martedì 1 aprile 2014

il bosco incantato ( XVI)

Raramente il nostro giovane ragazzo aveva avuto tanta paura dello sguardo irato del padre. Di solito era più che altro una finta e dietro ogni espressione contrariata del suo genitore, il piccolo Lucio aveva imparato a intravedere un raggio di benevolenza e di leggerezza che gli faceva capire che egli non era davvero arrabbiato, o perlomeno non così come pretendeva di fare credere. Quella volta invece era diverso: il sig. Giuliano aveva un viso scuro come il carbone e da dietro quell'espressione così contrita non traspariva nulla se non altra rabbia e irritazione verso il figlioletto. Il bambino terrorizzato si girò verso il suo amico Goblin che nel frattempo da vero cuor di leone aveva cercato un nascondiglio di fortuna dietro una piccola pietra, desiderando ardentemente una sigaretta. Il piccolo Lucio intanto stava immobile come quella volta tanti anni prima davanti al fantasma della vecchia signora con quella vestaglia di così pessimo gusto che avrebbe raggelato il sangue nelle vene perfino al demonio.
"Papà..": azzardò il piccolo Lucio, il cui piccolo mento già aveva iniziato a tremare visibilmente mentre gli occhi iniziavano a gonfiarsi di lacrime e ad arrossarsi.
" Oh no, ecco che ricomincia a frignare": pensò intanto Sgruntutur dal suo nascondiglio di fortuna.
Ma fu costretto a interrompersi subito, dal momento in cui il viso del padre si era fatto immediatamente ancora più nero e duro.
" Ti consiglio vivamente di non fiatare fino a casa, figliolo. E non pensare nemmeno di metterti a piagnuccolare che non attacca": sentenziò chiaramente il padre. Bene: su questo siamo d'accordo, pensò il goblin sentendo la seconda parte della frase: non aveva davvero alcuna intenzione di sorbirsi un altro pianto chiassoso.
Il signor Giuliano prese dunque il figlioletto per un polso e lo sollevò praticamente da terra portandoselo dietro con passo lungo e ben disteso che sembrava come falciare la fresca e verde erba del prato. Questo modo di incedere non piaceva certo al piccolo Lucio che continuava a implorare il padre, a implorare di ascoltarlo e starlo a sentire e guardare con i suoi occhi:" ti prego papà, papino, ti prego ascoltami". Come era difficile farsi ascoltare dagli adulti: la vita del bambino era senza dubbio la più dura, poichè è arduo far valere le proprie ragioni senza essere creduto anche quando l'evidenza è sotto gli occhi, magari nascosta malamente dietro una roccia. Ecco. Forse se gli avesse mostrato con chi stava parlando, se gli avesse fatto vedere il goblin suo amico, il padre allora ci avrebbe creduto per forza. Così provò a chiamare, sapendo però di non potere fare affidamento sul cuore impavido della piccola e fantastica creatura. " Esci fuori, gnometto..ehm..goblin, amico mio. Esci fuori, fatti vedere dal mio papà. Lui ti aiuterà se tu ti fai vedere, suvvia!!" Urlava il piccolo Lucio mentre praticamente fluttuava sul terreno tenuto in alto dalla stretta del padre e dal suo incedere fulmineo.
Il signor Giuliano dunque, che sordo non era, ma solo leggermente miope (e comunque portava un bel paio di occhiali), sentì il figlio urlare queste cose a gran voce e chiamare uno gnomo, o un goblin. Che poi è la stessa cosa, pensò il signor Giuliano. Cosa? Come tu sei lo stesso di un cavallo, diamine: pensò in tutta risposta lo gnomo o goblin che dir si voglia. Che dir si voglia? Disse dunque Sgruntutur all'autore? Ovviamente scherzavo Sgrunty, non ti preoccupare. Ecco, dicevo io: concluse il goblin che mai e poi mai avrebbe potuto essere scambiato per uno gnomo (anche se si vestiva un pò come tale). Il genitore del piccolo Lucio si arrestò dunque improvvisamente facendo sbattere il figlioletto contro una delle sue robuste gambe d'adulto tanto fu subitanea la frenata.         "Che dici? Con chi parli?"
