperti della Sammy lo avrebbero studiato, sezionato e esaminato. Ok? Ok, si poteva fare, rispose il buon Michele.
"Allora siamo d' accordo?": esclamò giulivo il direttore generale, quando ebbe finito di illustrare i dettagli della loro tattica al bel Michele, tramite l' ausilio di stupidi e patetici disegnini elementari e stilizzati tra cui quelli totalmente fuoriluogo di un cane che faceva pipì e uno che raffigurava invece un fiore con dei petali enormi delle dimensioni di una casa. C' era da capirlo il direttore: mai nella sua vita aveva avuto una parte nella preparazione di una tattica così importante. Anzi, mai nella sua vita aveva avuto una parte. La sua eccitazione era quasi palpabile; e sicuramente fastidiosa. Naturalmente il più infastidito era l' inserviente Gerarld, che suo malgrado da qualche stanza più in là nel corridoio, sentiva, pur essendo quasi sordo (ma non abbastanza, diamine), di tanto in tanto i gridolini striduli di esaltazione del massimo dirigente sammino. Per questo motivo, il vecchio Gerarld stava adesso cercando febbrilmente dei coton fioc ben lunghi con cui bucarsi i timpani e trovare finalmente sollievo ( o forse avrebbe semplicemente potuto dimettersi da quel luogo di pazzi). Michele invece, suo malgrado, faceva buon viso a cattivo gioco, constatando tra l' altro che, in quell' occasione, in cui davvero avrebbe desiderato di colpire in pieno volto il direttore generale, che si comportava in modo davvero irritante e non consono al suo ruolo e grado, quest' ultimo invece non avesse alcun timore che ciò potesse accadere. Assurdo, pensò Michele. Da parte sua il direttore generale mai seppe quanto ci era andato vicino quella volta a prendersi un bel rovescio: e per fortuna, altrimenti avrebbe tremato per giorni.
"Allora, tutto chiaro buon Michele?": concluse il direttore quasi senza fiato e paonazzo in volto.
" Certo, signore..": rispose Michele con finta reverenza.
Il direttore naturalmente non se ne accorse mentre saltellava sul posto in preda a una contentezza fanciullesca.
" Bene, può andare dunque..e mi raccomando:" ora si fece improvvisamente più serio e solenne:"tutta la comunità sammina, compreso il qui presente assistente, conta su di lei giovane Michele".
"Certo,lo so. Posso andare ora?": un altro minuto lì dentro e sarebbe esploso. Finalmente Michele capiva ed ebbe pena per il povero Jerry l' inserviente.
" Ci mancherebbe altro..": rispose l' assistente con notevole e ammirevole contegno, mentre quel mattacchione del direttore generale correva in lungo e in largo lasciandosi andare a frequenti urla di gioia e ad altrettanto continui risolini piuttosto scemi a udirsi.
" Bene": concluse Michele.
E così si avviò all' uscita dove la porta rotta restava sempre rotta in attesa del falegname, la superò e imboccò il corridoio principale che portava fuori dal quartiere generale. Arrivato quasi all' uscita, sentì alle sue spalle un verso di richiamo. Si voltò e vide dinnanzi a sè appoggiato al muro con aria sicura e sfrontata il cestino dei rifiuti. Michele lo guardò fisso per qualche secondo in cui anche il cestino guardò attentamente Michele con uno sguardo estremamente magnetico e penetrante. Poi gli si fece incontro, tirò un' altra lunga boccata alla sigaretta che teneva tra le labbra ( sì, parlo del cestino dei rifiuti e intendo proprio cestino dei rifiuti). Infine la gettò e la spense col piede ( se lo avesse avuto lo avrebbe sicuramente fatto). Dopo si rivolse a Michele: " tieni, ragazzo: ti serviranno. Ma io non ti ho dato nulla, ok?".

"Ok": rispose Michele per qualche motivo un pò dubbioso ( ovviamente un cestino dei rifiuti che parla e fuma non centra niente con questa sua incertezza), mentre osservava i diversi tipi di esplosivi che il cestino dei rifiuti gli aveva consegnato e che ora teneva tra le mani.

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