Non ho più idee. Ammisi ad alta voce con me stesso, una sera d'aprile, alzandomi in piedi di scatto e atteggiandomi come fossi su un palcoscenico, osservato da un pubblico immenso e numeroso, seppur muto, immobile e invisibile. Finalmente avevo trovato la forza e il coraggio per, non dico gridarlo ai quattro venti, ma per poterlo dichiarare in maniera ferma e definitiva. E adesso? Beh, adesso era tempo per qualcosa di forte da bere.
Mentre tiravo fuori il bicchiere dalla credenza e preparavo le bottiglie mi venne in mente di quanti grandi scrittori erano anche degli ancor più grandi bevitori. Io, da parte mia invece, non lo ero e difficilmente lo sarei mai stato.
Bevvi il mio drink tutto in un sorso, d'un fiato, inclinando all'indietro la testa e chiudendo gli occhi. Dopo pochi secondi lo vomitai. Così ebbi il timore che forse non sarei mai stato, non solamente un grande scrittore, ma nemmeno uno scrittore.
E non finiva qua. Mentre mi ripulivo la bocca dai succhi gastrici usciti dal mio stomaco, mi parse di percepire quella che poteva essere un'altra delle cause profonde dei miei mali a livello di creatività: le sigarette. Il mio problema, del resto, non era che fumassi troppo o che fumassi un pò: il mio problema era infatti che non fumavo per nulla. Zero. Ma quale grande artista della penna, pensai, non ha questo nobile vizio? Non c'era quindi da sorprendersi che non avessi alcuna idea e la mia ispirazione paresse avermi abbandonato per sempre, indignata. Tuttavia, per fortuna, sapevo di avere, da qualche parte in casa, una stecca intera di sigarette, lasciata lì, in qualche sperduto cassetto, tra distese di calzini e mutande, dalla mia ultima ex. La cercai maniacalmente, la trovai, la presi e aprii con foga un pacchetto. Lo fumai per intero e stetti, non dico male, ma malissimo. Sicuramente non ero portato nemmeno per essere un maledetto fumatore incallito, di quelli con sempre la sigaretta mezza fumata in bocca, in quarta di copertina, e con l'espressione di sfida al mondo. Io no, io avrei solo tossito. Come potevo, dunque, anche solo sperare di scrivere, non dico certo un capolavoro, ma almeno qualcosa degno di nota? Non potevo. Non sono tagliato, evidentemente, per essere un grande scrittore.
Mentre tiravo fuori il bicchiere dalla credenza e preparavo le bottiglie mi venne in mente di quanti grandi scrittori erano anche degli ancor più grandi bevitori. Io, da parte mia invece, non lo ero e difficilmente lo sarei mai stato.
Bevvi il mio drink tutto in un sorso, d'un fiato, inclinando all'indietro la testa e chiudendo gli occhi. Dopo pochi secondi lo vomitai. Così ebbi il timore che forse non sarei mai stato, non solamente un grande scrittore, ma nemmeno uno scrittore.
E non finiva qua. Mentre mi ripulivo la bocca dai succhi gastrici usciti dal mio stomaco, mi parse di percepire quella che poteva essere un'altra delle cause profonde dei miei mali a livello di creatività: le sigarette. Il mio problema, del resto, non era che fumassi troppo o che fumassi un pò: il mio problema era infatti che non fumavo per nulla. Zero. Ma quale grande artista della penna, pensai, non ha questo nobile vizio? Non c'era quindi da sorprendersi che non avessi alcuna idea e la mia ispirazione paresse avermi abbandonato per sempre, indignata. Tuttavia, per fortuna, sapevo di avere, da qualche parte in casa, una stecca intera di sigarette, lasciata lì, in qualche sperduto cassetto, tra distese di calzini e mutande, dalla mia ultima ex. La cercai maniacalmente, la trovai, la presi e aprii con foga un pacchetto. Lo fumai per intero e stetti, non dico male, ma malissimo. Sicuramente non ero portato nemmeno per essere un maledetto fumatore incallito, di quelli con sempre la sigaretta mezza fumata in bocca, in quarta di copertina, e con l'espressione di sfida al mondo. Io no, io avrei solo tossito. Come potevo, dunque, anche solo sperare di scrivere, non dico certo un capolavoro, ma almeno qualcosa degno di nota? Non potevo. Non sono tagliato, evidentemente, per essere un grande scrittore.
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