Spazio- tempo. Qualche punto al largo di esso. Due dimensioni parallele girano sul loro asse. Si stacca una vite dal cardine di una delle due che si scontra con l'altra.
Una città qualunque, un appartamento squallido qualunque, in una dimensione qualunque.
Ed si svegliò di malumore. Come poteva essere diversamente? Era nei guai fino al collo, se non c'era vento. Troppi pensieri per dormire bene, financo per dormire in realtà. Non appena aprì gli occhi vide, appoggiato sul comodino accanto al letto, un sudicio pezzo di carta stropicciato che gli ricordava quanti giorni mancavano al pagamento dell'affitto. Decisamente troppo pochi. Mancavano infatti solo due giorni. Due settimane fa. Che brutto risveglio, si ritrovò a pensare Ed. E non era quella la prima volta che gli accadeva di pensarlo.
Ed non aveva un lavoro purtroppo. Per carità, non che morisse dalla voglia di averlo. Viveva in affitto in una topaia, quando era pulita, ed era in ritardo con l'affitto. "Ultimo avviso". In banca la situazione non era migliore di certo. Anzi, meglio stare lontano dalla banca. Se non si era armati e coperti in volto ovviamente.
Ed viveva con un amico, un piccolo delinquente (automobili per lo più), ancora più in canna di lui. Guardò quel fottuto foglio ancora una volta, dopodichè si rigirò e richiuse gli occhi.
Fu svegliato da un potente schiaffo sulla nuca. Era il suo convivente, quel coglione, l'amico di prima:Bob.
Il primo istinto fu quello di alzarsi dal letto e riempire la faccia di pugni a quello stronzo buono a nulla. Ma era pur sempre un amico (probabilmente l'unico). E poi oggi in testa aveva uno strano pensiero e un umore singolare. Non sapeva. Si era svegliato così.
"Hey bob, pensa se ci fosse un altro mondo oltre questo, dove io sono ricco a manetta e non devo fingermi morto con i creditori": gli disse dal letto mentre si accarezzava lo scroto.
Bob lo guardò stranito per qualche secondo, poi abbozzò una specie di sorriso da stronzo e gli disse: "ma che cazzo stai dicendo? Tu saresti un morto di fame anche in un qualunque altro mondo possibile".
Poi esplose in una risata gracchiante e fastidiosa da sberleffo.
"Parlo sul serio Bob. Magari tu di là saresti una persona importante. Tipo un serial killer, o un maniaco depravato del cazzo".
"Figlio di puttana!!!": urlò Bob. Ci era rimasto male. Il suo fratellastro infatti era proprio un pazzo maniaco fuori di testa e attualmente si trovava in una prigione di stato a scontare un paio di ergastoli.
"Toccato..comunque potrei iniziare con te, testa di cazzo".
Bob era proprio un amico alla fine. Un idiota imbroglione, sudicio grassone e alcolizzato. Ma un amico.
Ricercato dalla banca che avrebbe continuato a chiamare per i loro fottuti soldi, se solo si fosse potuto permettere un telefono. Indietrissimo con l'affitto, una ruota dell'auto a terra, e un pò di acidità di stomaco, Ed si alzò comunque e si diresse verso il bagno, sotto la doccia.
Era una giornata del cazzo come tutte le altre. Di merda, pensava Ed lavandosi il culo. Chissà che non fosse stata un'associazione di idee. Ma c'era qualcosa di diverso in quello squallore quotidiano. C'era il frigo vuoto, eccettuati gli scarafaggi. C'era bob che puzzava e non si voleva lavare. C'era disordine e sporco ovunque. Ma c'era anche qualcosa in più. C'era un pensiero fisso in testa, come un foglio di giornale attaccato al frigo con segnata qualche scadenza poco leggibile e troppo vicina. Le dimensioni parallele. Dove sono ricco e pieno di donne..
Pensava a questo sotto la doccia. Ai soldi, alle donne, agli altri mondi, le bollette, quel bastardo del padrone di casa, Bob ,le sue ascelle fetenti...
Troppi pensieri in testa. Ed non fece attenzione ad appoggiare i suoi piedi bagnati. Scivolò battendo la testa. E svenne.
