lunedì 8 dicembre 2014

All' autogrill ( 2 di 2)

Fui colto dal terrore e quasi il bicchiere di vetro mi scivolò dalle mani. Sia le parole in sè, sia l'espressione che assunse subito dopo averle pronunciate non lasciavano presagire nulla di buono. Il suo volto divenne ancora più duro e questa volta sembrava decisamente cattivo, come posseduto da un'entità oscura.
"Che c-cosa?":fu l'unica cosa che riuscii a dire dopo qualche secondo di balbettamenti.
"Molto semplice. Io sono stato incaricato di ucciderti. Uccido dietro ricompensa, dietro lauta ricompensa. Sono un professionista, il migliore. Puntuale e affidabile."
"Cazzo...": esclamai in un misto tra sbigottimento e terrore. Il cuore iniziò a battermi forte. La situazione era pessima. Senza nemmeno saperlo avevo aiutato il mio sicario ed ero stato condotto alla sua tana, dove avrebbe potuto terminare il suo lavoro in tutta tranquillità e senza nemmeno dover faticare troppo.
Avrei voluto semplicemente alzarmi, salutare e andarmene, oppure svanire d'un tratto nel nulla. Ma non credo avrei potuto farlo. E comunque non avevo ancora finito l'ottimo whiskey che Gianni mi aveva offerto, forse per addolcirmi la pillola della morte. Quindi se volevo salvarmi dovevo sbrigarmi a bere.
"Non sapevo chi tu fossi, quando mi hai aiutato. L'ho scoperto solo alla banca, guardando per caso la foto. Ho avuto una grande fortuna oggi. Mi sei venuto tra le mani da solo come un salmone che risalga, saltando fuori dall'acqua, la corrente. Io ovviamente sono l'orso e ti ho preso al volo. E oltretutto mi hai anche salvato dai cacciatori. Non che quei due sbirri avrebbero potuto fermarmi. Ma sicuramente mi avrebbero ostacolato e fatto perdere del tempo prezioso. Così ho pensato di non dirti nulla e di portarti fino alla mia tana e compiere il mio lavoro. Anche perchè penso che se ti avessi detto la verità, non mi avresti aiutato e te la saresti data a gambe."
Parlava con una piattezza inumana, senza nessuna emozione, senza nessun movimento del volto che potesse indicare una qualche sensazione. Era monumentale e pragmatico,calmo e freddo. Sono cose che mi hanno sempre terrorizzato in un uomo, senza che questo volesse uccidermi. Potete immaginare in un contesto del genere. Tremavo di paura e non osavo quasi respirare. Non mi negai però il piacere di un sorso di whiskey ghiacciato.
"Vedo che tremi giustamente": disse sorridendo. Forse quella situazione bizzarra lo divertiva.
"No, sciolgo i muscoli": risposi io.
Sorrise ancora e si girò dall'altra parte dandomi le spalle e parlando verso il muro.
"Sono sempre stato il migliore nel mio lavoro. Mai sbagliato un colpo in oltre trent'anni. Sempre rapido ed efficiente al massimo. Se ci fosse un maledetto certificato di qualità per i serial killer, io ne avrei uno. Individuo le mie vittime, le avvicino e le uccido. Poi prendo qualcosa di loro come souvenir. Una sorta di modo per restare in connessione con le persone cui tolgo la vita, una specie di continuità spirituale e cazzate del genere. Scommetto che tu capisci. Qui ne vedi parecchi. L'auto di oggi...sei stato provvidenziale prima. Mi hai salvato dalla polizia, pur sapendo che come minimo ero un ladro. Perchè lo sapevi. Avevi intuito qualcosa al volo, sei un tipo sveglio. Io l'ho capito subito".
Annuii e deglutii pesantemente. Non potevo farmi i dananti cazzi miei all'autogrill? Perchè cazzo avevo deciso di aiutare un delinquente? Sì, perchè aveva ragione Gianni. Avevo capito che c'era qualcosa di losco in lui. Per questo l'ho aiutato. 
Avevo una paura fottuta. Cercavo con le dita il bicchiere di whiskey sul tavolino e non lo trovavo.
Si girò ancora verso di me e mi sorrise. Poi cambiò nuovamente espressione, riassumendo quella sua aria così inespressiva e glaciale che mi annichiliva e mi terrorizzava. Tirò fuori dalla tasca di una giacca appesa ad un gancio a muro una pistola, e me la puntò addosso. Vedevo il buco nero della canna e avvertii come la sensazione di esservi risucchiato all'interno fino ad un luogo dove non ci sarebbe stato alcun rumore e alcun tono di colore. La mia morte. Per omicidio dietro ordine. Mai avrei immaginato ciò da bambino. O forse sì. Ad ogni modo era fatta, e presto sarebbe finita. Diedi l'ultimo sorso e chiusi gli occhi, attendendo lo sparo. Mi batteva il cuore forte e sudavo freddo, ma per il resto non sentivo più nulla. Nemmeno la paura ad un tratto. Ero diventando un pò come Gianni. Freddo, glaciale e indifferente davanti la morte. Come se fosse qualcosa che non mi riguardasse nemmeno.
Attendevo lo sparo, ad occhi chiusi. E desideravo solo che arrivasse. In fretta. Attendevo lo sparo. E poi il vuoto. Ecco che ora arriva. Lo sparo. 



