mercoledì 8 gennaio 2014

smart phones war ( II parte)

Gianna staccò lo smart phone dal suo pc e il classico suono acuto che segnalava l' ingresso e/ o l' uscita di una periferica si udì squillare nella stanza buia e silenziosa. Gianna era soddisfatta, benchè il suo pc incredibilmente insisteva a considerare il suo portento della tecnologia e del pensiero umano, come una misera, semplice e comune periferica. Cose folli e da pazzi. Ma si sa: le macchine non sono umani e non hanno la loro sensibilità. Ad esclusione degli smart phone, ovviamente. Gianna era una giovane ragazza sui venti anni, molto dolce, sensibile e attraente. Con una faccia tanto pulita da rappresentare col suo sorriso luminoso l' immagine stessa della purezza ideale. Era anche una ragazza semplice e cordiale, che non se la menava ( e del resto si sarebbe fatta del male così facendo) nonostante avesse ragionevolmente potuto farlo. Non aveva nemmeno grilli per la testa, ma solo qualche forcina, ogni tanto, a tenerle a bada una simpatica frangetta che altrimenti le cadeva immancabilmente davanti gli occhi. Avrebbe potuto essere la ragazza ideale e perfetta, se non fosse che qualcosa agitava la sua mente distogliendola dalle preoccupazioni sentimentali tipiche delle ragazzine della sua età: Gianna era infatti un' attivista. Per la precisione si batteva per la superiorità assoluta e incontrovertibile degli smart phone di marca Pear. Perciò, quando lesse sulla community virtuale dedicata ai pearini dell' attentato al locale frequentato da tanti sammini, fu contenta di apprendere che stavano forse finalmente vincendo la battaglia finale. Guardò il suo smart phone, poi toccò il suo pancino ( lo schermo, più o meno nel mezzo). Questo si illuminò ( il pancino o schermo) e, diamine, aveva già voglia di giocare. Mostrava infatti sulla schermata- pancino illuminata un simpatico insieme di punti uniti da alcune righe, che bisognava pigiare nella sequenza corretta, pena l' autodistruzione del telefono stesso, nonché di buona parte del mondo occidentale ad esclusione dell' isola di Vanuatu ( questo fatto, per quanto strano, era comunque chiaramente indicato nelle condizioni di contratto per i prodotti Pear, da leggere attentamente e sottoscrivere spuntando col mouse l' apposita casellina. Vista? Quella lì, sotto tutte quelle scritte. Vista? Ok, bene). Gianna perciò compì tutte le azioni del caso con estrema attenzione e, una volta superata la prova per ottenere la fiducia del proprio smart phone e l' accesso alla sua anima di gigabyte, lo avvicinò al suo viso e gli parlò dicendogli: “ bene, stiamo vincendo mio caro Pearino”. Per tutta risposta il geniale mezzo iniziò una ricerca sulla parola “ Pierino” , poi sulla parola “ Paperino” , per infine ammettere che forse il sistema di ricerca vocale non aveva capito bene quello che la bella Gianna intendesse. Beh, almeno era sincero e non tentava di bleffare più di tanto, fingendo di avere capito ciò che non aveva affatto afferrato. Come invece fanno spesso e volentieri quei falsi e mentitori che sono gli smart phone taggati Sammy. E gianna, questo, lo sapeva bene. E mentre ci pensava una scarica elettrica fulminea di dolore e rimpianto attraversò il suo cuore. Ebbene sì, una volta Gianna aveva avuto un Sammy. Ma poi, ma poi..basta: preferiva non ricordare.




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