In quel mentre
stava passeggiando per il prato antistante il bosco incantato, in una
nottata tanto placida e serena, rischiarata da una bella luna a cui
una miriade di stelle luminose facevano la corte, il goblin
Sgruntutur, il quale si era allontanato dal cuore fitto e verde del
bosco per una necessità alquanto incombente: fumare una bella
sigaretta in santa pace. Il nostro amico fantastico era infatti
costretto a nascondersi per fumare, pur alla sua veneranda età,
poichè come accade anche per il mondo degli umani, spesso e
volentieri le mogli goblin non sopportano certi vizi dei loro mariti,
e perciò questi sono costretti, non certo ad abbandonarli, ma a
praticarli di nascosto, recitando poi, al rientro a casa, con l'
odore di nicotina sui vestiti, la solita parte del finto tonto che
davvero non sa spiegarsi come possa puzzare tanto di fumo: "
devo essere passato troppo vicino a qualche barbecuè ancora
fumante", diceva solitamente alla moglie, il buon Sgruntutur. E
lei naturalmente fingeva di crederci, ma lo guardava sempre con l'
aria di chi pensava " senti caro, tu mi puoi prendere in giro se
e solo se io lo decido, ok?" Chiaramente era ok; Sgruntutur, che
non era uno sprovveduto, e che era sposato oramai da più di
venticinque anni ( o erano due e cinquanta?) , aveva avuto modo di
impararlo più che bene. Quindi questo era quanto: un goblin,
costretto dalla moglie a fumare di nascosto, pur alla sua veneranda
età. " Guarda te cosa sono costretto a fare": stava
appunto pensando Sgruntutur mentre seguiva traiettorie indefinite tra
l' erba del vasto prato fuori città che stava proprio dinnanzi al
grande bosco incantato. " E dovrò anche inventarmi una nuova
scusa. Tipo di essermi per sbaglio infilato dentro un tubo di
scappamento. Non penso ci crederà: nemmeno questa volta". E
mentre la sua mente era indaffarata su questi pensieri e su quale
storia creare per placare le eventuali ire della buona consorte o
perlomeno per evitare di rivedere quello sguardo così pesante da
sostenere che la moglie gli riservava spesso in quelle occasioni e
che significava chiaramente "ma chi vuoi prendere in giro? Io
sono una donna, sai? E le donne sanno tutto, sempre". Lo sapeva,
eccome se lo sapeva il buon goblin che l' amata compagna era una
donna e che, chissà come, sapeva sempre tutto. " Sicuramente
deve esserci qualche sua amica dal becco lungo che mi vede fumare di
nascosto e che glielo riferisce": pensava Sgruntutur il goblin.
Ma ad ogni modo, se anche così fosse stato, che avrebbe potuto fare?
" Un uomo, in una relazione, a volte, deve anche sapere
arrendersi ogni tanto ( sempre). Non fosse altro che proprio per
amore di una relazione pacifica": pensava il nostro buon amico.
E anche questo lo aveva imparato a proprie spese più di una volta e
aveva modo di ri-sperimentarlo più o meno una sera sì e una no. Ma
che ci volete fare? È la vita matrimoniale, vi avrebbe risposto
Sgruntutur; e lui d' altra parte amava la moglie goblin ( che per
l'appunto si chiamava Katia), nonostante fossero passati venticinque
anni ( o forse due e cinquanta?). O forse soprattutto per quello.
Così era lì, con la sigaretta quasi al filtro, mentre fumava
avidamente e pensava a quale scusa ridicola e non creduta ( nonchè
non credibile) inventarsi questa volta. Ad un tratto sentì un
fruscio tra i ciuffi d' erba in cui si trovava. Si voltò di scatto
con un tipico gesto nervoso e improvviso da fumatore incallito e, con la coda dell'
occhio vide una figura ignota e misteriosa dalla forma molto
strana che saettava veloce alla volta del bosco incantato. Sgruntutur
si spaventò non poco data tutta la storia sul progetto incombente di
abbattere il bosco per fare spazio a uno splendido quartiere
residenziale tutto cementoso e asettico, tant'è che ciò che restava
della sua sigaretta gli cadde dalle labbra provocando la fuoriuscita
dalla sua bocca di espressioni che raramente si leggono sui libri di
fiabe. Era stato alquanto imprudente, però. Perchè vide che, in
conseguenza del chiasso e del rumore improvviso da lui provocato,
quella misteriosa cosa dalla forma indefinita, si era fermata e gli
si stava avvicinando decisa. " Oh no, adesso mi mangia; diamine":
pensò il povero goblin ansioso. " E nemmeno questa settimana ho
fatto un pò di attività fisica, come suggeritomi dal dottore. Anzi,
ho fumato anche più del solito e non riuscirò a scappare, perchè
mi verrà il fiatone e avrò il catarro": ragionò l' ormai
spacciato Sgruntutur.
