La mattina dopo lo
smart phone di Michele, che si chiamava Hanson ed era americano (
perlomeno così aveva deciso Michele una sera in cui aveva bevuto
parecchio), iniziò a squillare all' impazzata svegliando così il
suo proprietario, e amico, da un profondo sonno. Michele stava
sognando di cadaveri dilaniati davanti a pub che aggiornavano il
proprio stato on-line, di porte rotte che non ne volevano sapere di
stare chiuse, di direttori generali incompetenti ( per non dire degli
assistenti) e di una splendida e dolcissima ragazza bionda che
rispondeva al nome di Gianna. Nel suo sogno Michele l' aveva
incontrata all' improvviso, subito dopo non essere riuscito a fare
restare chiusa la porta del quartier generale, in una radiosa
giornata di sole nel bel mezzo di una strada sterrata di campagna, la
quale si snodava sinuosa come un serpente in un ambiente bucolico
caratterizzato da soffici colline in lontananza, ampie distese di
grano, da freschi e alti alberi frondosi dove cantavano e
svolazzavano miriadi di uccelletti e da morbidi e delicati odori
provenienti da tutt' intorno di lillà, violetta e di rosa selvatica;
inoltre talvolta dall' erba spuntavano le buffe orecchie di simpatici
e zompettanti conigli. Lei stava di spalle alla fine di quella lunga
e sinuosa strada e Michele le correva incontro, avendo l' impressione
di non riuscire mai a raggiungerla e gridando il suo nome con tutto
il fiato che aveva in corpo. Ad un tratto Gianna, nella visione
onirica del giovane innamorato, si era anche girata verso di lui (
Michele notò che teneva in mano un mazzo di margherite dai petali di
un bianco candido e, per così dire, ancestrale, ma a cui lui era
allergico) e gli aveva sorriso, facendo sussultare il suo cuoricino,
mentre Michele era a pochi centimetri da lei e allungava le mani
verso le sue per poterle finalmente stringere e mantenerle tra le
proprie (che talvolta erano un pò troppo sudaticce) per qualche
tempo: l' eternità all' incirca, aveva pensato. Ma proprio nell'
istante esatto in cui il ragazzo stava per raggiungere le belle e
lisce mani della sua adorata Gianna, ecco che quello fu anche il
preciso momento in cui Hanson, lo smart phone, iniziò a suonare come
un forsennato. Michele, per quanto amasse il suo telefono
intelligente, in quel caso dovette ammettere a se stesso di averlo
odiato un pochettino, e di avere anche desiderato, per un solo
istante comunque, che se ne tornasse in America da dove era venuto (
probabilmente da una remota fattoria dell' Arkansas, dove lavorava
come mandriano alle dipendenze del padre).
Dopo che si fu
ripreso dallo stordimento emotivo e interiore che talvolta i sogni
lasciano dietro di sè per qualche tempo nelle prime fasi del
risveglio, ma anche oltre (molto oltre) talvolta, Michele prese dal
comodino accanto al letto il suo smart phone per capire il motivo
della sua insolita inquietudine ( gli era parso infatti che Hanson
avesse un tono di suoneria lievemente agitato quel giono, anzichè il
suo tipico e usuale, strascicato e cantilenoso caratteristico di un
giovane smart phone/ cowboy nemmeno ventenne degli stati centrali del
continente nord- americano).
Anche Hanson doveva
essere stato turbato nel sonno e anche la sua doveva essere stata una
nottata non proprio tranquilla ( e in effetti hanson aveva anche due
leggere occhiaie, notò Michele. In realtà erano solo due delle
inevitabili ditate che ogni telefono tocco-schermo possiede
naturalmente): 53 chiamate perse, 800 messaggi su "what's up?"
