Gianna staccò lo
smart phone dal suo pc e il classico suono acuto che segnalava l'
ingresso e/ o l' uscita di una periferica si udì squillare
nella stanza buia e silenziosa. Gianna era soddisfatta, benchè il
suo pc incredibilmente insisteva a considerare il suo portento della
tecnologia e del pensiero umano, come una misera, semplice e comune
periferica. Cose folli e da pazzi. Ma si sa: le macchine non sono
umani e non hanno la loro sensibilità. Ad esclusione degli smart
phone, ovviamente. Gianna era una giovane ragazza sui venti anni,
molto dolce, sensibile e attraente. Con una faccia tanto pulita da
rappresentare col suo sorriso luminoso l' immagine stessa della
purezza ideale. Era anche una ragazza semplice e cordiale, che non se
la menava ( e del resto si sarebbe fatta del male così facendo)
nonostante avesse ragionevolmente potuto farlo. Non aveva nemmeno
grilli per la testa, ma solo qualche forcina, ogni tanto, a tenerle a
bada una simpatica frangetta che altrimenti le cadeva immancabilmente
davanti gli occhi. Avrebbe potuto essere la ragazza ideale e
perfetta, se non fosse che qualcosa agitava la sua mente
distogliendola dalle preoccupazioni sentimentali tipiche delle
ragazzine della sua età: Gianna era infatti un' attivista. Per la
precisione si batteva per la superiorità assoluta e
incontrovertibile degli smart phone di marca Pear. Perciò, quando
lesse sulla community virtuale dedicata ai pearini dell' attentato al
locale frequentato da tanti sammini, fu contenta di apprendere che
stavano forse finalmente vincendo la battaglia finale. Guardò il suo
smart phone, poi toccò il suo pancino ( lo schermo, più o meno nel
mezzo). Questo si illuminò ( il pancino o schermo) e, diamine, aveva
già voglia di giocare. Mostrava infatti sulla schermata- pancino
illuminata un simpatico insieme di punti uniti da alcune righe, che
bisognava pigiare nella sequenza corretta, pena l' autodistruzione
del telefono stesso, nonché di buona parte del mondo occidentale ad
esclusione dell' isola di Vanuatu ( questo fatto, per quanto strano,
era comunque chiaramente indicato nelle condizioni di contratto per i
prodotti Pear, da leggere attentamente e sottoscrivere spuntando col
mouse l' apposita casellina. Vista? Quella lì, sotto tutte quelle
scritte. Vista? Ok, bene). Gianna perciò compì tutte le azioni del
caso con estrema attenzione e, una volta superata la prova per
ottenere la fiducia del proprio smart phone e l' accesso alla sua
anima di gigabyte, lo avvicinò al suo viso e gli parlò dicendogli: “
bene, stiamo vincendo mio caro Pearino”. Per tutta risposta il
geniale mezzo iniziò una ricerca sulla parola “ Pierino” , poi
sulla parola “ Paperino” , per infine ammettere che forse il
sistema di ricerca vocale non aveva capito bene quello che la bella
Gianna intendesse. Beh, almeno era sincero e non tentava di bleffare
più di tanto, fingendo di avere capito ciò che non aveva affatto
afferrato. Come invece fanno spesso e volentieri quei falsi e
mentitori che sono gli smart phone taggati Sammy. E gianna, questo,
lo sapeva bene. E mentre ci pensava una scarica elettrica fulminea di
dolore e rimpianto attraversò il suo cuore. Ebbene sì, una volta
Gianna aveva avuto un Sammy. Ma poi, ma poi..basta: preferiva non
ricordare.
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