mercoledì 13 agosto 2014

Robaccia presa a male


E così salii in piedi sul parapetto. Il fiume impetuoso sotto di me. Lo scroscio delle sue acque mi ricordava tanto il turbinare degli eventi, dove, come pezzetti di legna infranta, noi esseri umani siamo trasportati in balia di invincibili forze maggiori. Trasparenti e quasi senza sostanza, impalpabili ma comunque ineludibili. Come l'acqua di un fiume quando scorre impetuosa erodendo argini e sponde. E la fiducia nel domani, e ogni speranza e ogni sogno ad occhi aperti. Ero pronto al grande salto. Non mi sentivo nemmeno eccessivamente triste al pensiero di lasciare tutto. Piuttosto mi resi conto che mi era venuta una grande fame: avrei volentieri mangiato qualche bistecca di manzo, patate, ma anche una pizza e poi un grande gelato. La fame mi stava letteralmente divorando. Ma tra poco non avrebbe più avuto importanza, fortunatamente; perchè a ben pensarci avevo davvero un grande desiderio di cibo.
Così ero pronto, in piedi sul parapetto, la mente sgombra di pensieri se si eccettua quello di un grosso, succoso hamburger, e il fatto che forse avessi lasciato la finestra aperta in casa. Ma tanto non ci sarei mai più tornato, pensai poco prima di spiccare il volo.
“Questa poi..eh eh..” : udì una voce rauca risuonare alle mie spalle. Una voce seguita da un paio di colpi di tosse. Mi voltai e un uomo sulla sessantina, evidentemente non nelle migliori condizioni economiche e di salute, sorrideva, o perlomeno aveva la bocca deformata in un qualche ghigno sottile, guardandomi a pochi metri di distanza.
“Questa poi..” : ripetè, questa volta senza colpi di tosse.
“Questa poi cosa? “: domandai quando mi fui stufato di tanta invadenza (anche se c'era da ammettere che quello che pretendeva di buttarsi giù da un ponte in una strada pubblica ero io).
“Ti vuoi ammazzare,ah? Perchè? Lascia che te lo chieda” : mi rispose l' uomo.
“Perchè la vita è una merda, signore. È una cosa troppo dura, e io non sono duro abbastanza”.
Rise di nuovo, molto forte questa volta, tanto che non riuscì a trattenere un nuovo scoppio di tosse, che questa volta però suonava quasi ilare.
“Che ride? Non crede forse che la vita sia una sventura? Non c'è felicità a questo mondo, ed io ho chiuso con tutta questa vana ricerca”: dissi osservandolo come si osserva un sacco della pattumiera, convinto che quella occhiata dovesse riportarlo all'evidenza della sua miserrima condizione.
All'improvviso assunse un'aria molto seria, si avvicinò di qualche passo e mi fissò dentro, negli occhi, come fa un padre con un figlio, quando vuole spiegargli una delle grandi verità che di solito si tengono nascoste come gemme preziose, con la stessa sottesa preoccupazione con cui si cela un tesoro, per poi mostrarle al momento opportuno, quando si pensa che la loro conoscenza causerà meno dolore (erratissima convinzione) .
Stette in silenzio per qualche secondo così. Poi finalmente parlò:“ ragazzo, non devi cercare la tua realizzazione nel mondo, tra gli altri uomini. Devi cercarla dentro di te. Non per le strade e tra i grattacieli, ma nel tuo animo è la felicità, ed è lì che è sempre stata. Sbaglia, e come sbaglia, chi si affanna alla ricerca di ricchezze, agi, riconoscimenti e forme di prestigio. Sbaglia chi si atteggia nella vita come un gladiatore nell' arena, perchè alla fine di tutte le battaglie non necessarie che avrà affrontato, nulla gli rimarrà che le cicatrici, le botte e le ferite, senza che abbia nemmeno ottenuto la sua libertà. È lì il segreto di tutto. Ecco cosa ci rende vivi: la libertà. Se non si è liberi, ma si è schiavi delle cose del mondo, nessuna ricchezza, nessuna posizione elevata potrà restituirci il senso del nostro stare sulla terra”.
Lo guardai come si guarda un vecchio idiota che parla a vanvera evidentemente perchè non ha nessuno con cui discorrere. Lui dovette percepire questo mio segreto e implicito giudizio, perchè subito dopo riprese:“ beh, se non mi credi dovresti perlomeno spiegarmi perchè tu, giovane ragazzo in salute, stai in piedi su un parapetto e ti vuoi gettare nelle acque gelide del fiume, ed io misero accattone tisico sono invece felice e canticchio canzoni tutta notte, pur interrotto talvolta da colpi di tosse ”.
Avevo proprio voglia di trovare una risposta, una qualunque che lo smontasse e che dimostrasse che non aveva detto altre che fesserie da filosofo da quattro soldi, e perciò stetti lì immobile sul parapetto come una statua a pensare a qualcosa: non mi venne nulla in mente, solo che forse adesso avrei dovuto preoccuparmi dell'hamburger e della finestra lasciata aperta.

Perciò fu lui stesso, dopo qualche minuto di silenzio, a trarmi di impaccio, dicendo:“ è perchè io sono libero, ragazzo. Non nutro illusioni e false speranze sulla bontà del mondo e della possibilità di redenzione in esso. Il mondo è un posto malvagio e brutto dove gente innocente muore ogni giorno, dove milioni di persone non hanno di che mangiare, dove bambini piccolissimi si ammalano oppure fanno la guerra. Che possibilità c'è di trovare la felicità in tutto ciò? Sarebbe come cercare una stalattite di ghiaccio all'inferno. Per questo, amico, la felicità e la serenità non puoi trovarle in questa tragedia corale con attori inconsapevoli che chiamiamo mondo, ma solo nel tuo animo” .

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