( era proprio il caso di dirlo questa volta, pensò Michele), 42 sms
ricevuti. La cosa particolare era che provenivano tutte da un unico
numero, di cui il prefisso indicava chiaramente la sua localizzazione
fuori dai confini urbani, probabilmente tra la zona industriale e l'
inizio dell' abitato cittadino. E c' era un solo luogo che Michele
sapeva sorgere da quelle parti: un posto dove era stato già qualche
giorno prima e dal quale era uscito sconsolato e deciso ad agire per
conto suo. Un posto dove le porte erano rotte e proprio non volevano
saperne di stare chiuse.
Anche Gianna si
svegliò di soprassalto dal sogno in cui lei e Michele si stavano
baciando. La sensazione che provò negli istanti successivi al
ritorno nel mondo reale fu di uno strano senso di smarrimento, come
se non sapesse dove si trovasse, misto a un senso di frenetica
contentezza che però era immediatamente controbilanciata da una vaga
inqueitudine interna. Il primo istinto fu di tornare a dormire e
sperare, stavolta, di non fare alcun sogno sgradevole.
Poi, senza alcun
tipo di preavviso, Gertrude ( pronunciato alla francese) , così si
chiamava il Pear della nostra bella (una Pear femmina in questo caso.
Il sesso di uno smart phone si riconosce piuttosto facilmente da
alcuni particolari, tipo il colore dello schermo guardato in
controluce e a testa in giù nelle giornate in cui non si capisce se
piove o no perchè ci si bagna ma non si vedono cadere gocce, e da
altre specifiche, così si dice nel giro, tecniche di cui non vi darò
qui nota perchè non è un argomento importante. E comunque sarebbe
piuttosto lungo da trattare, perciò, se volete, vi rimando alla
bibliografia), iniziò a vibrare sul letto facendo soprassalire la
pensierosa Gianna, che ancora con la mente si trovava nel suo sogno
dinnanzi al giovane uomo che più odiava al mondo e che anzi avrebbe
dovuto rimuovere dalla terra, come si rimuove una brutta app
consigliata da un amico che evidentemente non ha buoni gusti in fatto
di app (e magari non ne ha nella maniera più assoluta; del resto
basta guardare come si veste, pensava un pò malignamente la
giovane). Dunque Gianna prese l' apparecchio intelligente, ma
evidentemente non molto sensibile, e scorse le ultime chiamate senza
risposta: mamma, papà, Lucia, Giovanna, Andrea 2, Andrea 3, Andrea
4, Andrea 5, Andrea
megliosemiscriveteunaletteraperchèevidentementenonsogestirmiitelefonini...,
... Alto Comitato ecc ecc più altre tre righe colme di parole dall'
apparenza altisonante. L' Alto Comitato aveva chiamato; adesso Gianna
doveva rispondere.
La porta al
quartiere generale sammino, intanto, continuava ad essere rotta e a
non volerne sapere di stare chiusa. Tuttavia il direttore annunciò a
Michele, con un sorriso confidente, ampio e insolitamente sicuro che
il falegname era già stato chiamato e sarebbe venuto nel pomeriggio
a risolvere tutti i loro problemi con le porte.
" Bene" :
rispose Michele che però tuttavia non appariva ugualmente convinto
di quanto diceva.
" Benissimo":
fece di rimando il direttore, affiancato chiaramente dal suo
assistente, che sfoggiava da par suo il sorriso più grande e l'
espressione di letizia più stupida e idiota che Michele avesse mai
visto in faccia a persona vivente. E ne aveva viste,eh..ah, se ne
aveva viste. Intanto l' assistente del direttore accompagnava le
parole del suo superiore facendo di tanto in tanto il gesto dell'
"ok" con il pollice della mano e , quando queste lo
richiedevano, strizzando l' occhio in una maniera tanto sfacciata e
ridicola che sembrava fosse stato colpito a velocità supersonica da
un moscerino kamikaze.