Quando si risvegliò, il primo pensiero che gli venne in mente, dopo le imprecazioni di rito ovviamente, che non furono sicuramente poche, fu: ma dove cazzo mi trovo?
Era evidente che non era a casa sua, dato che dormiva su un letto a due piazze con baldacchino e con le gambe non infestate dalle tarme. Inoltre c' erano molti soprammobili in quella stanza. Più che in tutto il suo appartamento-topaia. E nessuno di quei fottuti soprammobili sembrava qualcosa che lui volesse avere nella sua casa.
"Booooooooooooooooooooooob", urlò: "dove cazzo seiiiiiiiiiiii? Vieni quiiiiiiiiiiii!!! Muovi quel fottuto culo lardoso!!!"
Al posto di Bob, però, si presentò una ragazza bella e distinta. Odorava decisamente troppo di fiori per essere Bob, e oltretutto non gli somigliava per nulla. Per fortuna.
Portava in mano la colazione quella dolce ragazza. Lo guardò sorridendo, tanto che Ed sentì che gli veniva duro, e disse:" ben svegliato, mr Ross (era il suo nome, in effetti)".
Ed avrebbe avuto una voglia matta di buttarsela nel letto e farsela, però tutto ciò che fece fu limitarsi a domandare:" scusami dolcezza, potresti dirmi dove sono?"
La ragazza scoppiò in una musicale risata: "sempre in vena di scherzi, mr. Ross. Già di prima mattina".
Ad ogni modo, vedendo che mr. Ross continuava a sembrare confuso e disorientato, gli rispose che si trovava a letto nella sua villa ed era stato svegliato alle otto e trenta come aveva ordinato.
Gli occhi di Ed si spalancarono come le gambe di una ragazza facile di quelle che trovi al DAN'S BAR, quando hai qualche dollaro in più da spendere.
"Ordinato?": dal tono della voce e dalla faccia di cemento che gli era venuta, ed essendosi seduto di scatto sul letto, si capiva che era quantomeno stupito.
"Ordinato, a chi?": volle puntualizzare.
Alla ragazza, il comportamento del suo datore di lavoro, continuò ad apparire piuttosto strano ,anzi le parve che si fosse proprio mangiato il cervello, ma da brava cameriera si sforzò di restare tranquilla e ben disposta, del resto mr. Ross era di suo un tizio piuttosto inusuale. Così rispose, sfoggiando il migliore dei sorrisi:" ha espressamente disposto così ieri sera, al signor TRAPMAN, subito dopo la riunione".
Ed scoppiò a ridere, quasi fino alle lacrime. La cameriera pensò, si convinse più che altro, che il suo principale fosse impazzito e temette perfino di perdere il lavoro. Ma fortunatamente per lei, il suo datore di lavoro, mr. Ross, non era uscito di senno.
Trapman. Ovvero Bob. Era un uomo del suo entourage, un suo servitore in quella casa immensa che pareva fosse sua. Non poteva fare a meno di ridere.
Congedò la splendida ragazza, pensando che con lei non era certo finita qui, e con l'esplicita richiesta di mandargli in camera il suo fido Bob.
"Ehm...mr. Trapman".
Sì, pensò: chiamami quel testa di cazzo. E si riaccucciò sotto le coperte con un' espressione lieta e felice come quella di un bambino in procinto di fare una scorpacciata di caramelle e dolciumi in un mondo fatto di zucchero.
Bob, o per meglio dire mr. Trapman, entrò con un' aria decisamente distinta, altolocata e indossando un vestito molto elegante. Avrebbe anche perfino emanato un piacevole profumo, se non fosse stato che la sua pelle puzzava di per sè. Salutò il suo capo con rispetto e professionalità.
"Vedi testa di cazzo? Le dimensioni parallele. Te l' avevo detto,coglione!!!".
Il flemmatico mr.Trapman, prodotto ultimo di una dinastia di servitori presso famiglie di altissimo rango sociale e dinastie nobiliari antiche quanto la luna, educato e istruito nelle migliori scuole per maggiordomi, rimase alquanto allibito dall' atteggiamento così singolare del suo padrone, ma tuttavia, come la sua innata discrezione gli insegnava, non scosse ciglio. Lui era un fottuto professionista.
