sabato 17 maggio 2014

Dentro l'armadio (III)


"Questa poi..ma dove può essersi cacciata quella strega?". Era ciò che si domandava il pretaccio, che insieme a una folla di scalmanati, qualcuno in evidente stato di estasi, non divina, ma che di certo con lo spirito (e con il vino, senza di-) aveva a che fare, aveva fatto irruzione nella casa della giovane donna che non voleva marito, perlomeno non tra quelli che le si erano proposti, e che perciò era considerata una delle donne di Lucifero. Il fatto poi che la bella fosse scomparsa nel nulla, onor del vero, andava quasi a sostenere la tesi di quegli scalmanati, tant'è che ora anche i genitori avevano smesso di urlare e di piangere, e si chiedevano invece se davvero la loro dolce figlioletta non fosse stata dotata da qualche demone di poteri paranormali. Certo, loro le avrebbero sempre voluto bene. Ma spiegarlo ai vicini sarebbe stato sicuramente un altro discorso; perchè poi si sa che l'invidia è una brutta bestia.

Così adesso tutti stavano lì in piedi, fermi e immobili come allocchi (quando questi stanno fermi e immobili, chiaramente. O comunque come qualunque altro animale che stia fermo e immobile) e non sapevano bene che fare. Di solito, pensava il pretaccio alto e magro, consunto, come uno scheletro, queste cose vanno diversamente. Di solito, pensava con una punta di nostalgia, queste cose non vanno così, ma, una volta individuata la strega o il servo di Satana che sia, si raduna una bella folla ignorante come questa, la si aizza con lo spirito di-vino, e li si conduce folleggianti all'abitazione della vittima. Poi si entra semplicemente in casa, si preleva la vittima in lacrime, la si arresta e non molto tempo dopo la si purifica con la morte. I tempi, era evidente, stavano cambiando. Così per non perdere l'attrattiva sulla folla ora molto confusa e con l'alcool che iniziava a calare d'effetto, il pretaccio si mise urlare di controllare che l'armadio non avesse doppi fondi (non sia mai che si facessero fregare da un trucchetto del genere). Così uno dei più solerti e ubriachi, un avanzo di galera del vecchio mondo, entrò tutto dentro l'armadio che, pensò l'uomo, era davvero enorme, scuro e freddo. Era come entrare in un antro cavernoso, pensò l'uomo che invero non era mai entrato prima d'ora in una caverna. Tuttavia questo fu ciò che pensò. Si sa che il pensiero è più potente della realtà, perciò..Ad ogni modo, l'uomo entrò tutto all'interno del possente armadio. La sensazione che provò, all'improvviso, fu come di essere lontano dal mondo anni luce, come in una dimensione parallela ma distinta e non comunicante, perlomeno non del tutto. Nel buio dell'armadio, che era davvero incredibilmente fitto per trattarsi solo di uno spazio di pochi metri per altri pochi metri, anche l'odore era piuttosto strano: non odorava come odora un oggetto di legno, ma odorava come di qualcosa di dolciastro e appiccicoso, un'aria piuttosto pesante invero ma piacevole. Un pò come l'alcool, pensò l'uomo. Comunque costui, che non si era certo dimenticato il motivo per cui era entrato dentro un armadio che ora gli sembrava enorme, incredibilmente scuro e stranamente molto freddo, cercò aiutandosi con il tatto in ogni angolo e in ogni anfratto se qualcuno si nascondesse lì, cercò il famigerato doppio fondo, battendo con un pugno contro l'estremità del mobile. Ma nulla, non vi era alcun dubbio fondo. Certo, quando colpiva con la mano chiusa il legno sul fondo dell'armadio, il rumore che ne proveniva era come quello che viene da uno spazio vuoto e molto vasto dietro una parete. Così inizialmente all'uomo era parso, tra le altre cose, che un doppio fondo ci fosse. Ma quando aveva provato a sfondare col suo pesante piede una parte della parete del possente armandio per assicurarsi che così fosse, fu estremamente stupito di constatare che non vi era alcuno spazio vuoto e vasto lì dietro. Ma solo il muro della stanza. Tutto ciò gli parve molto strano, ma d'altronde l'esaltatissimo uomo non era nella condizione migliore per giudicare, dato che ora gli girava anche un pò la testa, per via dell'alcool certamente, ma anche per la strana atmosfera che c'era lì dentro. Sentì che da fuori il pretaccio con gli occhi neri e piccoli infossati, lo chiamava a gran voce. Così si apprestò a percorrere all'indietro lo spazio chilometrico che lo separava dall'uscita dell'armadio. Perlomeno, a giudicare da come le voci arrivavano fino a lui, sembrava che avesse dovuto percorrere uno spazio infinito per raggiungere i suoi compari. In realtà si trattava di qualche centimetro. L'uomo sperò che tutto ciò fosse dovuto all'alcool. Il fatto che avesse la pelle d'oca adesso non lo aiutava. Avrebbe volentieri bevuto un cicchetto ora, così lo domandò al prete. Urlò con tutto il fiato che aveva in gola chiedendo al pretaccio, o a qualcuno lì fuori, un bel bicchiere di acquavite. Ma nessuno parve sentirlo. Urlò nuovamente con più veemenza. Ma nessuno parve sentirlo. Così fece per uscire e si incamminò. Dopo dieci minuti di cammino ininterrotto dentro l'armadio, l'uomo non riusciva ancora a intravederne l'uscita e c'era anche qualcosa di strano, di più strano: l'armadio stava respirando. Appoggiò una mano ad una delle due pareti e poi la schiena sul fondo del mobile. E per Dio, si muoveva. Si muoveva regolarmente avanti e indietro, o su e giù, come se respirasse. Respirava. Adesso l'uomo, abbastanza spaventato e in astinenza da liquori, cominciò a correre a perdifiato, dentro l'armadio, verso l'uscita, che ora finalmente intravedeva. Vedeva finalmente anche le sagome dei suoi compari abbastanza stupiti, semplicemente da tutto, sentiva gli improperi del pretaccio, che chiedeva dove Diavolo si fosse cacciato. Era a pochissimi centimetri dall'uscire fuori e finalmente sentiva l'aria fresca dal mondo esterno, quando d'improvviso le ante dell'armadio si richiusero dinnanzi al suo naso con violenza e soprattutto senza che nessuno le avesse toccate. E non si riaprirono che dopo diverse ore. Inutile dire, che dopo tutto quel tempo, dell'infervoratissimo uomo non vi era più la benchè minima traccia. Così come non ce n'era nemmeno alcuna dello squarcio che questi aveva fatto nella parete sul fondo dell'armadio.

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