martedì 11 novembre 2014

La strage silenziosa


C'è una strage silenziosa che si compie tutti i giorni sulle nostre strade. E non deve aspettare il week-end per compiersi, perchè succede quotidianamente.
È la strage di tutti quei piccoli mammiferi, ricci e nutrie in primo luogo, ma anche simpatiche pantegane, che, senza un apparente motivo, provano ad attraversare una qualche strada interurbana che attraversi un qualche campo coltivato, nel bel mezzo della campagna, tagliandola in due come una ferita non rimarginabile.
Chiunque si sia trovato a transitare per una di queste strade, saprà bene a cosa mi riferisco: giacciono spiaccicate, a miriadi, tante carcasse di questi buffi animaletti, che però paiono non tener tanto conto di quei moniti piuttosto espliciti e brutali, costituiti dai corpicini dilaniati dei loro compagni. Molti provano ad avventurarsi dall'altra parte, senza farsi impressionare. Solo pochi possono raccontare, qualora qualcuno glielo chiedesse, di esserci davvero riusciti.
Io stesso, passando per uno di quei posti nel mezzo delle nostre campagne, mi sono ritrovato immerso irrimediabilmente nei miei pensieri, chiedendomi perchè questi piccoli ma nobili mammiferi, sicuramente molto coraggiosi, o forse solo incoscienti, dovessero rischiare una tale posta, la loro stessa esistenza, pur di attraversare quelle strade della morte e giungere dall'altra parte del campo. Cosa li attrae, nonostante la vivida e abbagliante (di notte) prospettiva di una morte violenta, verso quella striscia di cemento e poi, verso quel campo dall'altro lato?
C'è forse un qualche tesoro o qualche altro premio, per chi riesce nell'impresa?
La risposta però, è che no: non c'è nulla dall'altra parte come un particolare premio, o un misterioso e ricco tesoro, che spinga eserciti di nutrie e ricci, e qualche topolino, ad attraversare la strada.
Semplicemente, invece, come mi fu spiegato in seguito da uno di loro, un'anziana e saggia nutria, tutti quegli ingenui animaletti pensano che al di là del campo qualcosa, o forse tutto, sia diverso da come è da questa parte.
Diverso nel senso di migliore? No, non è detto che sia la prospettiva di qualcosa di migliore quella che li rende così ansiosi, e incapaci di resistere, di compiere la pericolosissima traversata. Semplicemente, ciò che gli interessa è l'eventualità, e neanche la certezza, di qualcosa che sia puramente e solamente diverso, dall'altra parte: qualcosa che si possa chiamare cambiamento, appunto. E poi novità, avventura, emozione, vita.

Poi però, perlomeno quelli che riescono a farlo, una volta giunti dall'altro lato del campo, al di là della mortifera strada interurbana che attraversa come un coltello la campagna, scoprono che pure di là tutto è uguale a come era dall'altra parte. E che infine non c'è nulla di diverso.

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