Un uomo stava in piedi sul parapetto di
un ponte con l'aria sconsolata guardando il sole tramontare. Quello
sarebbe stato l'ultimo tramonto che avrebbe mai veduto. L'uomo sul
parapetto infatti stava per buttarsi giù (altrimenti perchè salire
su un parapetto? ), nel turbinare delle acque del fiume sottostante
che lo avrebbero in poco tempo inghiottito e strappato alla sua
penosa esistenza. Perlomeno così aveva progettato. Era dunque pronto
a saltare e già si era piegato leggermente sulle ginocchia per
spiccare un miglior salto e morire con più dignità e stile. In
passato aveva anche partecipato a diverse gare di tuffi e pertanto ci
teneva a non sfigurare in quella che avrebbe potuto ritenersi, in
tutto e per tutto, la sua ultima esibizione.
Fu proprio in quel momento che un uomo
si avvicinò. Passando accanto all'aspirante suicida sembrò non
notarlo nemmeno. Si fermò poco distante da lui e si voltò verso
l'orizzonte e il tramonto.
"Che bei colori, eh?":
commentò. L'aspirante suicida allora si girò per un attimo verso lo
sconosciuto, e dopo uno stucchevole sospiro rispose: "Colori,
già. Colori..Beh, non mi importa. Non mi importa più di nulla
oramai".
" Resta il fatto che sono proprio
dei bei colori. Indipendentemente dal fatto che le importi o
meno": rispose l'uomo quasi che
non fosse nemmeno interessato al suo giudizio.
L'aspirante suicida a quel punto si
sentì piuttosto interdetto. Per come la pensava lui, infatti, lo
sconosciuto amante dei tramonti e dei loro colori non avrebbe mai
dovuto disturbarlo, se non per tentare di dissuaderlo in extremis dal
suo folle proposito come è buona creanza fare e come si vede anche
fare nelle scene di tutti i film, nonchè dei telefilm, che
implichino o prevedano scene di suicidio tentato (indipendentemente
dal fatto che poi questo vada a buon fine, come tutti si augurano,
oppure no). Insomma: quale aspirante suicida degno di questo nome e
che non sia unicamente in cerca di attenzioni non vorrebbe qualcuno
che provasse a salvarlo all'ultimo minuto, o giù di lì, con parole
banali e scontate, ma per qualche motivo estremamente convincenti?
Insomma: chi è che non desidera il classico lieto fine là fuori?
Così dopo un breve e inteso silenzio, in cui il passante continuava
a contemplare con aria rapita i bellissimi colori di quel tramonto (
e l'aspirante suicida iniziava a pensare che avrebbe dovuto scegliere
un giorno di pioggia e nuvole per suicidarsi in santa pace), l'uomo
sul parapetto se ne uscì fuori dicendo, come in risposta ad una
qualche inesistente richiesta:" no, non provi nemmeno a
dissuadermi dal mio malsano proposito".
Il passante distolse allora lo sguardo
dal sublime e liquido crepuscolo per posarlo sull'aspirante suicida,
che intato sperava che la sua azione avesse sortito un qualche
effetto e lo guardava con occhi al contempo incerti e speranzosi in
attesa che l'altro parlasse. " Dice a me scusi"?
L'aspirante suicida annuì per segnalare che sì: in effetti diceva a
lui. " Dissuaderla? Mi creda, non è affatto mia intenzione, ci
mancherebbe. Si butti pure, per carità. Non mi disturba per niente.
Anzi, se ha bisogno di aiuto non esiti a chiedere": disse lo
sconosciuto terminando il suo discorso con un cordiale sorriso.
Gentile e ben educato comunque lo era, pensò l'aspirante suicida.
Non c'era nulla da dire a proposito. Subito dopo aver detto queste
parole, l'uomo riprese a guardare il tramonto e a commentarne
l'indiscutibile, così disse, bellezza. A questo punto, dopo
l'ennesimo affronto, al nostro aspirante suicida venne quasi voglia
di scendere dal parapetto e di non suicidarsi più. La gente
sgarbata, anche se educatamente sgarbata, a volte riusciva a
spingerti perfino a questo. Dopo tutta la fatica di lasciare i vari
biglietti di addio (che aveva ordinato ad una copisteria che
praticava tariffe piuttosto elevate e nessuno sconto aspiranti
suicidi, come constatò con amarezza, appunto, il nostro aspirante
suicida). Non poteva davvero credere a ciò che le sue orecchie
sentivano (anche se ancora per poco ovviamente. O così perlomeno
sperava). "Come sarebbe a dire, faccia pure? Abbia pazienza.
