sabato 24 maggio 2014

La mia amica talpa

Una mia amica talpa un giorno mi chiese se volevo andare a vivere con lei sottoterra. Eravamo, me lo ricordo come se fosse oggi, davanti la sua bella tana di ritorno da una piacevole passeggiata in cui avevamo discusso un pò di tutto, e ben oltre il più e il meno, dopo diverso tempo che non ci incontravamo. Ci eravamo visti casualmente dacchè io ero in campagna impegnato in un pic-nic solitario. Stavo appunto per mettere via tutto e andarmene, quando mi accorsi della mia amica talpa che mi osservava. Perlomeno muoveva il suo musino per odorare l'aria in tutte le direzioni, ed esplorare così ciò che le stava intorno, mentre utilizzava anche i suoi simpatici baffetti per ricevere indicazioni a livello chimico. Non ci mise molto a riconoscermi e mi salutò con grande vivacità. Poi la vidi che usciva dalla tana e lentamente, quasi strisciando,mi raggiunse, sorridendomi quando mi fu vicina. Devo ammettere che non la riconobbi immediatamente, ma quando la guardai meglio non ebbi esitazioni: la salutai con allegria e piacere, poi ci abbracciammo anche. Iniziammo a camminare per il sentiero soleggiato ma ampiamente rinfrescato dagli alberi ai suoi bordi. Mi offrì una sigaretta. L'accettai. Mi raccontò della sua vita attuale, di come si era sposato e poi aveva divorziato dopo qualche anno, quando, come spesso accade, semplicemente il sentimento si era spento da sè, come la fiamma di una candela che a un certo punto smette di ardere e poi viene soffocata da un impercettibile alito di vento. Dissi che mi spiaceva molto ed infatti era così, ma la mia amica talpa che aveva sempre avuto un gran carattere mi disse che andava bene così, che non si sentiva più solo di quanto non fosse sempre stato e che almeno ora aveva più tempo per se stesso: stava progettando di iniziare un giro del mondo, mi confidò. "Sotterraneo o in superficie?", le domandai. "Un pò e un pò": mi rispose lei che evidentemente aveva già avuto modo di pensarci.
Mi chiese, dopo qualche tempo in cui parlammo di argomenti vari, come andava invece la mia di vita. Stetti un pò in silenzio a pensarci, cercando di trovare una risposta che fosse reale e non solo una di mera circostanza come accade sempre in questi casi. Mi sentii per un attimo paralizzato dalla paura e svuotato dall'interno, poi recuperai le forze e risposi semplicemente la verità, dopo averci pensato accuratamente e avere compreso ciò che era reale e ciò che non lo era affatto. "Non lo so", risposi dunque. La mia amica talpa capì che non stavo mentendo e non volevo soltanto sembrare più intrigante con la mia risposta. Probabilmente la maggior parte delle persone e delle talpe si sarebbero spaventate sentendo la mia insolita risposta a una domanda, il più delle volte, di circostanza . La mia amica talpa non lo fece. Anche perchè quella non era una domanda di circostanza, e perciò la mia non poteva, allo stesso modo, essere una risposta di circostanza. Così mi guardò, o perlomeno ci provò, con sincerità e affetto e mi disse che lo avrei capito prima o poi e che in fin dei conti non c'era alcuna fretta. Io allora le feci notare, forse leggermente risentito e irritato per quella sua affermazione, benchè non ce ne fosse il minimo motivo per esserlo (ma questo ha mai avuto importanza?), che il tempo tuttavia passa inesorabile e mai, o quasi, si ferma. Tuttavia la sua risposta pronta e saggia mi fece sentire come uno stupido: mi rivelò infatti che sì, il tempo passa indubbiamente. Ma che alla fine non va proprio da nessuna parte e rimane sempre lì intorno, a portata di mano. Perciò non avrei mai dovuto preoccuparmi. "Se un animale lento e quasi cieco come me, riesce a stare dietro al tempo che passa e corre, come pretendi tu, con le gambe veloci e la vista acuta, di lasciarlo scappare?". Mi fece riflettere come al solito la mia amica talpa. Non c'era proprio che dire, era una ottima talpa. Così terminammo il nostro giro che il sole era quasi al tramonto e stava salutando la terra, gli alberi e gli animali con i suoi ultimi raggi di un rosso che poteva sembrare sangue ma che non poteva fare paura. La mia amica talpa si infilò dentro la sua bella tana, tenendo il muso all'infuori ed io mi chinai per esserle più vicino. Ci abbracciamo e giurammo che ci saremmo visti più spesso da quel giorno in poi. Mi fece anche presente che la vita di una talpa non è lunga come quella di un umano, e lì per la prima volta notai che i suoi baffi avevano cominciato ad imbianchirsi. Ebbi timore e sentii un grande sconforto per un attimo. Ma di nuovo un suo sorriso calmò il mio animo. "Mi spiace che tu debba andare via", le dissi allora. Così me lo domandò, all'improvviso, come se ci stesse pensando da tempo ma solo ora potesse chiedermelo: "vorresti venire a vivere nella mia tana?". Ci pensai un attimo, poichè bisogna sempre pensarci sù, almeno un attimo, ma mai di più, e risposi che sì, volevo andare a vivere con lei nella sua tana. Stetti lì per qualche giorno, o forse anche molto di più, in cui la mia amica talpa mi ascoltò, rispose alle mie domande e me ne pose di sue alle quali però io non sapevo, ne saprei ancora oggi, rispondere. Poi una sera ci salutammo, dopo avere discorso come al solito della vita e di altro, prima di andare a dormire con la promessa che ci saremmo rivisti la mattina dopo, e che saremmo andati giù al lago, perchè ora la stagione stava iniziando a diventare ottimale e non c'era ancora quel fastidioso pienone che c'è in estate. Così le dissi buonanotte, e lei mi rispose buonanotte. Io le dissi a domani, e lei già dormiva. La mattina dopo mi svegliai e andai per destare anche lei, la dormigliona, che ancora dormiva beata supina. Purtroppo per quanto quella mattina la chiamai, lei non si risvegliò mai più. Guardai i suoi baffetti bianchi e incanutiti, poi solo una lacrima cadde dai miei occhi sopra il suo corpicino. Osservai allora il suo musino e mi sembrò stesse sorridendo. La seppellii lì sotto, nella sua tana, dove era vissuta allegramente per tutta la vita. Poi la salutai per l'ultima volta, e la ringraziai di tutto e per essere stata mia amica, ed uscii dalla tana sottoterra, per non farvi ritorno mai più, e pronto finalmente per il mio posto nel mondo.

Nessun commento:

Posta un commento