venerdì 24 gennaio 2014

smart phones war ( parte VIII)


La mattina dopo lo smart phone di Michele, che si chiamava Hanson ed era americano ( perlomeno così aveva deciso Michele una sera in cui aveva bevuto parecchio), iniziò a squillare all' impazzata svegliando così il suo proprietario, e amico, da un profondo sonno. Michele stava sognando di cadaveri dilaniati davanti a pub che aggiornavano il proprio stato on-line, di porte rotte che non ne volevano sapere di stare chiuse, di direttori generali incompetenti ( per non dire degli assistenti) e di una splendida e dolcissima ragazza bionda che rispondeva al nome di Gianna. Nel suo sogno Michele l' aveva incontrata all' improvviso, subito dopo non essere riuscito a fare restare chiusa la porta del quartier generale, in una radiosa giornata di sole nel bel mezzo di una strada sterrata di campagna, la quale si snodava sinuosa come un serpente in un ambiente bucolico caratterizzato da soffici colline in lontananza, ampie distese di grano, da freschi e alti alberi frondosi dove cantavano e svolazzavano miriadi di uccelletti e da morbidi e delicati odori provenienti da tutt' intorno di lillà, violetta e di rosa selvatica; inoltre talvolta dall' erba spuntavano le buffe orecchie di simpatici e zompettanti conigli. Lei stava di spalle alla fine di quella lunga e sinuosa strada e Michele le correva incontro, avendo l' impressione di non riuscire mai a raggiungerla e gridando il suo nome con tutto il fiato che aveva in corpo. Ad un tratto Gianna, nella visione onirica del giovane innamorato, si era anche girata verso di lui ( Michele notò che teneva in mano un mazzo di margherite dai petali di un bianco candido e, per così dire, ancestrale, ma a cui lui era allergico) e gli aveva sorriso, facendo sussultare il suo cuoricino, mentre Michele era a pochi centimetri da lei e allungava le mani verso le sue per poterle finalmente stringere e mantenerle tra le proprie (che talvolta erano un pò troppo sudaticce) per qualche tempo: l' eternità all' incirca, aveva pensato. Ma proprio nell' istante esatto in cui il ragazzo stava per raggiungere le belle e lisce mani della sua adorata Gianna, ecco che quello fu anche il preciso momento in cui Hanson, lo smart phone, iniziò a suonare come un forsennato. Michele, per quanto amasse il suo telefono intelligente, in quel caso dovette ammettere a se stesso di averlo odiato un pochettino, e di avere anche desiderato, per un solo istante comunque, che se ne tornasse in America da dove era venuto ( probabilmente da una remota fattoria dell' Arkansas, dove lavorava come mandriano alle dipendenze del padre).
Dopo che si fu ripreso dallo stordimento emotivo e interiore che talvolta i sogni lasciano dietro di sè per qualche tempo nelle prime fasi del risveglio, ma anche oltre (molto oltre) talvolta, Michele prese dal comodino accanto al letto il suo smart phone per capire il motivo della sua insolita inquietudine ( gli era parso infatti che Hanson avesse un tono di suoneria lievemente agitato quel giono, anzichè il suo tipico e usuale, strascicato e cantilenoso caratteristico di un giovane smart phone/ cowboy nemmeno ventenne degli stati centrali del continente nord- americano).
Anche Hanson doveva essere stato turbato nel sonno e anche la sua doveva essere stata una nottata non proprio tranquilla ( e in effetti hanson aveva anche due leggere occhiaie, notò Michele. In realtà erano solo due delle inevitabili ditate che ogni telefono tocco-schermo possiede naturalmente): 53 chiamate perse, 800 messaggi su "what's up?" ( era proprio il caso di dirlo questa volta, pensò Michele), 42 sms ricevuti. La cosa particolare era che provenivano tutte da un unico numero, di cui il prefisso indicava chiaramente la sua localizzazione fuori dai confini urbani, probabilmente tra la zona industriale e l' inizio dell' abitato cittadino. E c' era un solo luogo che Michele sapeva sorgere da quelle parti: un posto dove era stato già qualche giorno prima e dal quale era uscito sconsolato e deciso ad agire per conto suo. Un posto dove le porte erano rotte e proprio non volevano saperne di stare chiuse.
Anche Gianna si svegliò di soprassalto dal sogno in cui lei e Michele si stavano baciando. La sensazione che provò negli istanti successivi al ritorno nel mondo reale fu di uno strano senso di smarrimento, come se non sapesse dove si trovasse, misto a un senso di frenetica contentezza che però era immediatamente controbilanciata da una vaga inqueitudine interna. Il primo istinto fu di tornare a dormire e sperare, stavolta, di non fare alcun sogno sgradevole.