"Auch..": rispose il piccolo Lucio.
Guardava suo padre con l'espressione mogia e la boccuccia contratta a modi arco rivolto verso il basso e il mento tremulo il che voleva dire una sola cosa, che sia il signor Giuliano, che soprattutto il Goblin Sgruntutur e le sue delicate orecchie volevano evitare: una crisi di pianto infantile.
Così il padre si chinò su di lui, improvvisamente rabbonito, e gli posò una mano sulla testolina calda e sui suoi morbidi capelli, parlandogli con ritrovata dolcezza:" Perchè sei venuto fino a qui, Lucio senza dire nulla, a quest'ora di notte? Io e tua madre stavamo per morire dallo spavento".
Il bambino capì che suo padre aveva ragione e si mise nei panni della povera madre che doveva essere terrorizzata, così chinò il capo per la tristezza chiedendosi perchè lo avesse fatto e rispondendosi che non avrebbe potuto fare diversamente, che si era mosso come controllato da una forza superiore. Ma al padre, che finalmente sembrava essersi calmato disse solo:" non lo so".
Il signor Giuliano prese dunque in braccio il figlioletto e gli disse che ora andava tutto bene, ma che non avrebbe più dovuto farlo se non voleva che i suoi genitori morissero di paura. Il piccolo Lucio perciò pensò che non voleva certo che i suoi genitori morissero di paura e promise quindi di non farlo più. Poi chiese al padre con autentica curiosità: "ma tu come hai fatto a trovarmi papà?".
Quella domanda in effetti colpì il signor Giuliano che d'improvviso si fece rigido come se fosse stato vittima di un fulmine a ciel sereno. Lasciò per un attimo la mano del bambino e alzò gli occhi al cielo come in cerca di qualche ispirazione divina. Poi sorrise con un sorriso strano che il piccolo Lucio non aveva mai visto in volto a suo padre e che sembrava non appartenergli nemmeno: "non lo so, in realtà", disse semplicemente in un tono molto basso.
"Ora andiamo a casa, però. Tua madre sarà preoccupatissima, se non è già morta poveretta".
Il piccolo Lucio non voleva certo che la madre morisse, poveretta. Perciò accondiscese alla richiesta del padre e gli strinse forte la mano. Il signor Giuliano sorrise al figlioletto e si incamminarono verso la città. Ad un tratto il piccolo Lucio si bloccò. E si fermò con tale vemenza che riuscì a frenare anche il padre e a provocare la sua sorpresa.
"Che c'è piccoletto? Andiamo a casa sù".
Il piccolo Lucio però non guardava il padre, ma guardava verso il bosco incantato. Per essere precisi guardava verso una roccia a pochi metri dalle fitte fronde.
"Non voglio mentirti papà. Sono venuto qui per aiutare gli gnomi e le altre creature del bosco incantato, tra cui anche i permalosissimi goblin, che se verrà costruito il nuovo quartiere residenziale perderanno la loro casa".
