Raramente
il nostro giovane ragazzo aveva avuto tanta paura dello sguardo irato
del padre. Di solito era più che altro una finta e dietro ogni
espressione contrariata del suo genitore, il piccolo Lucio aveva
imparato a intravedere un raggio di benevolenza e di leggerezza che
gli faceva capire che egli non era davvero arrabbiato, o perlomeno
non così come pretendeva di fare credere. Quella volta invece era
diverso: il sig. Giuliano aveva un viso scuro come il carbone e da
dietro quell'espressione così contrita non traspariva nulla se non
altra rabbia e irritazione verso il figlioletto. Il bambino
terrorizzato si girò verso il suo amico Goblin che nel frattempo da
vero cuor di leone aveva cercato un nascondiglio di fortuna dietro
una piccola pietra, desiderando ardentemente una sigaretta. Il
piccolo Lucio intanto stava immobile come quella volta tanti anni
prima davanti al fantasma della vecchia signora con quella vestaglia
di così pessimo gusto che avrebbe raggelato il sangue nelle vene
perfino al demonio.
"Papà..":
azzardò il piccolo Lucio, il cui piccolo mento già aveva iniziato a
tremare visibilmente mentre gli occhi iniziavano a gonfiarsi di
lacrime e ad arrossarsi.
"
Oh no, ecco che ricomincia a frignare": pensò intanto
Sgruntutur dal suo nascondiglio di fortuna.
Ma fu
costretto a interrompersi subito, dal momento in cui il viso del
padre si era fatto immediatamente ancora più nero e duro.
"
Ti consiglio vivamente di non fiatare fino a casa, figliolo. E non
pensare nemmeno di metterti a piagnuccolare che non attacca":
sentenziò chiaramente il padre. Bene: su questo siamo d'accordo, pensò il goblin sentendo la
seconda parte della frase: non aveva davvero alcuna intenzione di
sorbirsi un altro pianto chiassoso.
Il
signor Giuliano prese dunque il figlioletto per un polso e lo sollevò
praticamente da terra portandoselo dietro con passo lungo e ben
disteso che sembrava come falciare la fresca e verde erba del prato.
Questo modo di incedere non piaceva certo al piccolo Lucio che
continuava a implorare il padre, a implorare di ascoltarlo e starlo a
sentire e guardare con i suoi occhi:" ti prego papà, papino, ti
prego ascoltami". Come era difficile farsi ascoltare dagli
adulti: la vita del bambino era senza dubbio la più dura, poichè è
arduo far valere le proprie ragioni senza essere creduto anche quando l'evidenza è sotto
gli occhi, magari nascosta malamente dietro una roccia. Ecco. Forse
se gli avesse mostrato con chi stava parlando, se gli avesse fatto
vedere il goblin suo amico, il padre allora ci avrebbe creduto per
forza. Così provò a chiamare, sapendo però di non potere fare
affidamento sul cuore impavido della piccola e fantastica creatura. "
Esci fuori, gnometto..ehm..goblin, amico mio. Esci fuori, fatti
vedere dal mio papà. Lui ti aiuterà se tu ti fai vedere, suvvia!!"
Urlava il piccolo Lucio mentre praticamente fluttuava sul terreno
tenuto in alto dalla stretta del padre e dal suo incedere fulmineo.
Il
signor Giuliano dunque, che sordo non era, ma solo leggermente miope
(e comunque portava un bel paio di occhiali), sentì il figlio urlare
queste cose a gran voce e chiamare uno gnomo, o un goblin. Che poi è
la stessa cosa, pensò il signor Giuliano. Cosa? Come tu sei lo
stesso di un cavallo, diamine: pensò in tutta risposta lo gnomo o
goblin che dir si voglia. Che dir si voglia? Disse dunque Sgruntutur
all'autore? Ovviamente scherzavo Sgrunty, non ti preoccupare. Ecco,
dicevo io: concluse il goblin che mai e poi mai avrebbe potuto essere
scambiato per uno gnomo (anche se si vestiva un pò come tale). Il
genitore del piccolo Lucio si arrestò dunque improvvisamente facendo
sbattere il figlioletto contro una delle sue robuste gambe d'adulto
tanto fu subitanea la frenata. "Che dici? Con chi parli?"