Poi, senza alcun tipo di preavviso, Gertrude ( pronunciato alla francese) , così si chiamava il Pear della nostra bella (una Pear femmina in questo caso. Il sesso di uno smart phone si riconosce piuttosto facilmente da alcuni particolari, tipo il colore dello schermo guardato in controluce e a testa in giù nelle giornate in cui non si capisce se piove o no perchè ci si bagna ma non si vedono cadere gocce, e da altre specifiche, così si dice nel giro, tecniche di cui non vi darò qui nota perchè non è un argomento importante. E comunque sarebbe piuttosto lungo da trattare, perciò, se volete, vi rimando alla bibliografia), iniziò a vibrare sul letto facendo soprassalire la pensierosa Gianna, che ancora con la mente si trovava nel suo sogno dinnanzi al giovane uomo che più odiava al mondo e che anzi avrebbe dovuto rimuovere dalla terra, come si rimuove una brutta app consigliata da un amico che evidentemente non ha buoni gusti in fatto di app (e magari non ne ha nella maniera più assoluta; del resto basta guardare come si veste, pensava un pò malignamente la giovane). Dunque Gianna prese l' apparecchio intelligente, ma evidentemente non molto sensibile, e scorse le ultime chiamate senza risposta: mamma, papà, Lucia, Giovanna, Andrea 2, Andrea 3, Andrea 4, Andrea 5, Andrea megliosemiscriveteunaletteraperchèevidentementenonsogestirmiitelefonini..., ... Alto Comitato ecc ecc più altre tre righe colme di parole dall' apparenza altisonante. L' Alto Comitato aveva chiamato; adesso Gianna doveva rispondere.
La porta al quartiere generale sammino, intanto, continuava ad essere rotta e a non volerne sapere di stare chiusa. Tuttavia il direttore annunciò a Michele, con un sorriso confidente, ampio e insolitamente sicuro che il falegname era già stato chiamato e sarebbe venuto nel pomeriggio a risolvere tutti i loro problemi con le porte.
" Bene" : rispose Michele che però tuttavia non appariva ugualmente convinto di quanto diceva.
" Benissimo": fece di rimando il direttore, affiancato chiaramente dal suo assistente, che sfoggiava da par suo il sorriso più grande e l' espressione di letizia più stupida e idiota che Michele avesse mai visto in faccia a persona vivente. E ne aveva viste,eh..ah, se ne aveva viste. Intanto l' assistente del direttore accompagnava le parole del suo superiore facendo di tanto in tanto il gesto dell' "ok" con il pollice della mano e , quando queste lo richiedevano, strizzando l' occhio in una maniera tanto sfacciata e ridicola che sembrava fosse stato colpito a velocità supersonica da un moscerino kamikaze.
Quello che in breve il direttore generale aveva tanta urgenza e ansia di annunciargli riguardava un piano a suo avviso risolutivo, che avrebbe mandato nel panico la fazione avversa dei pearini e che molto probabilmente li avrebbe costretti alla resa totale e incondizionata. O quello, oppure a una reazione sconsiderata e spropositata che avrebbe dato il vita a una nuova e inevitabile escalation di terrore. Al direttore, che non conosceva il significato del termine escalation, benchè lo avesse appena usato in un discorso ( che quindi forse non aveva preparato lui..verrebbe da pensare a Michele e non solo a lui), entrambe le prospettive sembravano allettanti, fino a che un eroico intervento del suo pronto e fido assistente non giunse a chiarire le idee al confuso direttore, il quale, una volta che ebbe compreso le diversità circa i due scenari probabili disse: " ovviamente noi speriamo nella prima eventualità, e il nostro piano è costruito in tal senso". A quel punto cercò con gli occhi quelli del suo assistente, che immediatamente gli restituì lo sguado e annuì col capo orgoglioso di essere subordinato a un tale individuo.
L' idillio tra i due venne interrotto allorchè Michele, per la prima volta in vita sua da quando era un pearino ( cioè da sempre), interessato da qualcosa che quei due tizi stavano dicendo, si scrollò dai suoi precedenti pensieri circa il fatto che quei due personaggi fossero rispettivamente "direttore" e "assistente del direttore" del quartier generale Sammy ( scritto S.A.M.M.Y. , perchè da vedere è più accattivante e induce la gente a chiedersi il significato di quello che parrebbe chiaramente essere un acronimo), si avvicinò deciso di qualche passo al direttore e al suo assistente, che da pavidi uomini quali erano, ebbero il timore che Michele fosse in collera ( forse per la porta) con loro e volesse colpirli ( motivo per cui si strinsero l' un l' altro chiudendo gli occhi e contraendosi in attesa dell' impatto imminente). Invece il mite Michele chiese semplicemente: "un piano dunque? E di cosa si tratta? Se posso permettermi.."(Michele fingeva almeno di riservare loro ancora una certa e dovuta reverenza). Il direttore, sollevato dal fatto che Michele non fosse in collera con lui e che non volesse fargli del male, disse che sì, poteva permettersi senza problemi. E l' assistente, che aveva anche egli temuto di essere colpito dal giovane, anche se in maniera meno decisa del suo direttore poichè se lui aveva delle colpe erano sicuramente minori rispetto a quelle del suo superiore ( proprio per un fatto gerarchico, si capisce), confermò anzi che per quel compito delicatissimo avevano pensato proprio a lui. E che per questo lo avevano convocato lì. E detto ciò entrambi fissarono con aria stralunata il giovane Michele, in attesa di cogliere sul suo volto segnali di sorpresa e di curiosità oltre ogni dire. Cosa che tuttavia non avvenne perchè Michele a quel punto aveva già capito che era stato convocato appunto perchè prendesse parte al piano. Inutile sottolineare che dopo alcuni minuti di angosciosa e infinita attesa il direttore generale e il suo assistente fossero estremamente delusi dalla mancanza di sorpresa ( e di "feedback") da parte di Michele. Tuttavia non si scomposero; e anzi il direttore generale riprese a parlare con rinnovata energia spiegandogli tutti i dettagli e le informazioni circa la strategia da seguire per il corretto compimento della missione. Aiutato in ciò, ovviamente, dal suo fido assistente.