Il signor Giuliano a quel punto non sapeva che dire. Era ovvio che il figlioletto lavorasse di fantasia e che nessuna creatura magica abitava e aveva mai abitato quel bosco. Del resto però il piccolo Lucio era solo un bambino. E un bambino della sua età ha tutto il diritto di sognare e fantasticare anche ad occhi aperti. Anzi è bene che lo faccia il più possibile, perchè poi crescendo arriva irrimediabilmente il risveglio e tutto inizia a farsi fin troppo chiaro ed evidente per quello che è, e allora sognare e immaginare è molto più difficile e ci si sente come in una prigione senza sbarre, ma comunque opprimente e oppressiva. Perciò non poteva nè voleva rimproverare il piccolo Lucio per il fatto di essere e comportarsi come un bambino con una grandissima immaginazione. Del resto anche lui alla sua età era così, forse anche di più. Lui addirittura ricordava quelli che poi comprese essere dei sogni ( non potevano che essere sogni), dove giocava con creature magiche come quelle di cui parlava adesso il figlio proprio nei pressi del bosco dove si trovavano ora. Ma certamente non poteva nemmeno permettere al figlioletto di scappare così di casa e di recarsi in un posto così pericoloso dove era anche facile smarrirsi. Così chiuse gli occhi, si chinò per potere guardare in viso il piccolo Lucio e quando ebbe trovato il coraggio e la forza per dire quello che avrebbe dovuto dire, riaprì gli occhi e guardò il figlio nei suoi: "ascolta piccolino, non avrei mai voluto essere io a darti questa notizia, ma è giusto che tu lo scopra prima o poi. Non esistono gnomi, o troll, o goblin o altro" (e la voce gli tremava per il dispiacere, di tanto in tanto chinava lo sguardo) "la fantasia purtroppo è solo frutto di immaginazione, figliolo. E nel mondo reale non c'è spazio per essa. Non verrà mai accettata, e chi crede in essa verrà isolato nel peggiore dei modi e come il peggiore degli infami, poichè lui ha un potere invidiato dal resto degli uomini che hanno perso questa capacità". E quella che sembrava una lacrima iniziò lentamente a colare da un occhio del signor Giuliano.
Il piccolo Lucio vide quella goccia farsi largo e scendere lungo la guancia del padre, ma non poteva capire cosa stesse accadendo perchè lui sapeva che gli adulti non piangono mica. Non piangono perchè a loro non si sbucciano mai le ginocchia, nè gli capita che i loro giocattoli preferiti si rompano. Comunque il bambino, pur non capendo perchè il padre sembrava piangere, volle lo stesso provare a consolarlo. E quale modo migliore di farlo, se non mostrandogli che lui e gli altri grandi si sbagliavano e che non dovevano essere tristi, poichè invece gli gnomi, le fatine e i nani esistono eccome, così come esiste Babbo Natale. Beh forse Babbo Natale era solo una storia per bambini, pensò Lucio (che in realtà una volta scoprì la madre intenta a nascondere un dono che avrebbe poi ricevuto per natale nel doppiofondo di un armadio), ma sicuramente lo erano i goblin. Tanto più che ce ne era uno nascosto proprio a pochi passi da loro. Così pensò di consolare il padre e dirgli tutta la verità: che i suoi amici adulti gli avevano mentito.
" In realtà, papà, le creature fantastiche del mondo incantato esistono. Guarda tu stesso se non ci credi..": annunciò il piccolo e tenero Lucio con un bellissimo sorriso. E corse verso la pietra dove stava nascosto malamente il goblin Sgruntutur. Il nostro amico stava ancora nascosto, accovacciato e chiuso a riccio con le mani a proteggere le orecchie e la parte posteriore della testa. Tremava anche un pò. Naturalmente non si accorse del piccolo Lucio che stava alle sue spalle. Per la paura si lasciò anche andare a una flatulenza.
" Mi scusi signor goblin..hey signor goblin": il piccolo Lucio tirò una pedata al goblin quando vide che questi non rispondeva affatto. Sgruntutur si girò di scatto:" allora: se ne è andato?"
" Ma è il mio papà, non devi avere paura: è un uomo buono."
" Non importa, ragazzo": rispose il goblin seccamente.
Questa affermazione non piacque al piccolo Lucio che riteneva, e non a torto, essere suo padre un adulto alquanto atipico e diverso da tutti gli altri: era come un bambino più grosso e con più peli. Ecco quello che era agli occhi del bimbo: un compagno di giochi un pò cresciutello.
