La mamma cercava il
piccolo Lucio dappertutto: nella sua stanza, nello sgabuzzino, in
cantina e nel solaio, nel garage e in giardino. Ma niente: di Lucio
non vi era più alcuna traccia ed erano già passate diverse ore da
quando la mamma l' aveva visto, e sgridato, l' ultima volta. E già
iniziava a farsi sera e la luce del giorno cominciava a sguagliarsi,
come tempra su una tela bagnata, per rivelare dietro di sè la notte.
Dove poteva essersi nascosto il piccolo Lucio? Si domandava la madre
affranta e terrorizzata.
Intanto il piccolo
Lucio aveva riaperto i suoi occhietti, dopo il breve sonnollino
indotto dalla fatica del suo pianto disperato di paura, e si era
trovato davanti il goblin Sgruntutur che gli sorrideva dolcemente ( o
perlomeno questo è quello che voleva fare). I goblin sono
oggettivamente, per gli standard di noi umani, creature orribili e
spaventose ( anche se hanno un cuore enorme per gli standard di noi
umani. Letteralmente enorme: il doppio o il triplo almeno) e perciò il nostro affezionato Sgruntutur
temeva a ragione che il piccolo Lucio si sarebbe spaventato non poco
a trovarselo davanti mentre tentava di assumere un aspetto
rassicurante con così poco successo.
Il bimbetto invece,
non appena si fu destato ed ebbe visto e riconosciuto la magica
figura dinnanzi a lui, spalancò la bocca, e così la tenne per
diversi secondi, in preda allo stupore e all' eccitazione più
smisurata.
Il goblin, che notò
chiaramente questa espressione inusuale, ma che, non essendo comunque
umano, non la seppe ben riconoscere, pensò inizialmente di avere
qualcosa che non andasse nella sua persona. Forse i capelli, forse i
baffi, il cappuccio? O cos' altro? Si sistemò brevemente i vestiti e
il ciuffo di capelli violacei. Poi il piccolo Lucio finalmente parlò:
" uno gnomo..tu sei uno gnomo..".
Era davvero
incredulo il bimbetto. Per un attimo gli sembrò di essere stato
risucchiato all' interno della tv in uno di quei film che i suoi
genitori e gli altri adulti sono soliti definire " di fantasia",
ma che lui sperava con tutto il cuore dentro di sè, essere reali. E
ora finalmente aveva scoperto essere così, ed era felice, perchè la
vita gli sembrò una fiaba incantata; e lo avrebbe detto anche ai
genitori che quei film erano reali e che i sogni esistevano davvero.
E mentre pensava tutto ciò aveva un volto in estasi dalla
contentezza.
Chi invece sembrava
dubbioso e spiazzato era il goblin Sgruntutur, che si era appena
sentito dare dello gnomo. Ma lui, palesemente, non era uno gnomo ne
vi somigliava. Anzi: se ci fosse stato un contest, e lui sperava che
prima o poi ci sarebbe stato, per eleggere il goblin più
rappresentativo della razza dei goblin, ebbene lui avrebbe, non dico
vinto, ma almeno sarebbe arrivato secondo. Terzo, nella peggiore
delle ipotesi. Così gli venne voglia di farlo notare al bambino
disattento, rimproverandolo un pò per essere stato leggermente
superficiale, ma alla fine il volto estatico e sognante del piccolo
Lucio gli fece dimenticare tutte le sue preoccupazioni da goblin
orgoglioso di rappresentare tanto bene la sua razza, e gli sorrise di
rimando annunciandogli anche che ora lo avrebbe riaccompagnato fino
ai confini esterni del bosco, fuori da quell' intrigo di alberi e
rami e foglie e siepi che nascondevano un mondo sconosciuto e
meraviglioso, cosicchè sarebbe potuto tornare a casa.
Quando il piccolo
Lucio arrivò davanti la porta di casa, con la sua bicicletta, il
sole aveva lasciato definitivamente la scena alla sua amica luna che
si era portata dietro tante compagne ballerine e luminose, le stelle.
Il bambino ingenuo pensò che la mamma e il papà sarebbero stati
molto arrabbiati perchè era scappato ed era stato fuori casa, chissà
dove, così a lungo, senza avvisare nessuno, e facendoli stare tanto
in pensiero. Così esitò un attimo prima di citofonare. Poi si fece
forza e suonò. Quando la porta si spalancò, senza che nessuno
avesse chiesto chi fosse, e si trovò davanti i genitori che lo
guardavano fisso e immobili, il piccolo Lucio ebbe nuovamente paura
di essere nei guai, e che sarebbe stato sgridato e che le avesse pure
prese. Così si fece triste e chinò gli occhi abbassando la tenera
testolina. All' improvviso si sentì letteralmente sollevare e
prendere in braccio e si ritrovò tra le braccia affettuose e
calorose dei suoi genitori, che lo carezzavano e lo baciavano, felici
come non mai di non avere perso per sempre il loro bambino.
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