In quegli stessi istanti, la bella e brava Gianna era arrivata alla sede de l' Alto Comitato di Questo e di Quello ( aveva da pochissimo cambiato denominazione perchè nessuno riusciva mai a ricordarsi come si chiamasse il posto, specialmente il postino. E questo fatto era ovviamente la causa di molti problemi e contrattempi noiosissimi), dove le porte erano tutte perfettamente funzionanti ed anzi erano certificate per l' intero anno in corso e anche per il successivo. Così Gianna si apprestò a citofonare perchè all' interno si rendessero conto che era arrivata ( e in tempo record. Specialmente per una donna. Non me ne vogliano le donne. Ok, me ne volete: oramai è fatta..). Ma che succedeva? Si chiese Gianna di punto in bianco. Riprovò a pigiare il citofono, nessun suono e nessuna lucina che si accendesse. La ragazza non voleva credere a ciò che ( non) vedeva e ( non) sentiva. Ritentò di citofonare, stavolta premendo a lungo il bottoncino nero apposito. Nulla di nulla. Oramai doveva ammetterlo a se stessa, era evidente a quel punto. Il citofono della sede dell' Alto Comitato di voi sapete cosa era rotto. Irrimediabilmente rotto. Così ecco che a Gianna toccò bussare forte per farsi sentire e fu costretta a picchiare le sue delicate nocche contro la porta principale di ingresso ( e di uscita, si intende).
L' omino che venne ad aprire, il portiere della sede del Comitato, guardò la nostra bella di traverso e con aria di chi si domandi chi è che scoccia e per quale motivo. Rimase così, in silenzio, per qualche secondo e poi si limitò semplicemente a pronunciare uno strascicatissimo " sssssssssssssìììììììììììììììììììì?!" E subito dopo un " dessssssidera?"
"Ehm..avrei un appuntamento" : dichiarò Gianna imbarazzata. La nostra giovane ragazza era infatti molto timida, non ricordo se ve lo ho già detto ( in ogni caso repetita iuvant).
Il portiere a quell' annuncio rimase semplicemente impassibile e non mosse un muscolo, se si eccettua una venetta sotto l' occhio che a tratti intermittenti vibrava sotto la pelle dando al buon uomo una parvenza da rettile, e quando finalmente si mosse, si limitò a spostare lo sguardo piuttosto bruscamente alla sua sinistra, verso il citofono. Lo fissò per un attimo poi disse: " signorina, c'è il citofono per annunciarsi. Perchè non lo usa? È un bel citofono sa? Lo tocchi, forza..lo tocchi. Controlli da lei se non le dico la verità". E con un dito faceva cenno alla giovane di toccare il citofono.
Gianna a quel punto dovette svelare la truce verità, ma prima ebbe bisogno di prendere coraggio e fiato insieme. Poi trovò la forza e disse il più velocemente possibile:" il punto è che il citofono sembra essere...cioè...è rotto."
Gli occhi del portiere allora si fecero all' istante grossi e tondi come due palloni da spiaggia ( di quelli superleggeri a spicchi colorati che si sgonfiano dopo poche ore. Capito quali?), poi si lasciò andare in una risata di chiaro dileggio fino a spanciarsi e ad avere difficoltà a stare in posizione eretta. Poi, come si conveniva ad un uomo nella sua posizione, riprese il controllo e con serietà oxfordiana disse:"signorina, quello che lei dice non è possibile. È assurdo, ok?"
" Beh, controlli da lei": disse allora Gianna stanca di essere presa in giro.
Il portiere allora uscì dalla porta, guardò ancora una volta con aria stranita la giovane, si piazzò davanti al citofono e dopo che ebbe detto: " adesso le farò vedere io, mio cara signora..( disse signora di proposito come se Gianna dimostrasse una certa età, cosa assolutamente falsa)", pigiò col dito sul pulsante e la lucina...non si accese..e non si sentì nemmeno alcun suono provenire dall' interno. Il portiere, uomo abituato a lottare contro tutto e tutti, non si arrese e riprovò: DRIIIIIIIIIIIIIIIINNNNN, gli sarebbe piaciuto sentire. Invece nulla: il dannato citofono era proprio rotto.


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