Si limitò a dire:" non so di cosa stia parlando, signore". E a sfoggiare un sorriso di circostanza, ma che si sarebbe tranquillamente potuto credere vero.
"Hehe...Lo so io, Bob. Stà pure tranquillo".
"Sono tranquillissimo, signore": e via nuovamente con quel magnifico sorriso di circostanza che avrebbe ingannato chiunque.
Era bello cullarsi nella bambagia tra coperte pulite e in una stanza senza spifferi e sporco. Quasi irreale, ma bello.
"Fammi capire amico mio. Questa è casa mia?": chiese Ed a mr. Trapman.
"Certo,signore".
E un altro sorriso fece capolino sulle labbra di Ed che cominciava ad abituarsi a quella sensazione.
"E cosa farei nella vita per avere tutto ciò? Cosa sono? Un boss della droga, un signore delle armi?"
Il servitore a questo punto tacque per un pò e si assicurò che il suo datore di lavoro stesse bene. Quando mr. Ross disse che non era mai stato meglio, nemmeno quella volta in cui aveva trovato due pezzi da cento appena fuori da un localaccio da cui era stato allontanato perchè non aveva un soldo. Solo allora mr. Trapman rispose alla sua ultima domanda, tradendo comunque un visibile ragionevole dubbio sulle sue condizioni mentali.
"Lei possiede banche, signore. E diverse proprietà immobiliari, lasciti della sua potente famiglia".
A questa rivelazione Ed non seppe più trattenersi. Scoppiò in una folle, immensa risata e poi pensò che il destino, il caso, la magia o quel diavolo che era (sì, pure il diavolo) era davvero un fottuto comico nato.
"Ora la ruota sì che è girata,ahahahah!!!!"
Ma chi aveva voglia di alzarsi dal letto, se i soldi sarebbero comunque arrivati anche se non ci si fosse recati al lavoro? Prima una bella dormita, senza pensieri e sudici fogli di debiti e pagamenti arretrati sul comodino. Poi la dolce ragazza che gli aveva portato la colazione.
"Desidero dormire, Bobby. Ci si vede".
E così congedò il suo più fido domestico, che uscì visibilmente preoccupato.
Che botta di culo, pensò Ed chiudendo gli occhi e appoggiando la testa al morbido cuscino. Poco dopo dormiva con un sorriso angelico disegnato sul viso.
"Hey stronzo,svegliati!!!": era la voce di Bob, e c' era anche il fetore. Il fetore? Si alzò di scatto come una molla in tensione a cui venga tolto l'appiglio che la bloccava, guardò Bob e vide un grezzo grassone unto e poco presentabile, che lo guardava con viso poco acuto ed espressione inebetita.
Si guardò attorno. Sporcizia ovunque, puzza e biglietti di insolvenze in ogni dove. Sentì anche uno spiffero che lo colpiva alle spalle.
"No, cazzo!! La topaia, nooo!!!!"
La topaia era come i nostri amici usavano chiamare il loro miserrimo appartamento. E in effetti quello sarebbe stato proprio un nome adatto per la loro abitazione, non fosse stato che faceva schifo anche ai topi.
Bob lo fissò con aria beota tra l' innervosito e il dubbioso, e quel tipo di espressione gli dava un'apparenza molto più idiota di quanto non fosse realmente. Diciamo che oggettivamente non gli rendeva giustizia. Poi diede in una risatina stupida e lo apostrofò: "e dove diavolo avresti dovuto essere? Nella tua villa lussuosa? Ah,idiota! Non sai nemmeno farti una doccia".
La botta in testa! Pensò Ed. Evidentemente doveva essere stata quella la causa di quel sogno così realistico. Sì: null'altro che una strana coincidenza, perchè continuava a pensarci e la botta, lo svenimento avevano provocato il suo sogno. Restò lì tra l'incerto e il deluso (e l'intontito). Aveva voglia di piangere, ma non aveva voglia di farlo davanti a quel coglione di Bob. Quindi si lasciò sfuggire solo uno sconsolatissimo: "cazzo!"
Bob, intanto, continuava a ridacchiare, sfottendolo.
"Da quanto tempo sono a terra?"
