Era un pomeriggio estivo, di domenica, pigro e soleggiato. Le cicale tenevano il loro solito concerto tra le 4 e le 5 del pomeriggio, con la tipica melodia afosa,immutabile e incessante, che fa lentamente abbassare le palpebre e chiudere gli occhi. Numerose zanzare svolazzavano fameliche e di tanto in tanto si lanciavano sul bersaglio gigantesco seduto sotto il gazebo, per banchettare col sangue delle sue caviglie e dei suoi avambracci. Gli uccellini sui rami invece canticchiavano canzoni estive. O perlomeno così era ipotizzabile immaginare dato il periodo dell'anno. La pace assoluta regnava nel giardino sospeso nel tempo che cominciava inesorabile a liquefarsi, sempre di più, fino, alla fine, a scomparire completamente. Rialzai un poco le palpebre, indeciso se essere nella dimensione onirica o in quella reale, piuttosto che in una qualche via di mezzo, una sorta di atrio neutrale. Guardai un punto in lontananza dove si trovava un maestoso albero di magnolia. Dico dove si trovava perchè appunto esso era scomparso, o meglio quasi del tutto scomparso. Dalla cima, quasi di soppiatto, aveva iniziato a sparire lungo i massicci rami, poi le foglie e i fiori pieni e profumati. Adesso mancava solo qualche metro del ramo principale che si apprestava a dileguarsi nel nulla, mentre io lo osservavo stropicciandomi di tanto in tanto gli occhi, affinchè potessi essere sicuro di essere completamente sveglio. Quando infine mi avvicinai all'albero per toccarlo, in effetti dovetti constatare che era proprio sparito per davvero e che non era invece, molto banalmente, diventato invisibile, poichè la mia mano non aveva trovato alcun ostacolo battendo lì dove avrebbe dovuto essere il tronco. E mentre un vermetto si crogiolava nella terra umida, io girai lo sguardo casualmente verso un cespuglio che da sempre adornava il giardino. Era un cespuglio molto ampio. Dico era, un cespuglio molto ampio, poichè invece in quel momento si stava mutando in un piccolo cespuglio prima, in un cespuglietto ad un certo momento, e ad un cespuglino bonsay verso la fine. Poi come se nulla fosse, scomparve. Provai dunque a calpestarlo, ma non sentii alcun ramo spezzarsi sotto il peso del mio piede, nè tantomeno avvertii una qualche resistenza allo schiacciamento. Quindi anche il cespuglio era sparito. Di fatto, notai, l'intera parte di giardino davanti a me era svanita nel nulla: cancellata, strada e case dall'altra sponda della via comprese. Dietro di me invece, il resto del giardino, e il gazebo con la mia sedia (per fortuna) resistevano ben visibili e solidi. Vidi anche una farfalla svolazzare, posarsi un attimo sullo schienale della sedia, trovare il tutto poco interessante e quindi ripartire alla volta di una femmina da fecondare per poi morire. Andai quindi a sedermi sotto la provvidenziale ombra, meno calda del resto del giardino ma non proprio fresca, per distrarmi ascoltando un pò di buona musica dal mio lettore Mp3. Stava proprio sul tavolino, verso l'angolo in alto alla mia sinistra. Dico stava, perchè nel momento in cui lo cercavo, invece, non stava più. Forse stava altrove, pensai, e però: no. Non stava da nessuna parte. Feci appena in tempo a vedere l'ultima cuffia, la sinistra, dissolversi e non essere più. Rimasi in piedi, accanto al tavolino dove stava il lettore Mp3, alquanto interdetto e, devo ammetterlo, finalmente piuttosto incredulo, e agitato non poco, per quanto stava accadendo senza alcun preavviso. Oltretutto. La mia bocca, che per ovvi motivi non potevo vedere, doveva sicuramente essere altresì spalancata data l'enorme e insolita sorpresa. Lo dico anche perchè, mentre stavo lì impalato e immobile, una specie di insetto simile a una vespa, ma senza pungiglione, si avventurò nella mia cavità orale. Temetti di ingoiarla, ma invece questa, prima di potere fare danno, svanì come un ricordo lontano. Adesso le mie gambe, fino a quel momento perfettamente affidabili, per le intense emozioni patite in quel singolare pomeriggio, sentivo che stavano iniziando ad abbandonarmi e a farsi sempre più molli ed