domenica 17 agosto 2014

Smart phones war ( Parte XX)

Il quartier generale pearino, perciò, sorgeva su un'altura posta appena oltre l'estrema periferia urbana e, da lassù, sembrava quasi osservare, o sarebbe meglio dire controllare, l'iperconnessa società umana che si affannava lì sotto, con gli sguardi sempre più fissi e incatenati agli schermi dei loro smartphone. Ovviamente l'obbiettivo della Pear era che tutti quei brulicanti e condividenti individui avessero tra le loro mani, a volte unte altre meno, un telefono intelligente uscito da una delle loro fabbriche che sorgevano invece, non su altezzose colline, ma erano anzi infossate al centro di orrendi e pestilenziali quartieri industriali, circondati da miserrime baracche, i cui abitanti, si pensi un pò, non erano connessi e non avevano nemmeno uno smartphone. Pur essendo comunque costretti a produrli per diciotto ore al giorno per una paga non molto smart. Ma almeno così, era il ragionamento comune, avevano perlomeno la possibilità di entrare in contatto con uno di quei fantastici strumenti della tecnologia che tanto non si sarebbero mai potuti, e dovuti, permettere.
Il panorama era dunque desolante, ma i tre coraggiosi eroi portatori della causa Sammina, lo attraversarono con perdurante sopportazione e cuore fermo. Intanto, nella tasca di Michele, il da poco ristabilitosi Hanson ringhiava furente alla vista, pur filtrata dal tessuto di cui i pantaloni del suo proprietario erano fatti, di tanti giovani modelli di smartphone rivali. Si agitò talmente tanto che, tanto per cambiare, l'intelligentissimo congegno decise, con scelta sicuramente troppo avanzata a livello intellettuale per essere comprensibile ad un semplice essere umano, di cancellare così, senza troppi pensamenti, una manciata di dati, anche personali del ragazzo, ed altri, invece, sempre personali talvolta, di inviarli così, senza stare troppo a questionare, ad un centinaio di aziende pronte a loro volta, a cuor leggero, a passarle ad altre mille aziende e a qualche servizio segreto, anche estero. Sono queste cose, tuttavia, che rendono unici e magnifici quegli oggetti meravigliosi che sono gli smartphone, e che quindi, i loro affezionati possessori, sopportano e talvolta anche amano e di cui si vantano con gli amici. "Il mio cellulare questa notte ha cancellato da sè l'intera rubrica. Visto che figata?". È più o meno quanto dicono. Ad ogni modo i tre attraversarono l'intero quartiere e tutta l'area sterminata, misera e olezzosa delle industrie, ed arrivarono finalmente al cospetto della collina sulla quale si ergeva il quartier generale nemico. Davanti a loro si presentava una lunga e ripida scalinata, la quale portava quasi direttamente all'ingresso principale della roccaforte pearina. I tre si guardarono negli occhi, preoccupati e incerti se dovessero davvero fare tutti quegli scalini, che sembravano oltretutto piuttosto lisci e scivolosi, allo scopo di salvare il loro brand preferito, e di converso l'intera umanità. Dopo qualche secondo di parlare silenzioso, usando solo le espressioni del viso, che invero tradivano poca voglia di sobbarcarsi nell'impresa, il piccolo gruppo, comprendente due esseri umani, uno smartphone schiumante rabbia e un cestino dei rifiuti che ricordava tanto Mickey Rourke nei suoi anni migliori, decise che sì, purtroppo avrebbero dovuto salire per tutti quegli scalini, fino alla cima della collina che da lì sotto rimaneva ancora invisibile. Inutile dire che il cestino dei rifiuti arrivò per primo in cima, distaccando tutti gli altri, pur non avendo nemmeno le gambe, come fece notare subito, non appena gli amici lo raggiunsero, ai suoi compagni, che apostrofò come "fighettine..". Michele, nonostante fosse stato così definito da un semplice cestino dei rifiuti parlante, come ne esistono altre migliaia, si scoprì lieto e fiducioso nel poter contare su un simile personaggio dotato di tanto nerbo e, a guardarlo bene, molto somigliante a Mickey Rourke nei suoi anni migliori. Sorrise al cestino, che lo guardò di sbieco con la sigaretta infilata di traverso tra le labbra (o perlomeno quelle che avrebbero dovuto essere labbra, se il cestino dei rifiuti ne avesse avute). Ora erano finalmente giunti nei pressi dell'antro di accesso (così Michele lo immaginò: come l'ingresso di una caverna orribile e malefica) del quartier generale della Pear. Non restava che farsi avanti. Ed entrare.

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