domenica 2 febbraio 2014

il bosco incantato ( XI)

In quel mentre stava passeggiando per il prato antistante il bosco incantato, in una nottata tanto placida e serena, rischiarata da una bella luna a cui una miriade di stelle luminose facevano la corte, il goblin Sgruntutur, il quale si era allontanato dal cuore fitto e verde del bosco per una necessità alquanto incombente: fumare una bella sigaretta in santa pace. Il nostro amico fantastico era infatti costretto a nascondersi per fumare, pur alla sua veneranda età, poichè come accade anche per il mondo degli umani, spesso e volentieri le mogli goblin non sopportano certi vizi dei loro mariti, e perciò questi sono costretti, non certo ad abbandonarli, ma a praticarli di nascosto, recitando poi, al rientro a casa, con l' odore di nicotina sui vestiti, la solita parte del finto tonto che davvero non sa spiegarsi come possa puzzare tanto di fumo: " devo essere passato troppo vicino a qualche barbecuè ancora fumante", diceva solitamente alla moglie, il buon Sgruntutur. E lei naturalmente fingeva di crederci, ma lo guardava sempre con l' aria di chi pensava " senti caro, tu mi puoi prendere in giro se e solo se io lo decido, ok?" Chiaramente era ok; Sgruntutur, che non era uno sprovveduto, e che era sposato oramai da più di venticinque anni ( o erano due e cinquanta?) , aveva avuto modo di impararlo più che bene. Quindi questo era quanto: un goblin, costretto dalla moglie a fumare di nascosto, pur alla sua veneranda età. " Guarda te cosa sono costretto a fare": stava appunto pensando Sgruntutur mentre seguiva traiettorie indefinite tra l' erba del vasto prato fuori città che stava proprio dinnanzi al grande bosco incantato. " E dovrò anche inventarmi una nuova scusa. Tipo di essermi per sbaglio infilato dentro un tubo di scappamento. Non penso ci crederà: nemmeno questa volta". E mentre la sua mente era indaffarata su questi pensieri e su quale storia creare per placare le eventuali ire della buona consorte o perlomeno per evitare di rivedere quello sguardo così pesante da sostenere che la moglie gli riservava spesso in quelle occasioni e che significava chiaramente "ma chi vuoi prendere in giro? Io sono una donna, sai? E le donne sanno tutto, sempre". Lo sapeva, eccome se lo sapeva il buon goblin che l' amata compagna era una donna e che, chissà come, sapeva sempre tutto. " Sicuramente deve esserci qualche sua amica dal becco lungo che mi vede fumare di nascosto e che glielo riferisce": pensava Sgruntutur il goblin. Ma ad ogni modo, se anche così fosse stato, che avrebbe potuto fare? " Un uomo, in una relazione, a volte, deve anche sapere arrendersi ogni tanto ( sempre). Non fosse altro che proprio per amore di una relazione pacifica": pensava il nostro buon amico. E anche questo lo aveva imparato a proprie spese più di una volta e aveva modo di ri-sperimentarlo più o meno una sera sì e una no. Ma che ci volete fare? È la vita matrimoniale, vi avrebbe risposto Sgruntutur; e lui d' altra parte amava la moglie goblin ( che per l'appunto si chiamava Katia), nonostante fossero passati venticinque anni ( o forse due e cinquanta?). O forse soprattutto per quello. Così era lì, con la sigaretta quasi al filtro, mentre fumava avidamente e pensava a quale scusa ridicola e non creduta ( nonchè non credibile) inventarsi questa volta. Ad un tratto sentì un fruscio tra i ciuffi d' erba in cui si trovava. Si voltò di scatto con un tipico gesto nervoso e improvviso da fumatore incallito e, con la coda dell' occhio vide una figura ignota e misteriosa dalla forma molto strana che saettava veloce alla volta del bosco incantato. Sgruntutur si spaventò non poco data tutta la storia sul progetto incombente di abbattere il bosco per fare spazio a uno splendido quartiere residenziale tutto cementoso e asettico, tant'è che ciò che restava della sua sigaretta gli cadde dalle labbra provocando la fuoriuscita dalla sua bocca di espressioni che raramente si leggono sui libri di fiabe. Era stato alquanto imprudente, però. Perchè vide che, in conseguenza del chiasso e del rumore improvviso da lui provocato, quella misteriosa cosa dalla forma indefinita, si era fermata e gli si stava avvicinando decisa. " Oh no, adesso mi mangia; diamine": pensò il povero goblin ansioso. " E nemmeno questa settimana ho fatto un pò di attività fisica, come suggeritomi dal dottore. Anzi, ho fumato anche più del solito e non riuscirò a scappare, perchè mi verrà il fiatone e avrò il catarro": ragionò l' ormai spacciato Sgruntutur.