"Pochi secondi, tranquillo. Ho sentito la tua testa da stronzo sbattere..hehe..sembrava fosse caduto un sacco di merda per terra, ed infatti è proprio quello che è successo."
Pochi secondi? Forse era colpa del tempo distorto del sogno, ma dall' altra parte..per così dire..doveva essere passata almeno mezz' ora. O anche più. La distorsione del tempo. Di sicuro.
"Cazzo!!": esclamò ancora di scatto Ed.
"Che cazzo succede, cazzo?!": chiese Bob,scattando anche lui per riflesso.
Ed gli raccontò che quella giornata gli pareva ancora più merdosa, per via di un sogno che aveva fatto quando era svenuto. Un sogno molto vivido, reale, caldo. Ma non puzzava. Un sogno dove lui era ricchissimo e si sarebbe fatto una cameriera fantastica da non fare dormire la notte, e che invece lui (quel coglione di Bob) era il suo servitore. Qui gli scappò una risata.
Bob non la prese altrettanto bene: "io il tuo servitore? Mai!! Mi puoi succhiare l'uccello!!! Quanto alla cameriera..se la tocchi ti apro la gola!!!! AHAHAHAHA".
Non c'era che dire: Bob era davvero un tipo simpatico.
Tornarono però seri all'improvviso, quando sentirono dei pugni colpire la porta d'ingresso, in una maniera in cui qualcuno che fosse stato lì in visita di cortesia non avrebbe mai bussato.
Ed domandò: "che cazzo c'è?"
"Nulla..solo creditori. Hanno chiamato mentre dormivi e hanno avvisato che sarebbero arrivati nel pomeriggio. Ed ora è pomeriggio, in effetti..mi è saltato di mente di dirtelo quando hai fatto quel casino in bagno."
"Merda!!! Stavolta ci uccidono, nel vero senso della parola."
"Lo so"
"Dobbiamo scappare"...
"Già!"
Dovete sapere che due tipi di creditori seguivano i nostri amici. Quelli autorizzati dalla legge a farlo (le banche). E i cosiddetti usurai, ovvero banche non dichiarate e non autorizzati dalla legge. Ma nella sostanza cambiava ben poco. Soltanto, i primi si limitavano a lasciarti in mezzo alla strada senza nemmeno un ricambio di mutande e ti costringevano a elemosinare per mettere qualcosa sotto i denti.
I secondi, invece, se eri troppo insolvente,ti dissolvevano. Ho reso l'idea? Quindi gli strozzini veri e propri erano infine molto più compassionevoli e caritatevoli delle banche ufficiali che invece preferivano prolungare la tua agonia e renderla peggiore possibile.
La fuga fu molto lunga. Quando tornarono la casa era distrutta. Cioè, lo era un pò più di prima, ma se non aveste avuto familiarità con l'ambiente non ve ne sareste neanche accorti.
Ed sì buttò stremato, nel volto e nell'animo, sul materasso pulcioso che aveva come letto. Pensava al sogno. Si addormentò vestito.
"Mr.Ross, la cena è servita. Se vuole lavarsi, il bagno è pronto."
Era mr. Trapman. Bob Trapman.
Immerso fino al petto in una Jacuzzi di dimensioni olimpioniche, mr. Ross, detto anche Ed, ripensava al sogno che aveva fatto di essere povero. O a quello che stava facendo adesso di essere ricco. Nel suo cervello regnava la confusione. Quale era la vera realtà? Forse nessuna o forse tutte e due pensava Ed. Certo che di là era nei cazzi fino al collo. Mentre qui era immerso in acqua appena calda che gli massaggiava il corpo con le sue frizzanti bollicine regolabili su ben tre intensità. Voglio dire: tre. Era una cosa da fottuti principi per Ed. Due situazioni alquanto opposte. Come ad uno specchio che però anzichè riflettere, ribalta.
Terminato che fu il suo bagno, si recò a desinare. Cucina italiana, una vera delizia.
Bob, con la sua aria distinta che tanto lo faceva ridere, gli stava di fronte, controllando che tutto andasse bene ed annunciando le varie portate, cosa quest 'ultima che stava irritando Ed, il quale di gran lunga avrebbe preferito una sorta di effetto sorpresa e soprattutto che gli fosse permesso, per una volta, di godersi in pace la sua cazzo di cena. Però il cibo era squisito e soprattutto molto. Per non parlare del vino.