Dunque il piccolo Lucio si girò verso il padre che stava a pochi metri da lui domandandosi che avesse in mente il figlioletto. E siccome era difficile darsi una risposta in assenza del minimo indizio, lo chiese direttamente al piccolo Lucio: " che hai in mente figliolo? Perchè stai lì fermo davanti quella roccia?"
" Vieni papà, voglio presentarti un amico": disse il piccolo Lucio contento di dimostrare al padre che si sbagliava e che per fortuna il mondo della fantasia è reale e concreto. Forse anche più e reale e concreto di quello in cui ci affanniamo a combattere ogni minuto in cui viviamo, pensò di sfuggita il bambino.
" Che c'è Lucio? Hai trovato un animaletto dietro quella roccia? Su dai, andiamo a casa ora. La mamma sarà così felice di vedere che stai bene": disse il padre che sembrava ancora triste nel tono di voce. Il piccolo Lucio lo notò e si sentì felice pensando che presto avrebbe aiutato il padre a ritrovare la serenità e i suoi sogni da bambino.
"Voglio mostrati una cosa papà, vedrai": oramai il piccolo Lucio era dilaniato dall'eccitazione.
" Lascia stare è tutto inutile": disse intanto di sfuggito il goblin Sgruntutur cercando nel taschino della giacca una sigaretta che non c'era più. "Cazzo", pensò. Ma non lo disse perchè c'era un bambino lì con lui.
"Allora Lucio, vediamo che c'è, poi torniamo a casa": disse accondiscendente nonostante tutto il sig. Giuliano.
"Ecco papà, guarda. Vedi che esistono le creature magiche? Non potete abbattere le loro case, papà, ti prego": iniziò a urlare il piccolo Lucio saltellando sul posto e indicando il goblin che adesso stava in piedi con aria insolitamente dubbiosa e un pò sconsolata.
" Piccolino", cominciò il signor Giuliano, chinandosi sul figlio e poggiandoli le mani sulle piccole spalle: "che stai indicando? Lì non c'è nulla, non c'è nessuno. Oh che bella cosa l'immaginazione dei bambini, magari anche noi adulti..ma purtruppo..oh quanto mi piacerebbe..e che triste sorte..ma è la vita capisci?"
No. Il piccolo Lucio non capiva per nulla. Che stava dicendo il padre? Che blaterava in modo così sconnesso? Ed era forse divenuto cieco? Come poteva non vedere il goblin lì in piedi di fianco a lui.
Il piccolo Lucio si sentì pervaso da troppa tristezza e sconforto per il suo piccolo corpicino. E scoppiò in lacrime.
Il goblin Sgruntutur, che sperava con tutto il cuore che questo non avvenisse, quando successe che il bambino iniziò a piangere con veemenza, non scappò via come era tentato di fare per andare a cercare delle sigarette e magari un cicchetto. Ma stette lì e prima che il padre prendesse in braccio il piccolo Lucio per calmarlo e riportarlo a casa gli rivelò un segreto: "spiacente piccolino, gli adulti non possono vederci. Non possono farlo più, perchè hanno perso la capacità di guardare le cose come veramente sono. Mi spiace, piccolino: tuo padre, per quanto sia un uomo buono, non potrà mai vederci ne aiutarci".
Naturalmente il signor Giuliano non sentì la voce rauca del goblin parlare col figlio e dirgli quel terribile segreto, ma comunque, nonostante avesse ritrovato sano e salvo il figlioletto, era triste come se fosse successo qualcosa. Qualcosa di irreparabile. Ma non allora:in un altro tempo, lontano. Anche il piccolo Lucio era ovviamente triste, e così anche il goblin. E non solo per il fatto di avere finito le sigarette.
"Mi spiace figliolo": sussurò infine il padre alle orecchie del figlioletto quando questi si era oramai calmato e dormiva ora nel suo letto coccolato dolcemente dalla madre ora finalmente sollevata.

" Mi spiace piccolino": disse il goblin Sgruntutur tornando a casa e frugando nel taschino. In cerca, anche lui, di qualcosa che oramai non c'era più.

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