Nel cuore fitto e
verde di un bosco incantato, poco fuori dalla città, si trovava un
mondo intero abitato da creature fantastiche. Quel tipo di creature
che popolano i racconti di fantasia che i nonni leggono ai nipotini
nelle sere d' estate, quando la luna sorride alta nel cielo e le
stelle danzano brillanti, affinchè questi si addormentino tranquilli
e facciano bei sogni. Quel tipo di creature che riempiono la fantasia
dei bambini, prima che questi diventino, irrimediabilmente, adulti.
Tutti gli abitanti
di quel mondo magico e incantato vivevano in pace e armonia l' uno
accanto a l' altro indipendentemente dalla razza di appartenenza e da
ogni altra possibile e artificiosa divisione.
Ecco nel dettaglio
quali erano i tipi di creature che abitavano il cuore fitto e verde
del bosco incantato. Vi erano in primo luogo i nani, che arrivarono
per primi in quel bosco circa duemilaquattrocento anni fa. Questi
erano gente pacifica e lavoratrice, dedita agli impieghi più faticosi
e probanti, amante tuttavia anche delle occasioni di convivialità
dove si poteva approfittare per bere qualche bicchierino in più di
sidro di mele ( e magari conoscere qualche bella fatina con cui
sistemarsi o eventualmente passare una notte di cui ricordarsi per
sempre). Accanto ai nani e, bisogna dire, difficilmente distinguibili
da essi vi erano poi gli gnomi: una miriade di gnometti. Anche loro
erano gente pacifica e lavoratrice, dedita agli impieghi più faticosi
e probanti, ma anche amanti delle occasioni di convivialità ( e
naturalmente anche delle fatine). Come si potevano allora distinguere
i due gruppi se erano apparentemente così simili? Beh, non era certo
compito facile, ma, se lo si chiedeva ai nani, questi avrebbero
risposto che la differenza sostanziale tra loro e gli gnomi era che,
in primo luogo, gli gnomi erano leggermente più bassi, tozzi, meno
bellini e, purtroppo va detto, un pochino scansafatiche rispetto agli
infaticabili nani. Se invece, d' altra parte, qualcuno avesse chiesto
agli gnomi, questi avrebbero risposto che la differenza sostanziale
tra loro e i nani era che, tanto per cominciare, i nani erano
leggermente, non tanto, ma leggermente, più bassi, tozzi e meno
bellini degli gnomi. E inoltre, aihmè va detto, anche se non fa
certo piacere, un pochetto più scansafatiche degli infaticabili
gnomi.
A questo punto, se
persisteva ancora una confusione sull' argomento, e di solito era
così, nonostante le chiare e esaurienti spiegazioni, non restava
altro, all' intrepido curiosone che avesse voluto capire la
differenza tra nani e gnomi, di andare lui stesso a verificare
inoltrandosi nel fitto e verde cuore del bosco. A quel punto avrebbe
visto ( forse) che i nani e gli gnomi sono alti mediamente uguale, sono tozzi
all' incirca allo stesso modo, e quanto all' essere bellocci..beh..
in questo caso eravamo fuori strada sia per gli uni che per gli
altri. Inoltre, si sarebbe notato che gnomi e nani avevano la strana
tendenza a cazzeggiare esattamente negli stessi momenti e praticando
esattamente le stesse attività. Quindi forse non esisteva nessuna
differenza tra le due creature? E chi se ne importa infine: le
differenze sembrano essere cose che interessano esclusivamente gli
umani. Mentre non hanno gran valore qui nel mondo incantato nei
pressi del fitto cuore verde del bosco.
Vi erano poi gli
elfi. Gli elfi erano artisti nati e artigiani. Vivevano nei tronchi
degli alberi e si occupavano sia di offrire svaghi artistici e
culturali al resto della comunità, sia di rifornire il mondo
incantato di tutte le loro, pregiatissime e talvolta magiche,
creazioni di alto artigianato. C' era ad esempio il cucchiaio elfico
magico, di legno, che era molto utile nei momenti in cui il cibo
scarseggiava, poiché questo oggetto aveva la proprietà di saziare
gli stomachi affamati pur senza essere riempito di cibo. C' era poi
la sedia a dondolo semovente, che a furia di dondolare poteva
percorrere anche grandi distanze trasportando chi vi era seduto senza
fatica alcuna ( capitava spesso che qualcuno vi si adagiasse per schiacciare un pisolino e al risveglio si trovasse chissà dove e doveva poi prendere un taxi o un altro mezzo di trasporto per tornare al bosco. Ma questi erano in fin dei conti inconvenienti da nulla) . In cambio di queste straordinarie invenzioni che
semplificavano la vita degli abitanti del bosco incantato e in cambio
delle straordinarie opere d' arte che gli elfi producevano (
talvolta, va detto, scopiazzando un po' da Hollywood ) , tuttavia, le
creature di questo magico mondo erano costretti a subire le
incessanti marachelle che gli elfi amavano tanto fare. Cose del tutto
innocenti, si intenda, come nascondere gli oggetti, spaventare i
passanti sbucando fuori improvvisamente da un angolo e urlando “
buuu”, oppure tenere la testa sott' acqua ai nani e agli gnomi,
mentre questi si facevano un bagno rinfrescante ( e forse in effetti
questa ultima burla non era esattamente innocentisima. Bisognerà
farlo notare loro).