"Ma ho deciso di non ucciderti": mi rivelò all'improvviso mentre aspettavo il "bang".
"Ti devo un favore in fondo. Mi hai aiutato anche se sapevi che ero un ladro e mi hai salvato dalla polizia. Ho anche io un codice d'onore, pure se ti sembrerà strano. Non posso uccidere una persona che mi ha salvato il culo, non voglio. E poi...e poi quello stronzo che ti vuole morto...io non lo posso sopportare. Però paga piuttosto bene, capisci? Ecco perchè non lo ammazzo a mia volta. Altrimenti lo avrei fatto, credimi. È uno che se lo merita, quel viscido pervertito."
riaprii gli occhi: "eh?".
O stavo sognando, oppure ero già morto. Troppe emozioni. Mi stavo iniziando a scocciare. Bevvi dell' altro whiskey. 

Gianni si riavvicinò alla finestra e tenendo le mani incrociate dietro la schiena, iniziò a scrutare il cielo fuori con aria quasi malinconica. Stava pensando a qualcosa con la sua solita aria fissa e assorta, come una statua.
Aveva detto a Fabio che non lo avrebbe ucciso, ma il ragazzo non era comunque ancora così tranquillo. Nemmeno il whiskey servì a calmarlo e finì il bicchiere che il cuore ancora gli batteva forte. Ebbe un sussulto, quando Gianni si voltò di scatto verso di lui, riprendendo vita dalla sua immobilità di marmo. Lo fissò qualche secondo come al solito. Fabio stavolta si rese conto che più che fissare, Gianni lo stava penetrando con lo sguardo, andando alla ricerca di non si sa che cosa.
"Perchè quello vuole ucciderti?": chiese all'improvviso.
"Pensavo tu lo sapessi..": rispose Fabio.
"No, io non sono pagato per sapere le cose. Sono come un soldato, io devo agire, eseguire. Non sapere. Non conoscere."
"Ma adesso stai insubordinando."
"Ho anche io un mio codice di onore, te lo ripeto. Anche i soldati lo hanno."
Fabio calò gli occhi sul pavimento e restò così per un pò pensando a questo codice di onore. L'onore di un killer seriale, di un mercenario.
"Non lo puoi capire. Non starci nemmeno a pensare": gli suggerì Gianni con un sorriso tra l'amichevole e lo scherno, di chi sicuramente aveva già provato a riflettervi su e aveva capito che tutto sarebbe stato inutile e che quello era solo tempo sprecato. Come sempre.
"Sì..": sillabò Fabio.
Il codice di onore consisteva semplicemente nel fatto di essere stato salvato e di dovere ricambiare il favore. E disubbidire ad un ordine, in questo caso. Tradire la parola data, il proprio marchio di fabbrica. Per così dire. Ma non importa se in ballo c'è l'onore. L'onore è la cosa più importante. Fabio pensava a queste cose. Le capiva, ma restavano assurde. E lui era uscito solo per comprare le sigarette. Ma era domenica, i tabaccai erano tutti chiusi e aveva perso la tessera sanitaria per acquistare dal distributore automatico. Così aveva dovuto ripiegare per l'autogrill più vicino. A volte gli imprevisti sono più grandi di noi e tavolta è la casualità, e non il progetto di vita, studiato e preparato nei dettagli, a influenzare e a decidere come andrà la nostra esistenza. Quasi sempre anzi, per non dire sempre. E questo era ancora più assurdo.
Gianni si sedette di fronte a Fabio. Occhi negli occhi, una cosa che Fabio riusciva a sopportare a fatica. Prese la bottiglia di whiskey e riempì di nuovo i due bicchieri.
Il volto di Fabio si illuminò e il cuore rallentò almeno un pò. Strinse il bicchiere, buttò giù il liquore e Gianni subito gliene verso un altro.
"Grazie": disse Fabio.
"Vedi, se non ti uccido è anche per severa antipatia che provo verso chi ha commissionato il tuo assassinio. Dovresti conoscerlo bene: il signor Andrighetti": disse Gianni.
Fabio ebbe un sussulto. Ma nemmeno tanto grande. Doveva aspettarselo. Il mondo degli affari era così.
"Allora che gli hai fatto?": continuò Gianni.
Fabio restò a fissare i suoi piedi e il pavimento per qualche secondo, poi alzò la testa per guardare Gianni. Lo fissò quasi alla stessa maniera in cui l'assassino fissava le persone. Senza emozioni, freddo. Come la morte, prima di falciare una nuova vittima.
Gli disse: "affari. Vuole uccidermi semplicemente per affari. Io sono diventato da un pò di tempo un continuo rischio per lui. La classica mina vagante."
"Continua..": Fabio gli spiegò che aveva lavorato per lui, come uomo fidato del suo staff, un consigliere insomma, una specie. Però ad un certo punto aveva voluto uscirne, perchè aveva scoperto cose che non lo facevano stare in pace con la sua coscienza. Affari troppo sporchi. Fabio non era un moralista e sapeva che dove entrava il denaro, l'aria finiva poi sempre per puzzare. Ma quello che era troppo era troppo, e in alcuni casi il fetore diventava irrespirabile. E Fabio non avrebbe mai voluto morire soffocato.
"Che tipo di affari?"
"Schiavismo, traffico di esseri umani. Acquista i disperati clandestini come schiavi e li sfrutta nei suoi stabilimenti illegali. E poi spionaggio. Spionaggio di alti livelli, con tutto ciò che comporta. Penso che tu sappia bene cosa c'è dietro a queste cose (Gianni annuì). Io gli ho parlato della mia volontà di uscirne. Dovevo capire come stavano le cose, quando mi disse: "o stai con noi, o non stai con nessuno". Che gran figlio di puttana a volermi uccidere però, in fondo non sono nemmeno andato a denunciarlo come avrei dovuto. Non credi Gianni?"
"Già! Anche perchè non vuole nemmeno sporcarsi la camicia per farlo. Scansafatiche..."
Iniziarono a ridere insieme, quasi come vecchi amici e Fabio si sorprese un pò di stare ridendo su una cosa simile, seduto con la persona che avrebbe dovuto ucciderlo. Ma non troppo in fin dei conti. Poi scolarono la bottiglia di whiskey, continuando a parlare e a ridere fino a che non si fece notte fonda.

