mercoledì 24 settembre 2014

Voglio fare lo scrittore 2

Devo scrivere. Devo scrivere, per diventare il più bravo scrittore al mondo. Devo buttar giù qualcosa, qualsiasi cosa. Non importa il genere o l' argomento, l' importante è che sia, come si dice in gergo, roba forte. È per questo che mi alzo nottetempo, talvolta interrompendo languidi sogni caldi, e mi butto alla scrivania. Cerco l'ispirazione. L' aspetto come un amante attende la propria amata: pieno di speranze. Ma lei non arriverà mai, e lui starà lì insonne invano. Talvolta pare che qualcosa sorga dal profondo dell' animo, ma poi: o è una cazzata, o è troppo poco perfino per tirarci fuori, per dire, una poesia ermetica. Vergo pagine su pagine, che a loro volta stanno sopra altre pagine. Poi immancabilmente le accartoccio e le butto via. Dopo qualche ora ho le ginocchia che affondano nella carta e rischio di annegare in questo mare di fumose parole al vento, le quali sono peraltro, come mi è stato detto e ripetuto, prive di ogni interesse e potenziale. Potenziale: ecco cosa serve ad uno scrittore che intenda elevarsi al di sopra di centinaia di altri suoi poveri simili, che ogni anno, ogni mese, e ogni giorno, danno alle stampe, o perlomeno ci provano, e offrono al duro e spietato giudizio del mercato, le loro opere, sperando nella benevolenza di tanti sconosciuti lettori potenziali. Potenziale, appunto. Ecco ciò che serve.
Da bambino volevo fare lo scrittore, convinto che sarebbe stato un lavoro dove non avrei dovuto faticare poi molto, avrei potuto vivere una vita da esteta, circondato da piaceri, di certo non solo spirituali, di ogni tipo (ma perlopiù di genere femminile), mentre in cambio, avrei ricevuto onori e laute ricchezze, nonchè la stima eterna di tanti comuni mortali (soprattutto, mi auguravo, di genere femminile). Ora so, inequivocabilmente, che non è così, soprattutto per ciò che concerne, purtroppo, il genere femminile. Inoltre, a dispetto delle aspettative e delle dicerie comuni, mi sento stanco, non solo fisicamente, ma anche mentalmente. E degli onori e delle laute ricchezze non ne vedo traccia alcuna in questo monolocale spoglio, freddo e...ma che è questo odore? Stavo per dire puzzoso, ma non importa. Forse domani mi troverò un nuovo lavoro, un vero lavoro. Scriverò un CV come mai se ne sono visti, da grande scrittore, da par mio. Compilo il primo, utilizzando tutta la mia arte e la mia perizia. Lo rileggo, non mi piace: fa schifo. Lo accartoccio e ne preparo un altro, che poi rileggo. E accartoccio, perchè non mi piace e fa schifo: non ha trama, è scontato e prevedibile, e poi non ha mordente e non ha alcun potenziale. Proprio come me.

1 commento:

  1. A roon of One's Own di Virginia Woolf: te la raccomando. Baci.

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