mercoledì 8 gennaio 2014

i diritti degli animali ( continuazione)

La mattina successiva era al parco, dove usualmente si recava con quella insulsa della sua padrona, non già per fare i bisognini e sfogare le sue energie infinite con una corsa scatenata, no. Perchè tom, povero lui, era stato da tempo abituato ad espletare le sue esigenze nel bagno di casa come tutte le persone che si rispettino ( aveva perfino delle riveste a lui riservate, e guai se non tirava giù l' asse del cesso), e per quanto riguarda il correre, non senza motivazione perchè un cane è sempre meglio che sia in forma, la sua cara padrona gli aveva acquistato un costoso tapis roulant. Tutto per lui. L' idea iniziale era di iscriverlo in palestra, ma poi, per fortuna il marito ( dotato di un minimo, ma giusto un minimo, di buon senso) l' aveva convinta, con grande rischio e sforzo, a desistere dal suo proposito.
Tom si recava ogni mattina al parco, con la sua padrona, quindi, non già per espletare le esigenze canine in mezzo alla natura, ma affinchè quella che si autodefiniva la sua mammina potesse vantarsi, con tutti gli altri proprietari di animali, delle presunte incredibili virtù del suo cagnetto. Virtù che, onor del vero, come in primo luogo Tom stesso riconosceva, erano proprie di tutti i cani del mondo. Anche dei più stupidi come suo cugino Jeffrey.
Eccolo arrivare Jeffrey, con la sua solita aria felice e beata da cane imbelle. Tom lo guardò con un misto di affetto e compassione, ma anche con una punta di insofferenza nemmeno troppo celata.
“ Woff “ : fece il buon Jeffrey.
“ Woff a te” : gli fece di rimando Tom.
Jeffrey che era stupido, ma certamente non insensibile, capì immediatamente che c' era qualcosa di strano in Tom. Più strano del solito. Insomma, non si poteva certo dire che Tom fosse mai stato un cane regolare: aveva sempre avuto nella sua indole un qualcosa di abbastanza gattoso, e a tratti aveva tendenze caratteriali da volatile puro, per non parlare di certe attitudini da rettile che aveva talvolta. Ma era fatto così. Era un tipo strano, ma buono. 
Per questo il cugino Jeffrey, percepita la strana inquietudine di Tom, gli domandò se fosse tutto apposto. Tom si levò il berretto che la padrona gli aveva messo per proteggerlo dal sole di luglio, ottenendo unicamente di fargli sudare la fronte pelosa e le sopracciglia, e lanciò via i sandali infradito estivi che la padrona gli aveva regalato pochi giorni prima, in vista della stagione calda. Emise un sospiro sconsolato e disse semplicemente: “ io ne ho le palle piene, non ce la faccio più e devo trovare un modo per farla finita”.
Sentendo queste parole così categoriche, Jeffrey si inquietò non poco: “ che vuoi dire, Tom? Che intendi con farla finita? Hai deciso di raggiungere il paradiso per cani?”. E mentre lo diceva si vedeva chiaramente che era molto preoccupato.
Tom se ne accorse, da cane attento e sensibile quale era, e si affrettò a chiarire che intendeva farla finita con quella vita, non con la vita in generale.
“ Che c'è che non va con la tua vita, Tom?”: chiese l' ingenuo Jeffrey.
“ C'è che non sopporto più il fatto di essere trattato come un essere umano, da quei bacucchi dei miei padroni. Facessero un dannato figlio, se vogliono un cucciolo d' uomo. Ma io, per Dio, sono un cane, sono nato cane e morirò cane. Mio nonno in punto di morte me lo fece giurare di essere e restare sempre un vero cane. E io intendo mantenere questa promessa, quant' è vero che ho quattro zampe e una coda che proprio non ne vuole sapere di stare ferma”.
“ Saggia persona il tuo buon nonnino, Tom” : intervenne Jeffrey. “ E' un vero peccato che abbia inseguito quel ragazzino in bicicletta e il suo aquilone fino a farsi scoppiare il cuore. Un vero peccato, per davvero.”
“ Hai proprio ragione” : disse Tom. “ Il nonno era un uomo molto saggio, ma raramente capiva quando era il momento di fermarsi nelle cose che faceva. Mi ricorda un po' questa mia coda che proprio non ne vuole sapere di stare ferma”.
Jeffrey assunse ora un' espressione molto molto seria, piuttosto atipica per la sua persona..ehm..cagnolosità. Dopodichè, accertatosi della gravità del suo volto..ehm..muso, domandò: “ e cosa pensi di fare caro cugino?”
Tom, che senza farsi vedere dalla padrona, aveva mollato una colossale cagata sulla soffice e fresca erba, e che ora stava scavando una bella buca nella terra morbida ( sempre attento a che la padrona non lo notasse e fingendo di giocare col suo Nintendo DS ( versione per cani), quando la padrona si voltava sorridente verso di lui), alzò lo sguardo verso il buon cugino e disse semplicemente: “ lo vedrai Jeff, quando sarà il momento. Lo vedrai”.
Jeffrey che era un cane tanto grosso quanto fifone, a quelle parole ferali si sentì scosso da un brivido. Poi capì che doveva solamente pisciare. Così si congedò dal cugino, cerco un bel tronco solido e vi pisciò contro, accennando una sorta di sorriso canino.
“ Beato lui” : pensò Tom.

Tornato a casa, Tom non aspettò altro che il momento giusto per scappare. E il momento giusto quando sarebbe potuto arrivare se non allorchè la sua asfissiante e confusa padrona gli preparava il bagno con tanto di sali e schiuma che al giovane Tom davano tanto fastidio quanto avrebbero potuto una squadra intera di pulci d' assalto austro- ungariche? ( ebbene sì, nel regno animale l' impero austro- ungarico era ancora una famosa e sfolgorante realtà). Così approfittando di una distrazione della padrona, che stava scegliendo l' accappatoio per cani  più carino per il suo " piccolino" ( giuro che davvero diceva così: piccolino. Peraltro con un tono di voce tanto stridulo da risultare simile ad un ultrasuono), Tom si diede alla fuga. Per prima cosa si leccò il sedere per rilassarsi e scaricare la tensione inevitabilmente accumulata. Poi cercò un osso da masticare, ma non ne trovò. Trovò solo un maledetto biberòn ( sempre per cani). Mio Dio, pensò. Infine scattò, dopo essersi levato le babbucce da casa che la sua padrona gli aveva fatto a mano e su misura. Mio Dio, pensò. E quindi riuscì a saltare giù dalla finestra al primo piano lasciata aperta per fare circolare l' aria. Ed essendo un cane, il nostro Tom, dalle spiccate abilità gattose, come detto in precedenza, eseguì un perfetto atterraggio sul prato e iniziò a correre veloce veloce veloce, lasciando i pochi che incontrò lungo la sua strada perplessi a chiedersi: " ma quello che diamine è? Un cane? O un gatto?" .

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