giovedì 6 marzo 2014

il bosco incantato ( XV)

L' interno dell' abitazione era oscuro e polveroso. La luce che entrava dall' esterno, dalla porta aperta dove stava immobile il Piccolo Lucio, evidenziava milioni di piccoli corpuscoli di sporco svolazzare per il salotto e illuminava in parte l' ambiente lasciando però strategicamente in un buio pesto gli angoli della camera (ovvero i punti dove con maggior probabilità avrebbero potuto nascondersi delle entità maligne). E chissà cosa sarebbe potuto saltar fuori da là, pensò il bambino rabbrividendo. " Forza, entra fifone!" Lo apostrofavano gli amichetti, che però intanto si erano addirittura ulteriormente allontanati dalla proprietà. " E chiudi la porta anche."
Il piccolo Lucio entrò e chiuse la porta. Stette per qualche tempo fermo a guardarsi attorno. La casa sembrava in effetti una casa come tante, nonostante tutto. Il piccolo Lucio avanzò lentamente di qualche passo verso uno degli angoli più bui come attratto da una forza magnetica e magica. Mano a mano che si avvicinava e i suoi occhi si abituavano alla mancanza di luce, notò che non vi era nulla in mezzo quella oscurità che potesse fargli del male. Passò quindi alla cucina, dove l' unica cosa che metteva davvero i brividi era la scelta delle tendine: assolutamente inguardabili e totalmente di pessimo gusto. Il piccolo Lucio pensò che fare colazione in una stanza che aveva simili tendine alle finestre sarebbe stato impossibile. Sicuramente avrebbero tolto l' appetito anche al conte Ugolino. Fu poi la volta dello scantinato, dove il monello, si recò baldanzoso e oramai strasicuro, come dicono i bambini, che non ci fosse nulla da temere lì, se non il pessimo gusto dei vecchi padroni di casa.
Ecco lo scantinato dunque: scatoloni, cianfrusaglie e scaffali pieni di robaccia inutile, che probabilmente era servita al vecchio signor Tommaso, quando era in vita, per attenuare le lagne della moglie. Ma anche lì nessun fantasma. Il piccolo Lucio stava per vincere, anche piuttosto facilmente, la sfida. Mancava unicamente il bagno privato della signora, il suo regno personale dove nemmeno il marito era autorizzato a entrare (a meno che non vi fossero lavori di manutenzione da svolgervi, chiaro..pensò il signor Tommaso, o il suo spirito. E di certo non che ne avesse nemmeno tutta questa ansia. Ma è chiaro che di tanto in tanto le mogli vadano assecondate, non si scappa). Così, mentre saliva le scale, diretto alla conclusione del suo personale tour, il piccolo Lucio pensava già a quale giocattolo scegliere da ognuno dei suoi amici. Avrebbe scelto: il camion da movimento terra dal suo amico Marco. Da francesco ( detto amichevolmente Ciccio) avrebbe invece reclamato il pupazzo " supereroe-tispaccoilculo!", mentre da Giulio avrebbe semplicemente preteso la sua console. Da Nicola invece non avrebbe voluto un bel nulla, perchè i suoi giochi facevano oggettivamente schifo ed erano sempre tutti appiccicosi di non si sapeva bene cosa. Si stava già godendo mentalmente i suoi premi e si immaginava già a inventare nuovi fichissimi giochi ai quali, per dispetto, almeno per qualche giorno, non avrebbe fatto giocare nessuno di quegli sfigati dei suoi amici (forse solo Luigi che, piccolo per la sua età e tenero com' era, faceva simpatia a tutti). Non restava che da girare il pomello, aprire la porta, entrare nella stanza e starci dentro solo per qualche secondo cercando di non fare caso agli orribili arredamenti e alle orrorifiche finiture che avrebbe trovato nella stanza. Così girò il pomello, aprì la porta e fece per entrare. Ciò che vide cancellò in un istante tutti i suoi pensieri di gloria e le immagini dei giochi che avrebbe inventato (appositamente per fare invidia agli amichetti-sfidanti. Bambini, mi raccomandò, questo non si fa: il piccolo Lucio è sicuramente un bravo bambino, ma a volte sbaglia anche lui. Imparate dai suoi errori, ok?). Lì, di fronte a lui, stava, con indosso una vestaglia a dir poco spaventosa e dal gusto estremamente pacchiano, la vecchia signora proprietaria dell' abitazione e del bagno in questione, in versione ectoplasma. Il nostro povero piccolo Lucio si immobilizzò all' istante e quello fu in assoluto il momento nella sua giovane vita in cui il bambino ebbe più paura di ciò che si trovava davanti. Perlomeno fino a quella notte e al momento in cui si trovò improvvisamente al cospetto del padre, il cui viso non esprimeva alcun sentimento di cordialità verso il figlioletto.
Ora sì che sono guai, pensò il piccolo Lucio.

Ora sì che sono guai, pensò il goblin Sgruntutur.

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