Con le mani che gli
tremavano per l'emozione, dunque, Michele avvicinò la chiave alla
fessura, lentamente, come se il tutto avvenisse al rallentatore,
anche se in realtà era lui che si muoveva in quella maniera,
volutamente, per dare maggiore effetto scenico alla situazione come
se ci fosse stato qualcuno a guardarlo. Il tempo sembrò dunque
essersi fermato e non passare mai, mentre Michele stava avvicinando
la chiave alla serratura, in maniera quasi impercettibile (ora un
eventuale pubblico avrebbe potuto iniziare ad annoiarsi per
l'eccessiva lentezza della scena), fino a che non la inserì dentro
per tutta la sua lunghezza e non la girò. Non successe nulla, con
grande stupore, e delusione, del buon ragazzo. La piccola porticina
della cassaforte non si aprì, nè fece alcuno scatto per segnalare
che un qualche ingranaggio al suo interno avesse reagito alla sua
azione. Si decise quindi, piuttosto interdetto, a fare retromarcia e
tornare indietro a mani vuote, come spesso accade nella vita
soprattutto quando le aspettative sono maggiormente alte. Quindi fece
dietrofront e si diresse verso l'uscita dello store. Soltanto che, si
ricordò improvvisamente, non poteva certo lasciare la chiave lì
infilata in bella vista. Così tornò indietro e afferrò la chiave
per tirarla fuori dalla fessura della piccola cassaforte.
Nell'istante esatto in cui ritirò fuori la chiave, la cassa si aprì
con uno scatto piuttosto netto: TAC! Il suo contenuto era reso
occulto dalla poca luce che filtrava fino a lì, ed in realtà
Michele faticava perfino a capire se c'era effettivamente qualcosa lì
dentro. Avrebbe dovuto infirlarvici le mani e tastare per tutta la
sua lunghezza, larghezza e profondità, col rischio, certamente, di
incorrere, procedendo così alla cieca a tastoni, in una qualche
trappola come ad esempio un serpente a sonagli celato nella
cassaforte, che avrebbe sicuramente potuto, e dovuto in base al suo
istinto animale, morderlo senza pietà, procurandogli dapprima un
grandissimo male, e poi, fortunatamente, la morte. Tuttavia a
Michele, per il momento, non andava di morire. Come il povero Hanson,
pensò. Lo tirò nuovamente fuori dalla tasca della calzamaglia
(quella senza tasche) e lo osservò, provando a chiamarlo con voce tenue: niente,
era morto. Povero Hanson. Lo rimise nella tasca, e finalmente sembrò
rendersi conto che la sua calzamaglia non aveva tasche, ma cacciò
immediatamente via quel brutto e fastidioso pensiero. Era il momento
di agire, finalmente. Inizò a tastare con la mano aperta, per
coprire l'area più grande possibile, l'intera cassaforte, sperando
certamente di non incontrare nessun serpente a sonagli. Tuttavia non
gli parve di sentirne il tipico suono. Tastava e ritastava il nostro
Michele e trovò: il tabellone di Risiko (ecco spiegato il mistero
del carroarmato trovato poco prima), fogli e fogliacci senza alcuna
utile informazione, il sacro Graal, una trappola per serpenti a sonagli (quindi ora fu più sicuro dell'assenza di pericolo di incorrere in quel tipo di bestia), una mappa del tesoro aggiornata
all'inflazione attuale, e null'altro d'importante. Anzi sì, qualcos'altro
c'era. Era uno scontrino di un famoso ipermercato, di cui per ovvie
ragioni non farò il nome (le ovvie ragioni sono che non mi hanno
pagato abbastanza per fare il loro nome, quindi che si fottano. Anzi,
non andate a ...., non ci andate mai. Ecco, mi sono preso la mia
rivincità, possiamo andare avanti). Nulla di importante, pensò
Michele affranto e scoraggiato. Si passò un attimo lo scontrino da
una mano all'altra, prima di accartocciarlo per buttarlo via e darlo
alle fiamme. Tirò quindi fuori l'accendino e lo accese. Avvicinò la
fiamma danzante al foglietto, ma si fermò di scatto quando si
accorse, per caso, che dietro, in un angolino c'era scritto qualcosa,
un piccolo appunto. Avvicinò lo scontrino agli occhi e lesse, lesse
attentamente. Dopo che ebbe letto, ovviamente, non poteva credere ai
propri occhi e si rese conto che le gambe gli tremavano per la paura.
O per meglio dire per il terrore più grande che avesse mai provato.
Adesso voleva solamente sparire via di lì. Così si girò su se
stesso e iniziò a correre verso l'uscita dello store, quando a pochi
passi dalla salvezza un corpicino esile e grazioso gli si parò
davanti, urlando:"fermo!". E nonostante fosse molto più
grande e robusto di quell'esile corpicino, il buon Michele si arrestò
all'istante, sia per l'autorità di quel comando, che per il fatto di
avere riconosciuto in quel piccolo corpicino quello della sua amata:
l'odiata pearina Gianna. Sono nei guai, pensò subito Michele, che
maledisse i suoi compagni idioti che non erano nemmeno in grado di
fare la guardia per pochi minuti. Sentì le loro risate, mentre
guardavano un video su Youtube, dal proprio smart phone, ovviamente,
provenire da fuori e li maledisse anche di più. Loro e i loro
cellulari del cazzo, pensò. Anche se poi se ne pentì subito. Sono
spacciato, pensò. E fece per arrendersi alla sua acerrima nemica.
"Ecco, arrestami pure": le disse avvicinando verso lei i
suoi polsi. Lei prese i polsi, e lo guardò negli occhi fisso.
Michele si dimenticò perfino il suo nome in quel frangente. Chiusero
gli occhi e i loro corpi si avvicinarono, fino a che le loro labbra
non si toccarono: a quel punto a Michele parve di sognare e di essere
in paradiso. Di sognare in paradiso, perciò. Fu un brusco risveglio
quando sentì l'allarme suonare, riaprì gli occhi e vide che la
bella Gianna lo aveva attivato, mentre lui, assorto nella passione,
la baciava con gli occhi chiusi, e che un paio di loschi personaggi
gli si erano avvicinati accerchiandolo. Era in trappola, lo avevano
fottuto alla grande. Pensò il solitamente composto Michele.
"Portatelo via": fu l'ultima cosa che sentì Michele, dalla
sua Gianna, la traditrice Gianna, prima che lo portassero via
incappucciato. Era fottuto, ma a Michele adesso non importava nulla
di tutta quella faccenda. Perchè era triste. Innamorato e triste. E
non poteva farci niente.
questa forse potrebbe essere la fine di un ideale capitolo primo. oppure uno.
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