Tom era un
bastardino di sei anni molto tenero e carino. Era di media taglia con
un simpatico musetto, allegre zampette e una coda che non voleva
saperne di stare ferma. La sua pelliccia era bianca con piccole
macchie marroncine, oppure marroncina con grosse macchie bianche. Tom
era un cane responsabile e intelligente ed era felice di essere un
cane. L' unico suo problema era, ultimamente, che i suoi padroni, due
esseri rincoglioniti e rimbecilliti senza figli ne altri affetti
reali tra i propri simili, non lo trattavano più come tale, ma come
se fosse una persona umana. E questo per lui, che era un cane, si
sentiva tale ed era fiero di esserlo, era un bel problema. Per prima
cosa detestava vestirsi: aveva cinque giubbotti, che i suoi padroni
provvedevano a cambiargli a seconda dell' occasione. Aveva tre paia
di scarpe, di cui uno da cerimonia. Aveva diverse camicie alla moda,
jeans all' ultimo grido con i finti strappi alle ginocchia e tutto,
magliette fashion e un cappellino anche. Gli era stato insegnato, e
imposto, a mangiare con coltello e forchetta; il che fu sempre un
problema per un essere non dotato di pollice opponibile. E poi, per
concludere, doveva farsi la doccia e lavarsi i denti ogni sera prima
di andare a coricarsi in un terribile letto a baldacchino pieno di
coperte e lenzuola che pizzicavano come zecche la cute del povero
cagnolino, che, potete giurarci, ogni notte rimpiangeva il fresco
pavimento o la soffice erba del giardino. No, in giardino non poteva
nemmeno più andarci, poiché altrimenti si sarebbe sporcato le zampe
( che la sua padrona insisteva erroneamente a definire “ manine”
) , come diceva sempre quella vecchia bacucca della
sua padrona. Eh sì, la vita da cane umano, per Tom, era diventata un
vero inferno: e lui con tutto il suo cuore canino voleva che finisse
una volta e per tutte. Così pensò ad un piano, in una afosa notte
estiva dove lui avrebbe voluto dormire all' aperto, ma in cui alla
fine si ritrovò a tormentarsi tra le coperte del suo letto a
baldacchino troppo caldo.
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