PROLOGO

Lo stavamo inseguendo da più di mezz'ora oramai, da quando aveva lasciato il suo ufficio. Aveva imboccato l'autostrada a tutta velocità. Adesso era tranquillo, sicuro che tutto si fosse sistemato. Non sapeva minimamente che i ruoli si erano invertiti dalla sera prima. Adesso lui era la preda, mentre pensava di essere una tigre e di divorare l'asfalto, contornato dal sole rosso che iniziava a morire. Ad un tratto mise la freccia per entrare in un' area di servizio. Gianni sorrise appena, ma gli occhi ebbero un lampo sfavillante. Mi guardò in segno di intesa. Era tempo di mettersi al lavoro.
Quella era la stessa area di servizio dove tutto era cominciato. Pensai ad una simpatica coincidenza, ma Gianni mi spiegò tutto: "avevamo qui appuntamento per il saldo del pagamento, capisci?"
Feci segno di sì e fui percorso da un brivido lungo la schiena, pensando che quel denaro era per la mia morte. Ma ora non importava più. Era tempo di mettersi al lavoro, appunto.
Parcheggiammo a qualche metro di distanza da lui, che scese dall'auto e si diresse dentro con piglio sicuro.
"Sarà nel bagno degli uomini": mi confidò Gianni.
Poi mi disse di andare, e fare presto. Gianni guadagnò il posto di guida e tenne il motore acceso.
Scesi dall'auto e raggiunsi il bagno. Vidi quell'orrendo porco obeso darsi una rinfrescata al viso e mi misi dietro di lui, alle sue spalle, aspettando che rialzasse la sua testa di cazzo. Finalmente la alzò. Ebbe un gran sussulto, quando vide la mia immagine riflessa accanto alla sua. E non sbagliò. Si girò lentamente e quando fu completamente voltato la canna della pistola, provvista di silenziatore, che Gianni mi aveva dato, gli premeva contro la fronte. 
Fu un attimo. Un sibilo tanto sommesso quanto definitivo e letale. Quasi come il morso di un serpente di metallo. Poi presi il resto dei soldi ed uscii. Gianni mi aspettava in auto.

FINE 

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