inconsistenti. Dovevo sedermi e appoggiare la testa al tavolino, rialzarla e risvegliarmi da quello che mi sarebbe piaciuto fosse stato un sogno. Dietro di me, sapevo esserci una sedia. Verde, per la cronaca. Così senza nemmeno voltarmi mi ci lasciai cadere sopra. La caduta durò un pò più del previsto. Abbastanza però da fare in tempo ad accorgermi dello scarto temporale rispetto a quella che poteva definirsi la norma. Quando cercai di comprendere cosa fosse accaduto, mi resi conto di essere seduto per terra, sull'erba soffice, che ancora resisteva alla nullificazione che tutte le cose stavano subendo(mentre la gran parte del giardino e delle cose circostanti, compresa la mia abitazione, nonchè il resto della via, della città e poi del mondo, non erano state tanto fortunati), e permaneva lì, stabile, piegandosi al vento, al suo posto. Le sedie, due verdi e due bianche, erano ovviamente sparite. Poi qualcosa cadde dal tavolo, che s'era anche esso dissolto, come una speranza, e picchiò sul suolo. Me ne ero scordato. Era il libro che stavo leggendo poco prima, quello stesso pomeriggio, quando un pò più di elementi punteggiavano il mio paesaggio puramente esteriore. Era anche un bel libro, perciò pensai che le cose stessero finalmente migliorando. Ora eravamo rimasti solo: il libro, io (ovviamente), che tenevo il suddetto libro in una mano, il suolo erboso (circa 50 metri quadrati), il vento di tanto in tanto, una bottiglia di plastica (maledetti incivili) e un cane che abbaiava da qualche parte. Il cielo era sparito invece. Mi resi immediatamente conto di quando il vento cessò definitivamente per dileguarsi anche egli, facendo sì che l'erba s'arrestasse dritta e ferma in maniera irreale e paurosa. Poi il cane smise di abbaiare e dovetti supporre ci avesse lasciato, nella sua concretezza sensibile, a sua volta. In realtà poteva anche semplicemente essersi stufato di abbaiare o essersi addormentato. La bottiglia di plastica, mannaggia, era ancora lì. Invece il suolo erboso, glaciale e immobile, stava sempre più velocemente diventando nulla. Come tutto il resto. Alla fine non mi restò che alzarmi in piedi, poichè stare seduto sul, o nel, vuoto assoluto, vi posso assicurare, crea un certo senso di disagio. Feci un giro su me stesso per guardarmi attorno, o almeno pensai di farlo, poichè senza riferimenti esterni è perfino difficile capire se ci si sta muovendo o meno. Ovviamente non c'era nulla di nulla lì. Ero perso e isolato nel vuoto. Per sempre, poichè il tempo non esisteva più. Solo, poichè il mondo e tutto il resto erano svaniti, unicamente con i miei vestiti e null'altro. Solo io, e i miei pensieri. E sai che bella compagnia. Almeno avessi un buon libro, pensai nel mio pensiero che era diventato tutto il mio mondo(assieme ai miei vestiti). Un buon libro!, esclamai a nessuno, in nessun punto di nessun luogo e in nessun momento. Di colpo mi ero reso infatti conto di stare stringendo qualcosa in una mano. La sinistra, mi pare. Guardai incuriosito la mia mano. Ciò che essa stringeva, ebbi modo di notare, era proprio un buon libro. Non me ne ero nemmeno accorto, in quel silenzioso trambusto generale, ma il libro non aveva mai lasciato questa realtà. Avevo continuato a stringerlo da quando lo avevo raccolto dal suolo, prima che esso svanisse. Non tutto era perduto. Mi sedetti a terra, fingendo ci fosse terra, e che questa fosse un prato, e aprii il mio libro. Iniziai a leggere, immerso nel silenzio del vuoto più totale dell'inesistenza; dapprima ancora riluttante e stranito, ma poi sempre più immerso e trascinato dalla vicenda narrata. E senza che me ne rendessi conto, quando diverso tempo dopo rialzai per un attimo lo sguardo, fu solo per scacciare una temeraria zanzara feroce che puntava diritta alla mia carotide, e tutto quell'incessante nulla che era intorno a me, fino a poco tempo prima, era come se fosse a sua volta svanito in se stesso, lasciando al suo posto un nuovo mondo in grado di poterne partorire almeno altri mille.
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