Devo scrivere. Devo scrivere, per
diventare il più bravo scrittore al mondo. Devo buttar giù
qualcosa, qualsiasi cosa. Non importa il genere o l' argomento, l'
importante è che sia, come si dice in gergo, roba forte. È per
questo che mi alzo nottetempo, talvolta interrompendo languidi sogni
caldi, e mi butto alla scrivania. Cerco l'ispirazione. L' aspetto
come un amante attende la propria amata: pieno di speranze. Ma lei
non arriverà mai, e lui starà lì insonne invano. Talvolta pare che
qualcosa sorga dal profondo dell' animo, ma poi: o è una cazzata, o
è troppo poco perfino per tirarci fuori, per dire, una poesia
ermetica. Vergo pagine su pagine, che a loro volta stanno sopra altre
pagine. Poi immancabilmente le accartoccio e le butto via. Dopo
qualche ora ho le ginocchia che affondano nella carta e rischio di
annegare in questo mare di fumose parole al vento, le quali sono
peraltro, come mi è stato detto e ripetuto, prive di ogni interesse
e potenziale. Potenziale: ecco cosa serve ad uno scrittore che
intenda elevarsi al di sopra di centinaia di altri suoi poveri
simili, che ogni anno, ogni mese, e ogni giorno, danno alle stampe, o
perlomeno ci provano, e offrono al duro e spietato giudizio del mercato, le loro opere, sperando
nella benevolenza di tanti sconosciuti lettori potenziali.
Potenziale, appunto. Ecco ciò che serve.
Da bambino volevo fare lo scrittore,
convinto che sarebbe stato un lavoro dove non avrei dovuto faticare
poi molto, avrei potuto vivere una vita da esteta, circondato da
piaceri, di certo non solo spirituali, di ogni tipo (ma perlopiù di
genere femminile), mentre in cambio, avrei ricevuto onori e laute
ricchezze, nonchè la stima eterna di tanti comuni mortali
(soprattutto, mi auguravo, di genere femminile). Ora so,
inequivocabilmente, che non è così, soprattutto per ciò che concerne, purtroppo, il genere femminile. Inoltre, a dispetto delle aspettative e delle dicerie comuni, mi sento stanco, non solo
fisicamente, ma anche mentalmente. E degli onori e delle laute
ricchezze non ne vedo traccia alcuna in questo monolocale spoglio,
freddo e...ma che è questo odore? Stavo per dire puzzoso, ma non importa. Forse domani mi
troverò un nuovo lavoro, un vero lavoro. Scriverò un CV come mai se
ne sono visti, da grande scrittore, da par mio. Compilo il primo,
utilizzando tutta la mia arte e la mia perizia. Lo rileggo, non mi
piace: fa schifo. Lo accartoccio e ne preparo un altro, che poi
rileggo. E accartoccio, perchè non mi piace e fa schifo: non ha
trama, è scontato e prevedibile, e poi non ha mordente e non ha
alcun potenziale. Proprio come me.
A roon of One's Own di Virginia Woolf: te la raccomando. Baci.
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