"Auch..":
rispose il piccolo Lucio.
Guardava
suo padre con l'espressione mogia e la boccuccia contratta a modi
arco rivolto verso il basso e il mento tremulo il che voleva dire una
sola cosa, che sia il signor Giuliano, che soprattutto il Goblin
Sgruntutur e le sue delicate orecchie volevano evitare: una crisi di
pianto infantile.
Così
il padre si chinò su di lui, improvvisamente rabbonito, e gli posò
una mano sulla testolina calda e sui suoi morbidi capelli,
parlandogli con ritrovata dolcezza:" Perchè sei venuto fino a
qui, Lucio senza dire nulla, a quest'ora di notte? Io e tua madre
stavamo per morire dallo spavento".
Il
bambino capì che suo padre aveva ragione e si mise nei panni della
povera madre che doveva essere terrorizzata, così chinò il capo per
la tristezza chiedendosi perchè lo avesse fatto e rispondendosi che
non avrebbe potuto fare diversamente, che si era mosso come
controllato da una forza superiore. Ma al padre, che finalmente
sembrava essersi calmato disse solo:" non lo so".
Il
signor Giuliano prese dunque in braccio il figlioletto e gli disse
che ora andava tutto bene, ma che non avrebbe più dovuto farlo se non
voleva che i suoi genitori morissero di paura. Il piccolo Lucio
perciò pensò che non voleva certo che i suoi genitori morissero di
paura e promise quindi di non farlo più. Poi chiese al padre con
autentica curiosità: "ma tu come hai fatto a trovarmi papà?".
Quella
domanda in effetti colpì il signor Giuliano che d'improvviso si
fece rigido come se fosse stato vittima di un fulmine a ciel sereno.
Lasciò per un attimo la mano del bambino e alzò gli occhi al cielo
come in cerca di qualche ispirazione divina. Poi sorrise con un
sorriso strano che il piccolo Lucio non aveva mai visto in volto a
suo padre e che sembrava non appartenergli nemmeno: "non lo so,
in realtà", disse semplicemente in un tono molto basso.
"Ora
andiamo a casa, però. Tua madre sarà preoccupatissima, se non è
già morta poveretta".
Il
piccolo Lucio non voleva certo che la madre morisse, poveretta.
Perciò accondiscese alla richiesta del padre e gli strinse forte la
mano. Il signor Giuliano sorrise al figlioletto e si incamminarono
verso la città. Ad un tratto il piccolo Lucio si bloccò. E si fermò
con tale vemenza che riuscì a frenare anche il padre e a provocare
la sua sorpresa.
"Che
c'è piccoletto? Andiamo a casa sù".
Il
piccolo Lucio però non guardava il padre, ma guardava verso il bosco
incantato. Per essere precisi guardava verso una roccia a pochi metri
dalle fitte fronde.
"Non
voglio mentirti papà. Sono venuto qui per aiutare gli gnomi e le
altre creature del bosco incantato, tra cui anche i permalosissimi
goblin, che se verrà costruito il nuovo quartiere residenziale
perderanno la loro casa".
