Era una notte mite
e silenziosa, Michele e i suoi due soci avanzavano lungo la strada
con fare furtivo. Erano tutti vestiti di nero, indossavano un
berretto di lana, anche esso nero, in testa e una calzamaglia, dello
stesso colore, che poco lasciava all' immaginazione. Lo spunto per l'
abbigliamento era arrivato per caso, da un video su youtube, guardato
tramite smart phone, durante il tragitto in metropolitana dal
quartier generale sammino al Pear Store. Il video mostrava un
cosiddetto epic fail di un gruppo di ladri che, tentando di fare
irruzione all' interno di un caveau di una banca, finivano per
incespicare l' uno sull' altro, cadendo e facendo così scattare
tutti gli allarmi. Gli amici avevano riso molto con quel video poichè
la scena immortalata era senza dubbio molto buffa, ma comunque
Michele, dentro di sè sperava di non fare la stessa fine e ne fu un
pò turbato. Anche se preferiva non darlo a vedere, poichè un buon
capo non dovrebbe dare a vedere a nessuno se e quando qualcosa lo
preoccupa. Perlomeno questo diceva il " Manuale del Buon Capo
Sammino", disponibile sul marketplace in versione download
(figata). Anche la taglia della calzamaglia di Michele non doveva
essere quella giusta: il giovane sentiva infatti di non essere
totalmente a proprio agio in quei panni. Inoltre si sentiva pizzicare
in mezzo alle gambe, in una posizione molto delicata, nella parte
interna delle cosce e tutto ciò lo metteva ulteriormente a disagio.
E poi aveva una cattiva sensazione che non si sapeva spiegare e che
aveva certo a che fare con quello strano abbigliamento, ma che non
era unicamente dovuta a ciò. Il piano, studiato nei particolari e
nei minimi dettagli da Michele assieme ai due vertici dell'
organizzazione sammina, il famigerato direttore generale e il
notissimo assistente di quest' ultimo, prevedeva l' impiego di altre
due persone a parte il nostro giovane, selezionate a caso tra tutti i
più fidelizzati possessori di un Sammy, i quali avrebbero dovuto
dargli man forte e assistenza, aspettando tra l' altro all' esterno
dello store e facendo assolutamente la guardia, assicurandosi che
nessuno passasse da lì e, peggio ancora, li scoprisse. La strada era
deserta e la notte, come già detto, mite e tranquilla. Non si vedeva
passare anima viva e non si scorgeva nemmeno qualcuno gironzolare nei
pressi del negozio, oppure qualche altro che da lontano controllasse
i paraggi. Infine nemmeno una pattuglia in un ordinario giro di
controllo. Tutto tranquillo, insomma. Assolutamente e totalmente
tranquillo. I tre ragazzi si avvicinarono alla vetrina dello store,
puntando decisamente all' ingresso. " Pensateci voi": disse
Michele ai suoi soci indicando la porta da forzare ovviamente con
discrezione e senza fare rumore.
Mentre i compagni
pensavano quindi alla serratura, l' attenzione del giovane Michele fu
attratta da una delle vetrine che esponevano i prodotti Pear.
Indubbiamente risultavano gradevoli alla vista e avevano delle linee
mozzafiato. Ma gli mancava qualcosa, pensava Michele. L' anima. Gli
mancava l' anima. Questi telefonini, per quanto svegli e
intelligenti, erano incapaci ad amare. A differenza invece dei Sammy,
pensò Michele. Tirò quindi fuori da una delle tasche della
calzamaglia, che notoriamente però non sono provviste di tasche (
non ho quindi idea da dove lo avesse tirato fuori), il suo smart
phone Sammy e lo guardò diritto negli occhi: " noi invece
sappiamo cos'è l' amore. Non è vero Hanson?". Ma egli non ebbe
alcuna reazione: non si illuminò, nè bippò. Lo schermo rimase
scuro e nemmeno quando il dito di Michele lo carezzò delicatamente
successe qualcosa. " Hanson..?": chiamò Michele. Hanson
però non reagiva, nessuna risposta. Michele ebbe quindi una
bruttissima sensazione. Ma non era il tempo per le bruttissime
sensazioni. Era invece ora di mettersi all' opera. Crash!!!! Pezzi di
vetrina andarono in frantumi. Michele fu bruscamente riportato alla
realtà. " Vi avevo detto, idioti, di non fare rumore!!" (
Idioti. Idioti? Michele aveva proprio detto idioti. Lui non insultava
mai le altre persone quando stavano tentando di aiutarlo. Che gli
prendeva ora? ) " Scusaci Michele, non siamo stati noi. È
stato..beh..ecco..è stato un..un cestino dei rifiuti. Un cestino dei
rifiuti che poi è scappato..devi crederci, amico". Un cestino
dei rifiuti che distrugge una vetrina di uno store e poi fugge. Ma
che storia era mai questa? Si domandò Michele. Tirò fuori dalla
tasca della calzamaglia gli esplosivi che aveva ricevuto al quartier
generale. Poi li rimise subito a posto, ricordandosi però che
notoriamente la calzamaglia non ha alcuna tasca. A quel punto ebbe di
nuovo una bruttissima sensazione. E non poteva farci niente.
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