La mattina
successiva era al parco, dove usualmente si recava con quella insulsa
della sua padrona, non già per fare i bisognini e sfogare le sue
energie infinite con una corsa scatenata, no. Perchè tom, povero
lui, era stato da tempo abituato ad espletare le sue esigenze nel bagno di casa come tutte le persone che si rispettino ( aveva perfino delle riveste a lui riservate, e guai se non tirava
giù l' asse del cesso), e per quanto riguarda il correre, non senza
motivazione perchè un cane è sempre meglio che sia in forma, la sua
cara padrona gli aveva acquistato un costoso tapis roulant. Tutto per
lui. L' idea iniziale era di iscriverlo in palestra, ma poi, per fortuna il marito ( dotato di un minimo, ma giusto un minimo, di buon senso) l' aveva convinta, con grande rischio e sforzo, a desistere dal suo proposito.
Tom si recava ogni
mattina al parco, con la sua padrona, quindi, non già per espletare
le esigenze canine in mezzo alla natura, ma affinchè quella che si
autodefiniva la sua mammina potesse vantarsi, con tutti gli altri
proprietari di animali, delle presunte incredibili virtù del suo
cagnetto. Virtù che, onor del vero, come in primo luogo Tom stesso
riconosceva, erano proprie di tutti i cani del mondo. Anche dei più
stupidi come suo cugino Jeffrey.
Eccolo arrivare
Jeffrey, con la sua solita aria felice e beata da cane imbelle. Tom
lo guardò con un misto di affetto e compassione, ma anche con una
punta di insofferenza nemmeno troppo celata.
“ Woff “ : fece
il buon Jeffrey.
“ Woff a te” :
gli fece di rimando Tom.
Jeffrey che era
stupido, ma certamente non insensibile, capì immediatamente che c'
era qualcosa di strano in Tom. Più strano del solito. Insomma, non
si poteva certo dire che Tom fosse mai stato un cane regolare: aveva
sempre avuto nella sua indole un qualcosa di abbastanza gattoso, e a
tratti aveva tendenze caratteriali da volatile puro, per non parlare
di certe attitudini da rettile che aveva talvolta. Ma era fatto così.
Era un tipo strano, ma buono.
Per questo il
cugino Jeffrey, percepita la strana inquietudine di Tom, gli domandò
se fosse tutto apposto. Tom si levò il berretto che la padrona gli
aveva messo per proteggerlo dal sole di luglio, ottenendo unicamente
di fargli sudare la fronte pelosa e le sopracciglia, e lanciò via i
sandali infradito estivi che la padrona gli aveva regalato pochi
giorni prima, in vista della stagione calda. Emise un sospiro
sconsolato e disse semplicemente: “ io ne ho le palle piene, non ce
la faccio più e devo trovare un modo per farla finita”.
Sentendo queste
parole così categoriche, Jeffrey si inquietò non poco: “ che vuoi
dire, Tom? Che intendi con farla finita? Hai deciso di raggiungere il
paradiso per cani?”. E mentre lo diceva si vedeva chiaramente che
era molto preoccupato.
Tom se ne accorse, da cane attento e sensibile quale era, e
si affrettò a chiarire che intendeva farla finita con quella vita,
non con la vita in generale.
“ Che c'è che
non va con la tua vita, Tom?”: chiese l' ingenuo Jeffrey.
“ C'è che non
sopporto più il fatto di essere trattato come un essere umano, da
quei bacucchi dei miei padroni. Facessero un dannato figlio, se
vogliono un cucciolo d' uomo. Ma io, per Dio, sono un cane, sono nato
cane e morirò cane. Mio nonno in punto di morte me lo fece giurare
di essere e restare sempre un vero cane. E io intendo mantenere
questa promessa, quant' è vero che ho quattro zampe e una coda che
proprio non ne vuole sapere di stare ferma”.
“ Saggia persona
il tuo buon nonnino, Tom” : intervenne Jeffrey. “ E' un vero
peccato che abbia inseguito quel ragazzino in bicicletta e il suo
aquilone fino a farsi scoppiare il cuore. Un vero peccato, per
davvero.”
“ Hai proprio
ragione” : disse Tom. “ Il nonno era un uomo molto saggio, ma
raramente capiva quando era il momento di fermarsi nelle cose che
faceva. Mi ricorda un po' questa mia coda che proprio non ne vuole
sapere di stare ferma”.
Jeffrey assunse ora
un' espressione molto molto seria, piuttosto atipica per la sua
persona..ehm..cagnolosità. Dopodichè, accertatosi della gravità
del suo volto..ehm..muso, domandò: “ e cosa pensi di fare caro
cugino?”
Tom, che senza
farsi vedere dalla padrona, aveva mollato una colossale cagata sulla
soffice e fresca erba, e che ora stava scavando una bella buca nella
terra morbida ( sempre attento a che la padrona non lo notasse e
fingendo di giocare col suo Nintendo DS ( versione per cani), quando
la padrona si voltava sorridente verso di lui), alzò lo sguardo
verso il buon cugino e disse semplicemente: “ lo vedrai Jeff,
quando sarà il momento. Lo vedrai”.
Jeffrey che era un
cane tanto grosso quanto fifone, a quelle parole ferali si sentì
scosso da un brivido. Poi capì che doveva solamente pisciare. Così
si congedò dal cugino, cerco un bel tronco solido e vi pisciò
contro, accennando una sorta di sorriso canino.
“ Beato lui” :
pensò Tom.
Tornato a casa, Tom
non aspettò altro che il momento giusto per scappare. E il momento
giusto quando sarebbe potuto arrivare se non allorchè la sua
asfissiante e confusa padrona gli preparava il bagno con tanto di
sali e schiuma che al giovane Tom davano tanto fastidio quanto
avrebbero potuto una squadra intera di pulci d' assalto austro-
ungariche? ( ebbene sì, nel regno animale l' impero
austro- ungarico era ancora una famosa e sfolgorante realtà). Così
approfittando di una distrazione della padrona, che stava scegliendo
l' accappatoio per cani più carino per il suo " piccolino" ( giuro che davvero
diceva così: piccolino. Peraltro con un tono di voce tanto stridulo da
risultare simile ad un ultrasuono), Tom si diede alla fuga. Per prima
cosa si leccò il sedere per rilassarsi e scaricare la tensione
inevitabilmente accumulata. Poi cercò un osso da masticare, ma non
ne trovò. Trovò solo un maledetto biberòn ( sempre per cani). Mio Dio, pensò. Infine
scattò, dopo essersi levato le babbucce da casa che la sua padrona
gli aveva fatto a mano e su misura. Mio Dio, pensò. E quindi riuscì
a saltare giù dalla finestra al primo piano lasciata aperta per fare
circolare l' aria. Ed essendo un cane, il nostro Tom, dalle spiccate
abilità gattose, come detto in precedenza, eseguì un perfetto
atterraggio sul prato e iniziò a correre veloce veloce veloce, lasciando i pochi che incontrò lungo la sua strada perplessi a chiedersi: " ma quello che diamine è? Un cane? O un gatto?" .
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