Lei, mi permetta di dirlo, ha il preciso dovere morale di
dissuadermi. Insomma: dove andremo a finire di questo passo? Intendo
dire: io non voglio vivere, come avrà capito, in generale; ma ancora
meno lo voglio fare in un mondo dove nemmeno le più basilari
convenzioni sociali vengono rispettate". Il passante allora
sospirò, ma bonariamente, si sistemò gli occhiali sul naso e
disse:" Lei ha assolutamente ragione signore. Ma a me non
interessa affatto nè di lei (tantomeno dei suoi biglietti di addio),
nè della sua presupposta morale. Dunque prego: si butti pure. Io ho
qui un magnifico tramonto cui badare. E le ripeto che non mi disturba
affatto". E ciò detto continuò a contemplare il tramonto e i
suoi colori. L'aspirante suicida stette in piedi sul parapetto girato
a guardare lo sconosciuto che invece era unicamente assorto nella
visione del tramonto.
"No, mi perdoni. Ma proprio così
non ci siamo": disse infine scendendo dal parapetto e accennando
ad andarsene via. "Ma che le prende ora?": fece lo
sconosciuto non poco sorpreso dal bizzarro atteggiamento
dell'aspirante suicida."Dove va? Torni qua, sù.": lo
invitò lo sconosciuto. L'aspirante suicida dunque si fermò e si
mise a braccia conserte dando le spalle al passante che adesso stava
finalmente voltato verso l'offeso prossimo suicida. Seguì qualche
secondo in cui nessuno dei due fece nè disse nulla. Poi rompendo
improvvisamente il silenzio che si era creato, e che in effetti ben
si sposava con il languido tramonto e i suoi colori di pastello, il
passante disse, dopo averci pensato ancora su per qualche istante: "
senta..il punto è che mi prende in contropiede: non sono bravo con i
discorsi, proprio non ci so fare: da quando alle celebrazioni per il
mio matrimonio dopo il mio discorso di rito, la mia novella moglie
chiese il divorzio e l'affidamento dei figli che ancora non avevamo,
a quella volta in cui pregai un vigile, con un discorso
strappalacrime, di non procedere, per cortesia, col fermo
amministrativo del veicolo e di chiudere, di grazia, un occhio per
quella e quella sola volta. E invece oltre al fermo amministrativo
procedette anche con la distruzione del veicolo. Cosa pure non
prevista da alcuna norma. E quando protestai col giudice per questo
fatto indecorose, usando parole che, pensavo, avrebbero dovuto
muovere a compassione anche una pietra, e costui si rivolse al
legislatore affinchè procedesse ad elaborare una nuova norma che
sancisse la correttezza e la legittimità dell'ingiustizia che avevo
subito. Quindi non me la sento proprio, in questo frangente di
rovinare tutto con un discorso che non saprei tenere". Non c'era
che dire: lo sconosciuto passante si era decisamente svuotato il
cuore ed ora si sentiva decisamente meglio. L'aspirante suicida
dunque lo guardò negli occhi e gli sorrise benevolo, dicendogli di
non arrendersi (ironico che dicesse ciò da aspirante omicida di se
stesso) ed esortandolo a provare un discorso con lui al fine di
dissuaderlo dal suo insano proposito. "Non preoccuparti: questa
volta nulla potrà andare storto": promise il suicida venturo.
Così il passante prese coraggio e si affidò completamente
all'aspirante suicida. Prima però volle sapere, per preparare un
discorso meglio impostato e più centrato sulla situazione attuale
concreta, i motivi che avevano portato l'aspirante suicida a
scegliere appunto quella svolta per la sua vita. O la sua morte.
