Che fare in una giornata
in cui piove così? Non si può certo uscire, in una giornata in cui
piove così. Bisogna restare a casa, per forza, in una giornata in
cui piove così. No, non si può certo pensare di...
Mi infilo le scarpe,
prendo impermeabile e ombrello ed esco da casa. Fuori ovviamente
piove e non c'è in giro nessuno. Non un'anima viva per le strade,
non una a sinistra, nè tantomeno una a destra. Così inizio a
camminare a caso, sotto la pioggia, senza una precisa direzione in
mente. La pioggia ticchetta sul mio ombrello come un orologio che
segni i battiti, anche se non c'è nessuno a subire lo scorrere
inesorabile del tempo. La strada vuota fa un effetto strano, come se
il mondo intero, per osmosi, fosse un enorme posto totalmente
deserto, desolato e disabitato. E interamente circondato e avvolto da
questa pioggia fitta e incessante. Immagino quindi di essere l'ultimo
essere umano sulla terra e mi viene naturale domandarmi una cosa
soprattutto: perchè io? Perchè proprio io ho avuto questo
privilegio, o forse questa suprema malasorte, di essere rimasto
l'ultimo e unico essere umano al mondo? Purtroppo, ovviamente non c'è
nessuno che possa rispondermi, ed io stesso, l'ultimo uomo sulla
terra, non sono in grado di farlo. Forse è solo fortuna penso. O
forse, penso anche, è solo una questione di sfiga. Tutti gli altri
si sono estinti e io invece solo mi trovo a vagare qui, sotto la
pioggia, con l'acqua che si infiltra attraverso crepe invisibili
nelle suole delle scarpe, fino ai miei piedi. Impreco forte, ad alta
voce, come se qualcuno potesse sentirmi, ma chiaramente non è così.
Ora ho i piedi freddi e bagnati e mi chiedo cosa cazzo sono uscito da casa a fare, con una giornata in cui piove così. Con quale speranza,
per quale assurdo motivo, spinto da quale spaventosa e misteriosa
forza? Non lo so. Non lo so. So solo che adesso devo andare,
camminare, sotto la pioggia interminabile e onnipresente. Mi fermo un
attimo, mentre guardo l'asfalto bagnato e le mille pozzanghere che si
sono formate in esso. Dentro di queste si formano cerchi, per ogni
goccia di pioggia che vi cade all'interno. Cerchi che si dilatano, si
espandono e poi scompaiono senza preavviso e senza motivo apparente,
e vengono immediatamente sostituiti da altri cerchi, che a loro volta
si dilatano, si espandono e poi scompaiono senza preavviso e senza
motivo apparente, venendo anche loro di volta in volta sostituiti da
altri cerchi, che ancora, come in un gioco perverso, si dilatano e si
espandono fino a scoppiare e sparire per sempre, solo per essere
sostituiti da nuovi cerchi identici. Quei cerchi siamo noi, penso. E
quindi riprendo a camminare sotto la pioggia e lungo la strada
deserta, seguito come un'ossessione dal ticchettio delle gocce sul
mio ombrello.
Non c'è nessuno con me,
qui fuori, perchè a nessuno potrebbe venire in mente di uscire con
un simile tempo, in una giornata in cui piove così. Perfino io penso
costantemente che diavolo sono uscito a fare. L'ho fatto forse solo
per bagnarmi piedi e calzi e quindi avere freddo? L'ho fatto perchè
stare in casa con una simile oscurità mi spaventava? O forse avevo
solo bisogno di andare a comprare delle sigarette? Non lo ricordo più
oramai e ad ogni modo non ha più nessuna importanza.
Mi sono rassegnato al
fatto di essere oramai l'unico essere vivente, perlomeno animale, ad
abitare questo pianeta umido e freddo. Inizio ad abituarmici e a
trovarmici piuttosto bene. Mi godo questa mia nuova condizione, che
peraltro mi concede un dominio solitario, su tutte le cose. Un pò la
condizione di Dio, mi viene da pensare. E subito mi sento triste per
lui: non dovrei essere così duro nei suoi confronti quindi. Dio era,
ed è, mi viene in mente, un uomo tanto solo da aver dovuto creare un
universo intero per sfuggire a questa sua solitudine senza fine e
senza rimedio. Mi sento di nuovo molto triste per lui. E anche per
me, perchè in questo momento, e per l'eternità, io sono Dio. Ed è
ovvio che nessuno dei due ce l'abbia fatta. Provo pena e solidarietà.
Giro perciò l'angolo, e
anche dietro quell'angolo, piove. Peccato, avevo sperato con quel
semplice gesto, con un mero passo, di poter cambiare dimensione e
ritrovarmi in una sorta di Shangri-là, dove ovviamente non esiste
nessuna pioggia. Ma è chiaro che non può, e non deve direi, essere
così semplice. Che gusto ci sarebbe altrimenti.