Quello che in breve
il direttore generale aveva tanta urgenza e ansia di annunciargli
riguardava un piano a suo avviso risolutivo, che avrebbe mandato nel
panico la fazione avversa dei pearini e che molto probabilmente li
avrebbe costretti alla resa totale e incondizionata. O quello, oppure
a una reazione sconsiderata e spropositata che avrebbe dato il vita a
una nuova e inevitabile escalation di terrore. Al direttore, che non
conosceva il significato del termine escalation, benchè lo avesse
appena usato in un discorso ( che quindi forse non aveva preparato
lui..verrebbe da pensare a Michele e non solo a lui), entrambe le
prospettive sembravano allettanti, fino a che un eroico intervento
del suo pronto e fido assistente non giunse a chiarire le idee al
confuso direttore, il quale, una volta che ebbe compreso le diversità
circa i due scenari probabili disse: " ovviamente noi speriamo
nella prima eventualità, e il nostro piano è costruito in tal
senso". A quel punto cercò con gli occhi quelli del suo
assistente, che immediatamente gli restituì lo sguado e annuì col
capo orgoglioso di essere subordinato a un tale individuo.
L' idillio tra i
due venne interrotto allorchè Michele, per la prima volta in vita
sua da quando era un pearino ( cioè da sempre), interessato da
qualcosa che quei due tizi stavano dicendo, si scrollò dai suoi
precedenti pensieri circa il fatto che quei due personaggi fossero
rispettivamente "direttore" e "assistente del
direttore" del quartier generale Sammy ( scritto S.A.M.M.Y. ,
perchè da vedere è più accattivante e induce la gente a chiedersi
il significato di quello che parrebbe chiaramente essere un
acronimo), si avvicinò deciso di qualche passo al direttore e al suo
assistente, che da pavidi uomini quali erano, ebbero il timore che
Michele fosse in collera ( forse per la porta) con loro e volesse
colpirli ( motivo per cui si strinsero l' un l' altro chiudendo gli
occhi e contraendosi in attesa dell' impatto imminente). Invece il
mite Michele chiese semplicemente: "un piano dunque? E di cosa
si tratta? Se posso permettermi.."(Michele fingeva almeno di
riservare loro ancora una certa e dovuta reverenza). Il direttore,
sollevato dal fatto che Michele non fosse in collera con lui e che
non volesse fargli del male, disse che sì, poteva permettersi senza
problemi. E l' assistente, che aveva anche egli temuto di essere
colpito dal giovane, anche se in maniera meno decisa del suo
direttore poichè se lui aveva delle colpe erano sicuramente minori
rispetto a quelle del suo superiore ( proprio per un fatto
gerarchico, si capisce), confermò anzi che per quel compito
delicatissimo avevano pensato proprio a lui. E che per questo lo
avevano convocato lì. E detto ciò entrambi fissarono con aria
stralunata il giovane Michele, in attesa di cogliere sul suo volto
segnali di sorpresa e di curiosità oltre ogni dire. Cosa che
tuttavia non avvenne perchè Michele a quel punto aveva già capito
che era stato convocato appunto perchè prendesse parte al piano.
Inutile sottolineare che dopo alcuni minuti di angosciosa e infinita
attesa il direttore generale e il suo assistente fossero estremamente
delusi dalla mancanza di sorpresa ( e di "feedback") da
parte di Michele. Tuttavia non si scomposero; e anzi il direttore
generale riprese a parlare con rinnovata energia spiegandogli tutti i
dettagli e le informazioni circa la strategia da seguire per il
corretto compimento della missione. Aiutato in ciò, ovviamente, dal
suo fido assistente.
In quegli stessi
istanti, la bella e brava Gianna era arrivata alla sede de l' Alto
Comitato di Questo e di Quello ( aveva da pochissimo cambiato
denominazione perchè nessuno riusciva mai a ricordarsi come si
chiamasse il posto, specialmente il postino. E questo fatto era
ovviamente la causa di molti problemi e contrattempi noiosissimi),
dove le porte erano tutte perfettamente funzionanti ed anzi erano
certificate per l' intero anno in corso e anche per il successivo.
