mercoledì 30 aprile 2014

Dentro l'armadio ( II)

I coniugi Philips si erano finalmente trasferiti nella casa che avevano visitato, verso la fine di maggio. In quel periodo il giardino che circondava l'abitazione era un unico rigoglire di fiori dai colori vivi e profumati. Gli odori che si spargevano tutt'intono e fino alla strada erano morbidi come seta. Insomma un ambiente idilliaco, ombreggiato e fresco in alcune zone e ricco di luce e raggi solari in altre, in tutti i sensi e per tutti i sensi. Peccato per le vespe e le api attratte dalla ricchezza della flora; e per il fatto che il sig. Phillips soffriva di un pò di allergia. Tuttavia quel bel giardino, sicuramente invidiato in tutto il vicinato, e forse anche oltre, pensò il sig. Philipps con una punta di vanità, valeva bene qualche starnuto, qualche prurito, qualche occhio lacrimante come una fontana, qualche arrossamento e una buona dose di antistaminici. Omeopatici, come voleva la moglie. Moglie che del resto non temeva affatto gli insetti e non era per nulla allergica. Quindi il sig. Phillips avrebbe dovuto fare buon viso a cattivo gioco. E munirsi di numerosi fazzoletti.
Ad ogni modo, adesso che erano arrivati i nuovi mobili, espressamente ed esclusivamente selezionati, visionati, decisi e acquistati dalla signora Phillips, senza avere consultato per un minimo parere il marito, che tuttavia non aveva mai avuto una gran voglia di essere consultato dalla signora Phillips per quel genere di cose, ma preferiva piuttosto lasciar fare al notorio buon gusto e giudizio della moglie, la casa appariva bellissima anche all'interno. La cucina aveva dei mobili al contempo moderni ma caldi e intimi come le cose di una volta. Il salotto era ben arredato con tre divani, i cui colori erano i preferiti della signora Phillips, una bella e ampia libreria ispirata alle più moderne concezioni del design degli interni, un lampadario che poteva variare automaticamente la graduazione della luce a seconda di quella che proveniva dall'esterno (ecosostenibilità aveva spiegato la signora al marito alquanto incredulo) e altri elementi ben piazzati dove serviva. La camera dei coniugi invece era la stessa della vecchia casa, poichè la signora Phillips ci era affezionata e non voleva cambiarla. Ad ogni modo anche essa ben si adattava alla nuova situazione. Purtroppo constatò il sig. Phillips che era un attento constatatore, se si eccettuano i capelli della moglie, la consorte aveva trasportato dalla vecchia casa anche la sua collezione di bambole di cera. Che al sig. Philipps mettevano i brividi fin da bambino. Del resto a chi non mettono i brividi le bambole di cera? È presto detto: alla moglie del sig. Philipps. Ecco.
Lo studio, che stava dinnanzi al bagno, era la stanza dove c'era quell'armadio enorme, che tanto aveva impressionato il sig. Phillips durante la sua prima visita, alla fine dell'inverno. L'armadio stava ancora lì, poichè era davvero troppo grosso per essere spostato, assieme alla scrivania dell' uomo, portata dalla vecchia casa e una delle poche cose di sua competenza nella cernita delle cose da trasferire, alla sedia di legno di ciliegio dell'uomo e a poche altre sue cose indispensabili. Dovete sapere che il sig. Phillips era un professore. E si dilettava nella scrittura. Comunque il nostro sig. Phillips era nello studio alla sua scrivania, quel pomeriggio di metà giugno. L'estate era alle porte, gli odori e i colori sempre più esplosivi, gli insetti sempre più eccitati e numerosi e l'allergia era praticamente diventata la sua fedele compagna. Il brav'uomo, tra uno starnuto e l'altro, esaminava degli elaborati dei suoi studenti. Il caldo era molto forte, e il sig. Phillips ad essere sincero si stava piuttosto annoiando. La moglie non era in casa. Si sollevò dalla sedia, si stiracchiò e si asciugò gli occhi in lacrime. Poi si decise a prendere un antistaminico da un cassetto della scrivania. Stette lì fermo in piedi per qualche minuto, dove starnutì più volte, in cui si accorse di non potere distogliere lo sguardo dal possente armadio (se si eccettuano gli starnuti). È davvero enorme, pensava. E sembra diventarlo sempre di più. Si rese conto che il pensiero era assurdo: il legno non è acciaio, pensò, e non si dilata col calore. Forse le termiti, azzardò. Ma l'armadio sembrava solido come roccia. Fece per risedersi alla scrivania e finire il lavoro prima che la moglie tornasse, forse con un nuovo taglio di capelli, e gli chiedesse di svolgere una qualche commissione per lei. Così prese in mano i fogli e cominciò a leggere e a correggere. All'improvviso un forte rumore, secco e sordo come una martellata improvvisa e detonante, lo fece sussultare. Un nuovo colpo, anche più secco e sordo. Il rumore proveniva dal grosso armadio, si rese conto il sig. Phillips, il quale non poteva fare a meno di chiedersi che stesse accadendo. Rimase a fissare l'armadio ancora per qualche secondo in cui tutto tacque di nuovo, eccetto per il ronzio di un'ape che si era intrufolata in casa dalle finestre aperte. Poi di scatto le ante dell'armadio si spalancarono dall'interno.


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