martedì 15 aprile 2014

il passante e l'aspirante suicida

Un uomo stava in piedi sul parapetto di un ponte con l'aria sconsolata guardando il sole tramontare. Quello sarebbe stato l'ultimo tramonto che avrebbe mai veduto. L'uomo sul parapetto infatti stava per buttarsi giù (altrimenti perchè salire su un parapetto? ), nel turbinare delle acque del fiume sottostante che lo avrebbero in poco tempo inghiottito e strappato alla sua penosa esistenza. Perlomeno così aveva progettato. Era dunque pronto a saltare e già si era piegato leggermente sulle ginocchia per spiccare un miglior salto e morire con più dignità e stile. In passato aveva anche partecipato a diverse gare di tuffi e pertanto ci teneva a non sfigurare in quella che avrebbe potuto ritenersi, in tutto e per tutto, la sua ultima esibizione.
Fu proprio in quel momento che un uomo si avvicinò. Passando accanto all'aspirante suicida sembrò non notarlo nemmeno. Si fermò poco distante da lui e si voltò verso l'orizzonte e il tramonto.
"Che bei colori, eh?": commentò. L'aspirante suicida allora si girò per un attimo verso lo sconosciuto, e dopo uno stucchevole sospiro rispose: "Colori, già. Colori..Beh, non mi importa. Non mi importa più di nulla oramai".
" Resta il fatto che sono proprio dei bei colori. Indipendentemente dal fatto che le importi o
meno": rispose l'uomo quasi che non fosse nemmeno interessato al suo giudizio.
L'aspirante suicida a quel punto si sentì piuttosto interdetto. Per come la pensava lui, infatti, lo sconosciuto amante dei tramonti e dei loro colori non avrebbe mai dovuto disturbarlo, se non per tentare di dissuaderlo in extremis dal suo folle proposito come è buona creanza fare e come si vede anche fare nelle scene di tutti i film, nonchè dei telefilm, che implichino o prevedano scene di suicidio tentato (indipendentemente dal fatto che poi questo vada a buon fine, come tutti si augurano, oppure no). Insomma: quale aspirante suicida degno di questo nome e che non sia unicamente in cerca di attenzioni non vorrebbe qualcuno che provasse a salvarlo all'ultimo minuto, o giù di lì, con parole banali e scontate, ma per qualche motivo estremamente convincenti? Insomma: chi è che non desidera il classico lieto fine là fuori? Così dopo un breve e inteso silenzio, in cui il passante continuava a contemplare con aria rapita i bellissimi colori di quel tramonto ( e l'aspirante suicida iniziava a pensare che avrebbe dovuto scegliere un giorno di pioggia e nuvole per suicidarsi in santa pace), l'uomo sul parapetto se ne uscì fuori dicendo, come in risposta ad una qualche inesistente richiesta:" no, non provi nemmeno a dissuadermi dal mio malsano proposito".
Il passante distolse allora lo sguardo dal sublime e liquido crepuscolo per posarlo sull'aspirante suicida, che intato sperava che la sua azione avesse sortito un qualche effetto e lo guardava con occhi al contempo incerti e speranzosi in attesa che l'altro parlasse. " Dice a me scusi"? L'aspirante suicida annuì per segnalare che sì: in effetti diceva a lui. " Dissuaderla? Mi creda, non è affatto mia intenzione, ci mancherebbe. Si butti pure, per carità. Non mi disturba per niente. Anzi, se ha bisogno di aiuto non esiti a chiedere": disse lo sconosciuto terminando il suo discorso con un cordiale sorriso. Gentile e ben educato comunque lo era, pensò l'aspirante suicida. Non c'era nulla da dire a proposito. Subito dopo aver detto queste parole, l'uomo riprese a guardare il tramonto e a commentarne l'indiscutibile, così disse, bellezza. A questo punto, dopo l'ennesimo affronto, al nostro aspirante suicida venne quasi voglia di scendere dal parapetto e di non suicidarsi più. La gente sgarbata, anche se educatamente sgarbata, a volte riusciva a spingerti perfino a questo. Dopo tutta la fatica di lasciare i vari biglietti di addio (che aveva ordinato ad una copisteria che praticava tariffe piuttosto elevate e nessuno sconto aspiranti suicidi, come constatò con amarezza, appunto, il nostro aspirante suicida). Non poteva davvero credere a ciò che le sue orecchie sentivano (anche se ancora per poco ovviamente. O così perlomeno sperava). "Come sarebbe a dire, faccia pure? Abbia pazienza. Lei, mi permetta di dirlo, ha il preciso dovere morale di dissuadermi. Insomma: dove andremo a finire di questo passo? Intendo dire: io non voglio vivere, come avrà capito, in generale; ma ancora meno lo voglio fare in un mondo dove nemmeno le più basilari convenzioni sociali vengono rispettate". Il passante allora sospirò, ma bonariamente, si sistemò gli occhiali sul naso e disse:" Lei ha assolutamente ragione signore. Ma a me non interessa affatto nè di lei (tantomeno dei suoi biglietti di addio), nè della sua presupposta morale. Dunque prego: si butti pure. Io ho qui un magnifico tramonto cui badare. E le ripeto che non mi disturba affatto". E ciò detto continuò a contemplare il tramonto e i suoi colori. L'aspirante suicida stette in piedi sul parapetto girato a guardare lo sconosciuto che invece era unicamente assorto nella visione del tramonto.
