sabato 1 febbraio 2014

smart phones war ( parte X)

Dunque così è come i massimi vertici del quartier generale sammino, ovvero il direttore e il suo tuttofare assistente ( eccolo che proprio in questo momento porge al suo diretto superiore una tazza fumante di caffè perfettamente salata. Si avete letto bene: salata. È infatti così che il direttore gradisce una bella tazza di caffè; proprio salata), che adesso sedevano davanti Michele spiegandogli l'accaduto, erano venuti in possesso di quella misteriosa lettera. Tante erano le domande che si ponevano a proposito di essa. Cominciò il direttore generale: non fosse altro che per una questione gerarchica ( la gerarchia infatti non vale solo per le botte):      "Quanti alberi avranno abbattuto per realizzare la risma da dove proviene questo foglio di carta?". E una triste lacrimuccia fece breccia sul suo viso. Seguì, ovviamente, l' assistente, il braccio destro del direttore generale: " non ne ho idea, signore. Spero non molti: magari solo uno". E sospirò sconsolato.
" Come è possibile che una specie tanto evoluta non abbia imparato il rispetto per il proprio pianeta?" : incalzò il direttore con enfasi drammatica, mentre una nuova lacrimuccia scendeva questa volta dall' altro occhio.
" Che vuole che le dica, signore? I giovani non hanno mai avuto rispetto per gli anziani": replicò rassegnato    l' assistente.
Un' altra questione che indubbiamente si poneva dal momento in cui la lettera era arrivata alla sala direzionale del quartiere generale sammino era la seguente, e venne posta, questa volta, da quel profondissimo essere umano che era l' assistente del direttore:" Babbo Natale avrà mai ricevuto una lettera anonima?"
La domanda, così posta, scosse profondamente quell' uomo così sensibile che era il direttore generale e lì per lì lo lasciò del tutto ammutolito. Poi si riprese e domandò:" in che senso?"
" Voglio dire...", si affrettò a precisare l' assistente:"..che so io..un bambino distratto che dimentica di firmare la lettera e di indicare il proprio recapito..o qualcuno che voglia fare uno scherzo di cattivo gusto al povero Babbo..cose del genere".
" Ah, in quel senso intende? E che ne so? Che me ne frega a me..": concluse serafico il direttore dall' alto delle sue funzioni.
L' ultima questione che rimaneva in sospeso a quel punto era se Babbo Natale leggesse tutte quelle lettere da solo alla sua età e con i suoi evidenti difetti di vista, e la pose, se non vado errato, il cestino dei rifiuti. E in effetti era la domanda più interessante ad essere stata posta in quell' ufficio quel giorno e non solo quel giorno. Così tutti si complimentarono col cestino dei rifiuti, che da parte sua si sforzò di non arrossire.
All' improvviso, mentre si guardavano in faccia non sapendo bene che fare con quella lettera, se non realizzare stentate barchette e aeroplani che mai e poi mai avrebbero potuto ergersi in volo, e dopo avere declinato la proposta del cestino dei rifiuti che disse:" hey, ragazzi: datela a me. So io che farne", e intanto si sfregava le mani che non aveva, ma che si sarebbe sfregato se le avesse avute ( questo pensiero lo rese un pò triste), venne in mente ai due navigati dirigenti di leggere eventualmente la lettera, che forse era stata recapitata loro appunto perchè la leggessero, cosa che ancora non solo non avevano fatto, ma nemmeno avevano pensato. Altrimenti che senso avrebbe avuto l' avere tagliato Dio solo sa quanti alberi, il tutto solo per appagare la fame insaziabile di lettere di carta che aveva il sig. Natale Babbo? Assolutamente nessuna, disse indovinate chi. Bravi, proprio il cestino dei rifiuti, che iniziava a gradire il suo nuovo ruolo, mentre l' assistente dal canto suo iniziava a sentirsi addosso una certa pressione ( se poi pensava che il detto cestino era anche di diversi anni più giovane di lui..).
Così il direttore generale si alzò dalla sua comodissima poltrona e si diresse all' appendiabiti dove teneva appeso, per l' appunto, il suo abito. In realtà no, era il suo soprabito ad essere ivi appeso. Non di certo        l' abito che teneva addosso ( altrimenti l' assistente glielo avrebbe senza dubbio fatto notare. Se non lui il cestino dei rifiuti). E allora perchè volere ingannare la gente in questa maniera, si domandò il direttore. Improvvisamente si sentì triste e solo. Ma dopo tre secondi gli passò, perchè il nostro direttore generale aveva l' enorme qualità di trattenere le proprie sensazioni ed emozioni quanto sarebbe stato in grado di farlo un pesce rosso. Comunque si recò all' appendiabiti, che da oggi in poi per lui si sarebbe chiamato                 l' appendisoprabiti ( e avrebbe dato immediate e urgenti disposizioni in materia), per recuperare dalla tasca del suo soprabito, per l' appunto ( vedete che le cose ora calzano?), i suoi preziosi occhiali. Li inforcò con decisione, tornò alla scrivania e si sedette alla sua poltrona. Prese in mano la lettera, si schiarì la voce e comandò l' assistente:" venga qui vicino, assistente di me stesso: vediamo di sbrogliare questa matassa", e tirò fuori una matassa da un cassetto della scrivania: " lei intanto mi legga cosa dice questa misteriosa e atomica lettera comica anonima ( e comunque se davvero fa tanto ridere, io l' avrei firmata, pensò ancora). E la prego scandisca bene e legga a voce alta e chiara; sa: sono un pò sordo".

L' assistente del direttore generale, conscio dell' importanza del compito assegnatogli, fece dunque un sospiro, si schiarì la voce a sua volta e subito dopo..si accorse di avere quel giorno un terribile mal di gola e una significativa raucedine.

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