sabato 15 novembre 2014

In una giornata in cui piove così

Che fare in una giornata in cui piove così? Non si può certo uscire, in una giornata in cui piove così. Bisogna restare a casa, per forza, in una giornata in cui piove così. No, non si può certo pensare di...
Mi infilo le scarpe, prendo impermeabile e ombrello ed esco da casa. Fuori ovviamente piove e non c'è in giro nessuno. Non un'anima viva per le strade, non una a sinistra, nè tantomeno una a destra. Così inizio a camminare a caso, sotto la pioggia, senza una precisa direzione in mente. La pioggia ticchetta sul mio ombrello come un orologio che segni i battiti, anche se non c'è nessuno a subire lo scorrere inesorabile del tempo. La strada vuota fa un effetto strano, come se il mondo intero, per osmosi, fosse un enorme posto totalmente deserto, desolato e disabitato. E interamente circondato e avvolto da questa pioggia fitta e incessante. Immagino quindi di essere l'ultimo essere umano sulla terra e mi viene naturale domandarmi una cosa soprattutto: perchè io? Perchè proprio io ho avuto questo privilegio, o forse questa suprema malasorte, di essere rimasto l'ultimo e unico essere umano al mondo? Purtroppo, ovviamente non c'è nessuno che possa rispondermi, ed io stesso, l'ultimo uomo sulla terra, non sono in grado di farlo. Forse è solo fortuna penso. O forse, penso anche, è solo una questione di sfiga. Tutti gli altri si sono estinti e io invece solo mi trovo a vagare qui, sotto la pioggia, con l'acqua che si infiltra attraverso crepe invisibili nelle suole delle scarpe, fino ai miei piedi. Impreco forte, ad alta voce, come se qualcuno potesse sentirmi, ma chiaramente non è così. Ora ho i piedi freddi e bagnati e mi chiedo cosa cazzo sono uscito da casa a fare, con una giornata in cui piove così. Con quale speranza, per quale assurdo motivo, spinto da quale spaventosa e misteriosa forza? Non lo so. Non lo so. So solo che adesso devo andare, camminare, sotto la pioggia interminabile e onnipresente. Mi fermo un attimo, mentre guardo l'asfalto bagnato e le mille pozzanghere che si sono formate in esso. Dentro di queste si formano cerchi, per ogni goccia di pioggia che vi cade all'interno. Cerchi che si dilatano, si espandono e poi scompaiono senza preavviso e senza motivo apparente, e vengono immediatamente sostituiti da altri cerchi, che a loro volta si dilatano, si espandono e poi scompaiono senza preavviso e senza motivo apparente, venendo anche loro di volta in volta sostituiti da altri cerchi, che ancora, come in un gioco perverso, si dilatano e si espandono fino a scoppiare e sparire per sempre, solo per essere sostituiti da nuovi cerchi identici. Quei cerchi siamo noi, penso. E quindi riprendo a camminare sotto la pioggia e lungo la strada deserta, seguito come un'ossessione dal ticchettio delle gocce sul mio ombrello.
Non c'è nessuno con me, qui fuori, perchè a nessuno potrebbe venire in mente di uscire con un simile tempo, in una giornata in cui piove così. Perfino io penso costantemente che diavolo sono uscito a fare. L'ho fatto forse solo per bagnarmi piedi e calzi e quindi avere freddo? L'ho fatto perchè stare in casa con una simile oscurità mi spaventava? O forse avevo solo bisogno di andare a comprare delle sigarette? Non lo ricordo più oramai e ad ogni modo non ha più nessuna importanza.
Mi sono rassegnato al fatto di essere oramai l'unico essere vivente, perlomeno animale, ad abitare questo pianeta umido e freddo. Inizio ad abituarmici e a trovarmici piuttosto bene. Mi godo questa mia nuova condizione, che peraltro mi concede un dominio solitario, su tutte le cose. Un pò la condizione di Dio, mi viene da pensare. E subito mi sento triste per lui: non dovrei essere così duro nei suoi confronti quindi. Dio era, ed è, mi viene in mente, un uomo tanto solo da aver dovuto creare un universo intero per sfuggire a questa sua solitudine senza fine e senza rimedio. Mi sento di nuovo molto triste per lui. E anche per me, perchè in questo momento, e per l'eternità, io sono Dio. Ed è ovvio che nessuno dei due ce l'abbia fatta. Provo pena e solidarietà.
Giro perciò l'angolo, e anche dietro quell'angolo, piove. Peccato, avevo sperato con quel semplice gesto, con un mero passo, di poter cambiare dimensione e ritrovarmi in una sorta di Shangri-là, dove ovviamente non esiste nessuna pioggia. Ma è chiaro che non può, e non deve direi, essere così semplice. Che gusto ci sarebbe altrimenti.
Proprio tutto uguale però non è, al di là di quell'angolo di strada: qualcosa si muove in lontananza. Avanza su quattro zampe e scodinzola mentre mi si fa incontro. È un cane. Gli chiedo cosa ci faccia in giro in una giornata in cui piove così. E lui ovviamente non risponde. Non perchè non possa farlo, ma semplicemente perchè neppure lui ne ha la più pallida idea. Leggo dai suoi occhi, oltretutto, che non si aspettava affatto, come me, di incontrare qualche altro essere vivente, di origine animale, in una giornata in cui piove così. E che anche lui, nel suo piccolo, che non per forza debba essere più piccolo del mio, deve essersi sentito per un pò Dio. Lo vedo dai suoi occhi pieni di terrore e di smarrimento. È così che deve sentirsi sempre Dio. Questo è ciò che dico al mio nuovo amico, prima di congedarmi da lui.
Fatti pochi passi, in cui penso al triste destino dei cerchi nell'acqua, al tempo che batte e scorre anche se e quando nessuno lo avverte, e naturalmente al povero Dio e al suo tentativo estremo di uscire dalla solitudine, che è poi anche il mio, mi accorgo che il simpatico quadrupede scodinzolante mi segue. Lo lascio fare. Avanziamo così insieme, gli ultimi due esseri viventi sulla terra, in una giornata in cui piove così, e non pare volere accennare a smettere. Mentre mi guarda il cane sembra chiedersi, e chiedermi, che diavolo sia uscito a fare. Gli rispondo che ho tentato di fare un pò come Dio, e l'ho fatto solo, quindi, per sfuggire dalla solitudine che provavo a casa, nella speranza di incontrare qualcuno fuori. Pure in una giornata in cui piove così. Ma fuori, ovviamente, non c'è nessuno. Tutti sono chiusi in casa. Provo a osservare dentro le finestre che si scorgono dalla strada, ma dentro le case tutto è oscuro e morto. Quelle case sono vuote e abbandonate. Vacuità ed abbandono, mi viene da pensare.

