lunedì 3 marzo 2014

smart phones war ( parte XIV)

Dunque Michele entrò all' interno dello store che, essendo chiuso ed essendo fuori notte, era avvolto nella quasi totale oscurità. Il ragazzo naturalmente non aveva idea di dove si potesse trovare il prototipo che doveva distruggere e per riuscire a trovarlo avrebbe dovuto ricevere assistenza direttamente dal quartier generale sammino, dove a supportarlo ci sarebbero stati niente meno che il direttore generale e il suo meritorio assistente. Ci sarebbe stato da stare freschi, immaginò Michele. Ad ogni modo Hanson non era attivo quella sera per qualche misterioso motivo ( forse quel posto non gli piaceva), perciò Michele avrebbe dovuto, per forza di cose, fare da solo. Forse meglio così, pensò il ragazzo sollevato dal fatto di poter dare perlomeno una tregua ai suoi nervi. Così iniziò a cercare dappertutto, un pò alla "spera in Dio", come si suol dire, coadiuvato unicamente dalla fioca luce che veniva dall' esterno. Aprì cassetti, sollevò vetrinette e guardò dietro ogni angolo, che in realtà erano solo quattro. Ma nulla: nessun indizio. A quel punto Michele non sapeva più che fare se non perlustrare di nuovo da cima a fondo tutto lo store. Dunque ricominciò dai cassetti: copie di abbonamenti a contratti vantaggiosissimi, che certamente permettevano al contraente di chiamare, inviare SMS, navigare, volare ed eventualmente naufragare, tutto, ovviamente a 0 centesimi di euro al mese. Fatto salvo il fatto che una marginale clausola del contratto, scritta in caratteri piccolissimi, in un idioma che di fatto non esisteva nemmeno, sul fondo della pagina, con inchiostro trasparente, prevedeva per il contraente numero 2 (il cliente) la possibilità di essere tratto in schiavitù. Ovviamente senza possibilità di affrancamento. E la cosa senza dubbio peggiore era che gli sarebbe anche stato sequestrato lo smart phone. Terribile, pensò Michele: come si fa a vivere senza uno smart phone? Fosse anche un Pear. Sollevò dunque una vetrinetta in cerca di un qualunque segnale di dove si potesse trovare il prototipo. Trovò solo tanta polvere e briciole, insetti morti, un carrarmato di Risiko e dieci euro ( o euri). Raccolse il carrarmato e i dieci euro ( o euri) e li infilò nella tasca della calzamaglia; sempre la stessa che non aveva notoriamente alcuna tasca. Quindi si apprestò a controllare nuovamente gli angoli dello store. Niente nel primo, niente nel secondo, ancor meno nel terzo. Nel quarto invece trovò finalmente qualcosa: un piccolo oggetto di metallo che colpito da un improvviso riflesso della luce proveniente dall' esterno scintillò, attirando l' attenzione del giovane Michele. I due amici del ragazzo, che nel frattempo erano rimasti all' esterno dello store, fermi dall' altro lato della strada e che erano lì col preciso compito di fare la guardia, controllando che nessuno passasse da lì, e nel caso qualcuno fosse passato, avvisare Michele con un segnale condiviso, ovviamente non stavano facendo nulla di tutto ciò. Nella maniera più assoluta. Avendo uno smart phone infatti erano costretti, anche contro la loro volontà, a passare i momenti di attesa con lo sguardo fisso allo schermo del loro cellulare intelligente, per la precisione giocando ad avvincenti e originalissimi giochi, tutti finemente realizzati, estremamente didattici e pensati esclusivamente per menti eccelse e superiori, come ad esempio "Candy Crush" o l' istruttivo " Quiz duello". Fu dunque per questo motivo che non si accorsero di qualcuno che passò davanti a loro, si fermò nei pressi dello store, si guardò attorno ed entrò. Il tutto mentre il nostro Michele era lì dentro impegnato nel suo atto di sabotaggio.

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