Sono sempre stato un pò
depresso da questo tempo uggioso. Depresso e affascinato, come lo si
è sempre da ciò che ci spaventa. Ma questa mattina è diverso:
questa mattina mi pare di non vedere spiragli brillanti, seppur
sommessi, in questo cielo opaco. E ancora più grigio del cielo,
oggi, sono io. Ho provato anche a riposare e dormire un pò, ma al
mio risveglio il tempo era ancora cupo e i miei sogni popolati da
incubi scuri. L'unica soluzione possibile per sfuggire da questa
depressione è fuggire da questa vita, e da questa pesante cappa
d'angoscia. Apro il cassetto e cerco sotto una montagna di mutande e
calzini. Alcuni presentano vistosi buchi. Sotto questo marasma di
biancheria c'è una pistola: nera e calda. La prendo e l'appoggio
alla tempia, mentre fuori ancora piove e il cielo è listato a lutto.
Faccio fuoco. La pistola sembra essersi inceppata, parecchio tempo
fa. E comunque è scarica. Scosto leggermente le tende per guardare
fuori, in un sussulto di speranza. E quindi di follia. Piove ancora,
anche più forte, e il cielo sembra farsi sempre più nero. C'è un
grosso coltellaccio in cucina, appoggiato sul tavolo bianco, con la
lama scintillante che brilla e sussurra il mio nome: sta aspettando.
La afferro e mi ci specchio, pronto a infilarmela nel petto, mentre
fuori una nuvola nerissima oscura ancor di più il buio e la pioggia
aumenta fino a diventare quasi invisibile. Ma non ho il coraggio e
poi, ad essere sincero, non voglio rovinare la mia nuova camicia e
tantomeno macchiare il pavimento di sangue. Se c'è una cosa che odio
più di una giornata grigia, sono gli aloni e le macchie. Di sangue
in special modo. Fuori intanto piove e si è alzato anche un pò di
vento, che soffia inquietante e sussurra parole di ghiaccio. Per
fortuna però ho una bella corda molto robusta e resistente,
finemente intrecciata e soprattutto asciutta. Mentre invece fuori
piove. La lego al collo con cura. Vorrei scrivere un biglietto
d'addio, ma non ho nè voglia nè ispirazione, perchè l'unica cosa
che ho in mente è il sibilo crudele del vento. Ma finalmente arriva
la pace: posso chiudere gli occhi e morire.
Ma all'improvviso
riprendo conoscenza e mi ritrovo steso a terra col collo e i muscoli
della schiena che mi dolgono. In un istante faccio due più due:
maledette, schifosissime travi piene di tarli.
Devo trovare un modo per
farla finita e scappare da questa pioggia e da questo vento freddo e
malato. Fuori ancora le nubi nere dominano l'orizzonte, mentre
accendo i fornelli del gas e cerco uno Zippo. E poi attendo. È
finalmente il momento: sono pronto ad accendere la fiamma e farla
finita con questo maltempo che è anche malumore. Poi dalle tende
qualcosa si intrufola in casa e mi colpisce in pieno il volto. È un
raggio di sole: ha smesso di piovere e gli uccelli cantano, il vento
ha cessato di urlare, mentre le cicale festeggiano allegre con la
loro musica.
Spengo il gas e lascio
cadere l'accendino sul pavimento. Esco a fare una passeggiata e ho
deciso che non mi uccido più. Perlomeno fino a che durerà questo
sole.
ALTERNATE ENDING
...Fuori intanto piove e
si è alzato anche un pò di vento, che soffia inquietante e sussurra
parole di ghiaccio. Per fortuna però ho una bella corda molto
robusta e resistente, finemente intrecciata e soprattutto asciutta.
Mentre invece fuori piove. La lego al collo con cura. Vorrei scrivere
un biglietto d'addio, ma non ho nè voglia nè ispirazione, perchè
l'unica cosa che ho in mente è il sibilo crudele del vento. Ma
finalmente arriva la pace: posso chiudere gli occhi e morire.
Sento l'aria che fatica
sempre più ad uscire dai miei polmoni, che lentamente perdono volume
e collassano. Tutto si offusca e gli occhi sommessamente si chiudono,
mentre mi lascio sopraffare da questo sonno infinito. Ad un tratto
sono costretto a socchiudere le palpebre, ancora per metà aperte.
qualcosa mi colpisce il volto: è un raggio di sole, ed è caldo e
morbido. Le nuvole si sono diradate, pioggia e vento, mi pare di
udire, non urlano più e le cicale cantano allegre in coro con gli
uccelletti. Vorrei finalmente uscire a fare un bel giro. Ma ormai per
me è troppo tardi.
VERSIONE DEL SOGNO
...Fuori intanto piove e
si è alzato anche un pò di vento, che soffia inquietante e sussurra
parole di ghiaccio. Per fortuna però ho una bella corda molto
robusta e resistente, finemente intrecciata e soprattutto asciutta.
Mentre invece fuori piove. La lego al collo con cura. Vorrei scrivere
un biglietto d'addio, ma non ho nè voglia nè ispirazione, perchè
l'unica cosa che ho in mente è il sibilo crudele del vento. Ma
finalmente arriva la pace: posso chiudere gli occhi e morire.
Riapro gli occhi di
soprassalto. Ora sono sveglio, sdraiato nel mio letto, madido di
sudore, o zuppo di pioggia, rimboccato sotto le coperte. Il lenzuolo,
mentre mi agitavo nella notte, ha finito per stringermisi attorno al
collo. Mi tiro sù e scatto fuori dal letto. Il mio primo pensiero è
quello di tirare sù le tapparelle. E guardare fuori. Con paura. Il
cielo è scuro e carico di rabbia e di rancore. Appena il tempo di
sbattere le palpebre e un tuono preannuncia l'arrivo della pioggia,
che scroscia rimbombando nel mio cervello accompagnata dal sibilo
mostruoso del vento. Somigliano a eserciti invasori e distruttori. Ed
io sono assediato, senza via d'uscita..se non..
Non c'è nulla, o quasi,
che io sopporti meno di una giornata uggiosa. Niente, o quasi, che mi
deprima più di questo cielo cupo e questa pioggia opprimente. Mi
volto verso il letto sfatto. Accanto ad esso, sul comodino, noto un
flaconcino di sonniferi e tranquillanti, che ingeriti in quantità
sufficiente potrebbero aiutarmi a fuggire da questa giornata uggiosa.
Intanto fuori ancora piove.
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