martedì 6 maggio 2014

Le pecore di Oibath (parte 3)


Adesso, dopo circa una settimana, ma c'era anche chi giurava di più, gli abitanti della cittadina di Oibath iniziavano a domandarsi che cosa bolliva in pentola riguardo quelle pecore belanti e brucanti (a quanti chiedessero se ci sarebbe stato un pasto di bollito di pecora, si rispondeva in genere che si trattava unicamente di una espressione di uso comune e che, malauguratamente non c'era nulla di nulla che bollisse in pentola); e che cosa si sarebbe dovuto fare con esse. Facciamoci un bel bollito, visto che abbiamo una pentola sul fuoco. Era l'opinione più comune. Tuttavia altri, indubbiamente più accorti, facevano presente che fare un bollito con tutte quelle pecore si sarebbe alla fine rivelato uno spreco. Così l'opinione fu accantonata subito. O quasi, data l'ora di cena incombente. E dopo che si ebbero scartate altre suggestive ipotesi, tra cui quella di pitturare le pecore tutte di un colore diverso, idea suggerita da un bambino con una scatola di pennarelli nuova di zecca in mano, invero abbastanza simpatica e divertente ma forse non troppo per le pecorelle, si arrivò al delinearsi di due schieramenti sostanzialmente contrapposti. La prima delle due fazioni riteneva, senza se e anche senza ma, che le pecore andassero assolutamente allontanate dal campo coltivato nei pressi della cittadina di Oibath e il motivo è presto detto: pubblica incolumità. Sì, signore: pubblica incolumità. Le pecore belanti e brucanti, seppure quasi completamente immobili fino a quel momento, avrebbero potuto improvvisamente invadere l'arteria stradale che passava da lì vicino e lambiva i limiti del campo dove le pecore brucavano e belavano quasi senza sosta, ma invero senza mai dare fastidio, e causare un gravissimo e orribile incidente con tutto il corredo di morti, feriti e sciancati. A vita. Oppure, era l'altro punto focale della teoria secondo cui le pecore andavano cacciate poichè pericolose per l'incolumità pubblica (sì, signore: incolumità pubblica), gli stessi ovini avrebbero potuto peggio ancora nuocere direttamente a qualche individuo indifeso. Magari a qualche innocente bambino, data la vicinanza con la scuola elementare e quella materna (dove i bambini peraltro ammiravano stupefatti le pecore e qualcuno tra i più piccoli aveva preso ad imitare i simpatici animali brucando a sua volta l'erba del giardino e suscitando l'allarme delle maestre). E comunque il campo coltivato ai limiti della città, benchè non coltivato in quel particolare periodo dell'anno, era pur sempre di un brav'uomo che non meritava di vedere la sua proprietà espropriata da un gruppo di pecore (comuniste, insinuò qualcuno tra la folla). Sebbene in realtà il brav'uomo era un anziano omettino di età indefinita ma sicuramente inadeguata per il 90 per cento almeno dei giochi in scatola (per non parlare di quelli non in scatola, o videogames) di qualsiasi epoca. Il quale invero non coltivava il campo coltivato oramai da diversi anni. Ed infatti lì, proprio su quel terreno, che aveva continuato nonostante tutto a chiamarsi il campo coltivato nei pressi della cittadina di Oibath, c'era stato poco tempo prima un progetto di costruzione di un complesso di mastodontiche palazzine, tra cui anche le sedi di alcune banche e multinazionali. Soltanto che quel fatto, stranamente, nella discussione non saltò mai fuori. E se per caso stava per saltare fuori, ecco che allora qualcuno incredibilmente se ne accorgeva sempre, e stranamente proprio in quel momento era tutto un attacco di incombenti e ruvidi colpi di tosse, e starnuti violenti e tentativi di depistare il discorso con pretesti più o meno plausibili.  

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