lunedì 22 settembre 2014

L' ultimo uomo al mondo (Rehearsal)



Un uomo, un giorno, stava passeggiando per una strada della sua città. In giro non c' era nessuno ed il sole stava tramontando placidamente all' orizzonte, come è solito fare ogni giorno da tempi oramai immemori. Si fermò un attimo ad osservarlo, finchè non sentì che la nostalgia di qualcosa, un qualcosa di imprecisato, stava per catturarlo. Allora l'uomo riprese saggiamente a camminare lungo il marciapiede senza voltarsi, per cercare di tenerla indietro. Ad un tratto arrivò davanti un negozio di animali, chiuso oramai da tempo. Si fermò a guardarne la vetrina, che presentava ancora delle gabbie vuote e, qua e là, buttati alla rinfusa, articoli classici come guinzagli, cibo per animali e ruote per criceti. Ancora la nostalgia per il suo amato cane, che non c'era più, non si sa se morto o fuggito, questo non mi è stato riferito da nessuno, lo stava per travolgere, come il suo vecchio cane lo travolgeva ai tempi di leccate e feste sfrenate con una coda letteralmente impazzita. Così riprese a camminare lungo quella strada deserta. Chissà dove sono andati tutti, si ritrovò a pensare. Sentì un rumore, come di una voce in lontananza: si voltò da quella parte e rimase immobile per qualche secondo, rizzando le orecchie, certamente in senso metaforico ma nemmeno troppo. Poi realizzò che era solo il vento ad averlo tratto in inganno. Rimase fermo ancora per qualche istante, come indeciso sul da farsi, se aspettare un'altra folata di vento oppure no, finchè non si scrollò e ricominciò a camminare, non appena sentì la nostalgia arrampicarsi su per la sua schiena come un innocente ragnetto. Camminava mesto e sconsolato, quindi, pensando a quando quella era la strada più affollata della città, piena di odori, rumori, sapori, persone, automobili..
Automobili? Era convinto di averne sentita una alle sue spalle sopraggiungere velocemente. Ma quando si fu fermato e poi voltato, potè constatare immediatamente,che la carreggiata era vuota: nessuna auto, sicuramente, ma nemmeno un calesse.
Rimase per qualche secondo a pensare: poi la nostalgia per l'odore di benzina. E riprese a camminare.
Era quasi giunto alla fine della via, che gli era venuta una gran sete. Pensò di farsi una birra, e accanto a lui, come per un caso del fato, c' era la porta di un bar. L'aprì ,ma il bar era completamente vuoto, in disordine e polveroso. La birra, che un tempo aveva riempito il locale dei suoi odori, delle sue grasse risate e delle urla concitate delle discussioni alcoliche di uomini e donne, anziani, giovani e di mezza età, non scorreva più dalla spina e i tavoli di legno del bar erano, tristemente, vuoti. Rimase dentro il locale un pò. Ne uscì non appena vide la nostalgia avvicinarsi al suo braccio e tentare di afferrarlo come fa un vecchio ubriacone molesto quando reclama attenzioni da sconosciuti. Ah, vecchi cari ubriaconi molesti.
Appena fuori, riprese a camminare, sempre verso il sole tramontante. Era quasi buio e un venticello leggero si era sollevato con discrezione. Un volantino svolazzante gli arrivò diritto sul volto, coprendogli per un attimo gli occhi e quindi la sua visuale sul mondo. Se lo levò di dosso e lo lesse.
Reclamizzava un gran raduno, con migliaia di persone festanti, musica e divertimento. Lo guardò attentamente, rendendosi conto che una certa nostalgia tornava prepotente, benchè lui avesse tentato di ingannarla al bar, dicendole che andava in bagno e scappando poi da una delle finestre dal retro del locale: a lui piacevano le feste, la gente e la musica. Anche se non necessariamente in quest'ordine.
Restituì il volantino al vento, che lo portò con sè per qualche metro, prima di abbandonarlo al suolo. Quando vide quella scena, si sentì come quel pezzo di carta e la nostalgia lo brandiva da ogni parte.
Si girò e ripartì per la sua via, lungo quella strada ventosa e vuota ad esclusione di lui e un volantino di carta. Maledetta nostalgia, si ritrovò a pensare.
Poco dopo si ritrovò a girare l' angolo di quella strada, sconsolato, e giunse ad una piazzetta. Lì sentì delle voci confuse che si sovrapponevano, il rumore di mille motori e il puzzo di benzina. Sentì l'odore del cibo uscire dai ristoranti,e dovette arrestarsi di scatto nei pressi dell' entrata di un locale, per l' andirivieni caotico e privo di armonia di persone, che gli ostacolava il passo in ogni direzione in cui lui tentava di spostarsi. Alla sua destra un cane abbaiava, mentre alla sua sinistra si sentiva della musica ad alto volume, troppo alto .Davanti a lui il mondo intero con la sua freneticità incontrollata.
Che fastidio la folla e i suoi rumori, si ritrovò a pensare il pover' uomo, mentre finalmente riprendeva il cammino interrotto, verso quella strada vuota da cui era venuto solo: lui, il sole tramontante, il vento, il volantino svolazzante e la sua dolce compagna nostalgia che ci aveva decisamente dato dentro con l'alcol al bar, e adesso stava vomitando.

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