Il
signor Giuliano a quel punto non sapeva che dire. Era ovvio che il
figlioletto lavorasse di fantasia e che nessuna creatura magica
abitava e aveva mai abitato quel bosco. Del resto però il piccolo
Lucio era solo un bambino. E un bambino della sua età ha tutto il
diritto di sognare e fantasticare anche ad occhi aperti. Anzi è bene
che lo faccia il più possibile, perchè poi crescendo arriva
irrimediabilmente il risveglio e tutto inizia a farsi fin troppo
chiaro ed evidente per quello che è, e allora sognare e immaginare è
molto più difficile e ci si sente come in una prigione senza sbarre,
ma comunque opprimente e oppressiva. Perciò non poteva nè voleva
rimproverare il piccolo Lucio per il fatto di essere e comportarsi
come un bambino con una grandissima immaginazione. Del resto anche
lui alla sua età era così, forse anche di più. Lui addirittura
ricordava quelli che poi comprese essere dei sogni ( non potevano che
essere sogni), dove giocava con creature magiche come quelle di cui
parlava adesso il figlio proprio nei pressi del bosco dove si
trovavano ora. Ma certamente non poteva nemmeno permettere al
figlioletto di scappare così di casa e di recarsi in un posto così
pericoloso dove era anche facile smarrirsi. Così chiuse gli occhi,
si chinò per potere guardare in viso il piccolo Lucio e quando ebbe
trovato il coraggio e la forza per dire quello che avrebbe dovuto
dire, riaprì gli occhi e guardò il figlio nei suoi: "ascolta
piccolino, non avrei mai voluto essere io a darti questa notizia, ma
è giusto che tu lo scopra prima o poi. Non esistono gnomi, o troll,
o goblin o altro" (e la voce gli tremava per il dispiacere, di
tanto in tanto chinava lo sguardo) "la fantasia purtroppo è
solo frutto di immaginazione, figliolo. E nel mondo reale non c'è
spazio per essa. Non verrà mai accettata, e chi crede in essa verrà
isolato nel peggiore dei modi e come il peggiore degli infami, poichè
lui ha un potere invidiato dal resto degli uomini che hanno perso
questa capacità". E quella che sembrava una lacrima iniziò
lentamente a colare da un occhio del signor Giuliano.
Il
piccolo Lucio vide quella goccia farsi largo e scendere lungo la
guancia del padre, ma non poteva capire cosa stesse accadendo perchè
lui sapeva che gli adulti non piangono mica. Non piangono perchè a
loro non si sbucciano mai le ginocchia, nè gli capita che i loro
giocattoli preferiti si rompano. Comunque il bambino, pur non capendo
perchè il padre sembrava piangere, volle lo stesso provare a
consolarlo. E quale modo migliore di farlo, se non mostrandogli che
lui e gli altri grandi si sbagliavano e che non dovevano essere
tristi, poichè invece gli gnomi, le fatine e i nani esistono eccome,
così come esiste Babbo Natale. Beh forse Babbo Natale era solo una
storia per bambini, pensò Lucio (che in realtà una volta scoprì la
madre intenta a nascondere un dono che avrebbe poi ricevuto per natale
nel doppiofondo di un armadio), ma sicuramente lo erano i goblin.
Tanto più che ce ne era uno nascosto proprio a pochi passi da loro.
Così pensò di consolare il padre e dirgli tutta la verità: che i
suoi amici adulti gli avevano mentito.
"
In realtà, papà, le creature fantastiche del mondo incantato
esistono. Guarda tu stesso se non ci credi..": annunciò il
piccolo e tenero Lucio con un bellissimo sorriso. E corse verso la
pietra dove stava nascosto malamente il goblin Sgruntutur. Il nostro
amico stava ancora nascosto, accovacciato e chiuso a riccio con le
mani a proteggere le orecchie e la parte posteriore della testa.
Tremava anche un pò. Naturalmente non si accorse del piccolo Lucio
che stava alle sue spalle. Per la paura si lasciò anche andare a una
flatulenza.
"
Mi scusi signor goblin..hey signor goblin": il piccolo Lucio
tirò una pedata al goblin quando vide che questi non rispondeva
affatto. Sgruntutur si girò di scatto:" allora: se ne è
andato?"
"
Ma è il mio papà, non devi avere paura: è un uomo buono."
"
Non importa, ragazzo": rispose il goblin seccamente.
Questa
affermazione non piacque al piccolo Lucio che riteneva, e non a
torto, essere suo padre un adulto alquanto atipico e diverso da tutti
gli altri: era come un bambino più grosso e con più peli. Ecco
quello che era agli occhi del bimbo: un compagno di giochi un pò
cresciutello.
Dunque
il piccolo Lucio si girò verso il padre che stava a pochi metri da
lui domandandosi che avesse in mente il figlioletto. E siccome era
difficile darsi una risposta in assenza del minimo indizio, lo chiese
direttamente al piccolo Lucio: " che hai in mente figliolo?
