sabato 11 gennaio 2014

storia del bosco incantato

Nel cuore fitto e verde di un bosco incantato, poco fuori dalla città, si trovava un mondo intero abitato da creature fantastiche. Quel tipo di creature che popolano i racconti di fantasia che i nonni leggono ai nipotini nelle sere d' estate, quando la luna sorride alta nel cielo e le stelle danzano brillanti, affinchè questi si addormentino tranquilli e facciano bei sogni. Quel tipo di creature che riempiono la fantasia dei bambini, prima che questi diventino, irrimediabilmente, adulti.
Tutti gli abitanti di quel mondo magico e incantato vivevano in pace e armonia l' uno accanto a l' altro indipendentemente dalla razza di appartenenza e da ogni altra possibile e artificiosa divisione.
Ecco nel dettaglio quali erano i tipi di creature che abitavano il cuore fitto e verde del bosco incantato. Vi erano in primo luogo i nani, che arrivarono per primi in quel bosco circa duemilaquattrocento anni fa. Questi erano gente pacifica e lavoratrice, dedita agli impieghi più faticosi e probanti, amante tuttavia anche delle occasioni di convivialità dove si poteva approfittare per bere qualche bicchierino in più di sidro di mele ( e magari conoscere qualche bella fatina con cui sistemarsi o eventualmente passare una notte di cui ricordarsi per sempre). Accanto ai nani e, bisogna dire, difficilmente distinguibili da essi vi erano poi gli gnomi: una miriade di gnometti. Anche loro erano gente pacifica e lavoratrice, dedita agli impieghi più faticosi e probanti, ma anche amanti delle occasioni di convivialità ( e naturalmente anche delle fatine). Come si potevano allora distinguere i due gruppi se erano apparentemente così simili? Beh, non era certo compito facile, ma, se lo si chiedeva ai nani, questi avrebbero risposto che la differenza sostanziale tra loro e gli gnomi era che, in primo luogo, gli gnomi erano leggermente più bassi, tozzi, meno bellini e, purtroppo va detto, un pochino scansafatiche rispetto agli infaticabili nani. Se invece, d' altra parte, qualcuno avesse chiesto agli gnomi, questi avrebbero risposto che la differenza sostanziale tra loro e i nani era che, tanto per cominciare, i nani erano leggermente, non tanto, ma leggermente, più bassi, tozzi e meno bellini degli gnomi. E inoltre, aihmè va detto, anche se non fa certo piacere, un pochetto più scansafatiche degli infaticabili gnomi.
A questo punto, se persisteva ancora una confusione sull' argomento, e di solito era così, nonostante le chiare e esaurienti spiegazioni, non restava altro, all' intrepido curiosone che avesse voluto capire la differenza tra nani e gnomi, di andare lui stesso a verificare inoltrandosi nel fitto e verde cuore del bosco. A quel punto avrebbe visto ( forse) che i nani e gli gnomi sono alti mediamente uguale, sono tozzi all' incirca allo stesso modo, e quanto all' essere bellocci..beh.. in questo caso eravamo fuori strada sia per gli uni che per gli altri. Inoltre, si sarebbe notato che gnomi e nani avevano la strana tendenza a cazzeggiare esattamente negli stessi momenti e praticando esattamente le stesse attività. Quindi forse non esisteva nessuna differenza tra le due creature? E chi se ne importa infine: le differenze sembrano essere cose che interessano esclusivamente gli umani. Mentre non hanno gran valore qui nel mondo incantato nei pressi del fitto cuore verde del bosco.
Vi erano poi gli elfi. Gli elfi erano artisti nati e artigiani. Vivevano nei tronchi degli alberi e si occupavano sia di offrire svaghi artistici e culturali al resto della comunità, sia di rifornire il mondo incantato di tutte le loro, pregiatissime e talvolta magiche, creazioni di alto artigianato. C' era ad esempio il cucchiaio elfico magico, di legno, che era molto utile nei momenti in cui il cibo scarseggiava, poiché questo oggetto aveva la proprietà di saziare gli stomachi affamati pur senza essere riempito di cibo. C' era poi la sedia a dondolo semovente, che a furia di dondolare poteva percorrere anche grandi distanze trasportando chi vi era seduto senza fatica alcuna ( capitava spesso che qualcuno vi si adagiasse per schiacciare un pisolino e al risveglio si trovasse chissà dove e doveva poi prendere un taxi o un altro mezzo di trasporto per tornare al bosco. Ma questi erano in fin dei conti inconvenienti da nulla) . In cambio di queste straordinarie invenzioni che semplificavano la vita degli abitanti del bosco incantato e in cambio delle straordinarie opere d' arte che gli elfi producevano ( talvolta, va detto, scopiazzando un po' da Hollywood ) , tuttavia, le creature di questo magico mondo erano costretti a subire le incessanti marachelle che gli elfi amavano tanto fare. Cose del tutto innocenti, si intenda, come nascondere gli oggetti, spaventare i passanti sbucando fuori improvvisamente da un angolo e urlando “ buuu”, oppure tenere la testa sott' acqua ai nani e agli gnomi, mentre questi si facevano un bagno rinfrescante ( e forse in effetti questa ultima burla non era esattamente innocentisima. Bisognerà farlo notare loro).
