Dopo il discorso
ispiratissimo di Carlos e l' esempio di determinazione estrema e
perseveranza fornito dalla figura mitica ed esemplare di Belfagor (
dalla sua vescica e dai suoi fluidi corporei), tutto il bosco
sembrava ora essere in festa ed essersi quasi dimenticato del dramma
incombente ( tanto più che il vincitore del bando per il progetto di
costruzione sarebbe stato comunicato l' indomani e i lavori sarebbero
iniziati di lì a pochi giorni). Ci pensò Carlos, che oltre ad
essere un buon narratore e un ottimo motivatore, era anche un tipo
saggio e accorto, che sapeva che non conveniva troppo gioire prima
del tempo, a riportare tutti con i piedi per terra ( letteralmente:
perchè le fatine chiaramente svolazzavano felici con le loro belle
alettine, i folletti e i troll saltellavano briosi con balzi dell'
ordine di qualche metro, mentre i nani e gli gnomi, leggermente più
corpulenti e meno agili delle altre creature, si limitavano a correre
in lungo e in largo giulivi ). " Amici", disse: "
amici, non voglio certo turbare il vostro ritrovato buon' umore, ed
anzi mi compiaccio di vedervi di nuovo lieti e allegri come vi
conosco da sempre; ma amici, come avrete capito dalla storia che vi
ho raccontato poco fa, gli incendi non si spengono da soli. E anzi,
per domarli, ne serve di urina..". E fece la faccia di chi la
sapeva lunga.
E quando vide che
tutte le creature del bosco erano rimaste come interdette e non
avevano ben afferrato il senso delle sue ultime parole, continuò,
non senza una punta di imbarazzo per la poca perspicacia dei suoi
compari: " quello che voglio dire, amici cari, è che la
situazione non cambierà da sè, se non ci muoviamo e se non
escogitiamo qualcosa per evitare che la città si espanda sul nostro
territorio".
Eh già, pensarono
tutti. E i primi sguardi perplessi e smarriti cominciavano a
comparire e a girare di viso in viso in cerca di qualche risposta.
Solo che quelli perplessi e confusi aumentavano di secondo in
secondo, e di nuovo la sicurezza e la felicità sembravano svanire
nel nulla, come un sogno al risveglio. Che fare in concreto? Pensavano tutti, nessuno escluso e
ognuno secondo le proprie capacità. E come avviene sempre in questi
casi angosciosi e tesi, i " non possiamo" presero il posto
dei " possiamo", e le non- proposte quello delle proposte.
" Non possiamo parlare con gli umani, non capirebbero la nostra
lingua e non sono nemmeno in grado di vederci" : diceva
qualcuno. E aveva ragione, purtroppo: solo i bambini possono vedere
ed, eventualmente, parlare con le creature magiche. I bambini e le
persone pure di cuore. Ma questi, ai tempi in cui è ambientata la
vicenda ( cioè ogni tempo e ogni luogo), erano davvero rari. Perciò
questa era una ipotesi da scartare in partenza.
" Non possiamo
combattere gli umani", si sentiva qualcun' altro: " loro
sono violenti e cattivi e hanno costruito armi per fare del male ai
loro nemici ( e non solo a loro). Ci distruggerebbero senza pietà. (
E forse con un certo piacere, osò un altro) ". E tutti
annuivano sconsolati, e qualche goblin un pò più sensibile degli
altri singhiozzava già, anche se lo faceva in silenzio.
" Non possiamo
denunciare la nostra storia ai media", aggiunse da vicino un
grosso albero una fatina: " non conosciamo nessun giornalista
famoso ( anzi non ne conosciamo nessuno) e poi nessuno di noi
potrebbe scrivere una lettera da inviare al giornale, dato che
nessuno di noi sa farlo". ( Attenzione: non pensate che le
creature del bosco incantato siano ignoranti. Semplicemente
spiegatemi che bisogno c' è di sapere scrivere quando nella vita fai
la creatura del bosco incantato. Sto aspettando, non vado da nessuna
parte).
E anche in questo
caso altro non si poteva fare che darle ragione. Purtroppo.
Così tutti erano
di nuovo rassegnati, anche il buon carismatico Carlos, che però non
è che poteva fare tutto lui.
Un silenzio
preoccupato e pesante come una cappa di piombo riempiva ora tutta la
scena, quando all' improvviso si udì una voce squillante provenire
dalla cima di un albero di ciliegie: “ la ho io
la soluzione, gente. Non siate così tristi e rassegnati ”. Tutti
puntarono all' unisono i nasi verso il cielo punteggiato di stelle a
guardare tra le cime degli alberi, benchè tutti avessero già capito
all' istante a chi appartenesse quella voce, anche se nessuno osava crederci. “ Che mi venga un colpo..., tu qui..? ” : fece poi qualcuno quando il misterioso
personaggio fu quasi sceso a terra. “ Ma è davvero lui?”: domandava un
altro al suo vicino.
“ Si pensava non
fosse più vivo da tempo, oramai”: dichiarò un terzo.
E invece non era
morto. E sì, era proprio lui. E sì, era proprio tornato. E sì, ci
potevano credere. Ed ora che il folletto Gancanagh era lì con loro,
di nuovo, tutto sembrava possibile. “ La ho io la soluzione,
gente”: e sorrise col suo sorriso irresistibile ( benchè non
esattamente brillante). E il bosco intero, grandi e piccini, maschi e
femmine, esplose in un' autentica detonazione di pura e genuina
gioia.
Nessun commento:
Posta un commento