Così Gianna si apprestò a citofonare perchè all' interno si
rendessero conto che era arrivata ( e in tempo record. Specialmente
per una donna. Non me ne vogliano le donne. Ok, me ne volete: oramai
è fatta..). Ma che succedeva? Si chiese Gianna di punto in bianco.
Riprovò a pigiare il citofono, nessun suono e nessuna lucina che si
accendesse. La ragazza non voleva credere a ciò che ( non) vedeva e
( non) sentiva. Ritentò di citofonare, stavolta premendo a lungo il
bottoncino nero apposito. Nulla di nulla. Oramai doveva ammetterlo a
se stessa, era evidente a quel punto. Il citofono della sede dell'
Alto Comitato di voi sapete cosa era rotto. Irrimediabilmente rotto.
Così ecco che a Gianna toccò bussare forte per farsi sentire e fu
costretta a picchiare le sue delicate nocche contro la porta
principale di ingresso ( e di uscita, si intende).
L' omino che venne
ad aprire, il portiere della sede del Comitato, guardò la nostra
bella di traverso e con aria di chi si domandi chi è che scoccia e
per quale motivo. Rimase così, in silenzio, per qualche secondo e
poi si limitò semplicemente a pronunciare uno strascicatissimo "
sssssssssssssìììììììììììììììììììì?!" E
subito dopo un " dessssssidera?"
"Ehm..avrei un
appuntamento" : dichiarò Gianna imbarazzata. La nostra giovane
ragazza era infatti molto timida, non ricordo se ve lo ho già detto
( in ogni caso repetita iuvant).
Il portiere a
quell' annuncio rimase semplicemente impassibile e non mosse un
muscolo, se si eccettua una venetta sotto l' occhio che a tratti
intermittenti vibrava sotto la pelle dando al buon uomo una parvenza
da rettile, e quando finalmente si mosse, si limitò a spostare lo
sguardo piuttosto bruscamente alla sua sinistra, verso il citofono.
Lo fissò per un attimo poi disse: " signorina, c'è il citofono
per annunciarsi. Perchè non lo usa? È un bel citofono sa? Lo
tocchi, forza..lo tocchi. Controlli da lei se non le dico la verità".
E con un dito faceva cenno alla giovane di toccare il citofono.
Gianna a quel punto
dovette svelare la truce verità, ma prima ebbe bisogno di prendere
coraggio e fiato insieme. Poi trovò la forza e disse il più
velocemente possibile:" il punto è che il citofono sembra
essere...cioè...è rotto."
Gli occhi del
portiere allora si fecero all' istante grossi e tondi come due
palloni da spiaggia ( di quelli superleggeri a spicchi colorati che
si sgonfiano dopo poche ore. Capito quali?), poi si lasciò andare in
una risata di chiaro dileggio fino a spanciarsi e ad avere difficoltà
a stare in posizione eretta. Poi, come si conveniva ad un uomo nella
sua posizione, riprese il controllo e con serietà oxfordiana
disse:"signorina, quello che lei dice non è possibile. È
assurdo, ok?"
" Beh,
controlli da lei": disse allora Gianna stanca di essere presa in
giro.
Il portiere allora
uscì dalla porta, guardò ancora una volta con aria stranita la
giovane, si piazzò davanti al citofono e dopo che ebbe detto: "
adesso le farò vedere io, mio cara signora..( disse signora di
proposito come se Gianna dimostrasse una certa età, cosa
assolutamente falsa)", pigiò col dito sul pulsante e la
lucina...non si accese..e non si sentì nemmeno alcun suono provenire
dall' interno. Il portiere, uomo abituato a lottare contro tutto e
tutti, non si arrese e riprovò: DRIIIIIIIIIIIIIIIINNNNN, gli sarebbe
piaciuto sentire. Invece nulla: il dannato citofono era proprio rotto.
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