Dopo che fu sceso
dalla metropolitana Michele si diresse verso casa. Aveva davvero
voglia di riposare e di dormire, anche se era certo che non sarebbe
stato semplice. Troppi pensieri per la testa: tanto per cominciare,
che è sempre la parte più difficile, il piano era miseramente
fallito e loro erano stati scoperti. Lui, addirittura, era stato
portato via dai pearini ed interrogato per ore tramite l'applicazione
"macchina della verità", dopodichè gli era stato fatto
pensare ad un oggetto a caso, anche astratto, e questo era stato
indovinato in venti domande dall'app. "Q20". Michele era
davvero stupito che un'applicazione potesse leggere nel pensiero. E
la cosa ancor più inquietante fu che uno dei commissari di polizia
pearini, leggendo lo stupore sul suo volto, gli si rivolse con un
ghigno avvisandolo che non aveva ancora visto nulla di quello che la
ricerca della Pear avrebbe potuto fare. E fece un cenno al collega,
che però, momentaneamente distratto da qualcosa, non colse
immediatamente facendo sembrare tutta la sequenza molto meno fica di
quanto avrebbe potuto essere. Peccato, pensò Michele, che apprezzava
la teatralità quasi preparata di certi frangenti della vita. Poi
c'era il fatto che i pearini, a meno che non stessero bluffando, e
Michele sapeva che non avevano l'intelligenza e la capacità di
pensiero astratto necessaria per farlo, erano molto più avanti di
loro nella ricerca smartphonica. E Dio solo sa cosa sarebbe potuto
succedere alla Sammy a quel punto. Il terrore scosse Michele lungo
tutto il sistema circolatorio e gli fece sussultare il cuore. Il
cuore l'altro problema di Michele, che non gli avrebbe fatto prendere
sonno facilmente. Ed il suo amico Hanson in coma senza un motivo
apparente. Michele senza il suo smart phone era tagliato fuori dal
mondo, solo e senza nessuno con cui confidarsi. Più si avvicinava a
casa, più Michele si sentiva preoccupato. Così pensò
che era meglio non recarvisi, a casa, come aveva progettato inizialmente, ma
di andare a fare una visitina ai vertici sammini, affinchè sapessero
ciò che erano in diritto- dovere di sapere. Arrivò al quartier generale, che
il sole stava tramontando. Citofonò e nessuno rispose. Citofonò di
nuovo e la porta si aprì. Dietro di essa stava il fido Gerard, che
ora fissava il nostro giovane Michele con aria interrogativa, il
quale a sua volta guardava l'inserviente con un'espressione
ugualmente interrogativa. Ma chi era venuto a citofonare in quel
caso, non era certo l'inserviente Gerard, ma il buon Michele, e
questo, il ragazzo lo sapeva benissimo. Perciò se c'era qualcuno
autorizzato a fissare l'altro con fare questionante non era certo
lui, il bravo Michele, ma l'altrettanto ottimo e fido inserviente
Gerard. Che difatti da par suo continuava a guardare il giovine con
aria ora fortemente interrogativa e avvicinando sempre di più il suo
volto a quello del ragazzo, che ora sotto una tale pressione iniziava
a sentirsi a disagio. "Ma che ci sono venuto a fare qui?":
pensò Michele all'improvviso. Ma oramai che era lì, doveva
comportarsi come se sapesse che fare, come se avesse un piano. Così
domandò del direttore generale e del suo assistente, a cui avrebbe
dovuto dare una brutta notizia. Il nostro inserviente Gerard che,
come sapete se avete letto con attenzione o se conoscete Jerry di
persona, era quasi del tutto sordo e non capì quindi quello che
Michele gli aveva domandato. Tuttavia, essendo un grande uomo di
mondo ed avendo oramai raggiunto quell'età che ti permette di avere
abbastanza esperienza sulle cose della vita da poterle giudicare solo
dall'odore o dal sapore o con un rapido sguardo al contesto,
l'inserviente Gerard potè soddisfare tutte le richieste del giovane
Michele. Così gli disse, nonostante fosse muto, di recarsi alla sala
comandi, dove non avrebbe trovato nessuno. Michele così si
incamminò, ma dopo pochi passi, tipo tre o quattro, si fermò di
scatto. "Come sarebbe a dire che tanto non troverò nessuno? E
poi lei non era muto e sordo?". L'inserviente fece segnò che
non aveva sentito dato il suo handicap acustico, ma subito dopo
confermò:" sarebbe a dire che non troverà nessuno. Fuggiti,
tutti. Hanno saputo, mio caro amico. La sconfitta è ufficiale:
meglio arrendersi, hanno detto fuggendo".
