Quando notò il
piccolo oggetto scintillante nello store della Pear, Michele si chinò
subito a raccoglierlo e, immediatamente dopo, si spostò in una zona
un pò più illuminata del locale per esaminare meglio ciò di cui si
trattasse. Il riconoscimento non richiese troppo tempo, essendo il
nostro giovane un ragazzo piuttosto sveglio. Anche se, per carità, nulla di eccezionale. Tuttavia se la cavava, e infatti si rese
immediatamente conto che ciò che stringeva tra le dita, e che
adesso esaminava in controluce aiutato dal lieve bagliore lunare che
entrava da fuori, era una pura e semplice chiave. Una chiave
classica, con tanto di dentini seghettati e di un foro alla sua base
pensato per attaccarla ad un eventuale portachiavi. In effetti però,
come ebbe modo di pensare Michele, a quei tempi non esistevano poi
così tante chiavi, specie di quelle classiche con tanto di dentini
seghettati e pratico foro alla base, nel mondo moderno, poichè la
gran parte delle chiavi erano state abolite in favore di chiavette,
denominate USB. Oppure, prima ancora, in favore di codici
alfanumerici da 1600 cifre miste a lettere (gli ultimi due 0 erano
dovuti ad un errore di impostazione del sistema informatico. Anzi, a
due errori), che però le persone spesso omettevano di segnare da
qualche parte e raramente si ricordavano per intero. Spesso proprio
per quell'ultima fatale cifra o lettera. Allora è ovvio, e non serve
che ve lo dica, ma io come sapete ve lo dirò lo stesso, che la gente
a quei tempi fosse un tantino stressata per quella situazione della
combinazione elettronica da 1600 cifre miste a lettere. Pensate che
frustrante, d'altra parte, possa essere non riuscire ad aprire la
porta di casa, ad esempio, per un numero, dopo averne ricordati ben altri 1599 tra lettere e numeri. Certo, a
quel punto si poteva andare per esclusione su dieci possibilità.
Peccato che in base al sistema di sicurezza, che come vedrete, per
molteplici ragioni, non era stato pensato in maniera impeccabile, si
avevano a disposizione solo nove tentativi per indovinare
quell'ultima cifra. E ovviamente non servirà nemmeno riferire che il
più delle volte il numero giusto da inserire, per la classica e intramontabile ironia della sorte, era quello del decimo,
e oramai tardivo, tentativo. Per non parlare del caso in cui l'ultimo
dato da inserire fosse una lettera dell'alfabeto. Perciò, per
ovviare all'inconveniente, e permettere alle persone di aprire e
chiudere le porte, che del resto è un'occupazione piuttosto tipica e
tradizionale del genere umano(meno degli altri animali), si pensò ad
un'altra soluzione, che però in breve si rivelò una cura ben
peggiore del male. Come è possibile direte voi. Beh, dovete sapere
che molti medicinali hanno pesanti controindicazioni, che potrebbero inficiare l'organismo anche più di quanto non faccia il virus.
Quindi, l'idea di sostituire il sistema a password con delle
chiavette USB si dimostrò, senza dubbio, un modo semplice e veloce
di aprire le porte senza intoppi. D'altra parte, però non si era
pensato al fatto di creare chiavi diverse per serrature diverse. E
siccome invece esistevano solo 4 tipi di USB(sì, più di oggi. Vi
brucia il culo,eh? Pensò Michele, e non io), il tipo 2.0, quello
3.0, la variante : e, infine, la più consona e logica 3.quasi
4(stiamo lavorando per voi), in pratica chiunque poteva aprire le
serrature di tutti, o quasi. E anche chiuderle, eventualmente. Solo
che il primo trend andava più del secondo, per qualche strano
motivo. Perciò il nostro amico Michele era invero piuttosto
spiazzato da quel ritrovamento. Che ci faceva quella chiave lì? Chi
la aveva nascosta in quel luogo? Perchè? E soprattutto: che cosa apriva, ed
eventualmente, chiudeva. Michele si guardò attorno nell' oscurità a
cui comunque si era oramai del tutto abituato, o quasi, sentendosi
simile ad un felino che si muove agile nella notte. E come un felino
che si muove agile nella notte, si sentì abbastanza confindente con
se stesso da spiccare un balzo da una parte all'altra dello store.
Soltanto che, poichè non era un felino, e difficilmente lo sarebbe
diventato nel giro di breve, andò clamorosamente a sbattere contro
una vetrinetta che andò in frantumi. Per pura fortuna, che ogni
tanto ci vuole pure, altrimenti...eh. Comunque dicevamo, anzi dicevo,
per pura fortuna l'allarme non scattò. Che fortuna, pensò Michele,
che non si chiese nemmeno perchè l'antifurto non avesse suonato(del
resto non aveva suonato nemmeno quando avevano sfondato la vetrina
per entrare). Perchè farsi troppe domande del resto, quando le cose
vanno bene? Già..perchè? Ad ogni modo Michele, osservando l'ingente
danno causato, si accorse di un doppio fondo nella vetrinetta, che
nascondeva un pannello che a sua volta nascondeva una piccola
cassaforte, la quale si apriva tramite una chiave. Una di
quelle classiche: con i dentini seghettati e il foro alla sua base.
Michele improvvisamente sembrò ricordarsi che stringeva qualcosa tra
le dita di una mano. Controllò per verificare cosa fosse. Era una
chiave. Del tipo classico: con i dentini seghettati e il foro alla
sua base.
Nessun commento:
Posta un commento