Una mia amica talpa un
giorno mi chiese se volevo andare a vivere con lei sottoterra.
Eravamo, me lo ricordo come se fosse oggi, davanti la sua bella tana
di ritorno da una piacevole passeggiata in cui avevamo discusso un pò
di tutto, e ben oltre il più e il meno, dopo diverso tempo che non
ci incontravamo. Ci eravamo visti casualmente dacchè io ero in
campagna impegnato in un pic-nic solitario. Stavo appunto per mettere
via tutto e andarmene, quando mi accorsi della mia amica talpa che mi
osservava. Perlomeno muoveva il suo musino per odorare l'aria in
tutte le direzioni, ed esplorare così ciò che le stava intorno,
mentre utilizzava anche i suoi simpatici baffetti per ricevere indicazioni
a livello chimico. Non ci mise molto a riconoscermi e mi salutò con
grande vivacità. Poi la vidi che usciva dalla tana e lentamente,
quasi strisciando,mi raggiunse, sorridendomi quando mi fu vicina.
Devo ammettere che non la riconobbi immediatamente, ma quando la
guardai meglio non ebbi esitazioni: la salutai con allegria e
piacere, poi ci abbracciammo anche. Iniziammo a camminare per il
sentiero soleggiato ma ampiamente rinfrescato dagli alberi ai suoi
bordi. Mi offrì una sigaretta. L'accettai. Mi raccontò della sua
vita attuale, di come si era sposato e poi aveva divorziato dopo
qualche anno, quando, come spesso accade, semplicemente il sentimento
si era spento da sè, come la fiamma di una candela che a un certo
punto smette di ardere e poi viene soffocata da un impercettibile alito
di vento. Dissi che mi spiaceva molto ed infatti era così, ma la mia
amica talpa che aveva sempre avuto un gran carattere mi disse che
andava bene così, che non si sentiva più solo di quanto non fosse
sempre stato e che almeno ora aveva più tempo per se stesso: stava
progettando di iniziare un giro del mondo, mi confidò. "Sotterraneo
o in superficie?", le domandai. "Un pò e un pò": mi
rispose lei che evidentemente aveva già avuto modo di pensarci.
Mi chiese, dopo qualche
tempo in cui parlammo di argomenti vari, come andava invece la mia di
vita. Stetti un pò in silenzio a pensarci, cercando di trovare una
risposta che fosse reale e non solo una di mera circostanza come
accade sempre in questi casi. Mi sentii per un attimo paralizzato
dalla paura e svuotato dall'interno, poi recuperai le forze e risposi
semplicemente la verità, dopo averci pensato accuratamente e avere
compreso ciò che era reale e ciò che non lo era affatto. "Non
lo so", risposi dunque. La mia amica talpa capì che non stavo
mentendo e non volevo soltanto sembrare più intrigante con la mia
risposta. Probabilmente la maggior parte delle persone e delle talpe
si sarebbero spaventate sentendo la mia insolita risposta a una
domanda, il più delle volte, di circostanza . La mia amica talpa non lo
fece. Anche perchè quella non era una domanda di circostanza, e
perciò la mia non poteva, allo stesso modo, essere una risposta di
circostanza. Così mi guardò, o perlomeno ci provò, con sincerità
e affetto e mi disse che lo avrei capito prima o poi e che in fin dei
conti non c'era alcuna fretta. Io allora le feci notare, forse
leggermente risentito e irritato per quella sua affermazione, benchè
non ce ne fosse il minimo motivo per esserlo (ma questo ha mai avuto
importanza?), che il tempo tuttavia passa inesorabile e mai, o quasi,
si ferma. Tuttavia la sua risposta pronta e saggia mi fece sentire
come uno stupido: mi rivelò infatti che sì, il tempo passa
indubbiamente. Ma che alla fine non va proprio da nessuna parte e
rimane sempre lì intorno, a portata di mano. Perciò non avrei mai dovuto preoccuparmi.
"Se un animale lento e quasi cieco come me, riesce a stare
dietro al tempo che passa e corre, come pretendi tu, con le gambe
veloci e la vista acuta, di lasciarlo scappare?". Mi fece
riflettere come al solito la mia amica talpa. Non c'era proprio che
dire, era una ottima talpa. Così terminammo il nostro giro che il
sole era quasi al tramonto e stava salutando la terra, gli alberi e
gli animali con i suoi ultimi raggi di un rosso che poteva sembrare
sangue ma che non poteva fare paura.
La mia amica talpa si infilò dentro la sua bella tana, tenendo il
muso all'infuori ed io mi chinai per esserle più vicino. Ci
abbracciamo e giurammo che ci saremmo visti più spesso da quel
giorno in poi. Mi fece anche presente che la vita di una talpa non è
lunga come quella di un umano, e lì per la prima volta notai che i
suoi baffi avevano cominciato ad imbianchirsi. Ebbi timore e sentii
un grande sconforto per un attimo. Ma di nuovo un suo sorriso calmò
il mio animo. "Mi spiace che tu debba andare via", le dissi allora. Così me lo domandò, all'improvviso, come se ci stesse
pensando da tempo ma solo ora potesse chiedermelo: "vorresti
venire a vivere nella mia tana?". Ci pensai un attimo, poichè
bisogna sempre pensarci sù, almeno un attimo, ma mai di più, e
risposi che sì, volevo andare a vivere con lei nella sua tana.
Stetti lì per qualche giorno, o forse anche molto di più, in cui la mia amica talpa mi ascoltò,
rispose alle mie domande e me ne pose di sue alle quali però io non
sapevo, ne saprei ancora oggi, rispondere. Poi una sera ci salutammo,
dopo avere discorso come al solito della vita e di altro, prima di
andare a dormire con la promessa che ci saremmo rivisti la mattina
dopo, e che saremmo andati giù al lago, perchè ora la stagione
stava iniziando a diventare ottimale e non c'era ancora quel
fastidioso pienone che c'è in estate. Così le dissi buonanotte, e
lei mi rispose buonanotte. Io le dissi a domani, e lei già dormiva.
La mattina dopo mi svegliai e andai per destare anche lei, la
dormigliona, che ancora dormiva beata supina. Purtroppo per quanto
quella mattina la chiamai, lei non si risvegliò mai più. Guardai i
suoi baffetti bianchi e incanutiti, poi solo una lacrima cadde dai
miei occhi sopra il suo corpicino. Osservai allora il suo musino e mi
sembrò stesse sorridendo. La seppellii lì sotto, nella sua tana,
dove era vissuta allegramente per tutta la vita. Poi la salutai per
l'ultima volta, e la ringraziai di tutto e per essere stata mia
amica, ed uscii dalla tana sottoterra, per non farvi ritorno mai più,
e pronto finalmente per il mio posto nel mondo.
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