A michele crollò
improvvisamente il mondo addosso. Tutto ciò in cui aveva sempre
creduto non c'era più, svanito per l'eternità. Il pensiero corse
immediatamente ai tanti utenti fidelizzati al marchio sammy come lui,
che ora non avrebbero più saputo che fare, che ora avevano perso
ogni coordinata per muoversi tra la gente e ogni riferimento per
stare al mondo. Fece presenti le sue preoccupazioni al saggio Gerard
scandendo bene le parole e parlando ad alta voce. L'inserviente fece
segno che aveva capito, e che non era mica sordo. Come no? Pensò
Michele. Era chiaro che la situazione con Jerry non era delle più
chiare, anche se comunque l'inserviente era una brava persona. Ad
ogni modo il nostro sordomuto trovò il modo di rassicurare Michele
anche su questo:" mmmm...mmmmm....mmmmm....mmmmm....mm...m.Capito?". Michele non voleva credere alle sue orecchie: "come
sarebbe a dire che non frega nulla a nessuno e sono semplicemente
andati tutti a comprare un Pear? Che razza di traditori": urlò
Michele in un eccesso di ira che lo portò a scagliare il suo Hanson
malato oltre la porta che non voleva saperne di stare chiusa (e che
evidentemente era ancora rotta). L'inserviente Gerard invitò
nuovamente Michele a non urlare per gentilezza per non urtare il suo
sensibilissimo udito (ma se era sordo..si disse Michele tra sè e
sè..mah..si rispose sempre tra sè e sè. Nonostante ciò
l'inserviente riuscì a sentirlo) e lo invitò ad accettare
l'ineluttabile destino e il fatto che le persone raramente credevano
davvero ad una qualche idea e non solo per una qualche fortunosa
circostanza momentanea. Ecco ciò che disse parola per parola:"
mmmm...mmmm.mmmmm...mmmm...mmmmm. Mi spiace per te, oh giovine
Michele". Le sue parole, mmmm...mmmm.. compresi, erano alquanto
sincere e Michele lo capì e quasi si commosse. E gli venne voglia di
abbracciare quell'anziano brav'uomo così sfortunato e che per tanti
anni aveva sopportato quei due conigli fifoni del direttore generale
e del suo assistente. Ah, se li avesse avuti sotto mano in quel
momento, pensò Michele. Il direttore generale e il suo assistente
furono quindi scossi dal terrore, ovunque si trovassero, al solo
pensiero che il placido Michele potesse rimuginare su di loro.
Naturalmente il direttore generale sussultò un poco di più ( eh, la
gerarchia..). Comunque non c'era più nulla da fare, come constatò
anche il savio Gerard, invitando il giovane ad andarsene a casa. Che
lui ora lì avrebbe dovuto fare le pulizie e non voleva rompicoglioni
(così disse) intorno. Gli chiese anche se sapesse dove si era
cacciato il cestino dei rifiuti, ma Michele disse che non ne aveva
idea. Così il nostro ragazzo uscì a testa bassa dalla sala: aveva
pure perduto il suo unico amico che gli fosse restato, ovvero Hanson..e non
c'era più possibilità di comprarne un altro. Si sedette in un
angolo buio con le braccia conserte sulle ginocchia e lì chinò la
testa cominciando a piangere come un poppante. Pensò anche alla
ragazza dai riccioli biondi, e il dolore aumentò a dismisura
divenendo per la prima volta, senza che se ne accorgese, qualcosa di
reale e tangibile. Qualche minuto dopo si sentì picchiettare la
spalla da una mano: sentì l'odore di fumo di sigaretta sotto il suo
naso. Sollevò la testa e con gli occhi rossi e umidi guardò davanti
a sè. C'era lì davanti a lui il cestino dei rifiuti. Fumava e lo
guardava fisso (anche se non avendo gli occhi, non si capiva
benissimo dove il cestino stesse guardando. Ma era bello supporre che
lo stesse facendo negli occhi). "Smettila di frignare,
ragazzo": lo invitò con voce ferma e priva di ogni emozione.
Michele stette un pò in silenzio prima di dire: "l'inserviente
ti cerca".
" Lo so, sto
andando": rispose il cestino.
" Prima però
voglio restituirti questo, prendi": continuò il cestino. Teneva
in mano, anche se non ne aveva una, ma se ne avesse avuta una allora
avrebbe tenuto lì la cosa che teneva in mano (quindi tecnicamente è
corretto dire che..insomma fatevi i fatti vostri), uno smart phone.
Michele lo riconobbe immediatamente: era il suo Hanson. Ma purtroppo
era rotto. Lo fece presente anche al cestino dei rifiuti, che
nonostante i modi e l'attitudine da duro, sembrava forse avere un
cuore più grande di quello che mostrava: " purtroppo Hanson sta
molto male. Forse è morto".
" Ah sì?":
chiese semplicemente il cestino allontanandosi e dando una profonda
boccata alla sigaretta che teneva..diciamo in bocca. Anche se non ne
aveva una e bla bla bla, ma come al solito, se l'avesse avuta e bla
bla bla. Michele dunque provò a pigiare su Hanson. Ed Hanson si
svegliò e rispose.
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