In sostanza ciò
che la lettera rivelava era l' esistenza di un progetto da parte
della Pear per lanciare un nuovo modello di smart phone ancora più
smart dei precedenti ( anche se molto meno phone, cosa che tuttavia a
quei tempi non interessava più nessuno), e che avrebbe sicuramente
surclassato la concorrenza. Punti di forza del nuovo congegno
tecnologico, che era stato sviluppato, diceva sempre la missiva
anonima, in diversi anni di sforzi congiunti da parte di tutti i
tecnici migliori della Pear, tra la sala mensa e le latrine del piano
seminterratoo, le quali, non si sa per quale strano motivo, erano
state fonte di ispirazione già in più riprese, erano principalmente
i seguenti: punto primo, questo nuovo telefono intelligente faceva di
tutto e di più eccetto chiamare. Il che, per ogni vero appassionato
di smart phone, era il non plus ultra. Secondo grandissimo punto di
forza: lo schermo enorme, quasi sproporzionato, in un HD così full
da strabordare in alcuni punti, tutto da riempire di segni di dita
sudate e di pelucchi ( wow, pensavano già i polpastrelli dei futuri
utenti). Terzo, e ultimo, ma non per importanza ( come si dice sempre
in questi frangenti), questi congegni, si leggeva nella lettera
atomica ( da maneggiare ovviamente con cura), erano dotati di vera e
propria personalità, perciò, oltre ad essere utili strumenti
necessari in ogni occasione quando capita che non ci si ricordi un
particolare insignificante di un argomento inutile ma che per forza
si deve richiamare alla mente ( che così non farà altro che
pensare: " beh, dacchè non servo più, perchè non andare in
pensionamento anticipato?"), erano anche dei veri e propri amici
capaci di provare sentimenti, emozioni e quant' altro possa
distinguere, talvolta e non sempre con benefici effetti, una macchina
da un essere umano. Non serve che si dica che la Sammy, in quanto
unica e principale concorrente della Pear, aveva tutto l' interesse a
che questo prodigio della tecnica, c' era da ammetterlo, non uscisse
sul mercato; poichè altrimenti avrebbe probabilmente portato la casa
sammina alla rovina in poche settimane. Non serve quindi che si dica
neppure che si prospettava come necessaria un' azione forte da parte
della Sammy, per esempio una classica operazione di sabotaggio, così
comune del resto nell' industria globale. Ovviamente non serve che si
dica tutto ciò. Ma noi lo abbiamo detto lo stesso: chi se ne frega.
Un atto di
sabotaggio, forse con l' ausilio di esplosivi o forse no ( la
decisione sarebbe spettata al cestino dei rifiuti, che però non si
trovava perciò bisognava trovare un sostituto ugualmente degno e
nella situazione attuale non era affatto facile), ma comunque uno
risolutivo e finale che avrebbe spazzato via questa nuova invenzione
e si spera anche la Pear nel suo complesso. E quale sponda migliore
per organizzare tutto questo di una lettera anonima giunta chissà
come al quartier generale sammino, all' improvviso,in un pomeriggio di
settembre? Nessuna, ovviamente, aveva pensato il direttore generale
coadiuvato dal suo assistente. L' unica pecca da parte sammina era
che, dal canto loro, che il direttore sapesse ( e se non lo sapeva
lui, chi poteva saperlo? Semplice: chiunque), non c' era alcun
progetto di sviluppo di un simile marchingegno. Cazzo, pensò il
direttore generale; come diavolo abbiamo potuto restare così
indietro? Forse non era più il direttore generale di un tempo? Si
domandò? "Non lo dica neppure per sogno": intervenne l'
assistente.
Come ha fatto a
sentirmi, se sto parlando nella mia mente? Si chiese il direttore,
poi.
"In realtà
non ne ho la minima idea, signore": rispose di nuovo l'
assistente.
Ma la smette di
leggermi nel pensiero? Mi sto decisamente irritando adesso, pensò
infine il direttore generale.
"Mi perdoni,
signore": disse prontamente l' assistente.
"Come scusi?":
provò a bleffare il direttore.
"Dice a me
signore?": chiese l' assistente.
Finalmente ci
siamo, pensò il direttore.
"Eh già..":
ammise l' assistente.
Il direttore fece
uno sguardo torvo all' assistente: ecco che ora non ci eravamo già
più.
Dunque, data la
fortuna di avere ricevuto in maniera misteriosa quella comunicazione
riservata, non bisognava perdere tempo e organizzare l' azione di
sabotaggio. E per quella avevano pensato proprio a Michele, il bello
e buon Michele. Un pò nervosetto talvolta, pensarono insieme
direttore generale e assistente del suddetto, ma tuttavia buono e
inoffensivo (speravano quei due). Ovviamente sarebbe stato troppo pericoloso mandare
Michele a fare tutto da solo: avrebbe dovuto anzi scegliere altri due
compagni che lo aiutassero nella missione. Forse era meglio tre: due
avrebbero fatto da palo ( non necessariamente i più alti, pensò scaltramente l' assistente del direttore generale), mentre un altro avrebbe fatto irruzione con
lui all' interno del luogo indicato dalla missiva nucleare come
deposito del nuovo prodotto: ovvero il Pear Store del centro città.
