venerdì 10 gennaio 2014

i diritti degli animali ( altra continuazione)

Arrivò allo zoo che questo aveva chiuso da pochi minuti e ancora gli addetti ai lavori stavano sistemando tutto quello che c' è da sistemare in uno zoo per la notte. Il buon Tom dovette quindi nascondersi per tutta la durata delle operazioni, per non essere trovato e non essere scambiato per un cane fuggiasco ( anche se in realtà lo era) e quindi essere catturato e consegnato al più vicino canile, che poi, inevitabilmente, lo si sarebbe potuto giurare, lo avrebbe ricondotto dalla sua odiosa e maniacale padrona ( padrona, non mamma). La quale, non c' era purtroppo nulla da dubitare al proposito, avrebbe riaccolto l' adorato evaso con eccessive manifestazioni di gioia caratterizzate principalmente da gesti e movimenti ridicoli e scomposti e urla e rumori striduli e decisamente troppo acuti per qualunque tipo di apparato auricolare sia esso umano o animale. Non c' era nulla da dubitare al proposito. Purtroppo, penso Tom. 
E questo tipo di prospettiva risultava tale che, se mai Tom fosse stato scoperto, catturato e condotto al più vicino canile, avrebbe cercato lì di convincere il dottore di turno, con le lacrime ai suoi bei occhioni da cagnone ( Tom odiava quando lo chiamavano così, dato che era un cane assolutamente nella media. Ne troppo grande ne troppo piccolo: nella media ), a praticargli una bella iniezione letale direttamente nel cervello ( immaginò se stesso mentre lo diceva al dottore di turno con un' espressione solenne e toccandosi con una zampa la tempia ), piuttosto che ricondurlo in quell' atroce agonia che sarebbe dovuta essere la " vita ideale per ogni cane". Col piffero, pensò.
Quando tutte le operazioni in vista della chiusura notturna furono terminate, e dopo che tutti gli umani se ne furono andati, il vecchio Tom fece capolino dal suo nascondiglio e si diresse deciso verso la gabbia dei leoni, dove avrebbe sicuramente trovato il leone Paul ancora sveglio e disponibile ad ascoltarlo.
Il leone Paul, era un leone adulto, quasi vecchio a dire il vero. Ma: per prima cosa non gli avreste mai dato la sua età, e poi non dimostrava per nulla di essere oramai anziano tanta era la sua energia sia fisica che spirituale. Inoltre era anche un tipo belloccio di suo ( e poi era anche un tipo che leggeva molto e si interessava di molte cose). Molti dicevano che somigliasse sputato sputato ( che brutta espressione, pensava Paul ogni volta che gli capitava di sentirla. E capitava spesso) a quel leone attore che interpretò il padre di Simba nel cartone animato “ Il Re Leone” . Mufasa, gli pareva che si chiamasse.
Paul aveva quasi venti anni e da sempre viveva nello zoo, dove era anche nato e dove erano nati anche suo padre, sua madre e i suoi nonni sia paterni che materni. Oh che tristezza, potranno pensare i più di noi. Solo che Paul, dal canto suo, non la pensava esattamente così. Quando qualcuno dei visitatori si avvicinava alla gabbia dei leoni, e vedendo il vecchio ( ma comunque in perfetta forma) Paul, commentava qualcosa come: “ oh, povera bestia. Dovrebbe correre libero per la savana, il suo habitat naturale”, ecco che allora, proprio lì, il vecchio Paul, avendo tutta la cura di non farsi notare, si girava un attimo, dando le spalle al pubblico rattristato dalla sua prigionia, e se la rideva alla grande ma comunque abbastanza sommessamente da fare in modo che la gente non lo notasse e non pensasse male.
Perchè in realtà il vecchio Paul, come affermava sempre a chi avesse avuto l' accortezza di chiederglielo personalmente, non avrebbe scambiato la sua gabbia allo zoo per la savana sconfinata per nulla al mondo. Perchè? Vi chiedete? Bah, ma il perchè è presto detto, e sarà proprio Paul stesso a dircelo. " Eccomi, scusate: ero a fare una foto con un bebè. I genitori hanno insistito. Gli ho detto: suvvia gente! Sono un leone, potrei sbranare il vostro infante. Mi hanno risposto che ero proprio un bel gattone. Allora ho immaginato che avessero problemi di vista e mi avessero scambiato per un gatto ( scoprì solo in seguito non essere così, quando allontanandosi li sentii che domandavano al bebè infante se gli fosse piaciuto fare la foto con il LEONE, mentre tale bebè infante piangeva a dirotto probabilmente rendendosi conto, nonostante la sua tenera età di avere due idioti come genitori. Per fortuna privi di difetti visivi. Ma comunque scellerati ) ; e così, sospirando, gli ho concesso una foto... Beh.. Allordunque ( notare la proprietà di linguaggio tipica di un leone avido di lettura) , in primo luogo il mio habitat originario non è la savana, ma questo zoo in quanto sia io, che i miei fratelli, che i miei genitori ( Sekhmet li abbia in gloria) ed anche i miei nonni ( sempre Sekhmet li abbia in gloria) siamo nati in questa medesima gabbia. Perciò la nostra famiglia vive qui da generazioni e, pertanto, questa è casa mia: la sola che abbia mai visto e conosca realmente. E poi qui non devo preoccuparmi d' altro che di mostrarmi al pubblico, di fare qualche giochetto simpatico di tanto in tanto che provochi stupore ingiustificato tra la folla e permetta loro di scattare qualche stucchevole fotografia, e talvolta di emettere qualche ruggito terribile e mastodontico che invece faccia spaventare quegli stessi che prima mi fotografavano e mi indicavano dandomi del gattone. Per il resto mangio abbondantemente a orari regolari e prestabiliti. Il mercoledì e il venerdì ci servono un menù etnico. E se ho voglia di un po' di compagnia, qui abbiamo femmine in abbondanza e non è come nella savana che il maschio alfa si becca tutte le donne. No, qui tutti hanno le loro possibilità, è un mondo democratico. Non esclusivo e crudele come la savana. Che credete? Io li ho visti tutti quei documentari ( infatti Paul è un leone che si interessa di diverse cose, come ricorderete): ho visto, e so che tipo di individui abitano la savana: pazzi sanguinari, violenti e con i quali non è possibile un discorso e un confronto civile che non richieda l' uso di denti e unghie. Io invece qui mi faccio la zampicure due volte al mese. E le mie unghie non posso certo permettermi di rovinarle per qualche stupida baruffa da bifolchi, con tutto quello che ci spendo. Ma chi me lo farebbe fare di vivere nella savana e combattere ogni giorno, ogni momento, ogni istante per la mia sopravvivenza, di dovermi conquistare il cibo con la violenza immane oppure crepare di fame? Io sono un tipo pacifico. E non sarei capace di uccidere una preda da me: Dio, mi terrorizzerebbe perfino sapere e vedere come macellano una bestia. Se dovessi procacciarmi io il cibo, diventerei vegetariano. Ma la verdura, a conti fatti, non la posso sopportare”.

Ecco cosa avrebbe detto il buon vecchio ( ma perfettamente in forma) Paul, se qualcuno, anziché provare pena non richiesta per lui e la sua condizione, si fosse preoccupato di chiederglielo e se a qualcuno fosse davvero importato della sua opinione. Ma la verità era che lì la gente sapeva solo essere simpatetica per partito preso. Questo lo sapeva, lo aveva imparato negli anni. Ma non aveva mai smesso di dolersene.

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