Ora che Michele
aveva ritrovato il suo più caro amico, Hanson, il suo fido telefono
cellulare smart, se si eccettuano ovviamente tutte quelle volte che
aveva squillato o vibrato nell'istante esatto in cui il giovane
Michele era entrato in doccia e aveva iniziato a insaponarsi, proprio
in quel frangente preciso, non un secondo dopo, nè uno prima,
finalmente poteva sentirsi di nuovo tutto ringalluzzito ed
estremamente confidente circa, non solo le sue possibilità, ma anche
quelle di tutta l'umanità, perchè, come tutti sanno, e Michele in
particolar modo, nulla è impossibile con il nostro affezionato
smartphone sempre al nostro fianco. Perfino, per dire, conoscere e
sapere tutte le cose del mondo, in un istante e con comodità. Salvo
il fatto poi di dimenticare tutto quanto appreso, circa 15 secondi
dopo. Certo il fatto di essere ancora insieme ad Hanson non poteva
cancellare lo scorno per la sconfitta subita, e Michele pensò con un
brivido che il suo modello di cellulare ora era uno in via
d'estinzione (ma non lo comunicò ad Hanson, per non spaventarlo
troppo adesso che si era da poco ripreso), ma soprattutto, non poteva
sotterrare sotto una valanga di notifiche dai social network(s), la
delusione del suo cuore per il tradimento subito da parte della sua
odiata amata. Eppure, pensava Michele, quando le loro labbra si erano
toccate, aveva sentito qualcosa provenire direttamente dal cuore di
Gianna, che non era la vibrazione del telefono smart della ragazza,
ma qualcosa di più grande, di caldo e di sincero. Tuttavia sentiva
che si stava solo illudendo, e prendendo in giro, perchè ciò che
era poi successo in quel maledettissimo store era stato assolutamente
chiaro ed inequivocabile. Perciò sospirò, come fanno sempre gli
innamorati delusi o non ricambiati, cioè in maniera stucchevole, patetica e fastidiosa, e
cercò di allontanare quel pensiero maledetto. Perchè ora, c'era
comunque una battaglia da combattere, perchè lui, Michele, non era
tipo da arrendersi, mai. Nemmeno in amore, pensò di sfuggita. Ma
immediatamente zittì questo molle pensiero, poichè in questo
momento l'amore non c'entrava, aihmè, dal momento che c'era una
guerra da portare avanti. Una guerra per la libertà, per la
giustizia, ma soprattutto per una migliore telefonia mobile, più
umana, come Hanson. Michele carezzò Hanson sul suo volto da adolescente
americano butterato cresciuto in una fattoria sperduta chissà dove, in cui
nemmeno un alieno atterrerebbe mai per sbaglio (ed infatti da dove
veniva Hanson, gli alieni non si erano mai recati. Mai mai? Gli
chiese un giorno Michele curioso. Never, rispose ovviamente Hanson).
Certamente, la situazione era tutt'altro che facile: i suoi due
compagni di missione probabilmente erano stati arrestati e fucilati.
Ma questo se lo meritavano, vista la loro dabbenaggine estrema. I
vertici, il direttore generale e il suo insuperabile, per fortuna,
assistente, se la erano data a gambe non si sa dove, a quanto pare.
Rimanevano perciò lui, il fido inserviente Gerard e, ovviamente, il
più temibile di tutti: il cestino dei rifiuti. Michele si voltò
sentendosi come osservato alle spalle: non si sbagliava. Salutò con
un cenno della mano il cestino dei rifiuti, che da figone com'era non
rispose nemmeno, ma semplicemente si accese una sigaretta col suo Zippo, calò la tesa del cappello e si avvicinò. "Allora, hai
parlato col fido inserviente Jerry?": domandò Michele, senza
guardarlo. "L'inserviente Jerry è sordomuto, ragazzo. Comunque
sì, ci ho parlato e lui mi ha risposto a chiare lettere che era dei
nostri. Anzi, lo ha fatto urlando." Urlando. Michele non ci
capiva più nulla, ma andava bene lo stesso. Quei due erano tipi
tosti. Specialmente quel dannato cestino. Dal fondo del corridoio si
sentirono dei passi sopraggiungere: anche l'encomiabile inserviente
li aveva raggiunti. Li guardò entrambi in maniera fugace, fece per
rimettere a posto il cestino dei rifiuti, ma poi capì subito che era
lui, quel cestino, e lo lasciò in pace. Michele sorrise per la prima
volta da giorni, quel sorriso stretto tipico di chi abbia paura di illudersi e tema di risentirsi felice troppo in fretta rispetto a quanto sarebbe opportuno. Ma la felicità, purtroppo, non si può controllare. Ora stavano
tutti e tre uno di fronte l'altro. Michele disse: "ci siamo
tutti, quindi. Andiamo?". I presenti, eccetto il cestino dei rifiuti, per ovvie ragioni, fecero cenno di sì con la testa. E si incamminarono così, in silenzio
assoluto, a parte il sordomuto inserviente, che cantava a bassa voce,
verso il quartier generale pearino di cui già vedevano l'oscuro
profilo stagliarsi sul cielo scuro e tuonante, di quel tardo
pomeriggio, alla sommità della collina fuori dalla città.
Forse, pensandoci meglio, questa sarebbe una fine capitolo più appropriata. No?
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