I coniugi Philips si
erano finalmente trasferiti nella casa che avevano visitato, verso la
fine di maggio. In quel periodo il giardino che circondava
l'abitazione era un unico rigoglire di fiori dai colori vivi e
profumati. Gli odori che si spargevano tutt'intono e fino alla strada
erano morbidi come seta. Insomma un ambiente idilliaco, ombreggiato e
fresco in alcune zone e ricco di luce e raggi solari in altre, in
tutti i sensi e per tutti i sensi. Peccato per le vespe e le api
attratte dalla ricchezza della flora; e per il fatto che il sig.
Phillips soffriva di un pò di allergia. Tuttavia quel bel giardino,
sicuramente invidiato in tutto il vicinato, e forse anche oltre,
pensò il sig. Philipps con una punta di vanità, valeva bene qualche
starnuto, qualche prurito, qualche occhio lacrimante come una
fontana, qualche arrossamento e una buona dose di antistaminici.
Omeopatici, come voleva la moglie. Moglie che del resto non temeva
affatto gli insetti e non era per nulla allergica. Quindi il sig.
Phillips avrebbe dovuto fare buon viso a cattivo gioco. E munirsi di
numerosi fazzoletti.
Ad ogni modo, adesso che
erano arrivati i nuovi mobili, espressamente ed esclusivamente
selezionati, visionati, decisi e acquistati dalla signora Phillips,
senza avere consultato per un minimo parere il marito, che tuttavia
non aveva mai avuto una gran voglia di essere consultato dalla
signora Phillips per quel genere di cose, ma preferiva piuttosto lasciar fare al
notorio buon gusto e giudizio della moglie, la casa appariva
bellissima anche all'interno. La cucina aveva dei mobili al contempo
moderni ma caldi e intimi come le cose di una volta. Il salotto
era ben arredato con tre divani, i cui colori erano i preferiti della
signora Phillips, una bella e ampia libreria ispirata alle più
moderne concezioni del design degli interni, un lampadario che poteva
variare automaticamente la graduazione della luce a seconda di quella
che proveniva dall'esterno (ecosostenibilità aveva spiegato la
signora al marito alquanto incredulo) e altri elementi ben piazzati
dove serviva. La camera dei coniugi invece era la stessa della
vecchia casa, poichè la signora Phillips ci era affezionata e non
voleva cambiarla. Ad ogni modo anche essa ben si adattava alla nuova
situazione. Purtroppo constatò il sig. Phillips che era un attento
constatatore, se si eccettuano i capelli della moglie, la consorte
aveva trasportato dalla vecchia casa anche la sua collezione di
bambole di cera. Che al sig. Philipps mettevano i brividi fin da
bambino. Del resto a chi non mettono i brividi le bambole di cera? È
presto detto: alla moglie del sig. Philipps. Ecco.
Lo studio, che stava
dinnanzi al bagno, era la stanza dove c'era quell'armadio enorme, che
tanto aveva impressionato il sig. Phillips durante la sua prima
visita, alla fine dell'inverno. L'armadio stava ancora lì, poichè
era davvero troppo grosso per essere spostato, assieme alla scrivania
dell' uomo, portata dalla vecchia casa e una delle poche cose di sua
competenza nella cernita delle cose da trasferire, alla sedia di
legno di ciliegio dell'uomo e a poche altre sue cose indispensabili.
Dovete sapere che il sig. Phillips era un professore. E si dilettava
nella scrittura. Comunque il nostro sig. Phillips era nello studio
alla sua scrivania, quel pomeriggio di metà giugno. L'estate era
alle porte, gli odori e i colori sempre più esplosivi, gli insetti
sempre più eccitati e numerosi e l'allergia era praticamente
diventata la sua fedele compagna. Il brav'uomo, tra uno starnuto e
l'altro, esaminava degli elaborati dei suoi studenti. Il caldo era
molto forte, e il sig. Phillips ad essere sincero si stava piuttosto
annoiando. La moglie non era in casa. Si sollevò dalla sedia, si
stiracchiò e si asciugò gli occhi in lacrime. Poi si decise a
prendere un antistaminico da un cassetto della scrivania. Stette lì
fermo in piedi per qualche minuto, dove starnutì più volte, in cui si accorse di non potere
distogliere lo sguardo dal possente armadio (se si eccettuano gli starnuti). È davvero enorme,
pensava. E sembra diventarlo sempre di più. Si rese conto che il
pensiero era assurdo: il legno non è acciaio, pensò, e non si
dilata col calore. Forse le termiti, azzardò. Ma l'armadio sembrava
solido come roccia. Fece per risedersi alla scrivania e finire il
lavoro prima che la moglie tornasse, forse con un nuovo taglio di
capelli, e gli chiedesse di svolgere una qualche commissione per lei.
Così prese in mano i fogli e cominciò a leggere e a correggere.
All'improvviso un forte rumore, secco e sordo come una martellata
improvvisa e detonante, lo fece sussultare. Un nuovo colpo, anche più
secco e sordo. Il rumore proveniva dal grosso armadio, si rese conto
il sig. Phillips, il quale non poteva fare a meno di chiedersi che
stesse accadendo. Rimase a fissare l'armadio ancora per qualche
secondo in cui tutto tacque di nuovo, eccetto per il ronzio di un'ape
che si era intrufolata in casa dalle finestre aperte. Poi di scatto
le ante dell'armadio si spalancarono dall'interno.
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