mercoledì 28 maggio 2014

Smart phones war (parte XVII)

Quando notò il piccolo oggetto scintillante nello store della Pear, Michele si chinò subito a raccoglierlo e, immediatamente dopo, si spostò in una zona un pò più illuminata del locale per esaminare meglio ciò di cui si trattasse. Il riconoscimento non richiese troppo tempo, essendo il nostro giovane un ragazzo piuttosto sveglio. Anche se, per carità, nulla di eccezionale. Tuttavia se la cavava, e infatti si rese immediatamente conto che ciò che stringeva tra le dita, e che adesso esaminava in controluce aiutato dal lieve bagliore lunare che entrava da fuori, era una pura e semplice chiave. Una chiave classica, con tanto di dentini seghettati e di un foro alla sua base pensato per attaccarla ad un eventuale portachiavi. In effetti però, come ebbe modo di pensare Michele, a quei tempi non esistevano poi così tante chiavi, specie di quelle classiche con tanto di dentini seghettati e pratico foro alla base, nel mondo moderno, poichè la gran parte delle chiavi erano state abolite in favore di chiavette, denominate USB. Oppure, prima ancora, in favore di codici alfanumerici da 1600 cifre miste a lettere (gli ultimi due 0 erano dovuti ad un errore di impostazione del sistema informatico. Anzi, a due errori), che però le persone spesso omettevano di segnare da qualche parte e raramente si ricordavano per intero. Spesso proprio per quell'ultima fatale cifra o lettera. Allora è ovvio, e non serve che ve lo dica, ma io come sapete ve lo dirò lo stesso, che la gente a quei tempi fosse un tantino stressata per quella situazione della combinazione elettronica da 1600 cifre miste a lettere. Pensate che frustrante, d'altra parte, possa essere non riuscire ad aprire la porta di casa, ad esempio, per un numero, dopo averne ricordati ben altri 1599 tra lettere e numeri. Certo, a quel punto si poteva andare per esclusione su dieci possibilità. Peccato che in base al sistema di sicurezza, che come vedrete, per molteplici ragioni, non era stato pensato in maniera impeccabile, si avevano a disposizione solo nove tentativi per indovinare quell'ultima cifra. E ovviamente non servirà nemmeno riferire che il più delle volte il numero giusto da inserire, per la classica e intramontabile ironia della sorte, era quello del decimo, e oramai tardivo, tentativo. Per non parlare del caso in cui l'ultimo dato da inserire fosse una lettera dell'alfabeto. Perciò, per ovviare all'inconveniente, e permettere alle persone di aprire e chiudere le porte, che del resto è un'occupazione piuttosto tipica e tradizionale del genere umano(meno degli altri animali), si pensò ad un'altra soluzione, che però in breve si rivelò una cura ben peggiore del male. Come è possibile direte voi. Beh, dovete sapere che molti medicinali hanno pesanti controindicazioni, che potrebbero inficiare l'organismo anche più di quanto non faccia il virus. Quindi, l'idea di sostituire il sistema a password con delle chiavette USB si dimostrò, senza dubbio, un modo semplice e veloce di aprire le porte senza intoppi. D'altra parte, però non si era pensato al fatto di creare chiavi diverse per serrature diverse. E siccome invece esistevano solo 4 tipi di USB(sì, più di oggi. Vi brucia il culo,eh? Pensò Michele, e non io), il tipo 2.0, quello 3.0, la variante : e, infine, la più consona e logica 3.quasi 4(stiamo lavorando per voi), in pratica chiunque poteva aprire le serrature di tutti, o quasi. E anche chiuderle, eventualmente. Solo che il primo trend andava più del secondo, per qualche strano motivo. Perciò il nostro amico Michele era invero piuttosto spiazzato da quel ritrovamento. Che ci faceva quella chiave lì? Chi la aveva nascosta in quel luogo? Perchè? E soprattutto: che cosa apriva, ed eventualmente, chiudeva. Michele si guardò attorno nell' oscurità a cui comunque si era oramai del tutto abituato, o quasi, sentendosi simile ad un felino che si muove agile nella notte. E come un felino che si muove agile nella notte, si sentì abbastanza confindente con se stesso da spiccare un balzo da una parte all'altra dello store. Soltanto che, poichè non era un felino, e difficilmente lo sarebbe diventato nel giro di breve, andò clamorosamente a sbattere contro una vetrinetta che andò in frantumi. Per pura fortuna, che ogni tanto ci vuole pure, altrimenti...eh. Comunque dicevamo, anzi dicevo, per pura fortuna l'allarme non scattò. Che fortuna, pensò Michele, che non si chiese nemmeno perchè l'antifurto non avesse suonato(del resto non aveva suonato nemmeno quando avevano sfondato la vetrina per entrare). Perchè farsi troppe domande del resto, quando le cose vanno bene? Già..perchè? Ad ogni modo Michele, osservando l'ingente danno causato, si accorse di un doppio fondo nella vetrinetta, che nascondeva un pannello che a sua volta nascondeva una piccola cassaforte, la quale si apriva tramite una chiave. Una di quelle classiche: con i dentini seghettati e il foro alla sua base. Michele improvvisamente sembrò ricordarsi che stringeva qualcosa tra le dita di una mano. Controllò per verificare cosa fosse. Era una chiave. Del tipo classico: con i dentini seghettati e il foro alla sua base.

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