venerdì 17 gennaio 2014

il bosco incantato ( VII)

Dopo il discorso ispiratissimo di Carlos e l' esempio di determinazione estrema e perseveranza fornito dalla figura mitica ed esemplare di Belfagor ( dalla sua vescica e dai suoi fluidi corporei), tutto il bosco sembrava ora essere in festa ed essersi quasi dimenticato del dramma incombente ( tanto più che il vincitore del bando per il progetto di costruzione sarebbe stato comunicato l' indomani e i lavori sarebbero iniziati di lì a pochi giorni). Ci pensò Carlos, che oltre ad essere un buon narratore e un ottimo motivatore, era anche un tipo saggio e accorto, che sapeva che non conveniva troppo gioire prima del tempo, a riportare tutti con i piedi per terra ( letteralmente: perchè le fatine chiaramente svolazzavano felici con le loro belle alettine, i folletti e i troll saltellavano briosi con balzi dell' ordine di qualche metro, mentre i nani e gli gnomi, leggermente più corpulenti e meno agili delle altre creature, si limitavano a correre in lungo e in largo giulivi ). " Amici", disse:  " amici, non voglio certo turbare il vostro ritrovato buon' umore, ed anzi mi compiaccio di vedervi di nuovo lieti e allegri come vi conosco da sempre; ma amici, come avrete capito dalla storia che vi ho raccontato poco fa, gli incendi non si spengono da soli. E anzi, per domarli, ne serve di urina..". E fece la faccia di chi la sapeva lunga.
E quando vide che tutte le creature del bosco erano rimaste come interdette e non avevano ben afferrato il senso delle sue ultime parole, continuò, non senza una punta di imbarazzo per la poca perspicacia dei suoi compari: " quello che voglio dire, amici cari, è che la situazione non cambierà da sè, se non ci muoviamo e se non escogitiamo qualcosa per evitare che la città si espanda sul nostro territorio".
Eh già, pensarono tutti. E i primi sguardi perplessi e smarriti cominciavano a comparire e a girare di viso in viso in cerca di qualche risposta. Solo che quelli perplessi e confusi aumentavano di secondo in secondo, e di nuovo la sicurezza e la felicità sembravano svanire nel nulla, come un sogno al risveglio. Che fare in concreto? Pensavano tutti, nessuno escluso e ognuno secondo le proprie capacità. E come avviene sempre in questi casi angosciosi e tesi, i " non possiamo" presero il posto dei " possiamo", e le non- proposte quello delle proposte. " Non possiamo parlare con gli umani, non capirebbero la nostra lingua e non sono nemmeno in grado di vederci" : diceva qualcuno. E aveva ragione, purtroppo: solo i bambini possono vedere ed, eventualmente, parlare con le creature magiche. I bambini e le persone pure di cuore. Ma questi, ai tempi in cui è ambientata la vicenda ( cioè ogni tempo e ogni luogo), erano davvero rari. Perciò questa era una ipotesi da scartare in partenza.
" Non possiamo combattere gli umani", si sentiva qualcun' altro: " loro sono violenti e cattivi e hanno costruito armi per fare del male ai loro nemici ( e non solo a loro). Ci distruggerebbero senza pietà. ( E forse con un certo piacere, osò un altro) ". E tutti annuivano sconsolati, e qualche goblin un pò più sensibile degli altri singhiozzava già, anche se lo faceva in silenzio.
" Non possiamo denunciare la nostra storia ai media", aggiunse da vicino un grosso albero una fatina: " non conosciamo nessun giornalista famoso ( anzi non ne conosciamo nessuno) e poi nessuno di noi potrebbe scrivere una lettera da inviare al giornale, dato che nessuno di noi sa farlo". ( Attenzione: non pensate che le creature del bosco incantato siano ignoranti. Semplicemente spiegatemi che bisogno c' è di sapere scrivere quando nella vita fai la creatura del bosco incantato. Sto aspettando, non vado da nessuna parte).
E anche in questo caso altro non si poteva fare che darle ragione. Purtroppo.
Così tutti erano di nuovo rassegnati, anche il buon carismatico Carlos, che però non è che poteva fare tutto lui.
Un silenzio preoccupato e pesante come una cappa di piombo riempiva ora tutta la scena, quando all' improvviso si udì una voce squillante provenire dalla cima di un albero di ciliegie: “ la ho io la soluzione, gente. Non siate così tristi e rassegnati ”. Tutti puntarono all' unisono i nasi verso il cielo punteggiato di stelle a guardare tra le cime degli alberi, benchè tutti avessero già capito all' istante a chi appartenesse quella voce, anche se nessuno osava crederci. “ Che mi venga un colpo..., tu qui..? ” : fece poi qualcuno quando il misterioso personaggio fu quasi sceso a terra. “ Ma è davvero lui?”: domandava un altro al suo vicino.
“ Si pensava non fosse più vivo da tempo, oramai”: dichiarò un terzo.
E invece non era morto. E sì, era proprio lui. E sì, era proprio tornato. E sì, ci potevano credere. Ed ora che il folletto Gancanagh era lì con loro, di nuovo, tutto sembrava possibile. “ La ho io la soluzione, gente”: e sorrise col suo sorriso irresistibile ( benchè non esattamente brillante). E il bosco intero, grandi e piccini, maschi e femmine, esplose in un' autentica detonazione di pura e genuina gioia.

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