I brutti sogni erano cominciati per
caso e all'improvviso, in una notte d'estate in cui una curiosa brezza
soffiava da qualche posto molto lontano e assolutamente sconosciuto, dove a lui però sembrava in qualche modo e in qualche tempo di
essere già stato. E così nell'alito di quel vento gli pareva di
sentire odori già provati e sensazioni già vissute. Tuttavia, lui
lo sapeva bene, questa era solo una delle tante illusioni che la vita
si inventa per riempire gli inevitabili spazi di vuoto che ognuno di
noi colleziona nel corso della propria esistenza e che equivalgono a
momenti sprecati, a volte deliberatamente, attimi di morte mentre ancora si respira e si è in vita.
Quella sera era andato a letto piuttosto inquieto anche se non capiva
bene per quale motivo. Solamente avvertiva una sorta di tremito e di
agitazione lungo tutto il corpo, simile a una scossa elettrica, ma priva di energia, come se stesse scorrendo nel suo
sangue, dentro le sue vene e le sue arterie, bruciando un pò di più
quando passava dal cuore. Ci aveva messo del tempo ad addormentarsi,
perchè non riusciva a smettere di pensare a ricordi confusi e
lontani, ricordi quasi simili a nebulose consumate, una nebbia che
avvolgeva la mente lasciando solo intravedere lievi barlumi in
direzioni sconosciute e comunque non raggiungibili. Lo sforzo di fare
chiarezza in certi momenti diventa tanto lancinante che la testa
comincia a fare male e anzichè riordinare i nostri pensieri e le
sensazioni, tutto diventa solo più indistinto come un'amalgama unica
senza contorni precisi e definiti cui agganciarsi. Una massa inestricabile di
dolore e senso di smarrimento. Alla fine non si può fare altro che
chiudere gli occhi e lasciarsi sopraffare dal desiderio di morire.
Anche se solo per poche ore, prima che la luce del giorno ci riporti
alla realtà, anche se a nessun tipo di consolazione. Senza che questo tuttavia possa apportare un solo
effetto positivo. Anzi, spesso invece è il contrario. Fu questo il
suo ultimo pensiero prima di chiudere gli occhi, girarsi nel letto,
assumere la sua posizione preferita e lasciarsi schiacciare dal peso
della vita. Iniziò tutto in maniera inaspettata: all'improvviso nel
cuore della notte si dovette alzare per andare al bagno e pisciare.
Raramente gli capitava di svegliarsi la notte, ma se capitava di
solito non riusciva più a riprendere sonno. Il più delle volte
quindi andava a farsi un giro. Quella volta non fece eccezione. Si
infilò i calzoni, mise le scarpe e indossò una maglietta leggera.
Poi uscì di casa. Il giro che faceva lo aveva oramai ben inciso in
mente, perchè era sempre lo stesso da quando aveva abitato lì. Lo
percorreva quasi automaticamente, come sospinto da qualcosa o da
qualcuno che in realtà ovviamente non c'era. Era solo come sempre o
quasi. E quando non lo era, erano più le volte in cui avrebbe
desiderato esserlo che quelle in cui era contento di essere in
compagnia. Avrebbe perciò, come sempre, concluso la sua piccola
passeggiata, spuntando dal solito angolo e, una volta svoltato,
avrebbe preso il lungo viale che conduceva alla sua abitazione.
Sempre deserto a quell'ora di notte, se si esclude la presenza di
qualche raro, e forse nemmeno reale, essere umano. Avrebbe dovuto
toccarli per sapere se esistevano davvero o se non erano solo
fantasmi. Ma del resto, pensava, questa è una certezza che non si
può possedere nemmeno su noi stessi. Stranamente quella notte però
si perse e si ritrovò in una zona che non conosceva, nei pressi di
un piccolo vicolo buio, stretto e freddo che non gli pareva di avere
mai percorso nè notato in precedenza. Per qualche altro assurdo
motivo gli venne infine in mente che avrebbe potuto tagliare da lì
per ritornare a casa più presto. Adesso stranamente iniziava ad
essere agitato per il fatto di non essere in casa. Si sorprese della
cosa, ma cercò di mantenere freddo il suo sangue. Missione
evidentemente fallita sul nascere dato che toccandosi la fronte si
rese conto che scottava. Scottava come se la sua temperatura fosse stata di
qualche migliaio di gradi. Perciò tolse la mano per evitare di
ustionarsi. Ma come ebbe modo di constatare era troppo tardi. Senza
accorgersene era ora entrato in quel vicolo misterioso e intorno a sè
non vedeva altro che buio e spaventose immagini che però non
esistevano e che scomparivano con la stessa velocità con cui
apparivano. Poi all'improvviso si mise a correre senza una ragione,
sperando di uscire da lì il prima possibile e di lasciarsi dietro
quegli orribili mostri che però non erano nemmeno reali. Come se
questo particolare però avesse in quel momento, e avesse mai avuto, una qualche minima
importanza. Fu proprio mentre correva, ed era quasi arrivato alla
fine di quello strano antro scuro, che un uomo senza occhi gli si parò davanti, estrasse un coltello e, senza dire nulla e senza nemmeno respirare e senza che il cuore gli battesse, glielo piantò
con un colpo secco nel petto. Prima di morire ebbe modo di osservare
come la lama fosse ben piantata e come l'arma stesse perfettamente in
equilibrio spuntando fuori dal suo sterno. Quando si svegliò nel suo
letto era immobile, incapace di respirare e madido di sudore. Nel momento in cui si riprese un attimo, e si rese conto che aveva solo sognato, si guardò
il petto, per esserne sicuro, e vide che non c'era alcun segno di
pugnalata. Tutto a posto, tutto normale. A parte l'inspiegabile fiatone, che di solito segue una lunga, disperata e impossibile fuga.
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