In comune la folla
radunatasi era immensa. Roba che mai s' era vista in quel piccolo
municipio nemmeno il giorno della festa patronale in cui pure
veniva servito, nei pressi dell' ingresso del palazzo, un generoso rinfresco composto sia da dolcetti che da piatti salati ( salatissimi) fatti con amore, niente di meno che, dalla moglie del
sindaco. Ora, la brava donna non si può certo dire fosse una cuoca
provetta, e questo era ancor più testimoniato, oltre che dalla poca
gente che sempre accorreva in tale occasione e dai loro volti dopo avere associato il cibo, anche dal fatto che il
sindaco fosse secco e gracile come una foglia in autunno ( solo che lui lo era in tutte le stagioni). La gente che era lì radunata oggi,
tuttavia, non veniva nè per i dolcetti nè tantomeno per i piatti (
sempre troppo) salati della moglie del primo cittadino, ma accorreva
perchè curiosa di scoprire quale progetto sarebbe stato scelto per la
costruzione della piazza centrale del nuovo quartiere residenziale, che sarebbe dovuto
nascere nel cuore del bosco incantato.
La sala riunioni, dove sarebbe stato comunicato l' esito del bando, era dunque gremita e in prima fila sedevano i partecipanti alla gara,
che erano perlopiù architetti tra i quali alcuni anche di una certa notorietà. Tra costoro stava anche
un uomo dall' aspetto cordiale e gentile e dalla capigliatura mossa e
folta di un colore castano molto chiaro. Indossava inoltre un paio di
occhiali dalla montatura bianco perla che gli davano un aspetto molto
elegante pur nella generale trasandatezza di una barba non curata, di una chioma che appariva indomabile e selvaggia e di un abbigliamento non proprio consono alla grande occasione.
Costui era un architetto molto promettente, che dopo
avere svolto con grande professionalità alcuni lavori minori in
città, si apprestava ora a conquistare ( così sperava), col suo progetto visionario, una commessa ben più
prestigiosa che gli avrebbe sicuramente fatto guadagnare in
visibilità e in denaro frusciante. Per questo
motivo il signor Giuliano, questo il nome dell' uomo, ci teneva tanto a vincere quella gara e,
sebbene fosse sempre stato un amante del bosco dove si era anche addentrato, quando era un bambino, fino a un certo punto nel quale tutto poi diventava scuro e buio , avrebbe accettato di sacrificarne una parte
molto consistente, a dire il vero, per fare posto alla nuova piazza e al nuovo quartiere ( così come aveva accettato nel corso della sua vita da adulto e della sua carriera, di sacrificare alcuni ideali che, quando era più giovane, avrebbe difeso invece a spada tratta. Ma tutto ciò, glielo avevano spiegato in molti a suo tempo, era parte della vita normale di ogni persona. Anche se lui aveva preferito non crederci; fino a quando aveva potuto), pur di
realizzare il suo sogno, fin dai tempi delle scuole medie, di diventare un noto e ricco
architetto, come aveva anche successivamente promesso a suo padre, che tanto si era
sacrificato per farlo studiare nonostante fosse la sua una famiglia
priva di mezzi economici.
Così arrivò il
momento di aprire la busta e l' atmosfera si fece improvvisamente solenne e calò sulla sala un brusco e violento silenzio, dove
prima mille e più voci confuse volavano impazzite incontrandosi e
scontrandosi, esplodendo, per aria. La suspence aleggiava in lungo e
il largo, girovagando tra i sedili e gli scranni, avvitandosi in
acrobazie spericolate e poi fermandosi, come ad aspettare qualcosa,
chissà cosa.
Finalmente il
sindaco prese il tagliacarte ufficiale del comune, che in realtà era stato
portato da casa da uno dei precedenti sindaci della cittadina, che
poi se lo era dimenticato in ufficio e che una volta terminato il
mandato non era più riuscito a farselo restituire ( tra l' altro tra
il pubblico accorso quel giorno in sala sedeva anche quell' ex primo
cittadino legittimo proprietario del tagliacarte, che nel momento in
cui vide il SUO strumento in mani estranee ebbe un nuovo sussulto e
si ritrovò a urlare: " ridatemelo!" Ma ovviamente nessuno
lo ascoltò, come nessuno lo prese in considerazione tanti anni prima
quando per la prima volta reclamò ciò che era di sua proprietà e
che semplicemente si era dimenticato in ufficio un giorno), e si apprestò a
rivelare il nome del vincitore del bando.
Tirò dunque fuori
il foglio con il verdetto dalla busta, lo spiegò, lo guardò, lo
riguardò, lo girò, lo rigirò e, solo infine, lo lesse. Ora non si
muoveva una mosca nella sala ( in compenso svolazzavano diverse
zanzare e vari moscerini data la stagione) e il silenzio che si era
formato sembrava denso e palpabile come un cream caramel ( non so se
rende il paragone, ma ho un certo languorino data l' ora). Si potevano sentire
distintamente le lancette dell' orologio a muro della sala riunioni
del comune battere con precisione ogni scorrere di secondo. Senonchè
questo ad un tratto esaurì la propria pila e si fermò
inesorabilmente, e dunque ora non si sentiva più nulla nella sala
tanto era il silenzio e la tensione che si tagliava, come si fa in questi casi, a fette ( non troppo sottili, grazie).
Finalmente quel
silenzio compatto fu poi interrotto dalla voce ( nelle intenzioni)
autoritaria del sindaco ( che si sforzò non poco in tal senso e
infatti fallì miseramente), che venne fuori tanto inaspettatamente
da provocare un sobbalzo in più di una persona. " ... E il
vincitore è...": si apprestava a dire il sindaco, mentre tutti
i corpi si protendevano in avanti verso di lui come spinti da non si sa
quale misteriosa forza non newtoniana. "... Il vincitore è...".
Ve la faccio breve: tanto avrete già capito tutti chi era il
vincitore di quella gara. Ebbene, se
qualcuno ancora non lo avesse capito, costui era il sig. Giuliano, di
cui abbiamo detto brevemente in precedenza, il quale quasi si
commosse per quell' inaspettato trionfo che coronava anni e anni di
gavetta e duro ( e onesto) lavoro. Tutti i suoi sfidanti gli si
fecero vicini e, ovviamente, come si usa fare tra colleghi sfidanti in questi frangenti,
nessuno di loro gli fece i complimenti e anzi lo insultarono e lo
accusarono pesantemente e molti, sentì, lo mandarono anche a fare in
culo. Bel modo, non c' era dubbio, di affrontare una sconfitta, pensò
Giuliano.
Ma in fondo a lui,
ora, di essere mandato di qua o di la, a fare qualunque cosa fosse
inviato a fare, non importava nulla. Era solo molto felice per avere
finalmente raggiunto un buon ( ma che dico buono: ottimo, pensò il sig. Giuliano ) risultato
professionale, di avere mantenuto la promessa a suo padre e di avere
reso orgogliosa la sua famiglia. E infatti non vedeva l' ora di
tornare a casa, di abbracciare i suoi cari e di comunicare loro la
buona novella. Sicuramente sarebbero stati entrambi felicissimi
per lui. La moglie Lidia e il figlioletto, il quale aveva otto anni e
si chiamava Lucio e qualche giorno prima si era smarrito nel bosco incantato.
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