Il piccolo Lucio
era un bambino che viveva in città in una bella casetta in una via
tranquilla e secondaria, ma non isolata. Il padre lo diceva sempre: “
questa casetta è bella anche e soprattutto per il fatto di sorgere
in una via tranquilla e secondaria, ma non isolata”.
Lucio era quindi un
bambino molto sveglio per la sua età. Aveva otto anni oramai (
ovvero tanti così: una mano intera, più altre tre dita) e
frequentava le scuole elementari. Da grande avrebbe voluto fare il
dottore degli astronauti ( dato che amava molto sia la medicina, che
lo spazio e avrebbe voluto conciliare questi suoi due interessi,
senza rinunciare a nessuno dei due).
Lucio naturalmente
essendo un bel bambino, sveglio, simpatico e intelligente aveva anche
tanti amici con cui spesso giocava al campetto o con cui bighellonava
per le vie illuminate nei giorni di festa. Lucio era un bambino,
perciò, che, come tutti quelli della sua età, amava molto la
compagnia e il gioco, ma che non disdegnava nemmeno di trascorrere
del tempo da solo, a pensare ai suoi pensieri leggeri da bambino, a
fantasticare sul mondo e su ciò che vedeva all' orizzonte fuori
dalla città. Sul bosco così fitto e misterioso. Aveva anche provato
certi pomeriggi d' estate a prendere la sua bicicletta e andare, in
solitudine, per le stradine sterrate e i sentieri fuori città che
portavano fino al bosco. Era anche arrivato dinnanzi ai primi alberi che si
ergevano ritti e solenni e che circondavano tutta l' oscurità del
bosco e tutti i suoi misteri. Si era anche spinto fino a entrarvici
dentro il bosco, facendo tanti piccoli passettini indecisi, come se
le sue gambe si muovessero da sole. Ma sempre dopo pochi passi era
tornato velocemente indietro verso la sua bicicletta abbandonata,
come a riposare, sull' erba soffice e fresca. Il punto è che per
quanto affascinato da quel posto e dal suo cuore così fitto e
inaccessibile, il piccolo Lucio rimaneva pur sempre un bambino, e
come ogni bambino aveva un po' paura del buio e di ciò che non
vedeva e poteva nascondersi lì in mezzo ( è normale, non bisogna vergognarsene ) . Tuttavia, il piccolo Lucio,
quando non giocava con gli altri amichetti, difficilmente riusciva a
stare lontano da quel posto magico e, di nascosto dai genitori, che
non volevano andasse nel bosco che dicevano essere pericoloso, vi si
recava spesso, soprattutto i giorni in cui era triste per qualcosa, e
immaginava di addentrarsi nel fitto della vegetazione e scoprire le
più meravigliose fantasticherie del mondo e di non essere più
triste.
Un giorno, il
piccolo Lucio combinò involontariamente un bel guaio in casa, avendo
fatto cadere e mandato in mille pezzi un pregiato vaso della madre,
nel tentativo maldestro di raggiungere un' invitantissima scatola di
biscotti al cioccolato con lo zucchero a velo. Capite da voi che era
valsa la pena, oggettivamente, di avere combinato un macello simile
per ottenere quelle piccole, tonde, gustose leccornie. Fatto sta, che
quando lo scoprì, la madre andò su tutte le furie per il
pregiatissimo, ma per nulla ghiotto, vaso e sgridò il piccolo Lucio
in maniera veemente.
Il piccolo Lucio,
come ogni bravo bambino della sua età, scoppiò in lacrime
abbondanti e sentendosi molto triste uscì di casa. Diretto verso il
bosco.
Arrivò al prato
che fronteggiava il bosco con il fiatone, avendo pedalato alla
velocità della luce ( chilometro orario più, chilometro orario
meno) per tutto il percorso, con quella strana sensazione che tutti
abbiamo provato almeno una volta del vento che colpisce i nostri
occhi bagnati di lacrime, facendoceli arrossare e bruciare, e lì
posò la bici. Stette fermo per un attimo a guardare i primi alberi
dritti e solenni e dietro di loro l' oscurità più totale e solo
altri alberi a perdita d' occhio in mezzo a un nero così nero da sembrare dipinto.
Il piccolo Lucio si
fece coraggio e si aiutò con la sua tristezza a muovere i primi
passi. Superò facilmente i primi alberi, che già aveva oltrepassato
altre volte e arrivò fino al solito punto dove poi tutto diventava
troppo cupo e spaventoso e dove solitamente faceva dietrofront, dopo
avere deglutito rumorosamente la saliva per la tensione, e scappava
veloce veloce verso la luce all' esterno del bosco, immaginando
sempre di essere seguito da qualcosa. Ma questa volta era deciso ad
andare fino in fondo, ad arrivare al cuore fitto del bosco, lì
sedersi e stare un po' così, solo, ad ascoltare la sua tristezza con
le braccia conserte sulle gambe e lo sguardo chino e mogio.
Così si riprese, e
ricominciò a camminare. E camminò, e camminò, e camminò ancora.
Camminò fino a che quasi non vedeva più nulla intorno a sé, si era
proprio addentrato per bene questa volta, pensò. E già la paura
cominciava a prendere il posto della tristezza. E già il piccolo
Lucio rimpiangeva la sua tristezza. Si voltò perchè voleva tornare
indietro, uscire, prendere la bicicletta e scappare via, il più
veloce e lontano possibile, col cuore che batte come un martello
pneumatico impazzito e il respiro affannoso che fa piroette nei
polmoni prima di uscire dalla bocca spalancata. Si voltò, e cercò
la luce che segnalava il mondo esterno. Ma si era davvero addentrato
troppo. E non vedeva più la luce, nessuna luce. Solo buio e freddo e
alberi, in ogni direzione. Ora la paura era diventata l' unica
protagonista assoluta del palcoscenico dei suoi sentimenti, e il
piccolo Lucio, ricordandosi di essere un bimbetto di otto anni, si
lasciò prendere dallo sconforto e dal terrore di essersi smarrito
per sempre e scoppiò in un pianto violento che scosse le fronde del
bosco e risuonò tra i rami e le foglie.
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