Il quartier
generale pearino, perciò, sorgeva su un'altura posta appena oltre
l'estrema periferia urbana e, da lassù, sembrava quasi osservare, o
sarebbe meglio dire controllare, l'iperconnessa società umana che si
affannava lì sotto, con gli sguardi sempre più fissi e incatenati
agli schermi dei loro smartphone. Ovviamente l'obbiettivo della Pear
era che tutti quei brulicanti e condividenti individui avessero tra
le loro mani, a volte unte altre meno, un telefono intelligente
uscito da una delle loro fabbriche che sorgevano invece, non su
altezzose colline, ma erano anzi infossate al centro di orrendi e
pestilenziali quartieri industriali, circondati da miserrime
baracche, i cui abitanti, si pensi un pò, non erano connessi e non
avevano nemmeno uno smartphone. Pur essendo comunque costretti a
produrli per diciotto ore al giorno per una paga non molto smart. Ma
almeno così, era il ragionamento comune, avevano perlomeno la
possibilità di entrare in contatto con uno di quei fantastici
strumenti della tecnologia che tanto non si sarebbero mai potuti, e
dovuti, permettere.
Il
panorama era dunque desolante, ma i tre coraggiosi eroi portatori della causa Sammina, lo attraversarono con perdurante sopportazione e
cuore fermo. Intanto, nella tasca di Michele, il da poco
ristabilitosi Hanson ringhiava furente alla vista, pur filtrata dal
tessuto di cui i pantaloni del suo proprietario erano fatti, di tanti
giovani modelli di smartphone rivali. Si agitò talmente tanto che,
tanto per cambiare, l'intelligentissimo congegno decise, con scelta
sicuramente troppo avanzata a livello intellettuale per essere
comprensibile ad un semplice essere umano, di cancellare così, senza
troppi pensamenti, una manciata di dati, anche personali del ragazzo,
ed altri, invece, sempre personali talvolta, di inviarli così, senza
stare troppo a questionare, ad un centinaio di aziende pronte a loro
volta, a cuor leggero, a passarle ad altre mille aziende e a qualche
servizio segreto, anche estero. Sono queste cose, tuttavia, che
rendono unici e magnifici quegli oggetti meravigliosi che sono gli
smartphone, e che quindi, i loro affezionati possessori, sopportano e
talvolta anche amano e di cui si vantano con gli amici. "Il mio
cellulare questa notte ha cancellato da sè l'intera rubrica. Visto
che figata?". È più o meno quanto dicono. Ad ogni modo i tre
attraversarono l'intero quartiere e tutta l'area sterminata, misera e
olezzosa delle industrie, ed arrivarono finalmente al cospetto della
collina sulla quale si ergeva il quartier generale nemico. Davanti a
loro si presentava una lunga e ripida scalinata, la quale portava
quasi direttamente all'ingresso principale della roccaforte pearina.
I tre si guardarono negli occhi, preoccupati e incerti se dovessero
davvero fare tutti quegli scalini, che sembravano oltretutto
piuttosto lisci e scivolosi, allo scopo di salvare il loro brand
preferito, e di converso l'intera umanità. Dopo qualche secondo di
parlare silenzioso, usando solo le espressioni del viso, che invero
tradivano poca voglia di sobbarcarsi nell'impresa, il piccolo gruppo,
comprendente due esseri umani, uno smartphone schiumante rabbia e un
cestino dei rifiuti che ricordava tanto Mickey Rourke nei suoi anni
migliori, decise che sì, purtroppo avrebbero dovuto salire per tutti
quegli scalini, fino alla cima della collina che da lì sotto
rimaneva ancora invisibile. Inutile dire che il cestino dei rifiuti
arrivò per primo in cima, distaccando tutti gli altri, pur non
avendo nemmeno le gambe, come fece notare subito, non appena gli
amici lo raggiunsero, ai suoi compagni, che apostrofò come
"fighettine..". Michele, nonostante fosse stato così
definito da un semplice cestino dei rifiuti parlante, come ne
esistono altre migliaia, si scoprì lieto e fiducioso nel poter
contare su un simile personaggio dotato di tanto nerbo e, a guardarlo
bene, molto somigliante a Mickey Rourke nei suoi anni migliori.
Sorrise al cestino, che lo guardò di sbieco con la sigaretta
infilata di traverso tra le labbra (o perlomeno quelle che avrebbero
dovuto essere labbra, se il cestino dei rifiuti ne avesse avute). Ora
erano finalmente giunti nei pressi dell'antro di accesso (così
Michele lo immaginò: come l'ingresso di una caverna orribile e
malefica) del quartier generale della Pear. Non restava che farsi
avanti. Ed entrare.
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