"No, mi perdoni. Ma proprio così non ci siamo": disse infine scendendo dal parapetto e accennando ad andarsene via. "Ma che le prende ora?": fece lo sconosciuto non poco sorpreso dal bizzarro atteggiamento dell'aspirante suicida."Dove va? Torni qua, sù.": lo invitò lo sconosciuto. L'aspirante suicida dunque si fermò e si mise a braccia conserte dando le spalle al passante che adesso stava finalmente voltato verso l'offeso prossimo suicida. Seguì qualche secondo in cui nessuno dei due fece nè disse nulla. Poi rompendo improvvisamente il silenzio che si era creato, e che in effetti ben si sposava con il languido tramonto e i suoi colori di pastello, il passante disse, dopo averci pensato ancora su per qualche istante: " senta..il punto è che mi prende in contropiede: non sono bravo con i discorsi, proprio non ci so fare: da quando alle celebrazioni per il mio matrimonio dopo il mio discorso di rito, la mia novella moglie chiese il divorzio e l'affidamento dei figli che ancora non avevamo, a quella volta in cui pregai un vigile, con un discorso strappalacrime, di non procedere, per cortesia, col fermo amministrativo del veicolo e di chiudere, di grazia, un occhio per quella e quella sola volta. E invece oltre al fermo amministrativo procedette anche con la distruzione del veicolo. Cosa pure non prevista da alcuna norma. E quando protestai col giudice per questo fatto indecorose, usando parole che, pensavo, avrebbero dovuto muovere a compassione anche una pietra, e costui si rivolse al legislatore affinchè procedesse ad elaborare una nuova norma che sancisse la correttezza e la legittimità dell'ingiustizia che avevo subito. Quindi non me la sento proprio, in questo frangente di rovinare tutto con un discorso che non saprei tenere". Non c'era che dire: lo sconosciuto passante si era decisamente svuotato il cuore ed ora si sentiva decisamente meglio. L'aspirante suicida dunque lo guardò negli occhi e gli sorrise benevolo, dicendogli di non arrendersi (ironico che dicesse ciò da aspirante omicida di se stesso) ed esortandolo a provare un discorso con lui al fine di dissuaderlo dal suo insano proposito. "Non preoccuparti: questa volta nulla potrà andare storto": promise il suicida venturo. Così il passante prese coraggio e si affidò completamente all'aspirante suicida. Prima però volle sapere, per preparare un discorso meglio impostato e più centrato sulla situazione attuale concreta, i motivi che avevano portato l'aspirante suicida a scegliere appunto quella svolta per la sua vita. O la sua morte. "Beh, ecco"gli rispose semplicemente costui:" ho perso il lavoro su cui avevo investito tutti i miei risparmi e le mie energie, la donna che avrei dovuto sposare mi ha abbandonato senza nemmeno lasciarmi una pizza surgelata nel congelatore per la cena, il mio cane è scappato con una gatta e mi ha portato via l'automobile: era l'amore della sua vita mi ha scritto. Sono contento per lui, ma mi manca molto. Ma soprattutto non voglio vivere in un mondo dove la gente fa foto di se stessa, poi la posta su internet e non riceve commenti di insulti e di biasimo. Insomma, non ce la faccio e non sono più disposto". "Ragioni più che valide. L'ultima soprattutto": constatò il passante che oramai si limitava a sbirciare il tramonto forse in cerca di ispirazione. Ci pensò per qualche minuto, poi disse che si sentiva pronto. L'aspirante suicida tornò sul parapetto tutto contento e soddisfatto. Poi scese repentinamente quanto era risalito e annunciò che mancava qualcosa. "Mi aspetti qui, torno subito": disse al passante che restò lì a chiedersi dove cavolo andasse così d'improvviso l'aspirante suicida (forse a cercare un altro ponte dove buttarsi? Si chiese preoccupato il passante). Passò qualche minutò quando il brav'uomo vide tornare l'aspirante suicida, se possibile anche più allegro di prima.