"Hey mr.Trapman! Siediti qui a mangiare con me, forza."
"Ehm...sicuro signore?"
"Cazzo, muoviti Bob! Non sei mai stato timido a ingozzarti come un porco. Avanti non fare il damerino, così da bravo."
Bob si sedette a mangiare con educazione e garbo, senza mai appoggiare, nemmeno una volta i gomiti al tavolo. Il suo padrone invece si ingozzava come se non ci fosse un domani. E per quanto poteva saperne Ed, non è detto che ci sarebbe stato alcun domani. Perciò è evidente che facesse bene a mangiare per tre persone.
"Auaaah!!! Ora sono sazio!! Dov' è quella simpatica cameriera, Bobby?"
"Ehm...signore, veramente è tornata a casa": rispose mr.Trapman.
Ed fu un pò spiazzato. Questo non lo aveva previsto. Poi si rasserenò, perchè lì tutto era rasserenante e "paraculato", se si poteva passare il termine. Domani comunque non mi scapperà, pensò. E sorrise.
Il mattino dopo mr. Ross fu svegliato di buon'ora. Non la prese bene, ovviamente. Per circa un'ora imprecò e insultò tutti. Poi però, dopo un rilassante massaggio e un buon bagno turco, si calmò.
Che bello essere viziati, pensava Ed.
Quella mattina avrebbe dovuto recarsi alla banca, poichè c'era un affare che richiedeva la sua presenza e la sua attenzione, e che evidentemente quegli idioti dei suoi impiegati, che pure pagava profumatamente, non erano in grado di risolvere da soli. Due creditori insolventi, due reietti umani senza soldi, che chiedevano la sua pietà e l' ennesima proroga.
Davanti alla sua banca provò ancora un pò di timore ad entrare. Di solito quando lo faceva era per chiedere una proroga (come i due tizi che doveva incontrare) ed entrava a testa bassa e usciva con una rabbia enorme e la voglia di procurarsi una pistola e regolare i conti con tutti quegli stronzi a modo suo. Ma stavolta le parti si erano invertite, come ad uno specchio, perciò non c'era nulla di cui preoccuparsi.
Entrò. Tutti gli impiegati si inchinarono e porsero i loro omaggi. Ed individuò subito due impiegate interessanti e disse ad un uomo del suo staff di chiamargliele in ufficio dopo.
Non pareva vero, sembrava di essere capitati in un' altra dimensione. Ma probabilmente non era null'altro che un sogno. E allora meglio goderselo prima che la pesante mano di Bob lo svegliasse, sbattendogli contro la nuca o la faccia.
"Vede, mr. Ross..Noi sappiamo di essere molto indietro..."
"Sì,indietrissimo...": confermò l'altro, mentre era intento a pulirsi sotto le unghie.
"Lascia parlare me, idiota"
Così cominciarono i due debitori al cospetto di mr. Ross.
Più li guardava, più avrebbe voluto smetterla di parlare di debiti e guai e topaie. Non c'era bisogno che gli dicessero nulla. Sapeva già tutto. Fin troppo bene.
Comunque quei due tipi erano alquanto strani. Se non fosse stato per l'evidente povertà del loro abbigliamento, e che trasudava dal loro aspetto esteriore, si sarebbe potuto dire, per via del loro portamento fiero e dei baffi che portavano in maniera particolarmente curata rispetto a tutto il resto delle loro persone, che quei due non fossero gli accattoni, straccioni che sembravano. O perlomeno che non lo fossero da sempre. E forse non lo sarebbero stato nemmeno a lungo.
"Mr. Ross, la preghiamo. Due settimane. Le chiediamo solo due settimane e troveremo quei dannati soldi schifosi...dovessimo anche ipotecare la nostra casa."
"Dove vivete, mr. TRINK?": chiese Ed, sorseggiando il suo caffè macchiato con panna e condito da uno spruzzo di polvere al cacao che al suo palato gli dava la sognante sensazione di essere tornato bambino.
"Maner street 1543, mr. Ross e..."