Proprio tutto uguale però
non è, al di là di quell'angolo di strada: qualcosa si muove in
lontananza. Avanza su quattro zampe e scodinzola mentre mi si fa
incontro. È un cane. Gli chiedo cosa ci faccia in giro in una
giornata in cui piove così. E lui ovviamente non risponde. Non
perchè non possa farlo, ma semplicemente perchè neppure lui ne ha
la più pallida idea. Leggo dai suoi occhi, oltretutto, che non si
aspettava affatto, come me, di incontrare qualche altro essere
vivente, di origine animale, in una giornata in cui piove così. E
che anche lui, nel suo piccolo, che non per forza debba essere più
piccolo del mio, deve essersi sentito per un pò Dio. Lo vedo dai
suoi occhi pieni di terrore e di smarrimento. È così che deve
sentirsi sempre Dio. Questo è ciò che dico al mio nuovo amico,
prima di congedarmi da lui.
Fatti pochi passi, in cui
penso al triste destino dei cerchi nell'acqua, al tempo che batte e
scorre anche se e quando nessuno lo avverte, e naturalmente al povero
Dio e al suo tentativo estremo di uscire dalla solitudine, che è poi
anche il mio, mi accorgo che il simpatico quadrupede scodinzolante mi
segue. Lo lascio fare. Avanziamo così insieme, gli ultimi due esseri
viventi sulla terra, in una giornata in cui piove così, e non pare
volere accennare a smettere. Mentre mi guarda il cane sembra
chiedersi, e chiedermi, che diavolo sia uscito a fare. Gli rispondo
che ho tentato di fare un pò come Dio, e l'ho fatto solo, quindi,
per sfuggire dalla solitudine che provavo a casa, nella speranza di
incontrare qualcuno fuori. Pure in una giornata in cui piove così.
Ma fuori, ovviamente, non c'è nessuno. Tutti sono chiusi in casa.
Provo a osservare dentro le finestre che si scorgono dalla strada, ma
dentro le case tutto è oscuro e morto. Quelle case sono vuote e
abbandonate. Vacuità ed abbandono, mi viene da pensare.
Poi d'improvviso,
svoltato un nuovo angolo, noto una figura che parrebbe proprio essere
una umana. Di genere femminile per di più. È alta e con i capelli
lunghi e chiari. Molto ben attrezzata, come si suol dire in certo tipo di gergo maschile. Guardo il mio
amico cane, che mi strizza l'occhio e mi invita ad avvicinarmi.
Intanto piove ancora molto forte, ed io osservo quella figura celeste
attraverso miliardi di aghi di pioggia, tanti kamikaze che dal cielo
scendono sulla terra per suicidarsi. Senza rimorsi e senza rancori.
Lei anche mi vede, attraverso quelle tristi gocce di pioggia, mentre
mi avvicino pensando a qualcosa di valido da dire nel tentativo di un
brillante approccio. Ma mi viene solo in mente che ho i piedi bagnati
e quindi, probabilmente, faranno anche un cattivo odore. Ma in fin
dei conti, rimembro, sono l'ultimo esemplare di maschio umano su
questo pianeta bagnato, e lei, per quanto ci sia dato di sapere,
l'ultimo esemplare di donna umana. E per quel che vedo: che donna.
Così mi sorride senza che quasi me ne accorga, e dunque anche io,
non sapendo che altro fare, le sorrido. Devo solo attraversare la
strada deserta, bombardata da continui attacchi celesti a base di
pioggia, per raggiungerla. Solo pochi metri attraverso il nulla e
sarò da lei e poi staremo insieme. Forse per un pò o forse per
sempre. A questo punto non ha più importanza, dal momento in cui
oramai il tempo non esiste più. Tutto è immobile, solo io mi muovo
e sto per raggiungerla, sono quasi da lei. Devo solo attraversare la
strada totalmente vuota. Ma all'improvviso mi devo fermare e sono
costretto a scansarmi e a scansare il mio amico cane. Una macchina
spunta dal nulla a gran velocità e passa sulla strada tra me e lei,
e passando fa anche schizzare una pozzanghera, uccidendo non so
quanti cerchi innocenti, che non hanno nemmeno avuto la fortuna di
disintegrarsi da loro, e bagnandomi completamente. Ma a me non
importa, perchè presto sarò da lei. La macchina transita, suonando
il clacson in maniera inopportuna, rompendo quel ticchettio così
familiare e ossessivo, ed io riapro gli occhi e mi asciugo il volto.
Quindi guardo dall'altra parte della strada e mi rendo conto che lei
non c'è più. Sparita, andata. Come un cerchio d'acqua dentro una
pozzanghera, ma senza essere sostituita da nulla, se non dal vuoto. E
quando mi giro anche il mio amico cane non c'è più. Avrà annusato
l' odore di una cagnolina da qualche parte, credo. E ora sono di
nuovo l'ultimo essere vivente sulla terra. In una giornata in cui
piove così. Del resto che puoi pretendere, se non di essere solo al
mondo, in una giornata in cui piove così?
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