Dunque così è
come i massimi vertici del quartier generale sammino, ovvero il
direttore e il suo tuttofare assistente ( eccolo che proprio in
questo momento porge al suo diretto superiore una tazza fumante di
caffè perfettamente salata. Si avete letto bene: salata. È infatti
così che il direttore gradisce una bella tazza di caffè; proprio
salata), che adesso sedevano davanti Michele spiegandogli l'accaduto,
erano venuti in possesso di quella misteriosa lettera. Tante erano le
domande che si ponevano a proposito di essa. Cominciò il direttore
generale: non fosse altro che per una questione gerarchica ( la
gerarchia infatti non vale solo per le botte): "Quanti alberi
avranno abbattuto per realizzare la risma da dove proviene questo
foglio di carta?". E una triste lacrimuccia fece breccia sul suo
viso. Seguì, ovviamente, l' assistente, il braccio destro del
direttore generale: " non ne ho idea, signore. Spero non molti:
magari solo uno". E sospirò sconsolato.
" Come è
possibile che una specie tanto evoluta non abbia imparato il rispetto
per il proprio pianeta?" : incalzò il direttore con enfasi
drammatica, mentre una nuova lacrimuccia scendeva questa volta dall'
altro occhio.
" Che vuole
che le dica, signore? I giovani non hanno mai avuto rispetto per gli
anziani": replicò rassegnato l' assistente.
Un' altra questione
che indubbiamente si poneva dal momento in cui la lettera era
arrivata alla sala direzionale del quartiere generale sammino era la
seguente, e venne posta, questa volta, da quel profondissimo essere
umano che era l' assistente del direttore:" Babbo Natale avrà
mai ricevuto una lettera anonima?"
La domanda, così
posta, scosse profondamente quell' uomo così sensibile che era il
direttore generale e lì per lì lo lasciò del tutto ammutolito. Poi
si riprese e domandò:" in che senso?"
" Voglio
dire...", si affrettò a precisare l' assistente:"..che so
io..un bambino distratto che dimentica di firmare la lettera e di
indicare il proprio recapito..o qualcuno che voglia fare uno scherzo di cattivo gusto al povero Babbo..cose del genere".
" Ah, in quel
senso intende? E che ne so? Che me ne frega a me..": concluse
serafico il direttore dall' alto delle sue funzioni.
L' ultima questione
che rimaneva in sospeso a quel punto era se Babbo Natale leggesse
tutte quelle lettere da solo alla sua età e con i suoi evidenti
difetti di vista, e la pose, se non vado errato, il cestino dei
rifiuti. E in effetti era la domanda più interessante ad essere
stata posta in quell' ufficio quel giorno e non solo quel giorno. Così tutti si
complimentarono col cestino dei rifiuti, che da parte sua si sforzò di non arrossire.
All' improvviso,
mentre si guardavano in faccia non sapendo bene che fare con quella
lettera, se non realizzare stentate barchette e aeroplani che mai e
poi mai avrebbero potuto ergersi in volo, e dopo avere declinato la
proposta del cestino dei rifiuti che disse:" hey, ragazzi:
datela a me. So io che farne", e intanto si sfregava le mani che
non aveva, ma che si sarebbe sfregato se le avesse avute ( questo
pensiero lo rese un pò triste), venne in mente ai due navigati
dirigenti di leggere eventualmente la lettera, che forse era stata
recapitata loro appunto perchè la leggessero, cosa che ancora non solo non avevano fatto, ma nemmeno avevano pensato. Altrimenti che senso
avrebbe avuto l' avere tagliato Dio solo sa quanti alberi, il tutto
solo per appagare la fame insaziabile di lettere di carta che aveva il
sig. Natale Babbo? Assolutamente nessuna, disse indovinate chi.
Bravi, proprio il cestino dei rifiuti, che iniziava a gradire il suo
nuovo ruolo, mentre l' assistente dal canto suo iniziava a sentirsi addosso una certa pressione ( se poi pensava che il detto cestino era anche di diversi anni più giovane di lui..).
Così il direttore
generale si alzò dalla sua comodissima poltrona e si diresse all'
appendiabiti dove teneva appeso, per l' appunto, il suo abito. In
realtà no, era il suo soprabito ad essere ivi appeso. Non di certo l' abito che teneva addosso ( altrimenti l' assistente glielo avrebbe
senza dubbio fatto notare. Se non lui il cestino dei rifiuti). E allora perchè volere ingannare la
gente in questa maniera, si domandò il direttore. Improvvisamente si
sentì triste e solo. Ma dopo tre secondi gli passò, perchè il
nostro direttore generale aveva l' enorme qualità di trattenere le
proprie sensazioni ed emozioni quanto sarebbe stato in grado di farlo
un pesce rosso. Comunque si recò all' appendiabiti, che da oggi in
poi per lui si sarebbe chiamato l' appendisoprabiti ( e avrebbe dato
immediate e urgenti disposizioni in materia), per recuperare dalla
tasca del suo soprabito, per l' appunto ( vedete che le cose ora
calzano?), i suoi preziosi occhiali.
Li inforcò con decisione, tornò alla scrivania e si sedette alla
sua poltrona. Prese in mano la lettera, si schiarì la voce e comandò l' assistente:" venga qui vicino, assistente di me stesso:
vediamo di sbrogliare questa matassa", e tirò fuori una matassa
da un cassetto della scrivania: " lei intanto mi legga cosa dice
questa misteriosa e atomica lettera comica anonima ( e comunque se davvero fa
tanto ridere, io l' avrei firmata, pensò ancora). E la prego
scandisca bene e legga a voce alta e chiara; sa: sono un pò sordo".
L' assistente del
direttore generale, conscio dell' importanza del compito
assegnatogli, fece dunque un sospiro, si schiarì la voce a sua volta
e subito dopo..si accorse di avere quel giorno un terribile mal di
gola e una significativa raucedine.
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