C'è una strage
silenziosa che si compie tutti i giorni sulle nostre strade. E non deve
aspettare il week-end per compiersi, perchè succede quotidianamente.
È la strage di tutti
quei piccoli mammiferi, ricci e nutrie in primo luogo, ma anche
simpatiche pantegane, che, senza un apparente motivo, provano ad
attraversare una qualche strada interurbana che attraversi un qualche
campo coltivato, nel bel mezzo della campagna, tagliandola in due come
una ferita non rimarginabile.
Chiunque si sia trovato a
transitare per una di queste strade, saprà bene a cosa mi riferisco:
giacciono spiaccicate, a miriadi, tante carcasse di questi buffi
animaletti, che però paiono non tener tanto conto di quei moniti
piuttosto espliciti e brutali, costituiti dai corpicini dilaniati dei
loro compagni. Molti provano ad avventurarsi dall'altra parte, senza farsi impressionare. Solo
pochi possono raccontare, qualora qualcuno glielo chiedesse, di
esserci davvero riusciti.
Io stesso, passando per
uno di quei posti nel mezzo delle nostre campagne, mi sono ritrovato
immerso irrimediabilmente nei miei pensieri, chiedendomi perchè
questi piccoli ma nobili mammiferi, sicuramente molto coraggiosi, o
forse solo incoscienti, dovessero rischiare una tale posta, la loro stessa esistenza, pur di
attraversare quelle strade della morte e giungere dall'altra parte
del campo. Cosa li attrae, nonostante la vivida e abbagliante (di
notte) prospettiva di una morte violenta, verso quella striscia di
cemento e poi, verso quel campo dall'altro lato?
C'è forse un qualche
tesoro o qualche altro premio, per chi riesce nell'impresa?
La risposta però, è che
no: non c'è nulla dall'altra parte come un particolare premio, o un
misterioso e ricco tesoro, che spinga eserciti di nutrie e ricci, e
qualche topolino, ad attraversare la strada.
Semplicemente, invece,
come mi fu spiegato in seguito da uno di loro, un'anziana e saggia nutria, tutti quegli ingenui
animaletti pensano che al di là del campo qualcosa, o forse tutto,
sia diverso da come è da questa parte.
Diverso nel senso di
migliore? No, non è detto che sia la prospettiva di qualcosa di
migliore quella che li rende così ansiosi, e incapaci di resistere, di compiere la
pericolosissima traversata. Semplicemente, ciò che gli interessa è
l'eventualità, e neanche la certezza, di qualcosa che sia puramente e solamente diverso, dall'altra parte: qualcosa che si
possa chiamare cambiamento, appunto. E poi novità, avventura, emozione, vita.
Poi però, perlomeno
quelli che riescono a farlo, una volta giunti dall'altro lato del
campo, al di là della mortifera strada interurbana che attraversa
come un coltello la campagna, scoprono che pure di là tutto è
uguale a come era dall'altra parte. E che infine non c'è nulla di diverso.
Nessun commento:
Posta un commento