venerdì 28 febbraio 2014

smart phone war ( parte XIII)

Era una notte mite e silenziosa, Michele e i suoi due soci avanzavano lungo la strada con fare furtivo. Erano tutti vestiti di nero, indossavano un berretto di lana, anche esso nero, in testa e una calzamaglia, dello stesso colore, che poco lasciava all' immaginazione. Lo spunto per l' abbigliamento era arrivato per caso, da un video su youtube, guardato tramite smart phone, durante il tragitto in metropolitana dal quartier generale sammino al Pear Store. Il video mostrava un cosiddetto epic fail di un gruppo di ladri che, tentando di fare irruzione all' interno di un caveau di una banca, finivano per incespicare l' uno sull' altro, cadendo e facendo così scattare tutti gli allarmi. Gli amici avevano riso molto con quel video poichè la scena immortalata era senza dubbio molto buffa, ma comunque Michele, dentro di sè sperava di non fare la stessa fine e ne fu un pò turbato. Anche se preferiva non darlo a vedere, poichè un buon capo non dovrebbe dare a vedere a nessuno se e quando qualcosa lo preoccupa. Perlomeno questo diceva il " Manuale del Buon Capo Sammino", disponibile sul marketplace in versione download (figata). Anche la taglia della calzamaglia di Michele non doveva essere quella giusta: il giovane sentiva infatti di non essere totalmente a proprio agio in quei panni. Inoltre si sentiva pizzicare in mezzo alle gambe, in una posizione molto delicata, nella parte interna delle cosce e tutto ciò lo metteva ulteriormente a disagio. E poi aveva una cattiva sensazione che non si sapeva spiegare e che aveva certo a che fare con quello strano abbigliamento, ma che non era unicamente dovuta a ciò. Il piano, studiato nei particolari e nei minimi dettagli da Michele assieme ai due vertici dell' organizzazione sammina, il famigerato direttore generale e il notissimo assistente di quest' ultimo, prevedeva l' impiego di altre due persone a parte il nostro giovane, selezionate a caso tra tutti i più fidelizzati possessori di un Sammy, i quali avrebbero dovuto dargli man forte e assistenza, aspettando tra l' altro all' esterno dello store e facendo assolutamente la guardia, assicurandosi che nessuno passasse da lì e, peggio ancora, li scoprisse. La strada era deserta e la notte, come già detto, mite e tranquilla. Non si vedeva passare anima viva e non si scorgeva nemmeno qualcuno gironzolare nei pressi del negozio, oppure qualche altro che da lontano controllasse i paraggi. Infine nemmeno una pattuglia in un ordinario giro di controllo. Tutto tranquillo, insomma. Assolutamente e totalmente tranquillo. I tre ragazzi si avvicinarono alla vetrina dello store, puntando decisamente all' ingresso. " Pensateci voi": disse Michele ai suoi soci indicando la porta da forzare ovviamente con discrezione e senza fare rumore.
Mentre i compagni pensavano quindi alla serratura, l' attenzione del giovane Michele fu attratta da una delle vetrine che esponevano i prodotti Pear. Indubbiamente risultavano gradevoli alla vista e avevano delle linee mozzafiato. Ma gli mancava qualcosa, pensava Michele. L' anima. Gli mancava l' anima. Questi telefonini, per quanto svegli e intelligenti, erano incapaci ad amare. A differenza invece dei Sammy, pensò Michele. Tirò quindi fuori da una delle tasche della calzamaglia, che notoriamente però non sono provviste di tasche ( non ho quindi idea da dove lo avesse tirato fuori), il suo smart phone Sammy e lo guardò diritto negli occhi: " noi invece sappiamo cos'è l' amore. Non è vero Hanson?". Ma egli non ebbe alcuna reazione: non si illuminò, nè bippò. Lo schermo rimase scuro e nemmeno quando il dito di Michele lo carezzò delicatamente successe qualcosa. " Hanson..?": chiamò Michele. Hanson però non reagiva, nessuna risposta. Michele ebbe quindi una bruttissima sensazione. Ma non era il tempo per le bruttissime sensazioni. Era invece ora di mettersi all' opera. Crash!!!! Pezzi di vetrina andarono in frantumi. Michele fu bruscamente riportato alla realtà. " Vi avevo detto, idioti, di non fare rumore!!" ( Idioti. Idioti? Michele aveva proprio detto idioti. Lui non insultava mai le altre persone quando stavano tentando di aiutarlo. Che gli prendeva ora? ) " Scusaci Michele, non siamo stati noi. È stato..beh..ecco..è stato un..un cestino dei rifiuti. Un cestino dei rifiuti che poi è scappato..devi crederci, amico". Un cestino dei rifiuti che distrugge una vetrina di uno store e poi fugge. Ma che storia era mai questa? Si domandò Michele. Tirò fuori dalla tasca della calzamaglia gli esplosivi che aveva ricevuto al quartier generale. Poi li rimise subito a posto, ricordandosi però che notoriamente la calzamaglia non ha alcuna tasca. A quel punto ebbe di nuovo una bruttissima sensazione. E non poteva farci niente.

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