Poi c' erano i goblin. Questi ultimi, nel mondo umano, godevano e godono di una infamissima nomea di rapitori di bambini e di mostri crudeli. Mai fu detta falsità maggiore. Del resto il mondo degli umani è famoso anche nel bosco incantato per essere un luogo di menzogna e di mistificazione, dove, per salvare la rispettabilità degli altri individui, un brutto sporco e cattivo va sempre trovato e accusato di ogni male. In realtà i goblin erano tutto l' opposto di quanto si credesse fuori dal bosco: erano infatti una sorta di forza di polizia del mondo incantato ( anche se lì, non essendovi umani, non vi era nemmeno bisogno di polizia) . Inoltre si distinguevano, i goblin, per essere creature estremamente altruiste e cordiali. Adoravano i bambini e difficilmente si sarebbe potuta trovare una razza più adatta al lavoro di baby- sitting. Altro che rapire bambini..questi umani così ossessionati dal volere trovare del male anche dove non c'è e magari a volerlo ignorare dove c' è a seconda di cosa faccia comodo.
C' erano poi, come in ogni bosco incantato che si rispetti, una miriade allegra e caotica di troll e folletti, i quali non avevano alcuna occupazione specifica se non quella rispettivamente di trolleggiare e folleggiare in lungo e il largo in ogni dì. Ma lo facevano tuttavia in maniera ilare e senza dare realmente fastidio a nessuno. Inoltre, di tanto in tanto, questi scapestrati esseri si occupavano di dare una mano in cucina e con le pulizie.
Infine, popolavano questo incredibile mondo, le fatine: le muse del bosco fitto, verde e incantato.
Che dire di loro? Erano regine, cantavano e ballavano benissimo, suonavano ogni tipo di strumento, erano letteralmente mozzafiato ma anche molto intelligenti, colte, simpatiche ed eccellenti nella conversazione sia seria che faceta. Tutte le altre creature del bosco impazzivano per le fatine.
Per secoli e secoli la vita nel bosco andò avanti così, come in una fiaba: serena, incantata e quasi irreale. Tutto ciò fino a che, circa cento anni fa, la città non sorse poco lontano da quel luogo magico, iniziando a buttare fuori da altissime e strettissime torri senza balconi ne finestre, uno strano fumo scuro e denso che sembrava essere composto dalla materia degli incubi. Onor del vero, a parte quello strano fenomeno, fino a quel momento la presenza della città non aveva costituito un grosso problema per le creature del bosco ( che erano esseri pacifici, contrariamente ad altre creature apparentemente più civili e evolute), che anzi talvolta approfittavano dei ricchi negozi della città e dei suoi servizi per ottenere cibo più rapidamente e in quantità maggiore, oppure per comprare qualche vestito un po' più pregiato per le occasioni di festa, che in quel luogo meraviglioso che era il bosco raramente mancavano.
Adesso però, una mattina di fine settembre dove l' aria era limpida e fresca, si vedeva lo gnomo Carlos che correva a perdifiato dalla città verso il bosco. Correva e urlava e piangeva e tremava.
“ Torno ora dalla città” : disse non appena ebbe ripreso fiato e tutti gli altri abitanti del bosco gli si fecero intorno.
“ E..” : lo invitò qualcuno a proseguire.
Lo gnomo Carlos fece qualche respiro profondo. Non riusciva a dirlo, non riusciva a trovare le parole: “ Torno ora dalla città. Ero andato alla bottega per prendere del buon formaggio di capra da gustare tutti insieme ( che pensiero carino, rifletterono gli altri) e fin lì tutto bene. Avevo solo notato un grande movimento in città e un frenetico andirivieni, ma avevo pensato fosse normale in una città. Forse stavano organizzando qualche fiera. Poi invece mi sono trovato a passare davanti al municipio, tornando qui. E lì ho visto quel foglio: era grandissimo e scritto in caratteri imponenti e nerissimi. Diceva che la densità abitativa in città si è fatta insopportabile e perciò i confini urbani dovranno essere allargati. E per fare ciò..” e qui dovette fare una pausa dove chinò gli occhi a terra e si strinse la testa con le mani tozze.
“ Continua Carlos, te ne preghiamo. Non tenerci in tutta questa ansia..che succede?”
Così Carlos, con sforzo immane, trovò dentro di sé la forza che non avrebbe mai voluto trovare e disse agli altri tutti tesi e stretti intorno a lui in un silenzio tale da lasciare sentire il battito dei loro cuoricini echeggiare tra le fronde delicate e profumose degli alberi: “ per fare ciò..per fare ciò...abbatteranno il nostro bosco, lo raderanno al suolo. E con esso, le nostre case e le nostre vite”.

A quel punto, dopo che Carlos ebbe finito di parlare e si alzò dalla pietra dove si era seduto perchè le gambe faticavano, per la paura, a tenerlo in piedi, nel bosco incantato calarono come una coltre di smog, la tristezza e la disperazione. Sentimenti che mai prima di allora avevano trovato posto in quel luogo magico, allegro e felice.

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