lunedì 10 marzo 2014

Incipit ( uno)

Il risveglio da un sogno è l' incubo peggiore. Non c'è scampo alcuno da esso e non cessa affatto nel momento in cui si riaprono gli occhi, ma si trasforma in qualcosa di reale, di appiccicoso e soffocante. Come la tela di un ragno velenoso che intrappola e uccide al suo interno una falena quando questa appena la sfiora con un' ala. 
Si risvegliò con questa sensazione addosso Marcello e per qualche minuto vagò per casa sua come se non sapesse dove si trovasse, fermandosi talvolta e chiedendosi se il sogno non fosse per caso la realtà e se non stesse dormendo ancora. Poi realizzò come sempre, con l' aiuto di un bel caffè amaro e bollente, che scherzo gli aveva tirato la sua mente con quella visione così reale. Questa cosa lo lasciava sempre un pò spaesato, un pò malinconico e un pò incazzato con sè stesso, anche se in realtà lui non poteva farci molto. Bevve tutto il suo caffè senza preoccuparsi troppo della temperatura, come al solito in quei casi. E come al solito in quei casi, infatti, si scottò la lingua. Bestemmiò, poi andò in bagno per lavarsi. Lì bestemmiò di nuovo guardandosi allo specchio. Poi aprì l'acqua. Calda. Ancora troppo calda. Questa volta non bestemmiò scottandosi, ma solo perchè non ne era in vena. Oramai capitava sempre più spesso che dei bei sogni gli rovinassero il risveglio. Forse il sonno, avrei dovuto dire? No no. Con il sonno non vi era alcun problema, specialmente fintanto che era accompagnato da belle visioni oniriche, piacevoli episodi e avventure fantastiche. Poi però arrivava il risveglio e con esso la dura realtà a rovinare tutto. Echeggiava, da qualche parte lì fuori, il suono sgradevole della sveglia a sollevarlo di forza da verdi prati dove soffiava una dolce brezza, mentre lui ammirava sdraiato al fresco il cielo color blu pastello. E ogni volta era una bestemmia,e rabbia. A cui seguiva una profonda e cupa rassegnazione. Oramai lo perseguitavano tutti i suoi sogni più belli e lui si sentiva totalmente impotente.
Tirò fuori dal cassetto un bigliettino consumato e ingiallito dal tempo. Era rimasto lì dentro, sotto una pila di altre cartacce a lungo, ma non era mai stato buttato come invece aveva pensato di fare nel momento in cui uno sconosciuto per strada gli aveva consegnato quel piccolo e innocuo pezzo di carta. Adesso lo aveva cercato a lungo e per fortuna lo aveva trovato. Era la sua unica e ultima speranza. Aveva anche dovuto vincere diverse ritrosie, perchè ciò che stava facendo gli sembrava sinceramente un pò folle e non avrebbe mai voluto ricorrere a tanto. Poi però aveva capito che non c' era altra scelta, perchè il suo male non gli stava lasciando più alcuna via di scampo: più sognava, più la vita diventava un incubo. "Dott. Swansongs, specialista in rimozione illusioni oniriche", diceva il biglietto da visita che teneva in mano. Sotto tale dicitura compariva un numero telefonico. Troppo corto per essere un numero di telefono, però. Comunque lo compose. Nessun suono alla cornetta, come prevedibile: tutto silente, tutto muto, morto. Si sentì stupido. Ma ad ogni modo dall'altra parte immediatamente qualcuno rispose.

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