" Deve essere una macchina di distruzione infernale mandata in avanscoperta per uccidere me, proprio me, e poi radere al suolo il bosco intero": diceva dentro di sè il nostro povero e disperato amico. E intanto la misteriosa creatura si avvicinava nell' oscurità della notte con passo deciso e ancora il nostro goblin non riusciva a capire di cosa si trattasse. Ma per certo sapeva che era crudele e che lo avrebbe ucciso, per poi divorarlo probabilmente in un solo boccone. Questo tuttavia non si poteva dire già ora e comunque dipendeva da un pò di cose che elencare adesso sarebbe unicamente una perdita di tempo. Ad ogni modo la misteriosa entità infernale si avvicinava ancora di più.
" Cazzo..(sì, bambini: pensò proprio cazzo. Ma vedete, non dovete essere tristi perchè a volte gli adulti dicono queste brutte parole ma poi se ne pentono. E voi comunque non dovete dirle mai, perchè spesso e volentieri l' imitazione degli adulti e ciò che rovina della sua purezza un bambino e avvia la sua infelice ma inevitabile maturazione all' età in cui si diventa uomini senza esserlo, nella stragrande maggioranza dei casi, davvero)": pensò Sgruntutur che oramai si riteneva spacciato. E cominciò a pensare alla sua amata mogliettina e..si interruppe immediatamente perchè ora che stava morendo non avrebbe certo dovuto pensare alla moglie per evitare di rattristarsi sempre di più (ovviamente si scherza, ragazzi).
" È la fine. È la fine.Non posso...non posso...non posso neanche scappare perchè ho il fiato corto. Ha ragione la mia Katia, ha sempre avuto ragione. E anche il dottore: e io non l' ho mai ascoltato, anzi..ridevo, ridevo come uno sciocco. Uno sciocco che adesso sta per morire. Oh buon spirito degli alberi e dei fiori bagnati di rugiada, giuro, ti prometto che se mi aiuterai a salvarmi da questa bestiaccia sanguinolenta, non toccherò mai più, mai più in vita mia mezza sigaretta. Non le guarderò nemmeno, chiuderò gli occhi se passerò davanti a una persona che fuma. Giuro che non vorrò averne più a che fare in vita mia!!!": gridò all' improvviso il goblin spaventato più che mai chiudendo gli occhi e ponendovi pure davanti le mani a coprirli, a impedirgli nella maniera più assoluta la visione della sua morte imminente. Sarebbe stata oramai questione di minuti. Uno solo forse. Trenta secondi. Era lì la sentiva respirare del suo respiro demoniaco: dieci secondi. Era la fine. Cinque: Sgruntutur pensò a quella volta in cui, da bambino, gli caddero i calzoni e rimase in mutande davanti tutta la classe che scoppiò in una fragorosa risata ( ma che pensiero era da fare in punto di morte? Beh, meglio delle lamentele della mia amatissima moglie che non rivedrò mai più tra pochissimo, pensò). Tre secondi, due secondi, un secondo. Zero!!!! Ecco che il goblin Sgruntutur stava morendo. E invece no. Non accadde niente. Sgruntutur, per sicurezza, pensò di aspettare ancora qualche secondo, così lo fece: aspettò. Ma ancora niente. Così piano piano si decise ad aprire gli occhi, però lentamente; pronto a richiuderli al minimo rischio. Invece li aprì e davanti a sè vide l' enorme ruota ( per un goblin ovviamente) di una bici. E in sella ad essa riconobbe un bambino il cui volto sorridente e sognante gli rimise l' allegria nel cuore all' istante e cacciò via in ancor meno tempo tutte le paure e i cattivi pensieri di morte imminente. Era il bimbetto che aveva trovato addormentato dopo un lungo pianto disperato, nel bosco incantato e che aveva aiutato a ritrovare la via di casa. Era proprio un bambino bellissimo e tenerissimo, e profumava anche di buono come sempre odorano di buono i bambini ( e non di sigaretta..gli sembrò di sentire la voce della moglie che lo rimproverava). Ma quale sigaretta? Aveva fatto una promessa e l' avrebbe mantenuta: era stato salvato e da quel momento era diventato un ex fumatore.

Il piccolo Lucio intanto stava sempre lì con gli occhi pieni di meraviglia, il goblin se ne accorse e si sentì onorato di ciò. " Ciao, piccolo Lucio. Ti chiami così vero?": disse Sgruntutur con un bel sorriso (cioè..con un sorriso). Il piccolo Lucio non rispose perchè stava sognando ad occhi aperti. Il Goblin sgruntutur se ne accorse e ne fu lieto. Poi ravanò nel taschino, ne tirò fuori una sigaretta, se la infilò in bocca e l' accese tirando una profonda inalata che lo lasciò per un secondo in uno stato di pura libidine. Dopo una morte scampata per un soffio, d' altra parte, una bella sigaretta era proprio ciò che ci voleva, pensò il goblin Sgruntutur.

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