Ed eccomi ancora qui. Sempre allo stesso posto di prima, che finirà per essere anche il medesimo di poi. Attorno a me nulla è differente da come era ieri e a come lo sarà domani. Il tempo ovunque si è fermato. Solo io sono più vecchio di ieri. E la cosa peggiore è che dopodomani lo sarò ancora di più. Mentre attorno a me nulla, e dico nulla, sarà cambiato.
Anche questi fogli qui, sulla scrivania, ordinati, beh forse ordinati proprio no, alla rinfusa, mescolati tra loro, uno sopra l'altro... E questo che cazzo è? Guardo e rigiro il foglio tra le mani, leggo le prime righe: no, non c'entra nulla. Buttare.
Dicevo comunque, ammesso che qualcuno mi stia pur ascoltando, che anche questi fogli sulla mia scrivania, che dovrebbero essere gli incipit e alcuni brani intermedi di certe opere che starei scrivendo, siccome vorrei fare lo scrittore, sono gli stessi da mesi, sempre uguali a loro stessi e invariati. In verità potrebbe sembrare la stanza e la scrivania di un aspirante scrittore, sì. Però deceduto. Anche queste candele, che nelle mie intenzioni avrebbero dovuto contribuire a rendere l'ambiente più ispiratore e, in un certo qual modo, solenne, in realtà fanno sembrare tutto come parte di una camera ardente. Sì, potrei anche sdraiarmi sulla mia brandina e fingere di essere morto, con le mani incrociate sul petto, provando ad annullare ogni pensiero, come farebbe un cadavere in carne e ossa, sperando che da tanto annientamento possa nascere, come per contrasto, un nuovo parto di idee, una nuova vita da scrittore ispirato e produttivo. Ci provo. Mi sdraio e muoio. Sto morto per qualche minuto, ma nulla.
Ho provato, Dio se ho provato, in ogni modo, come ben sapete, a stimolare la mia creatività. Ma è tutto più o meno inutile, e quindi totalmente inutile. La verità, come già detto, è che non si può controllare, o incanalare in qualche modo, l'ispirazione, poichè infatti essa è più simile a un fiume in piena che a un torrente che scorre lento e costante. No, la piena invece quando passa passa e per quanto devastante, per fortuna, non dura molto. Quindi se non sei lì al momento opportuno, nisba. Diciamo anche che l'ispirazione è come un dannatissimo treno. Se passa dalla stazione, e si ferma solo un attimo, quando tu non ci sei..ti attacchi. Aspetterò quello dopo, pensi come prima cosa. Solo che quello dopo non passerà. Non perchè ci sia un qualche sciopero, ma perchè quello dopo semplicemente non esiste. Non ti rimane che sederti sulla banchina, ad attendere invano. Arriva anche il capostazione: "che combina signore, lì seduto? Serve una mano?", mi domanda gentilmente.
"Sì, io starei aspettando il prossimo treno..": rispondo pieno di speranza. Ma lui mi interrompe, quasi deridendomi, ma senza volermi umiliare, quasi addolorato a sua volta: "ma signore, non passerà più alcun treno da qui ". Quindi mi volta le spalle e se ne va, così come era venuto, e io non sono riuscito a tenerlo con me. Proprio come con te. E proprio come con l'ispirazione.
Quindi ho provato anche a tenere taccuino e penna sempre a portata di mano. Anche di notte, accanto al letto. Già, perchè è sempre lì, quando meno te lo aspetti e quando più sei vulnerabile, che nascono dal buio le cose migliori. Bella fregatura, se ci si pensa. Sì. Perchè, vuoi la pigrizia, vuoi il sonno oramai padrone del mio corpo, vuoi uno stato psico-fisico troppo alterato..e tutto viene rimandato al mattino dopo. Soltanto che il sole illumina troppo, e sbiadisce così tutto ciò che si nascondeva nell'invisibile, e che, paradossalmente, nella piena oscurità, era così chiaro.
Quattro, ben quattro idee, ben quattro partenze, quattro diversi sentieri iniziati e percorsi con fiducia e speranza, senza ben sapere dove portino e in che modo, ma solo per ritrovarsi poi smarrito nel bosco. E con la sera che inizia a calare e con il sole che mi saluta, non riesco a capire se con fare dispettoso o no.
Quindi mi guardo intorno spaesato, non ancora nel mezzo del cammin della mia vita, ma con passo deciso e ineludibile verso essa, cercando una qualche buona guida che possa condurmi fuori da questo confuso groviglio, dove si agitano fantasmi che mi dicono parole, che io però non riesco a capire e mi mostrano cose che io però non posso afferrare, verso la possibilità di rivedere finalmente chiare, nel cielo, le stelle.
Già le stelle. Del resto è già notte, sono seduto qui da ore e non riesco a dormire nè tantomeno a scrivere. Forse vale davvero la pena di uscire e contemplare il mistero degli astri. Anche se ciò significa ineluttabilmente che nemmeno questa sera riuscirò a diventare uno scrittore.
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