Il piano era di distruggere tale dispositivo, ok? Ok. No, meglio
ancora: manometterlo. Ok? Ok. No, meglio ancora: nasconderlo dove
nessuno lo avrebbe trovato, ok? Mmmm...ok..No, rubarlo..facciamo
rubarlo. E portarlo al quartier generale sammino, dove gli esperti
della Sammy lo avrebbero studiato, sezionato e esaminato. Ok? Ok, si
poteva fare, rispose il buon Michele.
"Allora siamo
d' accordo?": esclamò giulivo il direttore generale, quando
ebbe finito di illustrare i dettagli della loro tattica al bel
Michele, tramite l' ausilio di stupidi e patetici disegnini elementari e stilizzati
tra cui quelli totalmente fuoriluogo di un cane che faceva pipì e
uno che raffigurava invece un fiore con dei petali enormi delle dimensioni
di una casa. C' era da capirlo il direttore: mai nella sua vita aveva
avuto una parte nella preparazione di una tattica così importante.
Anzi, mai nella sua vita aveva avuto una parte. La sua eccitazione
era quasi palpabile; e sicuramente fastidiosa. Naturalmente il più
infastidito era l' inserviente Gerarld, che suo malgrado da qualche
stanza più in là nel corridoio, sentiva, pur essendo quasi sordo (ma non abbastanza, diamine), di tanto in tanto i
gridolini striduli di esaltazione del massimo dirigente sammino. Per
questo motivo, il vecchio Gerarld stava adesso cercando febbrilmente
dei coton fioc ben lunghi con cui bucarsi i timpani e trovare
finalmente sollievo ( o forse avrebbe semplicemente potuto dimettersi
da quel luogo di pazzi). Michele invece, suo malgrado, faceva buon
viso a cattivo gioco, constatando tra l' altro che, in quell'
occasione, in cui davvero avrebbe desiderato di colpire in pieno volto il direttore
generale, che si comportava in modo davvero irritante e non consono
al suo ruolo e grado, quest' ultimo invece non avesse alcun timore
che ciò potesse accadere. Assurdo, pensò Michele. Da parte sua il
direttore generale mai seppe quanto ci era andato vicino quella volta
a prendersi un bel rovescio: e per fortuna, altrimenti avrebbe
tremato per giorni.
"Allora, tutto
chiaro buon Michele?": concluse il direttore quasi senza fiato e
paonazzo in volto.
" Certo,
signore..": rispose Michele con finta reverenza.
Il direttore
naturalmente non se ne accorse mentre saltellava sul posto in preda a
una contentezza fanciullesca.
" Bene, può
andare dunque..e mi raccomando:" ora si fece improvvisamente più
serio e solenne:"tutta la comunità sammina, compreso il qui
presente assistente, conta su di lei giovane Michele".
"Certo,lo so.
Posso andare ora?": un altro minuto lì dentro e sarebbe
esploso. Finalmente Michele capiva ed ebbe pena per il povero Jerry
l' inserviente.
" Ci
mancherebbe altro..": rispose l' assistente con notevole e
ammirevole contegno, mentre quel mattacchione del direttore generale
correva in lungo e in largo lasciandosi andare a frequenti urla di
gioia e ad altrettanto continui risolini piuttosto scemi a udirsi.
" Bene":
concluse Michele.
E così si avviò
all' uscita dove la porta rotta restava sempre rotta in attesa del
falegname, la superò e imboccò il corridoio principale che portava
fuori dal quartiere generale. Arrivato quasi all' uscita, sentì alle
sue spalle un verso di richiamo. Si voltò e vide dinnanzi a sè
appoggiato al muro con aria sicura e sfrontata il cestino dei
rifiuti. Michele lo guardò fisso per qualche secondo in cui anche il
cestino guardò attentamente Michele con uno sguardo estremamente
magnetico e penetrante. Poi gli si fece incontro, tirò un' altra
lunga boccata alla sigaretta che teneva tra le labbra ( sì, parlo
del cestino dei rifiuti e intendo proprio cestino dei rifiuti).
Infine la gettò e la spense col piede ( se lo avesse avuto lo
avrebbe sicuramente fatto). Dopo si rivolse a Michele: " tieni,
ragazzo: ti serviranno. Ma io non ti ho dato nulla, ok?".
"Ok":
rispose Michele per qualche motivo un pò dubbioso ( ovviamente un
cestino dei rifiuti che parla e fuma non centra niente con questa sua incertezza),
mentre osservava i diversi tipi di esplosivi che il cestino dei
rifiuti gli aveva consegnato e che ora teneva tra le mani.
Nessun commento:
Posta un commento