domenica 10 agosto 2014

cencio in mezzo ai cenci, il destino e la miseria umana

E fu allora che lo vidi, cencio in mezzo ai cenci. Appena sembrava un essere umano e non uno straccio a sua volta. Era un senzatetto, stava steso per terra sopra dei cartoni consumati quanto i suoi vestiti e quei teli sintetici che usava come coperte. Si scorgeva appena il capo, con dei capelli fini e bianchi su una testa disperata e usurata dal freddo e da patimenti non strettamente meteorologici.
Stavo per calpestarlo, sovrappensiero com'ero. Per fortuna riuscii a non salirci letteralmente sopra, ma non ad evitare di urtarlo e di disturbare così il suo triste riposo. Allora sollevò prima la testa, come se non gli importasse molto, poi tirò su tutto il corpo e quando potei guardarlo meglio, fu allora che lo vidi. Per la prima volta nella mia vita guardai dritto negli occhi il volto della dignità umana. Fu allora che scoprii. Scoprii che la dignità veste di stracci e dorme negli angoli bui e lerci della strada. Fa puzza e non ha un bell'aspetto di primo acchito. È un barbone che tutti evitano e che tutti temono, con cui nessuno vuole avere a che fare. Ecco perchè è una cosa così rara. La gente teme la dignità, teme la purezza dell'animo umano, perchè non porta a nessuna ricchezza materiale. Non ti darà nessuna macchina fiammante, nessuna casa con un bel giardino sul retro e non ti farà raggiungere alcuna posizione di prestigio per cui potrai vestirti bene e profumarti ed essere sempre perfettamente rasato. No, nulla di tutto ciò. Lei ti farà dormire per strada, buttato contro un muro, coperto di materiali sintetici e freddi, sporco e puzzolente, sgradevole agli occhi della gente.
Un cencio in mezzo ai cenci.


Al lato della strada c' era un piccolo banchetto di legno, dove avventori, turisti e disperati generici tentavano la fortuna con i dadi.
Vi era un insolito affollamento per un gioco tanto poco ludico: un uomo, che sembrava un abitudinario nello sfidare la sorte, stava per vincere un bel piatto. Probabilmente sarebbe stata la prima e unica volta che avrebbe avuto l'illusione della vittoria nella sua vita.
Ed invece uno dei dadi rotolò troppo, e da un sei vincente girò, come con uno spasmo improvviso, su un “uno”, misero e solo come unicamente un “uno” può essere.
“ Il destino, amico..” : disse freddamente l'uomo del banchetto allo sfortunato avventore, che era rimasto di sasso e attonito e solamente riuscì a ripetere a sua volta: “il destino”.
Che bel modo di consolarsi, pensai, il destino. Ma è davvero una consolazione, o solo la più triste delle prese di coscienza? Realizzare che il destino e la nostra vita si riducono ad un tiro di dadi, dove non si ha alcun controllo sul numero che uscirà. Puoi provare a indirizzare gli eventi, ma non puoi davvero controllarli. Puoi soffiare sui dadi, usare gesti scaramantici o particolari tecniche di tiro: per quanto ti sforzerai mai riuscirai a controllare quel vorticare e girare su se stessi impazziti, come spinti da venti sempre opposti che è la nostra vita. Alla fine basta un tiro troppo energico o, al contrario, troppo poco convinto, una piega della tovaglia sul tavolo, uno sbuffo di vento, un nonnulla capace però di abbattere tutto il castello che ogni giorno, con gran fatica e speranza, tentiamo di realizzare con le carte che abbiamo in mano.
Qualcuno potrà tacciarmi di pessimismo: non importa. L'ottimismo lo lascio a chi è abbastanza folle per accoglierlo in cuor suo e credere davvero che tutto, alla fine, andrà bene. Io non posso, ne riesco a pensarlo. Questo non significa, come sempre qualcuno potrà pensare, essere arrendevoli e non lottare per le cose della vita. È semmai proprio l' opposto. Proprio grazie al pessimismo è possibile riuscire a trovare la forza ogni giorno di provare a dare una svolta a questa strada dissestata che porta ad un orizzonte scuro. È questa forza della disperazione che dà la spinta necessaria. Perchè solo chi vive nelle tenebre anela davvero, e intendo davvero e con tutta la sua volontà, a vedere prima o poi il sole.
Ma la miseria umana non è una condizione temporanea e transitoria, legata magari a situazioni economiche o di umore. No. La miseria umana è una, anzi, è La condizione esistenziale dell'essere umano. Condannato alla vita, come un viandante disperso vaga lungo un sentiero sconosciuto, cercando disperatamente di trovare un senso e una motivazione a tutto quel movimento irrazionale, al respiro dei suoi polmoni e al battito del suo cuore stesso. Tentando di ignorare la realtà, per cui la sua esistenza non è altro che mera casualità e non ha alcun senso ne alcuno scopo. Per quanto riguarda il Mondo non abbiamo alcuna importanza e siamo costretti, perciò, a vivere nella finzione che creiamo per noi stessi, incatenati come prigionieri nella ricerca della felicità, della serenità o di qualcosa che si avvicini a queste. E se non riusciremo a raggiungerle mai la nostra vita sarà misera. Mentre se dovessimo riuscire a ottenerle, beh; ecco che allora la nostra vita sarà ancor più misera. Perchè ci saremmo resi conto che la felicità e la serenità nella vita sono solo obiettivi illusori, e aspirazioni irrealizzabili, costruiti all'unico scopo di non farci impazzire. O forse create proprio per quello da un Dio sadico che odia tutti i suoi figli.




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