venerdì 5 settembre 2014

L'ultimo dei solitari

Sono l'ultimo dei solitari. E non soltanto per ciò che riguarda gli esseri umani, ma anche per quanto concerne tutti gli altri esseri: viventi e non; siano essi senzienti o meno. Cammino per la strada e tutto ciò che vedo è che ognuno ha la sua anima gemella, io unicamente sono solo. Perciò, forse un pò rattristito, vado a sedermi su una panchina, la quale essa stessa è accoppiata ad un'altra panchina che le sta accanto fedelmente. Dinnanzi a me noto che si avvicina un piccione. Anzi no, non è uno, ma sono due: una coppia di piccioni. Tubano e girano attorno ai miei piedi insieme, senza mai allontanarsi troppo l'uno dall'altro. Gli lancio un pezzetto di pane e mi alzo, e me ne vado. Da solo.
Sono in un parco, a passeggiare, come mi piace fare di solito, soprattutto quando mi rendo conto di essere rimasto l'ultimo dei solitari al mondo. Sia tra gli esseri viventi che tra quelli che invece non vivono affatto. Anche quei due alberi sono vicini e sono accoppiati. Sono uguali e le loro due cime ondeggiano insieme quando il vento soffia e, allo stesso modo, all'unisono si fermano quando la brezza cessa. Sono lì, mi pare, da almeno cento anni. E sono stati sempre accanto, l'uno all'altro.
Avanzo lungo una strada che possiede vetrine su entrambi i suoi lati: i lati sono due e le vetrine, a ben guardare, stanno una di fronte all'altra, accoppiate. Speculari. E la gente che mi passa accanto: vi sono coppie ad ogni dove e di ogni età e di ogni tipo: fidanzate, sposate, vecchie e giovani. Io solo sono l'ultimo dei solitari e perciò avanzo come si conviene ad un solitario: da solo.
Poi mi fermo, solo per un istante, perchè vedo un sasso e lo raccolgo. E un sasso come tanti altri, di forma circolare con una certa concavità però che sembra dividerlo in due. Due metà, perfettamente identiche. Anche quell'unica pietra sembra formata quindi da una coppia. Una coppia di due parti unite. Forse per la vita: chi lo sa?
Continuo quindi per la mia strada passando tra coppie, sia di esseri viventi che non viventi. Sia costituite da materia organica, che da materia inorganica. Coppie, coppie, coppie e naturalmente ancora coppie. Chiaro no?
Dovrei forse essere triste, mi viene in mente. Ma poi mi fermo a pensare e mi sovvengono in testa alcune cose, alcuni fatti incontrovertibili. Quei piccioni, quella coppia così bella di piccioni, quando io gli ho lanciato il pezzetto di pane, ha immediatamente cominciato a sfidarsi e a combattere per stabilire a chi dovesse spettare quel prelibato bocconcino. E quegli alberi al parco, quei due bellissimi alberi che si muovevano e si fermavano all'unisono. Mi sono reso conto però che, inevitabilmente, una delle due fronde finiva e sempre finirà per rubare la luce vitale all'altra. Non sono quindi una coppia, ma due contendenti. E le panchine, nello stesso parco, da sempre e per sempre insieme. Sì, peccato che le panchine non possano fare altro che guardare unicamente e solo davanti a sè. E mai voltarsi di lato, per vedere chi fa loro compagnia. No, non possono. O povere panchine, condannate a sentirsi sempre sole anche quando non lo sono affatto. E che dire della gente? Delle coppie di esseri umane? Oh; quanti segreti e quante cose non dette, nell'illusione disperata di essere come un solo individuo, legato indissolubilmente da un qualche inesistente legame solido. E anche le vetrine, che sembrano accoppiate con quelle all'altro lato della strada. Ho scoperto che in realtà non si guardano con affetto, ma si fronteggiano. Con odio e rancore, su quale sia la più bella.
Solo il sasso, unico, potrebbe essere davvero felice e realizzato nella completezza perfetta delle sue due parti. Ma un sasso, mi pare, non può avvertire sentimenti nè provare emozioni. Non è in grado quindi di comprendere la sua fortuna. Misero e povero sasso.

Io perlomeno, questa sera, nella mia unica solitudine, non avrò segreti da mantenere, nè illusioni da portare avanti con ansia e preoccupazione. Non avrò nessuno con cui mangiare, è vero. Ma nemmeno ci sarà nessuno a contendermi un piccolo pezzo di pane e la luce del sole sarà tutta mia. Non dovrò confrontarmi con qualcuno per stabilire chi è il migliore e chi ha più o meno colpe. E soprattutto, una volta sul divano, potrò stare comodo e largo e, cosa non da poco, decidere senza patemi, ed eventuali litigi, quale film guardare questa sera.

2 commenti:

  1. Lo stile è fluido ma quanto solipsismo compiacituo! "Vulpis ad uvam" diceva quella storia... Essere un solitario non significa essere soli: gli altri possono essere dentro di te se hai molta fantasia anche quando sei solo. E poi la competizione tra alberi li mantiene forti e snelli e li trasforma in un bosco: l'albero solitario è figlio dell'intervento umano di sicuro.
    Un abbraccio.

    Luca

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    1. Grazie ancora del commento. Ovviamente sì, in questa visione, ho voluto estremizzare una condizione e renderla più assoluta e totale di quanto non sia realmente. :)

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