sabato 11 gennaio 2014

smart phones war ( IV parte)

“ Vieni Gianna, siediti pure. Come và? Tutto bene? Scuola, famiglia, amici, lavoro?” : così il direttore dell' Alto Comitato, che si era conquistato tale carica essendo stato il primo a impegnare la sua abitazione per avere il modello più nuovo, avanzato, tecnologico e smart di Pear ( un po' troppo smart, forse, come vedremo. O forse troppo stupido il direttore, come vedremo), accolse la bella e dolcissima, e anche estremistissima, Gianna.
La nostra Gianna, appena entrata e così ricevuta, si accorse immediatamente che c' era qualcosa che non andava. In primo luogo che senso avevano tutte quelle domande, quando chiunque, e dico chiunque ( non solo i tuoi amici o i tuoi " follower" spesso sconosciuti, ma anche qualunque navigante casuale nell' oceano di internet sempre in tasca, o nel borsello, a tua disposizione) , oramai poteva spiare impunemente nella privacy delle persone ( concetto questo, quello di privacy, o praivasi, che aveva oramai assunto un significato del tutto particolare, relativo e aleatorio) e sapere per filo e per segno tutti i loro cazzi e spesso sapendone anche di più dei medesimi interessati, come se il mondo stesso non fosse diventato altro che una enorme e globale rivista di gossip ( che oramai non esistevano più da decenni essendo diventate totalmente inutile. Mmm.. che forse gli smart phone almeno un effetto positivo lo abbiano avuto? Beh, pensandoci bene direi di no) ?
E poi perchè? E da quando, tutta quella gentilezza e quell' interessamento? E infatti entrambe le cose erano false. E Gianna se ne accorse nel momento in cui, pur titubante, tentò di rispondere alle domande postegli     ( perchè comunque Gianna era una ragazza anche cortese e rispondere, anche quando non si vorrebbe, è cortesia) ricevendo per tutta risposta uno sbuffo di noia, simile a quello di una vaporiera in partenza               ( probabilmente per le Americhe. Quale di preciso verrà deciso strada facendo. Se avete qualche preferenza: non ci interessa), da parte del direttore e un categorico e imperativo “ silenzio, adesso!!” ( ma se io non ho nemmeno ancora parlato, pensò Gianna) dall' assistente del direttore. “ In effetti non ce ne frega nulla”: ammise il direttore. “ Ma sai com' è? Le formalità ”: aggiunse l' assistente, che tutto sommato sembrava essere un assistente perlomeno decente.
Quando Gianna si fu seduta, con gesto fulminio e plateale, il direttore si alzò invece dal suo scranno, rischiando di inciampare tanto fu la platealità del suo improvviso movimento. Gianna si preoccupò per un momento, insieme all' assistente, che il direttore si facesse male. Ma ciò per fortuna, o forse per sfiga, non avvenne. Dopo essersi ripreso dallo spavento il direttore assunse una espressione solenne e annunciò a Gianna che era stata convocata per un compito supermegaultraimportantimissimissimo. Così disse. E gianna stette brevemente a chiedersi se la parola supermegaultraimportantimissimissimo esistesse nella lingua corrente. Ma se il direttore usava questo termine evidentemente esso doveva esistere. A meno di non pensare che egli fosse uno stupido. Cosa che invero non avrebbe richiesto alcun grosso sforzo.
Il direttore aspettò un cenno, un movimento, una parola da parte di Gianna che però non arrivò. Evidentemente, pensò, non era stato abbastanza incisivo nella sua teatralità. Avrebbe dovuto allenarsi meglio per altre occasioni. Così continuò lui stesso in assenza di feedback da parte di Gianna ( la parola feedback andava ancora terribilmente di moda da circa i primi anni duemila. Feedback di qua, feedback di la, si diceva ovunque in giro. Mi da un feedback ai quattro formaggi, gentilmente? Era la frase che più spesso capitava di sentire per strada. Non chiedetemi come fosse possibile).
“ Abbiamo scelto te, per questo compito, oh gianna,( notare il perfetto e teatrale uso del vocativo, segno che il direttore qualcosina, nonostante i suoi palesi limiti, la stava anche imparando), per la tua dedizione alla nostra causa comune, per il tuo inveterato odio verso i sammini, per il tuo impegno costante nella community, per il tuo incessante scaricare contenuti ( alcuni anche parecchio stupidi) , per la tua bellezza, intelligenza e sensibilità; ma anche per avere estratto a sorte da un cilindro il tuo nome. In realtà è questa la motivazione principale, Gianna, non te ne avere a male, eh”.
Il direttore apparve ora leggermente preoccupato, ma Gianna, inviando il suo primo feedback della giornata, disse che non se la era avuta a male, figurarsi.
“ Comunque andrai benissimo per il compito che abbiamo scelto di affidarti, non preoccuparti ”.
Col secondo feedback della giornata, Gianna, che indubbiamente sapeva come e quando gestire i suoi feedback, rispose che no, non si preoccupava e anzi non vedeva l' ora di conoscere la sua importantissima ( supermegaultraimportantimissimissima, prego; la interruppe velocemente l' assistente del direttore) missione.

Il direttore si alzò nuovamente dallo scranno, sul quale si era prontamente riseduto dopo avere rischiato di cadere, questa volta con grande prudenza e si diresse verso il database centrale dove digitò qualcosa con la tastiera rigorosamente touchscreen, perchè diciamoci la verità: chi cazzo lo vuole uno schermo pulito e senza segni di dita e qualche pelo al giorno d' oggi ?
Ne uscì una fotografia che il direttore, consegnò al suo assistente, che in quanto tale doveva pure fare qualcosa di utile a parte precisare e interrompere ( no? ), che la consegnò a sua volta a Gianna. La quale guardò la foto.
Il direttore, dopo che Gianna ebbe risollevato lo sguardo dalla fotografia, e dopo essersi posto davanti a un telo nero accuratamente illuminato in modo tale che anche il suo viso assumesse una parvenza di oscurità e un che di misterico, annunciò, cercando di darsi un tono di voce profondo e ferale: “ il tuo compito, Gianna, sarà di uccidere la persona nella foto”.
Gianna restò come spaesata per un attimo, sovrappensiero. Poi inviando il suo terzo e ultimo, per il momento, feedback della giornata, sorrise al direttore ( che raramente aveva visto una donna sorridergli e che quindi apparve anche egli spaesato per un attimo) e rispose: “ non c' è problema. Me ne occuperò io”. Detto questo si alzò con superba eleganza e lasciò la stanza. Mentre il direttore ancora appariva spaesato dal bellissimo sorriso di donna che aveva Gianna quando sorrideva.


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