Poi d'improvviso, svoltato un nuovo angolo, noto una figura che parrebbe proprio essere una umana. Di genere femminile per di più. È alta e con i capelli lunghi e chiari. Molto ben attrezzata, come si suol dire in certo tipo di gergo maschile. Guardo il mio amico cane, che mi strizza l'occhio e mi invita ad avvicinarmi. Intanto piove ancora molto forte, ed io osservo quella figura celeste attraverso miliardi di aghi di pioggia, tanti kamikaze che dal cielo scendono sulla terra per suicidarsi. Senza rimorsi e senza rancori. Lei anche mi vede, attraverso quelle tristi gocce di pioggia, mentre mi avvicino pensando a qualcosa di valido da dire nel tentativo di un brillante approccio. Ma mi viene solo in mente che ho i piedi bagnati e quindi, probabilmente, faranno anche un cattivo odore. Ma in fin dei conti, rimembro, sono l'ultimo esemplare di maschio umano su questo pianeta bagnato, e lei, per quanto ci sia dato di sapere, l'ultimo esemplare di donna umana. E per quel che vedo: che donna. Così mi sorride senza che quasi me ne accorga, e dunque anche io, non sapendo che altro fare, le sorrido. Devo solo attraversare la strada deserta, bombardata da continui attacchi celesti a base di pioggia, per raggiungerla. Solo pochi metri attraverso il nulla e sarò da lei e poi staremo insieme. Forse per un pò o forse per sempre. A questo punto non ha più importanza, dal momento in cui oramai il tempo non esiste più. Tutto è immobile, solo io mi muovo e sto per raggiungerla, sono quasi da lei. Devo solo attraversare la strada totalmente vuota. Ma all'improvviso mi devo fermare e sono costretto a scansarmi e a scansare il mio amico cane. Una macchina spunta dal nulla a gran velocità e passa sulla strada tra me e lei, e passando fa anche schizzare una pozzanghera, uccidendo non so quanti cerchi innocenti, che non hanno nemmeno avuto la fortuna di disintegrarsi da loro, e bagnandomi completamente. Ma a me non importa, perchè presto sarò da lei. La macchina transita, suonando il clacson in maniera inopportuna, rompendo quel ticchettio così familiare e ossessivo, ed io riapro gli occhi e mi asciugo il volto. Quindi guardo dall'altra parte della strada e mi rendo conto che lei non c'è più. Sparita, andata. Come un cerchio d'acqua dentro una pozzanghera, ma senza essere sostituita da nulla, se non dal vuoto. E quando mi giro anche il mio amico cane non c'è più. Avrà annusato l' odore di una cagnolina da qualche parte, credo. E ora sono di nuovo l'ultimo essere vivente sulla terra. In una giornata in cui piove così. Del resto che puoi pretendere, se non di essere solo al mondo, in una giornata in cui piove così?

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