Il risveglio da un sogno è l' incubo
peggiore. Non c'è scampo alcuno da esso e non cessa affatto nel
momento in cui si riaprono gli occhi, ma si trasforma in qualcosa di
reale, di appiccicoso e soffocante. Come la tela di un ragno velenoso
che intrappola e uccide al suo interno una falena quando questa appena
la sfiora con un' ala.
Si risvegliò con questa sensazione addosso
Marcello e per qualche minuto vagò per casa sua come se non sapesse
dove si trovasse, fermandosi talvolta e chiedendosi se il sogno non
fosse per caso la realtà e se non stesse dormendo ancora. Poi
realizzò come sempre, con l' aiuto di un bel caffè amaro e
bollente, che scherzo gli aveva tirato la sua mente con quella
visione così reale. Questa cosa lo lasciava sempre un pò spaesato,
un pò malinconico e un pò incazzato con sè stesso, anche se in
realtà lui non poteva farci molto. Bevve tutto il suo caffè senza
preoccuparsi troppo della temperatura, come al solito in quei casi. E
come al solito in quei casi, infatti, si scottò la lingua.
Bestemmiò, poi andò in bagno per lavarsi. Lì bestemmiò di nuovo
guardandosi allo specchio. Poi aprì l'acqua. Calda. Ancora troppo
calda. Questa volta non bestemmiò scottandosi, ma solo perchè non
ne era in vena. Oramai capitava sempre più spesso che dei bei sogni
gli rovinassero il risveglio. Forse il sonno, avrei dovuto dire? No
no. Con il sonno non vi era alcun problema, specialmente fintanto che
era accompagnato da belle visioni oniriche, piacevoli episodi e
avventure fantastiche. Poi però arrivava il risveglio e con esso la
dura realtà a rovinare tutto. Echeggiava, da qualche parte lì
fuori, il suono sgradevole della sveglia a sollevarlo di forza da
verdi prati dove soffiava una dolce brezza, mentre lui ammirava
sdraiato al fresco il cielo color blu pastello. E ogni volta era una
bestemmia,e rabbia. A cui seguiva una profonda e cupa
rassegnazione. Oramai lo perseguitavano tutti i suoi sogni più belli
e lui si sentiva totalmente impotente.
Tirò fuori dal cassetto un
bigliettino consumato e ingiallito dal tempo. Era rimasto lì dentro,
sotto una pila di altre cartacce a lungo, ma non era mai stato
buttato come invece aveva pensato di fare nel momento in cui uno
sconosciuto per strada gli aveva consegnato quel piccolo e innocuo
pezzo di carta. Adesso lo aveva cercato a lungo e per fortuna lo
aveva trovato. Era la sua unica e ultima speranza. Aveva anche dovuto
vincere diverse ritrosie, perchè ciò che stava facendo gli sembrava
sinceramente un pò folle e non avrebbe mai voluto ricorrere a tanto.
Poi però aveva capito che non c' era altra scelta, perchè il suo
male non gli stava lasciando più alcuna via di scampo: più sognava,
più la vita diventava un incubo. "Dott. Swansongs, specialista
in rimozione illusioni oniriche", diceva il biglietto da visita
che teneva in mano. Sotto tale dicitura compariva un numero
telefonico. Troppo corto per essere un numero di telefono, però.
Comunque lo compose. Nessun suono alla cornetta, come prevedibile: tutto silente, tutto
muto, morto. Si sentì stupido. Ma ad ogni modo dall'altra parte immediatamente
qualcuno rispose.
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