venerdì 23 maggio 2014

Incipit ( due)

La via in cui stava camminando non la aveva percorsa in precedenza: mai. Eppure abitava in città da oramai qualche anno e conosceva quella zona piuttosto bene poichè era quella dove si recava solitamente la sera se aveva voglia di uscire un pò da casa e andare a distrarsi in mezzo ad altri sconosciuti che in qualche modo, anche se non capiva bene come, avrebbero dovuto alleviare la sua solitudine. Quella sera aveva passeggiato per una buona mezz'oretta tra coppiette innamorate e assorte nella loro illusione, tra comitive di amici che facevano chiasso e guardavano al futuro con ottimismo. Gli ricordavano come era lui, e come di certo non avrebbe voluto più essere. Aveva anche bevuto qualche birra e fatto quattro chiacchiere con una donna, più o meno sua coetanea, al bancone del pub, ma aveva finito per trovarla non abbastanza stimolante. Del resto la donna non avrebbe dovuto restarci male: la trovava infatti tanto poco interessante quanto la maggior parte delle cose che lo circondavano. Alla fine decise di tornare a casa, l'unico posto dove potesse essere in santa pace disgustato da tutti e tutto. Non sapeva nemmeno da dove derivava questo sentimento, ma sentiva abbastanza chiaramente che c'era e col tempo aveva imparato che reprimerlo non era una cosa buona. Stava sempre male quando provava a farlo. Un male da impazzire. Mentre si incamminava verso casa con la testa leggermente piegata, ma non chinata, e con le mani in tasca strette e chiuse intorno a qualcosa che non c'era ma che comunque non aveva mai smesso di immaginare e cercare, come al solito ripensava a se stesso, benchè davvero non lo volesse affatto, al passato e al futuro, benchè lo volesse anche meno. Tutto ciò lo inquietava sempre molto e lo faceva quasi scoppiare in lacrime, interiori ovviamente, ma per fortuna era dotato di un sensazionale senso dell'autocontrollo. Merito dei suoi genitori, pensò. L'unica cosa che non lo spaventava e non lo atterriva quasi completamente invece era pensare al presente. Anche se nemmeno quello era sempre molto piacevole. Per sbaglio si infilò quindi dentro quella via che non aveva mai percorso e che in quella circostanza gli sembrava nuova, ovvero non esserci mai stata prima, anche se ovviamente sapeva che non era così. Solo lui non prendeva mai quella strada, pur non sapendone nemmeno bene il motivo. Si poteva dire che c'era qualcosa che non gli piaceva, che non lo faceva stare al sicuro e lo respingeva allo stesso modo in cui lo attraeva, facendo in modo che vi si fermasse sempre davanti qualche istante oppure facendogli girare lo sguardo nella sua direzione, per osservarne il suo mistero da lontano e in sicurezza, se vi si trovava a passarvici. Ma mai si era addentrato nella via stessa. Così, senza motivo. O se ce ne era uno lui non avrebbe comunque saputo dirlo. Per lo stesso motivo quella sera però vi entrò e non fece il suo solito giro. Senza motivo decise che avrebbe dovuto cambiare il suo solito e, si potrebbe ben dire, fidato, percorso. Forse per sperimentare un qualche senso della novità, dell'avventura e di una incertezza diversa rispetto a quella angosciante e tenebrosa, ma fin troppo nota, che caratterizza in ogni istante della sua vita ogni essere umano. Ma forse nemmeno per questo. Forse aveva semplicemente sbagliato. Ad ogni modo una volta lì non si poteva in alcun modo tornare indietro e lo capì dopo solo pochissimi passi quando il freddo si fece più intenso ad ogni metro in più che faceva. Lì avrebbe voluto forse davvero tornare indietro, ma, come sapeva oramai bene, questo era impossibile adesso. Così continuò a camminare. Fino a che non si sentì chiamare per nome. Solo allora si potè fermare e infatti lo fece.

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