Recava con sè tra le mani una grossa pietra che trasportava con fatica, ma con grande lena.
"Mi aiuti sù": esortò l'aspirante suicida e porse al passante una corda che insieme legarono alla roccia da un capo e dall'altro l' assicurarono alla gamba destra dell'aspirante suicida. "Servirà affinchè io affondi con ancor più agio": spiegò l'aspirante suicida pieno di ritrovato entusiasmo. "Ora sù, mio nuovo amico, non esiti oltre e proceda col suo discorso che, ne sono certo, sarà il miglior discorso per fare desistere un aspirante suicida dal suo folle e sconsiderato proposito mai sentito": invitò l'uomo che stava con una pietra legata al piede tramite una corda. Dunque il passante pensò tra sè assorto ancora per qualche interminabile secondo, poi si convinse e iniziò finalmente con la sua orazione. Quando la ebbe terminata, stette in silenzio fremente in attesa. L'aspirante suicida che per tutto il tempo in cui il passante aveva parlato, invitandolo a desistere dal suo poco salutare piano, lo aveva fissato senza muovere un muscolo, potè finalmente liberarsi ed esprimere ciò che stava provando con estrema e inusitata intensità dentro di sè: " ma che cazzo!": fu ciò che esclamò.
" Mi perdoni? ": chiese il passante che timidamente aveva ripreso a guardare il tramonto che ora stava definitivamente per lasciare spazio allo scuro del cielo notturno.
"Ma che cazzo di discorso è mai questo, per Dio?! ": insistette l'aspirante suicida.
"Gliel'ho detto: non sono bravo con i discorsi".
"No, lei fa schifo con i discorsi, che è molto diverso. Dico io, ma dove ha imparato?".
"Ma non si impara a fare i discorsi".
" Appunto, lei di certo non l'ha fatto".
" Guardi", continuò dopo una breve pausa l'aspirante suicida: " non solo il suo discorso faceva cagare, ma mi ha anche convinto a non suicidarmi, pensi lei..".
"Davvero? Mi spiace davvero tanto..io non so cosa dire, sono assolutamente mortificato. Non volevo proprio. Dai, non faccia così. Non può farmi questo la prego, si suicidi. Guardi le tengo la corda, se vuole le darò una bella spintarella e...".
"E.. niente", lo interruppe un pò bruscamente l'ex aspirante suicida, ora aspirante attivista per la vita: "me ne vado a casa, non mi suicido più. Grazie mille eh..". E se ne andò nero in volto e triste e depresso molto ma molto di più di quando era arrivato, ma senza la benchè minima voglia di ammazzarsi. Che disdetta.

Così adesso, il passante, colui che voleva restare semplicemente un comune passante che si fermava ad osservare un bel tramonto e che suo malgrado era stato coinvolto in qualcosa che non aveva cercato come accade talvolta nella vita, stava lì, immobile, senza nemmeno un tramonto da guardare oramai, e pensando a come ancora una volta aveva rovinato tutto con uno dei suoi tipici disastrosi discorsi.

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