giovedì 16 gennaio 2014

il bosco incantato ( VI)

In comune la folla radunatasi era immensa. Roba che mai s' era vista in quel piccolo municipio nemmeno il giorno della festa patronale in cui pure veniva servito, nei pressi dell' ingresso del palazzo, un generoso rinfresco composto sia da dolcetti che da piatti salati ( salatissimi) fatti con amore, niente di meno che, dalla moglie del sindaco. Ora, la brava donna non si può certo dire fosse una cuoca provetta, e questo era ancor più testimoniato, oltre che dalla poca gente che sempre accorreva in tale occasione e dai loro volti dopo avere associato il cibo, anche dal fatto che il sindaco fosse secco e gracile come una foglia in autunno ( solo che lui lo era in tutte le stagioni). La gente che era lì radunata oggi, tuttavia, non veniva nè per i dolcetti nè tantomeno per i piatti ( sempre troppo) salati della moglie del primo cittadino, ma accorreva perchè curiosa di scoprire quale progetto sarebbe stato scelto per la costruzione della piazza centrale del nuovo quartiere residenziale, che sarebbe dovuto nascere nel cuore del bosco incantato.
La sala riunioni, dove sarebbe stato comunicato l' esito del bando, era dunque gremita e in prima fila sedevano i partecipanti alla gara, che erano perlopiù architetti tra i quali alcuni anche di una certa notorietà. Tra costoro stava anche un uomo dall' aspetto cordiale e gentile e dalla capigliatura mossa e folta di un colore castano molto chiaro. Indossava inoltre un paio di occhiali dalla montatura bianco perla che gli davano un aspetto molto elegante pur nella generale trasandatezza di una barba non curata, di una chioma che appariva indomabile e selvaggia e di un abbigliamento non proprio consono alla grande occasione.
Costui era un architetto molto promettente, che dopo avere svolto con grande professionalità alcuni lavori minori in città, si apprestava ora a conquistare ( così sperava), col suo progetto visionario, una commessa ben più prestigiosa che gli avrebbe sicuramente fatto guadagnare in visibilità e in denaro frusciante. Per questo motivo il signor Giuliano, questo il nome dell' uomo, ci teneva tanto a vincere quella gara e, sebbene fosse sempre stato un amante del bosco dove si era anche addentrato, quando era un bambino, fino a un certo punto nel quale tutto poi diventava scuro e buio , avrebbe accettato di sacrificarne una parte molto consistente, a dire il vero, per fare posto alla nuova piazza e al nuovo quartiere ( così come aveva accettato nel corso della sua vita da adulto e della sua carriera, di sacrificare alcuni ideali che, quando era più giovane, avrebbe difeso invece a spada tratta. Ma tutto ciò, glielo avevano spiegato in molti a suo tempo, era parte della vita normale di ogni persona. Anche se lui aveva preferito non crederci; fino a quando aveva potuto), pur di realizzare il suo sogno, fin dai tempi delle scuole medie, di diventare un noto e ricco architetto, come aveva anche successivamente promesso a suo padre, che tanto si era sacrificato per farlo studiare nonostante fosse la sua una famiglia priva di mezzi economici.
Così arrivò il momento di aprire la busta e l' atmosfera si fece improvvisamente solenne e calò sulla sala un brusco e violento silenzio, dove prima mille e più voci confuse volavano impazzite incontrandosi e scontrandosi, esplodendo, per aria. La suspence aleggiava in lungo e il largo, girovagando tra i sedili e gli scranni, avvitandosi in acrobazie spericolate e poi fermandosi, come ad aspettare qualcosa, chissà cosa.
Finalmente il sindaco prese il tagliacarte ufficiale del comune, che in realtà era stato portato da casa da uno dei precedenti sindaci della cittadina, che poi se lo era dimenticato in ufficio e che una volta terminato il mandato non era più riuscito a farselo restituire ( tra l' altro tra il pubblico accorso quel giorno in sala sedeva anche quell' ex primo cittadino legittimo proprietario del tagliacarte, che nel momento in cui vide il SUO strumento in mani estranee ebbe un nuovo sussulto e si ritrovò a urlare: " ridatemelo!" Ma ovviamente nessuno lo ascoltò, come nessuno lo prese in considerazione tanti anni prima quando per la prima volta reclamò ciò che era di sua proprietà e che semplicemente si era dimenticato in ufficio un giorno), e si apprestò a rivelare il nome del vincitore del bando.
Tirò dunque fuori il foglio con il verdetto dalla busta, lo spiegò, lo guardò, lo riguardò, lo girò, lo rigirò e, solo infine, lo lesse. Ora non si muoveva una mosca nella sala ( in compenso svolazzavano diverse zanzare e vari moscerini data la stagione) e il silenzio che si era formato sembrava denso e palpabile come un cream caramel ( non so se rende il paragone, ma ho un certo languorino data l' ora). Si potevano sentire distintamente le lancette dell' orologio a muro della sala riunioni del comune battere con precisione ogni scorrere di secondo. Senonchè questo ad un tratto esaurì la propria pila e si fermò inesorabilmente, e dunque ora non si sentiva più nulla nella sala tanto era il silenzio e la tensione che si tagliava, come si fa in questi casi, a fette ( non troppo sottili, grazie).
Finalmente quel silenzio compatto fu poi interrotto dalla voce ( nelle intenzioni) autoritaria del sindaco ( che si sforzò non poco in tal senso e infatti fallì miseramente), che venne fuori tanto inaspettatamente da provocare un sobbalzo in più di una persona. " ... E il vincitore è...": si apprestava a dire il sindaco, mentre tutti i corpi si protendevano in avanti verso di lui come spinti da non si sa quale misteriosa forza non newtoniana. "... Il vincitore è...". Ve la faccio breve: tanto avrete già capito tutti chi era il vincitore di quella gara. Ebbene, se qualcuno ancora non lo avesse capito, costui era il sig. Giuliano, di cui abbiamo detto brevemente in precedenza, il quale quasi si commosse per quell' inaspettato trionfo che coronava anni e anni di gavetta e duro ( e onesto) lavoro. Tutti i suoi sfidanti gli si fecero vicini e, ovviamente, come si usa fare tra colleghi sfidanti in questi frangenti, nessuno di loro gli fece i complimenti e anzi lo insultarono e lo accusarono pesantemente e molti, sentì, lo mandarono anche a fare in culo. Bel modo, non c' era dubbio, di affrontare una sconfitta, pensò Giuliano.
Ma in fondo a lui, ora, di essere mandato di qua o di la, a fare qualunque cosa fosse inviato a fare, non importava nulla. Era solo molto felice per avere finalmente raggiunto un buon ( ma che dico buono: ottimo, pensò il sig. Giuliano ) risultato professionale, di avere mantenuto la promessa a suo padre e di avere reso orgogliosa la sua famiglia. E infatti non vedeva l' ora di tornare a casa, di abbracciare i suoi cari e di comunicare loro la buona novella. Sicuramente sarebbero stati entrambi felicissimi per lui. La moglie Lidia e il figlioletto, il quale aveva otto anni e si chiamava Lucio e qualche giorno prima si era smarrito nel bosco incantato.







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