mercoledì 24 settembre 2014

Il mio amico uccelletto

Tempo fa c'era un uccelletto che si veniva sempre a posare sul mio davanzale. All'inizio ero incerto e dubbioso su come comportarmi, anche perchè sono un tipo molto timido e fatico un pò a relazionarmi con gli altri. Ma poi col tempo diventammo ottimi amici, perchè era un bravo uccelletto e mi faceva sentire a mio agio e sicuro come non mi capitava spesso con la maggior parte degli altri uccelletti. Passavamo molto tempo insieme, che scorreva così, naturale e placido, come scorre l'acqua di un fiume. Quando l'uccelletto veniva a trovarmi, spesso e volentieri cinguettava per me, e con me, ed era un vero diletto sentire la sua delicata voce e ammirare il suo tenero sorriso quando smetteva e mi guardava con aria complice. Io gli sorridevo di rimando e stavo bene con lui sul mio davanzale. Talvolta gli davo delle bricioline di pane, o di focaccia alle olive, che lui amava moltissimo. All'inzio era lui a dovermele chiedere, ma poi, man mano che ci conoscevamo e capivamo meglio, non c'era più bisogno che parlasse che io andavo di mia iniziativa a prendere del pane da sbriciolargli affinchè lo gustasse insieme a me. Altre volte invece si posava sulla mia spalla, e insieme andavamo a fare dei lunghi giri nei boschi, circondati dalla bellezza e dalla natura. Il sole splendeva e riscaldava tutto, illuminandolo di una luce nuova. Era tutto tanto semplice e perfetto da sembrare finto, irreale: da sembrare un incantesimo. Così quando mi resi conto di ciò ebbi subito molta paura, perchè come lessi nei libri di fiabe tanto tanto tempo fa, gli incantesimi a volte si spezzano e quando ciò accade non è più possibile tornare indietro. Non si può mai tornare indietro. 
Poi un pomeriggio, dal mio terrazzo, dove stavo col mio amico uccelletto a trascorrere qualche ora spensierata, notai all'orizzonte delle nuvole comparire ed ingrossarsi e farsi nere, nerissime e poi coprire anche il sole e preannunciare un diluvio coi fiocchi. Guardai subito il mio amico uccelletto e mi sembrò d'improvviso preoccupato, molto preoccupato. Così, senza capire bene il perchè, anche io mi sentì tale e un qualche non so che mi diceva che presto qualcosa sarebbe accaduto. Qualcosa di non bello. Era il vento gelido che si era alzato, mentre io guardavo triste l'uccelletto e lui guardava triste me, a darmi questa impressione. Nessuno parlava, ma ognuno di noi, inconsciamente, aveva già capito tutto ciò che c'era da comprendere, pur senza sapere bene cosa.
"Devo volare via, oppure mi bagnerò tutto. Ma tornerò, non ti preoccupare, non appena la tempesta sarà finita": mi disse l'uccelletto, facendomi un sorriso che mi provocò un oscuro sussulto interiore.
"Ok...": risposi cercando di credergli con tutto me stesso, e anche qualcosa in più, e sforzandomi di sorridere a mia volta, ma riuscendo solo a farmi salire un magone che poi divenne un groppo al cuore, perchè dentro di me pioveva già a dirotto e io non potevo fingere che non mi stessi bagnando, perchè non sono mai stato in grado di farlo.
L'uccelletto così volò via e si voltò anche a salutarmi e mi diede appuntamento a presto, io lo salutai e intanto il temporale stava arrivando e il vento fischiava con violenza inaudita, così io dovetti tornare dentro e osservare il mio amico uccelletto che scompariva lontano.

Il mattino dopo il sole tornò a risplendere, ma io non mi sentivo felice. Il mio amico uccelletto non tornò mai più. Io lo aspettai per giorni, ma come sapevo, lui non sarebbe tornato mai più, benchè preparassi sempre del pane, o della focaccia con le olive, che tanto gli piaceva, e benchè a volte lo lasciassi lì, dove lui si posava, e stavo per ore a guardare e a sperare in silenzio, fino a che, a un certo punto, non riuscivo più a stare immobile, osservando il posto dove il mio amico uccelletto stava sempre e quindi rientravo dentro, chiudendo tutto alle mie spalle. Ora il mio davanzale è vuoto, talvolta sento altri uccelletti fischiare e canticchiare, e li scambio per il mio vecchio amico. Ma quando corro fuori, il davanzale è vuoto e non c'è più nessuno lì per me, nessuno che mi aspetti per salirmi in spalla e andare a fare un giro nei boschi. Talvolta lo guardo, quel davanzale spoglio, con solo delle briciole di pane che nessuno mangia più e che il vento spazza via crudelmente alla sera, e ho molta nostalgia del mio uccelletto, che se ne è andato e, per quanto io possa aspettarlo, non tornerà più.  

1 commento:

  1. Ciao: non sono il tuo genere, questo l'ho capito. Se tuttavia ti fa piacere condividere i tuoi racconti o le tue bozze in privato mi trovi @yahoo.it . Il tuo Laodamante

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