Perchè stai lì fermo davanti quella roccia?"
"
Vieni papà, voglio presentarti un amico": disse il piccolo
Lucio contento di dimostrare al padre che si sbagliava e che per
fortuna il mondo della fantasia è reale e concreto. Forse anche più
e reale e concreto di quello in cui ci affanniamo a combattere ogni
minuto in cui viviamo, pensò di sfuggita il bambino.
"
Che c'è Lucio? Hai trovato un animaletto dietro quella roccia? Su
dai, andiamo a casa ora. La mamma sarà così felice di vedere che
stai bene": disse il padre che sembrava ancora triste nel tono
di voce. Il piccolo Lucio lo notò e si sentì felice pensando che
presto avrebbe aiutato il padre a ritrovare la serenità e i suoi
sogni da bambino.
"Voglio
mostrati una cosa papà, vedrai": oramai il piccolo Lucio era
dilaniato dall'eccitazione.
"
Lascia stare è tutto inutile": disse intanto di sfuggito il
goblin Sgruntutur cercando nel taschino della giacca una sigaretta
che non c'era più. "Cazzo", pensò. Ma non lo disse
perchè c'era un bambino lì con lui.
"Allora Lucio, vediamo che c'è, poi torniamo a casa": disse
accondiscendente nonostante tutto il sig. Giuliano.
"Ecco papà, guarda. Vedi che esistono le creature magiche? Non potete
abbattere le loro case, papà, ti prego": iniziò a urlare il
piccolo Lucio saltellando sul posto e indicando il goblin che adesso
stava in piedi con aria insolitamente dubbiosa e un pò sconsolata.
"
Piccolino", cominciò il signor Giuliano, chinandosi sul figlio
e poggiandoli le mani sulle piccole spalle: "che stai indicando?
Lì non c'è nulla, non c'è nessuno. Oh che bella cosa
l'immaginazione dei bambini, magari anche noi adulti..ma
purtruppo..oh quanto mi piacerebbe..e che triste sorte..ma è la vita
capisci?"
No.
Il piccolo Lucio non capiva per nulla. Che stava dicendo il padre?
Che blaterava in modo così sconnesso? Ed era forse divenuto cieco?
Come poteva non vedere il goblin lì in piedi di fianco a lui.
Il
piccolo Lucio si sentì pervaso da troppa tristezza e sconforto per
il suo piccolo corpicino. E scoppiò in lacrime.
Il
goblin Sgruntutur, che sperava con tutto il cuore che questo non
avvenisse, quando successe che il bambino iniziò a piangere con
veemenza, non scappò via come era tentato di fare per andare a
cercare delle sigarette e magari un cicchetto. Ma stette lì e prima
che il padre prendesse in braccio il piccolo Lucio per calmarlo e
riportarlo a casa gli rivelò un segreto: "spiacente piccolino,
gli adulti non possono vederci. Non possono farlo più, perchè hanno
perso la capacità di guardare le cose come veramente sono. Mi
spiace, piccolino: tuo padre, per quanto sia un uomo buono, non potrà mai vederci ne aiutarci".
Naturalmente
il signor Giuliano non sentì la voce rauca del goblin parlare col
figlio e dirgli quel terribile segreto, ma comunque, nonostante
avesse ritrovato sano e salvo il figlioletto, era triste come se
fosse successo qualcosa. Qualcosa di irreparabile. Ma non allora:in un altro tempo, lontano.
Anche il piccolo Lucio era ovviamente triste, e così anche il
goblin. E non solo per il fatto di avere finito le sigarette.
"Mi
spiace figliolo": sussurò infine il padre alle orecchie del
figlioletto quando questi si era oramai calmato e dormiva ora nel suo
letto coccolato dolcemente dalla madre ora finalmente sollevata.
"
Mi spiace piccolino": disse il goblin Sgruntutur tornando a casa
e frugando nel taschino. In cerca, anche lui, di qualcosa che oramai non c'era
più.
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