" Deve essere
una macchina di distruzione infernale mandata in avanscoperta per
uccidere me, proprio me, e poi radere al suolo il bosco intero":
diceva dentro di sè il nostro povero e disperato amico. E intanto la
misteriosa creatura si avvicinava nell' oscurità della notte con
passo deciso e ancora il nostro goblin non riusciva a capire di cosa
si trattasse. Ma per certo sapeva che era crudele e che lo avrebbe
ucciso, per poi divorarlo probabilmente in un solo boccone. Questo
tuttavia non si poteva dire già ora e comunque dipendeva da un pò
di cose che elencare adesso sarebbe unicamente una perdita di tempo.
Ad ogni modo la misteriosa entità infernale si avvicinava ancora di
più.
" Cazzo..(sì,
bambini: pensò proprio cazzo. Ma vedete, non dovete essere tristi
perchè a volte gli adulti dicono queste brutte parole ma poi se ne
pentono. E voi comunque non dovete dirle mai, perchè spesso e
volentieri l' imitazione degli adulti e ciò che rovina della sua
purezza un bambino e avvia la sua infelice ma inevitabile maturazione
all' età in cui si diventa uomini senza esserlo, nella stragrande
maggioranza dei casi, davvero)": pensò Sgruntutur che oramai si
riteneva spacciato. E cominciò a pensare alla sua amata mogliettina
e..si interruppe immediatamente perchè ora che stava morendo non
avrebbe certo dovuto pensare alla moglie per evitare di rattristarsi
sempre di più (ovviamente si scherza, ragazzi).
" È la fine.
È la fine.Non posso...non posso...non posso neanche scappare perchè
ho il fiato corto. Ha ragione la mia Katia, ha sempre avuto ragione.
E anche il dottore: e io non l' ho mai ascoltato, anzi..ridevo,
ridevo come uno sciocco. Uno sciocco che adesso sta per morire. Oh
buon spirito degli alberi e dei fiori bagnati di rugiada, giuro, ti
prometto che se mi aiuterai a salvarmi da questa bestiaccia
sanguinolenta, non toccherò mai più, mai più in vita mia mezza
sigaretta. Non le guarderò nemmeno, chiuderò gli occhi se passerò
davanti a una persona che fuma. Giuro che non vorrò averne più a
che fare in vita mia!!!": gridò all' improvviso il goblin
spaventato più che mai chiudendo gli occhi e ponendovi pure davanti
le mani a coprirli, a impedirgli nella maniera più assoluta la
visione della sua morte imminente. Sarebbe stata oramai questione di
minuti. Uno solo forse. Trenta secondi. Era lì la sentiva respirare
del suo respiro demoniaco: dieci secondi. Era la fine. Cinque:
Sgruntutur pensò a quella volta in cui, da bambino, gli caddero i
calzoni e rimase in mutande davanti tutta la classe che scoppiò in
una fragorosa risata ( ma che pensiero era da fare in punto di morte?
Beh, meglio delle lamentele della mia amatissima moglie che non
rivedrò mai più tra pochissimo, pensò). Tre secondi, due secondi,
un secondo. Zero!!!! Ecco che il goblin Sgruntutur stava morendo. E
invece no. Non accadde niente. Sgruntutur, per sicurezza, pensò di
aspettare ancora qualche secondo, così lo fece: aspettò. Ma ancora
niente. Così piano piano si decise ad aprire gli occhi, però
lentamente; pronto a richiuderli al minimo rischio. Invece li aprì e
davanti a sè vide l' enorme ruota ( per un goblin ovviamente) di una
bici. E in sella ad essa riconobbe un bambino il cui volto sorridente
e sognante gli rimise l' allegria nel cuore all' istante e cacciò
via in ancor meno tempo tutte le paure e i cattivi pensieri di morte
imminente. Era il bimbetto che aveva trovato addormentato dopo un
lungo pianto disperato, nel bosco incantato e che aveva aiutato a
ritrovare la via di casa. Era proprio un bambino bellissimo e
tenerissimo, e profumava anche di buono come sempre odorano di buono
i bambini ( e non di sigaretta..gli sembrò di sentire la voce della
moglie che lo rimproverava). Ma quale sigaretta? Aveva fatto una
promessa e l' avrebbe mantenuta: era stato salvato e da quel momento
era diventato un ex fumatore.
Il piccolo Lucio
intanto stava sempre lì con gli occhi pieni di meraviglia, il goblin
se ne accorse e si sentì onorato di ciò. " Ciao, piccolo
Lucio. Ti chiami così vero?": disse Sgruntutur con un bel
sorriso (cioè..con un sorriso). Il piccolo Lucio non rispose perchè
stava sognando ad occhi aperti. Il Goblin sgruntutur se ne accorse e
ne fu lieto. Poi ravanò nel taschino, ne tirò fuori una sigaretta,
se la infilò in bocca e l' accese tirando una profonda inalata che
lo lasciò per un secondo in uno stato di pura libidine. Dopo una
morte scampata per un soffio, d' altra parte, una bella sigaretta era
proprio ciò che ci voleva, pensò il goblin Sgruntutur.
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