Poi c' erano i
goblin. Questi ultimi, nel mondo umano, godevano e godono di una
infamissima nomea di rapitori di bambini e di mostri crudeli. Mai fu
detta falsità maggiore. Del resto il mondo degli umani è famoso
anche nel bosco incantato per essere un luogo di menzogna e di
mistificazione, dove, per salvare la rispettabilità degli altri individui, un
brutto sporco e cattivo va sempre trovato e accusato di ogni male. In
realtà i goblin erano tutto l' opposto di quanto si credesse fuori
dal bosco: erano infatti una sorta di forza di polizia del mondo
incantato ( anche se lì, non essendovi umani, non vi era nemmeno bisogno di polizia) . Inoltre si distinguevano, i goblin, per essere creature
estremamente altruiste e cordiali. Adoravano i bambini e
difficilmente si sarebbe potuta trovare una razza più adatta al
lavoro di baby- sitting. Altro che rapire bambini..questi umani così
ossessionati dal volere trovare del male anche dove non c'è e magari
a volerlo ignorare dove c' è a seconda di cosa faccia comodo.
C' erano poi, come
in ogni bosco incantato che si rispetti, una miriade allegra e
caotica di troll e folletti, i quali non avevano alcuna occupazione
specifica se non quella rispettivamente di trolleggiare e folleggiare
in lungo e il largo in ogni dì. Ma lo facevano tuttavia in maniera
ilare e senza dare realmente fastidio a nessuno. Inoltre, di tanto in
tanto, questi scapestrati esseri si occupavano di dare una mano in
cucina e con le pulizie.
Infine, popolavano
questo incredibile mondo, le fatine: le muse del bosco fitto, verde e
incantato.
Che dire di loro?
Erano regine, cantavano e ballavano benissimo, suonavano ogni tipo di
strumento, erano letteralmente mozzafiato ma anche molto
intelligenti, colte, simpatiche ed eccellenti nella conversazione sia
seria che faceta. Tutte le altre creature del bosco impazzivano per
le fatine.
Per secoli e secoli
la vita nel bosco andò avanti così, come in una fiaba: serena,
incantata e quasi irreale. Tutto ciò fino a che, circa cento anni
fa, la città non sorse poco lontano da quel luogo magico, iniziando
a buttare fuori da altissime e strettissime torri senza balconi ne
finestre, uno strano fumo scuro e denso che sembrava essere composto
dalla materia degli incubi. Onor del vero, a parte quello strano
fenomeno, fino a quel momento la presenza della città non aveva
costituito un grosso problema per le creature del bosco ( che erano
esseri pacifici, contrariamente ad altre creature apparentemente più
civili e evolute), che anzi talvolta approfittavano dei ricchi negozi
della città e dei suoi servizi per ottenere cibo più rapidamente e
in quantità maggiore, oppure per comprare qualche vestito un po' più
pregiato per le occasioni di festa, che in quel luogo meraviglioso
che era il bosco raramente mancavano.
Adesso però, una mattina di fine settembre dove l' aria era limpida e fresca, si vedeva lo gnomo Carlos che correva a perdifiato dalla città verso il bosco. Correva e urlava e piangeva e tremava.
Adesso però, una mattina di fine settembre dove l' aria era limpida e fresca, si vedeva lo gnomo Carlos che correva a perdifiato dalla città verso il bosco. Correva e urlava e piangeva e tremava.
“ Torno ora dalla
città” : disse non appena ebbe ripreso fiato e tutti gli altri
abitanti del bosco gli si fecero intorno.
“ E..” : lo
invitò qualcuno a proseguire.
Lo gnomo Carlos
fece qualche respiro profondo. Non riusciva a dirlo, non riusciva a
trovare le parole: “ Torno ora dalla città. Ero andato alla
bottega per prendere del buon formaggio di capra da gustare tutti
insieme ( che pensiero carino, rifletterono gli altri) e fin lì
tutto bene. Avevo solo notato un grande movimento in città e un
frenetico andirivieni, ma avevo pensato fosse normale in una città. Forse stavano
organizzando qualche fiera. Poi invece mi sono trovato a passare
davanti al municipio, tornando qui. E lì ho visto quel foglio: era
grandissimo e scritto in caratteri imponenti e nerissimi. Diceva che la densità
abitativa in città si è fatta insopportabile e perciò i confini
urbani dovranno essere allargati. E per fare ciò..” e qui dovette
fare una pausa dove chinò gli occhi a terra e si strinse la testa
con le mani tozze.
“ Continua
Carlos, te ne preghiamo. Non tenerci in tutta questa ansia..che
succede?”
Così Carlos, con
sforzo immane, trovò dentro di sé la forza che non avrebbe mai
voluto trovare e disse agli altri tutti tesi e stretti intorno a lui
in un silenzio tale da lasciare sentire il battito dei loro cuoricini echeggiare tra le fronde delicate e profumose degli alberi: “ per
fare ciò..per fare ciò...abbatteranno il nostro bosco, lo raderanno
al suolo. E con esso, le nostre case e le nostre vite”.
A quel punto, dopo
che Carlos ebbe finito di parlare e si alzò dalla pietra dove si era
seduto perchè le gambe faticavano, per la paura, a tenerlo in piedi,
nel bosco incantato calarono come una coltre di smog, la tristezza
e la disperazione. Sentimenti che mai prima di allora avevano trovato
posto in quel luogo magico, allegro e felice.
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