Adesso, dopo circa una settimana, ma
c'era anche chi giurava di più, gli abitanti della cittadina di
Oibath iniziavano a domandarsi che cosa bolliva in pentola riguardo
quelle pecore belanti e brucanti (a quanti chiedessero se ci sarebbe
stato un pasto di bollito di pecora, si rispondeva in genere che si
trattava unicamente di una espressione di uso comune e che,
malauguratamente non c'era nulla di nulla che bollisse in pentola); e
che cosa si sarebbe dovuto fare con esse. Facciamoci un bel bollito,
visto che abbiamo una pentola sul fuoco. Era l'opinione più comune.
Tuttavia altri, indubbiamente più accorti, facevano presente che
fare un bollito con tutte quelle pecore si sarebbe alla fine rivelato
uno spreco. Così l'opinione fu accantonata subito. O quasi, data
l'ora di cena incombente. E dopo che si ebbero scartate altre
suggestive ipotesi, tra cui quella di pitturare le pecore tutte di un
colore diverso, idea suggerita da un bambino con una scatola di
pennarelli nuova di zecca in mano, invero abbastanza simpatica e divertente ma
forse non troppo per le pecorelle, si arrivò al delinearsi di due schieramenti sostanzialmente contrapposti. La prima delle due
fazioni riteneva, senza se e anche senza ma, che le pecore andassero
assolutamente allontanate dal campo coltivato nei pressi della
cittadina di Oibath e il motivo è presto detto: pubblica incolumità.
Sì, signore: pubblica incolumità. Le pecore belanti e brucanti,
seppure quasi completamente immobili fino a quel momento, avrebbero
potuto improvvisamente invadere l'arteria stradale che passava da lì
vicino e lambiva i limiti del campo dove le pecore brucavano e
belavano quasi senza sosta, ma invero senza mai dare fastidio, e causare un gravissimo e orribile incidente con tutto il corredo di morti, feriti e sciancati. A vita.
Oppure, era l'altro punto focale della teoria secondo cui le pecore
andavano cacciate poichè pericolose per l'incolumità pubblica (sì, signore: incolumità pubblica), gli
stessi ovini avrebbero potuto peggio ancora nuocere direttamente a qualche
individuo indifeso. Magari a qualche innocente bambino, data la vicinanza con
la scuola elementare e quella materna (dove i bambini peraltro
ammiravano stupefatti le pecore e qualcuno tra i più piccoli aveva
preso ad imitare i simpatici animali brucando a sua volta l'erba del
giardino e suscitando l'allarme delle maestre). E comunque il campo
coltivato ai limiti della città, benchè non coltivato in quel
particolare periodo dell'anno, era pur sempre di un brav'uomo che non
meritava di vedere la sua proprietà espropriata da un gruppo di
pecore (comuniste, insinuò qualcuno tra la folla). Sebbene in realtà
il brav'uomo era un anziano omettino di età indefinita ma
sicuramente inadeguata per il 90 per cento almeno dei giochi in
scatola (per non parlare di quelli non in scatola, o videogames) di
qualsiasi epoca. Il quale invero non coltivava il campo coltivato
oramai da diversi anni. Ed infatti lì, proprio su quel terreno, che
aveva continuato nonostante tutto a chiamarsi il campo coltivato nei
pressi della cittadina di Oibath, c'era stato poco tempo prima un
progetto di costruzione di un complesso di mastodontiche palazzine,
tra cui anche le sedi di alcune banche e multinazionali. Soltanto che
quel fatto, stranamente, nella discussione non saltò mai fuori. E se
per caso stava per saltare fuori, ecco che allora qualcuno incredibilmente se ne
accorgeva sempre, e stranamente proprio in quel momento era tutto un
attacco di incombenti e ruvidi colpi di tosse, e starnuti violenti e tentativi di
depistare il discorso con pretesti più o meno plausibili.
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