"Puaaaah!!!": mr. Ross sputò tutto il caffè in faccia al suo interlocutore, che rimase immobile ed in silenzio. Poi si alzò e urlò: "che cazzo ti salta in mente, banchiere del mio cazzo!?!"
Molto semplice, pensò mr. Ross. Maner street,1543. Era..è...il suo domicilio: la topaia. Maner street 1543. Restò sbigottito e impallidì. Quei due uomini erano lui e Bob, ovvero mr. Trapman. Cioè avrebbero potuto, dovuto forse, essere loro due, e sentiva che in un altro spazio, in un altro tempo lo erano. Non sapeva perchè, ma ne era convinto.
"Che cazzo mi salta in mente?": riprese scuotendosi mr. Ross.
Restò un pò in silenzio, pensando a cosa gli fosse saltato in mente.
Poi ci arrivò subito: "signori...scordatevi il vostro debito. E a buon rendere..."
I due non ci credevano. Iniziarono a balbettare, sembrando anche più imbecilli del solito, a fare domande senza senso, a comportarsi in maniera ancora più patetica, stupida e impacciata. Ma alla fine preferirono restare in silenzio e, anche se non comprendevano cosa fosse accaduto, non fare altre domande, onde non rischiare di rovinare tutto.
"Sì, siete assolti e cercate di bazzicare lontano da questi postacci da ora in poi".
"Già, può dirlo forte mr..mr..come cazzo si chiama? Sì, certo: Ross, mr. Ross. Può contarci...qui è meglio non entrare. A meno che non si sia armati e col volto coperto."
Ed rise forte e pensò che quell' uscita gli ricordava qualcosa. Ma non ricordava esattamente cosa. Proprio così, disse tra sè.
Uno spiffero del cazzo arrivava sulle spalle di Ed che stava dormendo con la schiena rivolta alla finestra. Giù in strada gente urlava e imprecava. Si sentiva l' odore dell' alcol e della miseria sottostante salire dalla strada.
Ed riaprì gli occhi piano. Non avrebbe nemmeno voluto, perchè aveva capito dove si trovava. Di nuovo.
Appena li aprì e fu in grado di riconoscere oggetti e figure, si ritrovò davanti il nasone pustoloso di Bob che lo fissava a bocca aperta.
"Amico chiudi quel letamaio, ti prego. Non sto bene. E che diavolo hai mangiato ieri sera? Immondizia?"
Bob continuava a guardarlo a quel modo. Sembrava contento. O forse era solo la sua solita faccia da imbecille
"Che succede, Bob? Perchè hai quella faccia da coglione?"
Bob rispose: "questa mattina è venuto il postino, ci ha portato questa..leggi."
Era una lettera dalla banca.
"Cazzo!!!! Una lettera dalla banca...Natale viene in anticipo quest' anno? Belle notizie, eh? Che c'è scritto? Che ci confischeranno l' ano entro domani? E la lettera doveva arrivare ieri? Beh, se lo prendano pure il mio dannato ano: spero solo che lo trovino bello sporco. Anzi, farò in modo che lo trovino bello sporco e..."
"Leggi amico": lo esortò Bob, il quale era stranamente entusiasta davanti alla solita lettera della banca.
Ed lesse: "Spett.li mr. Ross e mr, Trapman, Vi comunichiamo che la banca, nella mia persona di direttore, ha deciso di annullare i vostri debiti con decorrenza immediata. Firmato: mr. TRINK, direttore generale".
Mr. Trink? Non ho già sentito questo nome? Sì..ma dove? Non ricordo, è strano.., pensò Ed.
"Beh, chi se ne fotte": urlò subito dopo. Poi si rimise a dormire, felice e senza debiti, non prima però di avere abbracciato, quasi fino a soffocarlo, e schiaffeggiato affettuosamente quella puzzolente canaglia del suo fido amico Bob.
Spazio-tempo, un punto indefinito al largo di esso. Guasto al cardine di una dimensione parallela riparato.
L' incidente ha causato uno scontro tra due dimensioni con relativo passaggio infra-dimensionale di individui, con relativi scambi di ruolo. Situazione attuale e definitiva: debiti annullati. Si riprendano a fare girare i mondi e si ordini la manutenzione di tutti i cardini entro questa settimana.
FINE FINALE
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