La via in cui stava camminando non la aveva percorsa in precedenza: mai. Eppure abitava in città da oramai
qualche anno e conosceva quella zona piuttosto bene poichè era
quella dove si recava solitamente la sera se aveva voglia di uscire
un pò da casa e andare a distrarsi in mezzo ad altri sconosciuti che
in qualche modo, anche se non capiva bene come, avrebbero dovuto
alleviare la sua solitudine. Quella sera aveva passeggiato per una
buona mezz'oretta tra coppiette innamorate e assorte nella loro
illusione, tra comitive di amici che facevano chiasso e guardavano al
futuro con ottimismo. Gli ricordavano come era lui, e come di certo
non avrebbe voluto più essere. Aveva anche bevuto qualche birra e
fatto quattro chiacchiere con una donna, più o meno sua coetanea, al
bancone del pub, ma aveva finito per trovarla non abbastanza
stimolante. Del resto la donna non avrebbe dovuto restarci male: la trovava infatti tanto poco interessante quanto la maggior
parte delle cose che lo circondavano. Alla fine decise di tornare a
casa, l'unico posto dove potesse essere in santa pace disgustato da
tutti e tutto. Non sapeva nemmeno da dove derivava questo sentimento,
ma sentiva abbastanza chiaramente che c'era e col tempo aveva
imparato che reprimerlo non era una cosa buona. Stava sempre male
quando provava a farlo. Un male da impazzire. Mentre si incamminava
verso casa con la testa leggermente piegata, ma non chinata, e con le
mani in tasca strette e chiuse intorno a qualcosa che non c'era ma
che comunque non aveva mai smesso di immaginare e cercare, come al
solito ripensava a se stesso, benchè davvero non lo volesse affatto, al passato e al futuro, benchè lo volesse anche meno. Tutto ciò lo
inquietava sempre molto e lo faceva quasi scoppiare in lacrime, interiori ovviamente, ma
per fortuna era dotato di un sensazionale senso dell'autocontrollo.
Merito dei suoi genitori, pensò. L'unica cosa che non lo spaventava
e non lo atterriva quasi completamente invece era pensare al
presente. Anche se nemmeno quello era sempre molto piacevole. Per
sbaglio si infilò quindi dentro quella via che non aveva mai percorso e che in
quella circostanza gli sembrava nuova, ovvero non esserci mai stata prima,
anche se ovviamente sapeva che non era così. Solo lui non prendeva
mai quella strada, pur non sapendone nemmeno bene il motivo. Si
poteva dire che c'era qualcosa che non gli piaceva, che non lo faceva
stare al sicuro e lo respingeva allo stesso modo in cui lo attraeva,
facendo in modo che vi si fermasse sempre davanti qualche istante
oppure facendogli girare lo sguardo nella sua direzione, per osservarne il suo mistero da lontano e in sicurezza, se vi si
trovava a passarvici. Ma mai si era addentrato nella via stessa.
Così, senza motivo. O se ce ne era uno lui non avrebbe comunque
saputo dirlo. Per lo stesso motivo quella sera però vi entrò e non
fece il suo solito giro. Senza motivo decise che avrebbe dovuto
cambiare il suo solito e, si potrebbe ben dire, fidato, percorso. Forse per sperimentare un qualche senso
della novità, dell'avventura e di una incertezza diversa rispetto a
quella angosciante e tenebrosa, ma fin troppo nota, che caratterizza in ogni istante della sua vita ogni essere umano. Ma forse nemmeno per questo. Forse aveva semplicemente
sbagliato. Ad ogni modo una volta lì non si poteva in alcun modo
tornare indietro e lo capì dopo solo pochissimi passi quando il
freddo si fece più intenso ad ogni metro in più che faceva. Lì
avrebbe voluto forse davvero tornare indietro, ma, come sapeva oramai
bene, questo era impossibile adesso. Così continuò a camminare.
Fino a che non si sentì chiamare per nome. Solo allora si potè fermare e infatti lo fece.
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