E così salii in piedi sul parapetto.
Il fiume impetuoso sotto di me. Lo scroscio delle sue acque mi
ricordava tanto il turbinare degli eventi, dove, come pezzetti di
legna infranta, noi esseri umani siamo trasportati in balia di
invincibili forze maggiori. Trasparenti e quasi senza sostanza,
impalpabili ma comunque ineludibili. Come l'acqua di un fiume quando
scorre impetuosa erodendo argini e sponde. E la fiducia nel domani, e ogni speranza e ogni sogno ad occhi aperti.
Ero pronto al grande salto. Non mi sentivo nemmeno eccessivamente
triste al pensiero di lasciare tutto. Piuttosto mi resi conto che mi
era venuta una grande fame: avrei volentieri mangiato qualche bistecca di manzo,
patate, ma anche una pizza e poi un grande gelato. La fame mi stava
letteralmente divorando. Ma tra poco non avrebbe più avuto
importanza, fortunatamente; perchè a ben pensarci avevo davvero un
grande desiderio di cibo.
Così ero pronto, in piedi sul
parapetto, la mente sgombra di pensieri se si eccettua quello di un
grosso, succoso hamburger, e il fatto che forse avessi lasciato la finestra aperta in casa. Ma tanto non ci sarei mai più tornato, pensai poco prima di spiccare il volo.
“Questa poi..eh eh..” : udì una
voce rauca risuonare alle mie spalle. Una voce seguita da un paio di
colpi di tosse. Mi voltai e un uomo sulla sessantina, evidentemente
non nelle migliori condizioni economiche e di salute, sorrideva, o
perlomeno aveva la bocca deformata in un qualche ghigno sottile,
guardandomi a pochi metri di distanza.
“Questa poi..” : ripetè, questa
volta senza colpi di tosse.
“Questa poi cosa? “: domandai
quando mi fui stufato di tanta invadenza (anche se c'era da
ammettere che quello che pretendeva di buttarsi giù da un ponte in
una strada pubblica ero io).
“Ti vuoi ammazzare,ah? Perchè?
Lascia che te lo chieda” : mi rispose l' uomo.
“Perchè la vita è una merda,
signore. È una cosa troppo dura, e io non sono duro abbastanza”.
Rise di nuovo, molto forte questa
volta, tanto che non riuscì a trattenere un nuovo scoppio di tosse,
che questa volta però suonava quasi ilare.
“Che ride? Non crede forse che la
vita sia una sventura? Non c'è felicità a questo mondo, ed io ho
chiuso con tutta questa vana ricerca”: dissi osservandolo come si osserva un sacco della pattumiera, convinto che quella occhiata dovesse riportarlo all'evidenza della sua miserrima condizione.
All'improvviso assunse un'aria molto
seria, si avvicinò di qualche passo e mi fissò dentro, negli occhi, come fa un padre con un figlio, quando vuole spiegargli una delle
grandi verità che di solito si tengono nascoste come gemme preziose, con la stessa sottesa preoccupazione con cui si cela un tesoro,
per poi mostrarle al momento opportuno, quando si pensa che la loro
conoscenza causerà meno dolore (erratissima convinzione) .
Stette in silenzio
per qualche secondo così. Poi finalmente parlò:“ ragazzo, non
devi cercare la tua realizzazione nel mondo, tra gli altri uomini. Devi cercarla dentro di
te. Non per le strade e tra i grattacieli, ma nel tuo animo è la
felicità, ed è lì che è sempre stata. Sbaglia, e come sbaglia,
chi si affanna alla ricerca di ricchezze, agi, riconoscimenti e forme
di prestigio. Sbaglia chi si atteggia nella vita come un gladiatore
nell' arena, perchè alla fine di tutte le battaglie non necessarie
che avrà affrontato, nulla gli rimarrà che le cicatrici, le botte e
le ferite, senza che abbia nemmeno ottenuto la sua libertà. È lì
il segreto di tutto. Ecco cosa ci rende vivi: la libertà. Se non si
è liberi, ma si è schiavi delle cose del mondo, nessuna ricchezza,
nessuna posizione elevata potrà restituirci il senso del nostro
stare sulla terra”.
Lo guardai come si
guarda un vecchio idiota che parla a vanvera evidentemente perchè
non ha nessuno con cui discorrere. Lui dovette percepire questo mio
segreto e implicito giudizio, perchè subito dopo riprese:“ beh,
se non mi credi dovresti perlomeno spiegarmi perchè tu, giovane
ragazzo in salute, stai in piedi su un parapetto e ti vuoi gettare
nelle acque gelide del fiume, ed io misero accattone tisico sono
invece felice e canticchio canzoni tutta notte, pur interrotto
talvolta da colpi di tosse ”.
Avevo proprio
voglia di trovare una risposta, una qualunque che lo smontasse e che
dimostrasse che non aveva detto altre che fesserie da filosofo da
quattro soldi, e perciò stetti lì immobile sul parapetto come una
statua a pensare a qualcosa: non mi venne nulla in mente, solo che forse adesso avrei dovuto preoccuparmi dell'hamburger e della finestra lasciata aperta.
Perciò fu lui
stesso, dopo qualche minuto di silenzio, a trarmi di impaccio,
dicendo:“ è perchè io sono libero, ragazzo. Non nutro illusioni
e false speranze sulla bontà del mondo e della possibilità di
redenzione in esso. Il mondo è un posto malvagio e brutto dove gente
innocente muore ogni giorno, dove milioni di persone non hanno di che
mangiare, dove bambini piccolissimi si ammalano oppure fanno la
guerra. Che possibilità c'è di trovare la felicità in tutto ciò?
Sarebbe come cercare una stalattite di ghiaccio all'inferno. Per
questo, amico, la felicità e la serenità non puoi trovarle in
questa tragedia corale con attori inconsapevoli che chiamiamo mondo, ma solo nel tuo animo” .
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