Arrivò allo zoo che questo aveva chiuso da pochi minuti e ancora gli addetti ai
lavori stavano sistemando tutto quello che c' è da sistemare in uno zoo per la notte. Il buon Tom dovette quindi nascondersi per tutta la durata delle operazioni, per non essere
trovato e non essere scambiato per un cane fuggiasco ( anche se in
realtà lo era) e quindi essere catturato e consegnato al più vicino
canile, che poi, inevitabilmente, lo si sarebbe potuto giurare, lo
avrebbe ricondotto dalla sua odiosa e maniacale padrona ( padrona,
non mamma). La quale, non c' era purtroppo nulla da dubitare al proposito, avrebbe riaccolto l' adorato evaso con eccessive manifestazioni di gioia caratterizzate principalmente da gesti e movimenti ridicoli e scomposti e urla e rumori striduli e decisamente troppo acuti per qualunque tipo di apparato auricolare sia esso umano o animale. Non c' era nulla da dubitare al proposito. Purtroppo, penso Tom.
E questo tipo di prospettiva risultava tale che, se mai Tom fosse stato scoperto, catturato e
condotto al più vicino canile, avrebbe cercato lì di convincere il dottore di turno, con le lacrime ai suoi bei occhioni da cagnone ( Tom odiava quando lo chiamavano così, dato che era un cane assolutamente nella media. Ne troppo grande ne troppo piccolo: nella media ), a praticargli una bella iniezione letale direttamente nel cervello ( immaginò se stesso mentre lo diceva al dottore di turno con un' espressione solenne e toccandosi con una zampa la tempia ), piuttosto che ricondurlo in quell' atroce agonia che
sarebbe dovuta essere la " vita ideale per ogni cane". Col piffero,
pensò.
Quando tutte le
operazioni in vista della chiusura notturna furono terminate, e dopo
che tutti gli umani se ne furono andati, il vecchio Tom fece capolino
dal suo nascondiglio e si diresse deciso verso la gabbia dei leoni,
dove avrebbe sicuramente trovato il leone Paul ancora sveglio e
disponibile ad ascoltarlo.
Il leone Paul, era
un leone adulto, quasi vecchio a dire il vero. Ma: per prima cosa non
gli avreste mai dato la sua età, e poi non dimostrava per nulla di
essere oramai anziano tanta era la sua energia sia fisica che
spirituale. Inoltre era anche un tipo belloccio di suo ( e poi era anche un tipo che leggeva molto e si interessava di molte cose). Molti
dicevano che somigliasse sputato sputato ( che brutta espressione,
pensava Paul ogni volta che gli capitava di sentirla. E capitava
spesso) a quel leone attore che interpretò il padre di Simba nel
cartone animato “ Il Re Leone” . Mufasa, gli pareva che si chiamasse.
Paul aveva quasi
venti anni e da sempre viveva nello zoo, dove era anche nato e dove
erano nati anche suo padre, sua madre e i suoi nonni sia paterni che
materni. Oh che tristezza, potranno pensare i più di noi. Solo che
Paul, dal canto suo, non la pensava esattamente così. Quando
qualcuno dei visitatori si avvicinava alla gabbia dei leoni, e
vedendo il vecchio ( ma comunque in perfetta forma) Paul, commentava
qualcosa come: “ oh, povera bestia. Dovrebbe correre libero per la
savana, il suo habitat naturale”, ecco che allora, proprio lì, il
vecchio Paul, avendo tutta la cura di non farsi notare, si girava un
attimo, dando le spalle al pubblico rattristato dalla sua prigionia, e
se la rideva alla grande ma comunque abbastanza sommessamente da fare in modo
che la gente non lo notasse e non pensasse male.
Perchè in realtà
il vecchio Paul, come affermava sempre a chi avesse avuto l'
accortezza di chiederglielo personalmente, non avrebbe scambiato la
sua gabbia allo zoo per la savana sconfinata per nulla al mondo.
Perchè? Vi chiedete? Bah, ma il perchè è presto detto, e sarà
proprio Paul stesso a dircelo. " Eccomi, scusate: ero a fare una foto con un bebè. I genitori hanno insistito. Gli ho detto: suvvia gente! Sono un leone, potrei sbranare il vostro infante. Mi hanno risposto che ero proprio un bel gattone. Allora ho immaginato che avessero problemi di vista e mi avessero scambiato per un gatto ( scoprì solo in seguito non essere così, quando allontanandosi li sentii che domandavano al bebè infante se gli fosse piaciuto fare la foto con il LEONE, mentre tale bebè infante piangeva a dirotto probabilmente rendendosi conto, nonostante la sua tenera età di avere due idioti come genitori. Per fortuna privi di difetti visivi. Ma comunque scellerati ) ; e così, sospirando, gli ho concesso una foto... Beh.. Allordunque ( notare la proprietà di linguaggio tipica di un leone avido di lettura) , in primo luogo il mio habitat
originario non è la savana, ma questo zoo in quanto sia io, che i
miei fratelli, che i miei genitori ( Sekhmet li abbia in gloria) ed anche i miei nonni ( sempre Sekhmet li abbia in gloria) siamo nati
in questa medesima gabbia. Perciò la nostra famiglia vive qui da
generazioni e, pertanto, questa è casa mia: la sola che abbia mai
visto e conosca realmente. E poi qui non devo preoccuparmi d' altro
che di mostrarmi al pubblico, di fare qualche giochetto simpatico di
tanto in tanto che provochi stupore ingiustificato tra la folla e
permetta loro di scattare qualche stucchevole fotografia, e talvolta
di emettere qualche ruggito terribile e mastodontico che invece
faccia spaventare quegli stessi che prima mi fotografavano e mi
indicavano dandomi del gattone. Per il resto mangio abbondantemente a
orari regolari e prestabiliti. Il mercoledì e il venerdì ci servono un menù etnico. E se ho
voglia di un po' di compagnia, qui abbiamo femmine in abbondanza e
non è come nella savana che il maschio alfa si becca tutte le donne.
No, qui tutti hanno le loro possibilità, è un mondo democratico.
Non esclusivo e crudele come la savana. Che credete? Io li ho visti
tutti quei documentari ( infatti Paul è un leone che si interessa di diverse cose, come ricorderete): ho visto, e so che tipo di individui abitano
la savana: pazzi sanguinari, violenti e con i quali non è possibile
un discorso e un confronto civile che non richieda l' uso di denti e
unghie. Io invece qui mi faccio la zampicure due volte al mese. E le
mie unghie non posso certo permettermi di rovinarle per qualche
stupida baruffa da bifolchi, con tutto quello che ci spendo. Ma chi me lo farebbe
fare di vivere nella savana e combattere ogni giorno, ogni momento,
ogni istante per la mia sopravvivenza, di dovermi conquistare il cibo
con la violenza immane oppure crepare di fame? Io sono un tipo
pacifico. E non sarei capace di uccidere una preda da me: Dio, mi
terrorizzerebbe perfino sapere e vedere come macellano una bestia. Se
dovessi procacciarmi io il cibo, diventerei vegetariano. Ma la
verdura, a conti fatti, non la posso sopportare”.
Ecco cosa avrebbe
detto il buon vecchio ( ma perfettamente in forma) Paul, se qualcuno,
anziché provare pena non richiesta per lui e la sua condizione, si
fosse preoccupato di chiederglielo e se a qualcuno fosse davvero
importato della sua opinione. Ma la verità era che lì la gente
sapeva solo essere simpatetica per partito preso. Questo lo sapeva,
lo aveva imparato negli anni. Ma non aveva mai smesso di dolersene.
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