L' interno dell'
abitazione era oscuro e polveroso. La luce che entrava dall' esterno,
dalla porta aperta dove stava immobile il Piccolo Lucio, evidenziava
milioni di piccoli corpuscoli di sporco svolazzare per il salotto e
illuminava in parte l' ambiente lasciando però strategicamente in un
buio pesto gli angoli della camera (ovvero i punti dove con maggior
probabilità avrebbero potuto nascondersi delle entità maligne). E
chissà cosa sarebbe potuto saltar fuori da là, pensò il bambino
rabbrividendo. " Forza, entra fifone!" Lo apostrofavano gli
amichetti, che però intanto si erano addirittura ulteriormente
allontanati dalla proprietà. " E chiudi la porta anche."
Il piccolo Lucio
entrò e chiuse la porta. Stette per qualche tempo fermo a guardarsi
attorno. La casa sembrava in effetti una casa come tante, nonostante
tutto. Il piccolo Lucio avanzò lentamente di qualche passo verso uno
degli angoli più bui come attratto da una forza magnetica e magica.
Mano a mano che si avvicinava e i suoi occhi si abituavano alla
mancanza di luce, notò che non vi era nulla in mezzo quella oscurità
che potesse fargli del male. Passò quindi alla cucina, dove l' unica
cosa che metteva davvero i brividi era la scelta delle tendine:
assolutamente inguardabili e totalmente di pessimo gusto. Il piccolo
Lucio pensò che fare colazione in una stanza che aveva simili
tendine alle finestre sarebbe stato impossibile. Sicuramente
avrebbero tolto l' appetito anche al conte Ugolino. Fu poi la volta
dello scantinato, dove il monello, si recò baldanzoso e oramai
strasicuro, come dicono i bambini, che non ci fosse nulla da temere
lì, se non il pessimo gusto dei vecchi padroni di casa.
Ecco lo scantinato
dunque: scatoloni, cianfrusaglie e scaffali pieni di robaccia
inutile, che probabilmente era servita al vecchio signor Tommaso,
quando era in vita, per attenuare le lagne della moglie. Ma anche lì
nessun fantasma. Il piccolo Lucio stava per vincere, anche piuttosto
facilmente, la sfida. Mancava unicamente il bagno privato della
signora, il suo regno personale dove nemmeno il marito era autorizzato
a entrare (a meno che non vi fossero lavori di manutenzione da
svolgervi, chiaro..pensò il signor Tommaso, o il suo spirito. E di
certo non che ne avesse nemmeno tutta questa ansia. Ma è chiaro che
di tanto in tanto le mogli vadano assecondate, non si scappa). Così,
mentre saliva le scale, diretto alla conclusione del suo personale
tour, il piccolo Lucio pensava già a quale giocattolo scegliere da
ognuno dei suoi amici. Avrebbe scelto: il camion da movimento terra
dal suo amico Marco. Da francesco ( detto amichevolmente Ciccio)
avrebbe invece reclamato il pupazzo "
supereroe-tispaccoilculo!", mentre da Giulio avrebbe
semplicemente preteso la sua console. Da Nicola invece non avrebbe
voluto un bel nulla, perchè i suoi giochi facevano oggettivamente
schifo ed erano sempre tutti appiccicosi di non si sapeva bene cosa.
Si stava già godendo mentalmente i suoi premi e si immaginava già a
inventare nuovi fichissimi giochi ai quali, per dispetto, almeno per
qualche giorno, non avrebbe fatto giocare nessuno di quegli sfigati
dei suoi amici (forse solo Luigi che, piccolo per la sua età e
tenero com' era, faceva simpatia a tutti). Non restava che da girare
il pomello, aprire la porta, entrare nella stanza e starci dentro
solo per qualche secondo cercando di non fare caso agli orribili
arredamenti e alle orrorifiche finiture che avrebbe trovato nella
stanza. Così girò il pomello, aprì la porta e fece per entrare.
Ciò che vide cancellò in un istante tutti i suoi pensieri di gloria
e le immagini dei giochi che avrebbe inventato (appositamente per
fare invidia agli amichetti-sfidanti. Bambini, mi raccomandò, questo
non si fa: il piccolo Lucio è sicuramente un bravo bambino, ma a
volte sbaglia anche lui. Imparate dai suoi errori, ok?). Lì, di
fronte a lui, stava, con indosso una vestaglia a dir poco spaventosa
e dal gusto estremamente pacchiano, la vecchia signora proprietaria
dell' abitazione e del bagno in questione, in versione ectoplasma. Il
nostro povero piccolo Lucio si immobilizzò all' istante e quello fu
in assoluto il momento nella sua giovane vita in cui il bambino ebbe
più paura di ciò che si trovava davanti. Perlomeno fino a quella
notte e al momento in cui si trovò improvvisamente al cospetto del
padre, il cui viso non esprimeva alcun sentimento di cordialità
verso il figlioletto.
Ora sì che sono
guai, pensò il piccolo Lucio.
Ora sì che sono
guai, pensò il goblin Sgruntutur.
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