"Beh, ecco"gli rispose semplicemente costui:" ho perso
il lavoro su cui avevo investito tutti i miei risparmi e le mie
energie, la donna che avrei dovuto sposare mi ha abbandonato senza
nemmeno lasciarmi una pizza surgelata nel congelatore per la cena, il
mio cane è scappato con una gatta e mi ha portato via l'automobile:
era l'amore della sua vita mi ha scritto. Sono contento per lui, ma
mi manca molto. Ma soprattutto non voglio vivere in un mondo dove la
gente fa foto di se stessa, poi la posta su internet e non riceve
commenti di insulti e di biasimo. Insomma, non ce la faccio e non
sono più disposto". "Ragioni più che valide. L'ultima
soprattutto": constatò il passante che oramai si limitava a
sbirciare il tramonto forse in cerca di ispirazione. Ci pensò per
qualche minuto, poi disse che si sentiva pronto. L'aspirante suicida
tornò sul parapetto tutto contento e soddisfatto. Poi scese
repentinamente quanto era risalito e annunciò che mancava qualcosa.
"Mi aspetti qui, torno subito": disse al passante che restò
lì a chiedersi dove cavolo andasse così d'improvviso l'aspirante
suicida (forse a cercare un altro ponte dove buttarsi? Si chiese
preoccupato il passante). Passò qualche minutò quando il brav'uomo
vide tornare l'aspirante suicida, se possibile anche più allegro di
prima.
Recava con sè tra le mani una grossa
pietra che trasportava con fatica, ma con grande lena.
"Mi aiuti sù": esortò
l'aspirante suicida e porse al passante una corda che insieme
legarono alla roccia da un capo e dall'altro l' assicurarono alla
gamba destra dell'aspirante suicida. "Servirà affinchè io
affondi con ancor più agio": spiegò l'aspirante suicida pieno
di ritrovato entusiasmo. "Ora sù, mio nuovo amico, non esiti
oltre e proceda col suo discorso che, ne sono certo, sarà il miglior
discorso per fare desistere un aspirante suicida dal suo folle e
sconsiderato proposito mai sentito": invitò l'uomo che stava
con una pietra legata al piede tramite una corda. Dunque il passante
pensò tra sè assorto ancora per qualche interminabile secondo, poi
si convinse e iniziò finalmente con la sua orazione. Quando la ebbe
terminata, stette in silenzio fremente in attesa. L'aspirante suicida
che per tutto il tempo in cui il passante aveva parlato, invitandolo
a desistere dal suo poco salutare piano, lo aveva fissato senza
muovere un muscolo, potè finalmente liberarsi ed esprimere ciò che
stava provando con estrema e inusitata intensità dentro di sè: "
ma che cazzo!": fu ciò che esclamò.
" Mi perdoni? ": chiese il
passante che timidamente aveva ripreso a guardare il tramonto che ora
stava definitivamente per lasciare spazio allo scuro del cielo
notturno.
"Ma che cazzo di discorso è mai
questo, per Dio?! ": insistette l'aspirante suicida.
"Gliel'ho detto: non sono bravo
con i discorsi".
"No, lei fa schifo con i discorsi,
che è molto diverso. Dico io, ma dove ha imparato?".
"Ma non si impara a fare i
discorsi".
" Appunto, lei di certo non l'ha
fatto".
" Guardi", continuò dopo una
breve pausa l'aspirante suicida: " non solo il suo discorso
faceva cagare, ma mi ha anche convinto a non suicidarmi, pensi
lei..".
"Davvero? Mi spiace davvero
tanto..io non so cosa dire, sono assolutamente mortificato. Non
volevo proprio. Dai, non faccia così. Non può farmi questo la
prego, si suicidi. Guardi le tengo la corda, se vuole le darò una
bella spintarella e...".
"E.. niente", lo interruppe
un pò bruscamente l'ex aspirante suicida, ora aspirante attivista
per la vita: "me ne vado a casa, non mi suicido più. Grazie
mille eh..". E se ne andò nero in volto e triste e depresso
molto ma molto di più di quando era arrivato, ma senza la benchè
minima voglia di ammazzarsi. Che disdetta.
Così adesso, il passante, colui che
voleva restare semplicemente un comune passante che si fermava ad
osservare un bel tramonto e che suo malgrado era stato coinvolto in
qualcosa che non aveva cercato come accade talvolta nella vita, stava
lì, immobile, senza nemmeno un tramonto da guardare oramai, e
pensando a come ancora una volta aveva rovinato tutto con uno dei
suoi tipici disastrosi discorsi.
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